L'Esprit des Plantes - Aromaterapia Scientifica

L'Esprit des Plantes - Aromaterapia Scientifica Patrizia Sanfilippo - Aromatologa Collège Intern. D. Baudoux
FORMATRICE IN AROMATERAPIA SCIENTIFICA

Tra un "falso mito" e l'altro, una piccola (golosa) parentesi sulla Melissa.Ne abbiamo parlato nell'ultimo falso mito ma...
11/08/2026

Tra un "falso mito" e l'altro, una piccola (golosa) parentesi sulla Melissa.

Ne abbiamo parlato nell'ultimo falso mito ma
merita qualche parola in più.

Spesso, parlando di oli essenziali ad azione calmante, rischiamo di mettere tutto nello stesso calderone.

Ma una Lavanda non è una Camomilla.
E una Camomilla non è una Melissa.

Possono tutte accompagnare verso una maggiore quiete, ma non lo fanno nello stesso modo.

La Lavanda, per esempio, la pensiamo bene quando c'è una TENSIONE che ha bisogno di essere allentata, di perdere rigidità avvolgendosi in un abbraccio confortevole.

La Camomilla (romana) può essere preziosa quando prevalgono irritabilità, REATTIVITA', quella sensazione di essere facilmente “urtati” da ciò che succede intorno.

La Melissa, invece, mi porta altrove.
Penso a lei quando c'è un'agitazione meno esplosiva ma più dispersiva: pensieri ripetitivi che ostacolano un sonno riparatore, INQUIETUDINE, difficoltà a raccogliersi, a trovare un punto in cui stare.

È come se non chiedesse semplicemente di rallentare, ma aiutasse a ritornare a sé.

La Melissa non mi sembra interessante quindi soltanto quando abbiamo bisogno di calmare. È una pianta che, nella tradizione aromaterapeutica francese, viene descritta come regolatrice e armonizzante: particolarmente suggestiva quando l'emotività prende il sopravvento, quando c'è agitazione, crisi, sovraccarico. Non tanto spegnere la mente, quanto aiutarla a ritrovare un centro.

Anche sul piano fisico questa doppia natura è interessante: la sua affinità con il sistema nervoso si accompagna a una tradizionale affinità con l'apparato digestivo. E ancora una volta troviamo quel filo sottile che collega ciò che sentiamo, ciò che pensiamo e ciò che il corpo manifesta.

Non è quindi “l'olio che calma”.

È l'olio che scegli quando riconosci un certo tipo di agitazione.

Di fronte ad una persona non è tanto importante imparare una lista di oli e proprietà, quanto mettersi in ascolto e imparare a distinguere. Perché calmare non significa sempre la stessa cosa.

È anche questo che cerco di trasmettere nelle mie formazioni: non soltanto conoscere gli oli e le loro proprietà, ma imparare a riconoscere le differenze, a leggere i tropismi e a orientarsi nella scelta.

Perché, alla fine, è proprio nelle sfumature che l'aromaterapia diventa interessante.😉



FALSO MITO  #3“Se costa poco, è un affare”Non sempre.Un olio essenziale non è solo un nome botanico scritto bene in etic...
07/08/2026

FALSO MITO #3
“Se costa poco, è un affare”

Non sempre.

Un olio essenziale non è solo un nome botanico scritto bene in etichetta.
È il risultato di una materia prima, di una resa, di un processo.

Per alcune piante servono anche diverse tonnellate di materiale vegetale per ottenere un solo chilo di olio essenziale.
Questo, da solo, dovrebbe già farci fermare un attimo davanti a certi prezzi.

Non significa che tutto ciò che costa meno sia “sbagliato”.
Ma nemmeno che basti leggere “puro” o “naturale” per orientarsi davvero.

La buona notizia?
Non serve fare cromatografie in cucina 🙂

Serve, piuttosto, imparare a leggere tra le righe, a fare le domande giuste, a collegare le informazioni.

Perché la formazione non è (solo) chimica.
È uno strumento per orientarsi.

E quando inizi a orientarti…
certe cose diventano semplicemente evidenti 😉

FALSO MITO  #2“Più ne metto, più funziona”Questa è una delle prime convinzioni che si hanno quando si inizia con gli oli...
16/06/2026

FALSO MITO #2
“Più ne metto, più funziona”

Questa è una delle prime convinzioni che si hanno quando si inizia con gli oli essenziali.
Ed è anche una delle prime che… si smentisce da sola.

🌹 Esempio reale.

