20/05/2026
“Esisto, ma mi sento invisibile.”
È una frase che negli ultimi anni ho sentito molte volte.
E, a dire il vero, è una sensazione che conosco anch’io.
La vivono persone attorno a me, apparentemente molto diverse tra loro:
professionisti competenti, insegnanti, persone sensibili, donne che per anni si sono prese cura degli altri, persone che hanno dato molto nelle relazioni e nel lavoro.
Persone presenti.
Persone affidabili.
Persone che ci sono sempre.
Eppure, dentro, spesso rimane una sensazione difficile da vivere:
quella di non sentirsi davvero viste.
Non invisibili nel senso fisico.
Invisibili nel proprio valore.
Nella fatica che porti.
Nei bisogni emotivi che spesso restano in silenzio.
Nella profondità di ciò che vivi.
A volte si continua a funzionare anche così:
si lavora, si ascolta, si sostiene, si sorride.
Ma lentamente ci si scollega da sé stessi.
E una delle cose più dolorose è che chi si sente invisibile, col tempo, spesso smette anche di sentire il proprio valore, smettere di mostrarsi davvero.
Per paura di non essere compreso.
Per paura di essere “troppo”.
O perché si è abituato a occupare poco spazio emotivo.
Nel mio lavoro incontro spesso persone che non hanno bisogno di diventare qualcun altro.
Hanno solo bisogno di ritrovare uno spazio in cui sentirsi riconosciute, comprese e autenticamente presenti nella propria vita e nelle proprie relazioni.
E forse il primo passo è proprio questo:
avere il coraggio di dire, almeno a sé stessi:
“Io esisto, anche se in questo momento faccio fatica a vedermi e a sentirmi visto.”
Se ti sei riconosciuto in queste parole puoi scrivermelo nei commenti oppure in DM.
Leggo e rispondo personalmente.
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Aiuto le persone a comprendere e regolare emozioni, comunicazione e relazioni per creare connessioni più autentiche con sé stesse e con gli altri.