La Rosa damascena è meravigliosa.
Profumata, avvolgente, profondissima.
Amore e consolazione allo stato puro.

Sulla pelle la sua azione è potentissima: astringente, tonificante, antirughe, illuminante...

All’inizio può venir naturale pensare:
“Se 1 goccia mi offre certi benefici… 2 saranno ancora meglio!”
…e sì, molto tempo fa è successo anche a me.

Dopo aver scelto accuratamente il giusto vettore per veicolare il mio preziosissimo olio essenziale di Rosa damascena, presa dall’entusiasmo ho, diciamo, un pochino esagerato con la dose…

Il risultato? Rossore, calore e una spiacevole sensazione di disagio.
Certo, se cercavo il suo famoso effetto flash… l’ho avuto! 😂

Gli oli essenziali vanno sempre valutati:

– per le molecole che contengono
– per concentrazione
– per modalità d’uso

La Rosa damascena è un olio essenziale di grande complessità:
può contenere fino a 400 molecole diverse.

Ed è proprio questo il punto.

Anche in assenza di molecole dermocaustiche,
una tale ricchezza compositiva può risultare molto attiva sulla pelle.

L’esperienza mi ha insegnato una cosa fondamentale:

Anche nel mondo degli oli essenziali
qualche volta meno è più. 😉

FALSI MITI IN AROMATERAPIA –  #1👉 Aggiungere oli essenziali a qualsiasi crema "fa bene" alla pelle.SI, ma...non sempre è...
26/05/2026

FALSI MITI IN AROMATERAPIA – #1

👉 Aggiungere oli essenziali a qualsiasi crema "fa bene" alla pelle.

SI, ma...non sempre è così. Gli oli essenziali non sono semplici profumi.
Sono miscele complesse di molecole volatili che, a contatto con la pelle, modificano la funzione di barriera dell’epidermide.

In che senso?

Distribuendosi nel film idrolipidico e tra le cellule dello strato corneo, possono facilitare la penetrazione non solo di se stessi,
ma anche di ciò che è contenuto nella crema a cui vengono aggiunti.

Questo, in alcuni contesti, può essere un vantaggio.
Ma nella pratica quotidiana, spesso non lo è.

Significa, per esempio, che aggiungendo oli essenziali a una crema commerciale:

- si può aumentare l’assorbimento di ingredienti che normalmente resterebbero più superficiali
- si può modificare il profilo di sicurezza del prodotto
- si perde il controllo su ciò che realmente arriva in profondità.

Ancora più importante:
⚠️ l’uso concomitante di oli essenziali e farmaci topici è da evitare!
Alcuni trattamenti richiedono dosaggi precisi, e aumentare l’assorbimento può non essere opportuno.

✨ In sintesi
gli oli essenziali non sono ingredienti cosmetici “da aggiungere a caso”
possono modificare la permeabilità cutanea
vanno usati con criterio, conoscenza e contesto.

🌿 E allora cosa usare?

Non serve complicarsi la vita.

Per la pelle, spesso è sufficiente scegliere basi semplici e ben formulate:

oli vegetali di qualità (jojoba, mandorle dolci, vinaccioli…) TOP!
oppure creme neutre, essenziali, senza profumazioni aggiunte,
basi neutre affidabili, come quelle reperibili anche in farmacia.

Perché lavorare bene con gli oli essenziali
non significa solo "aggiungere"…
ma scegliere con consapevolezza cosa ha senso usare😉

Riagganciandomi al post precedente, ricondivido volentieri un contenuto sul Tanaceto (Tanacetum annuum).L'olio essenzial...
20/04/2026

Riagganciandomi al post precedente, ricondivido volentieri un contenuto sul Tanaceto (Tanacetum annuum).

L'olio essenziale di Tanaceto, ottenuto per distillazione in corrente di vapore dal Tanacetum annuum (attenzione alla specie! - il Tanacetum vulgaris è ricco in tujone e potenzialmente tossico! ) contiene un sesquiterpene speciale: si tratta del CAMAZULENE.

E perché è così speciale? Perché nella pianta viva non c'é!

Il camazulene, composto azulenico di colore BLU, è infatti un ARTEFATTO DELLA DISTILLAZIONE, ottenuto in seguito alla degradazione della matricina, lattone instabile al calore che in seguito alla distillazione si degrada appunto a camazulene.

In questo caso questa trasformazione operata dal calore è assolutamente proficua!

Il camazulene ha infatti proprietà ANTIFLOGISTICHE intendendo con questo ANTINFIAMMATORIE, ANTISTAMINICHE, ANTIPRURIGINOSE E DECONGESTIONANTI, alle quali va ad aggiungersi una ottima capacità ANTIOSSIDANTE.

Ed ecco che queste stesse proprietà (così come la colorazione) le ritroviamo, ad esempio, nell'olio essenziale di Matricaria recutita (la Camomilla tedesca)

Tanaceto e Camomilla tedesca quindi, ricchi in camazulene, due splendidi oli essenziali ai quali dobbiamo pensare sempre, tra le altre cose, quando ci troviamo di fronte a dermatosi irritative e allergiche, pruriti, orticarie, eritemi...

E ora, a cosa credete sia dovuto il colore azzurrino del talco da me preparato per dare sollievo a prurito iatrogeno diffuso?😉

In Aromaterapia la chimica non è sicuramente tutto....ma parla, eccome se parla!😄

Gli oli essenziali sono DAVVERO prodotti naturali?Sì… ma non nel modo in cui immaginiamo.Quando pensiamo a un olio essen...
17/04/2026

Gli oli essenziali sono DAVVERO prodotti naturali?
Sì… ma non nel modo in cui immaginiamo.

Quando pensiamo a un olio essenziale, immaginiamo qualcosa di puro, semplice, quasi identico alla pianta da cui proviene.

Ma la realtà è più complessa — e, a mio avviso, ancora più affascinante.

Un olio essenziale non è la pianta. Nella maggior parte dei casi
è il risultato di un processo: la distillazione.

Durante questo processo, il materiale vegetale è sottoposto a calore, pressione e acqua.
E questo cambia le cose.

✔ Alcune molecole vengono effettivamente estratte
❗ Ma altre si trasformano:
– legami chimici si rompono
– nuove molecole si formano
– avvengono reazioni di ossido-riduzione

➡️ Quello che otteniamo non è una copia della pianta,
ma una nuova matrice aromatica, unica.

La distillazione è un’ARTE.

Troppo calore, e le molecole si degradano.
Troppo veloce, e alcune frazioni più pesanti non vengono estratte.

Tempi, temperatura, pressione: ogni parametro cambia il risultato finale.
Due oli essenziali della stessa pianta possono essere molto diversi tra loro anche a seconda della perizia con cui viene condotta la distillazione.

Secondo Paracelso, ciò che si estrae è il principio vitale della pianta.

Non è solo chimica.
È trasformazione.

Anche la condizione della materia prima fa la differenza.

– fiori fragili come l’Ylang-Ylang devono essere distillati freschissimi
– radici come il Vetiver rendono meglio dopo essiccazione
– alcune piante richiedono una fase di appassimento controllato prima della distillazione (préfanage)

👉 È il caso del Patchouli (Pogostemon cablin).

Le sue foglie, appena raccolte, sono troppo ricche d’acqua e ancora “incomplete” dal punto di vista aromatico.
Il pre-appassimento permette una prima trasformazione:

– si riduce l’umidità
– si attivano processi enzimatici
– si sviluppa il profilo olfattivo caldo e profondo

➡️ La trasformazione inizia prima ancora della distillazione.

⚠️ Una precisazione importante

Tutto questo riguarda gli oli essenziali ottenuti per distillazione in corrente di vapore.

Altri metodi di estrazione, come:
– le essenze ottenute per spremitura (es. agrumi)
– le estrazioni in CO₂ supercritica

seguono logiche diverse e, in molti casi, conservano un profilo chimico più vicino alla materia vegetale di partenza.

✔ Sì, gli oli essenziali sono naturali.
❗ Ma sono anche il risultato di un processo tecnico, trasformativo, profondamente umano.

Si dice che Michelangelo vedesse già la forma nella pietra.
Forse il distillatore lavora allo stesso modo:
non estrae soltanto,
ma accompagna la materia a rivelare ciò che può diventare.
Una vera magìa.

CORRELAZIONE tra il VOLUME BULBO OLFATTIVO e la DEPRESSIONE cronica:uno studio di risonanza magneticaAbstractObiettivoQu...
08/04/2026

CORRELAZIONE tra il VOLUME BULBO OLFATTIVO e la DEPRESSIONE cronica:
uno studio di risonanza magnetica

Abstract

Obiettivo
Questo studio si è posto l’obiettivo di indagare il volume del bulbo olfattivo (OB) in pazienti affetti da depressione maggiore cronica, diagnosticata secondo il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition (DSM-IV). In particolare, sono stati esaminati pazienti in trattamento con inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI).
Per quanto a nostra conoscenza, questo è il primo studio a indagare questo specifico aspetto.

Metodi
Lo studio ha incluso 31 pazienti ambulatoriali (17 donne e 14 uomini) con diagnosi di depressione maggiore cronica, reclutati presso la Facoltà di Medicina Universitaria e l’ambulatorio psichiatrico di un ospedale pubblico tra il 1° marzo e il 31 agosto 2013.
La valutazione della depressione è stata effettuata mediante il Beck Depression Inventory (BDI). Tutti i pazienti erano in trattamento con un solo SSRI.
Il BDI è stato somministrato anche a un gruppo di controllo composto da 31 volontari sani (16 donne e 15 uomini).
Tutti i partecipanti sono stati reclutati telefonicamente una volta definito il disegno dello studio.
Entrambi i gruppi sono stati sottoposti a risonanza magnetica (MRI) con apparecchiatura da 1,5 Tesla.
Il volume del bulbo olfattivo destro e sinistro è stato determinato mediante immagini MRI del capo, utilizzando un protocollo standardizzato per l’esame del bulbo olfattivo.

Risultati
I volumi del bulbo olfattivo sono stati calcolati separatamente per il gruppo dei pazienti depressi e per il gruppo di controllo.
Le misurazioni MRI hanno evidenziato che i pazienti con depressione maggiore cronica presentano un volume del bulbo olfattivo significativamente ridotto rispetto al gruppo di controllo.
È stata inoltre riscontrata una correlazione negativa tra il punteggio al Beck Depression Inventory e il volume del bulbo olfattivo: all’aumentare della gravità della depressione, il volume del bulbo olfattivo diminuisce.

Conclusioni
Il volume del bulbo olfattivo risulta notevolmente ridotto nei pazienti affetti da depressione maggiore cronica trattati esclusivamente con SSRI (fluoxetina, sertralina, citalopram, escitalopram, paroxetina).
Per quanto a nostra conoscenza, questo è il primo studio a dimostrare una riduzione del volume del bulbo olfattivo in pazienti con depressione maggiore cronica.
Lo studio evidenzia chiaramente una correlazione negativa tra il volume del bulbo olfattivo e l’elevata severità dei sintomi depressivi.

Bulletin of Clinical Psychopharmacology, 2015; 25(3): 280–286

Lo studio citato mostra un dato importante:
nei pazienti con depressione cronica, il bulbo olfattivo presenta un volume significativamente ridotto, e questa riduzione è tanto maggiore quanto più elevata è la gravità dei sintomi depressivi.

👉 Questo significa che l’olfatto non è un senso accessorio, ma una struttura profondamente coinvolta nei disturbi dell’umore.

Il punto chiave: il bulbo olfattivo non è “periferico”

Il bulbo olfattivo:

- è una struttura cerebrale
- è in connessione diretta con amigdala, ippocampo, ipotalamo
- è l’unico sistema sensoriale che non passa dal talamo prima di raggiungere le aree limbiche

Questo rende la via olfattiva rapida, diretta, non mediata dal controllo cognitivo.
Quando lavoriamo sugli stati d’animo attraverso l'olfazione di oli essenziali, non stiamo cercando un’azione chimica sistemica, ma un’informazione sensoriale che raggiunga le aree cerebrali deputate a emozioni, memoria, regolazione neurovegetativa.

Capito la potenza? 😉


cronica

Ravintsara o Ravensara? 🌿❄️ In inverno, l’olio di Ravintsara è un alleato potente: antivirale, immunomodulante, espettor...
21/02/2026

Ravintsara o Ravensara? 🌿

❄️ In inverno, l’olio di Ravintsara è un alleato potente: antivirale, immunomodulante, espettorante e anticatarrale. Ma attenzione… deve essere Ravintsara vera! Viene infatti spesso confusa, come potete leggere di seguito.

Chi è chi:

Ravintsara – Cinnamomum camphora
🌿 Foglie | Madagascar
💧 1,8-cineolo, alcoli, monoterpeni, esteri

Ravensara – Ravensara anisata
🌿 Foglie → monoterpeni & linalolo
🌳 Corteccia → eteri (metil-cavicolo), anche chiamata "Havozo"

Perché tanta confusione?

Stesso territorio

Nomi simili

Oli fogliari con proprietà antivirali sovrapponibili

La regola d’oro 🧪

📌 Controlla organo distillato e chemotipo, non il nome comune.
Questa è aromaterapia scientifica: passione + studio = magia degli oli essenziali ✨

Chi non ha mai sentito parlare dell’«esperienza proustiana» o della «madeleine di Proust»?Nel suo romanzo Alla ricerca d...
27/01/2026

Chi non ha mai sentito parlare dell’«esperienza proustiana» o della «madeleine di Proust»?
Nel suo romanzo Alla ricerca del tempo perduto, capolavoro della letteratura del XX secolo, Marcel Proust descrive un momento quasi mistico in cui, in un istante, il tempo che separa il passato dal presente viene abolito. Il passato è qui, adesso, insieme all'emozione legata al ricordo.

Parliamo del cosiddetto “effetto madeleine”, una metafora per definire la memoria involontaria, quella particolare forma di ricordo in cui SAPORI (per retro-olfazione) e ODORI riescono a risvegliare memorie profonde, spesso dimenticate o sepolte.

La chiave di questa esperienza sta nell’incontro tra l’odore di una madeleine inzuppata nel tè e il luogo in cui i ricordi dell’infanzia sono custoditi: il cervello limbico del narratore.
Un odore può infatti risvegliare un ricordo assopito e, con esso, l’emozione ad esso associata, spesso con un’intensità sorprendente, senza l'intervento della memoria volontaria e razionale.

Come può accadere questo? Come percepisce gli odori il cervello?

Studiando il meccanismo dell’olfatto, si comprende perché gli odori esercitino una così forte influenza su diverse aree cerebrali, con un’azione diretta sul sistema nervoso e sulle emozioni.
Il sistema limbico, direttamente collegato all’olfatto — chiamato anche rinoencefalo (da rhinos, naso in greco, e kephalé, testa) — può essere considerato, per così dire, il prolungamento del naso nel cervello.

Il sistema limbico comprende le strutture responsabili della memoria e dell’affettività: gestisce il nostro mondo interiore, le emozioni, i ricordi, le motivazioni.
Intrattiene inoltre una rete di comunicazione estremamente complessa con altre parti del cervello. È in relazione intima con il cervello rettiliano attraverso l’ipotalamo: è qui che gli odori agiscono come veri e propri messaggi, capaci di inviare ordini a tutto l’organismo attraverso due sistemi strettamente interconnessi, il sistema nervoso e il sistema endocrino.

È in questo modo che il messaggio olfattivo esercita un effetto immediato sul sistema neurovegetativo — la parte del sistema nervoso che sfugge alla volontà — e sull’equilibrio ormonale.
Ed è proprio attraverso questo meccanismo che l’olfattoterapia può rivelarsi utile, ad esempio, nel ridurre lo stress, favorire il rilassamento e contribuire all’equilibrio emotivo.

No, l’olfattoterapia non è suggestione.
È una via di accesso diretta al cervello emotivo, un linguaggio antico che bypassa la razionalità e dialoga con le nostre strutture più profonde. Un approccio efficace, sicuro e potente per intervenire su alcuni disturbi funzionali, sull’umore e sulla gestione delle emozioni — proprio come è accaduto, oltre un secolo fa, con una semplice madeleine.

👉 Nel prossimo post: cosa succede davvero nel cervello quando annusiamo la Lavanda angustifolia. Meccanismi, molecole, effetti.

Portiamo la poesia sulla terra. 😉

🌿 Attenzione agli “elicrisi” in commercio 🌿Molti prodotti portano il nome “Helichrysum italicum”, ma la provenienza è fo...
21/01/2026

🌿 Attenzione agli “elicrisi” in commercio 🌿

Molti prodotti portano il nome “Helichrysum italicum”, ma la provenienza è fondamentale e non tutti gli oli sono uguali.

Immaginate uno stesso vitigno: Sauvignon Blanc coltivato in Germania e Sauvignon Blanc coltivato in Sicilia. Stesso DNA, stessa specie, ma il vino ottenuto dalle uve di diversa provenienza non avrà le stesse caratteristiche.

In Sicilia → frutti maturi, aromi complessi di erbe, fiori e frutta, corpo pieno e sapore equilibrato.

In Germania → aromi più sottili, freschi, acidità più spiccata, profilo meno ricco e complesso.

Con l’elicriso è la stessa cosa:

Corsica → aroma dolce, profilo ricco di italidioni, proprietà antiematoma e fibrinolitiche.

Serbia → aroma più resinoso e speziato, profilo chimico diverso, proprietà antiematoma e fibrinolitiche quasi assenti.

Sono infatti gli italidioni, chetoni diterpenici, a conferire l'attività fibrinolitica che favorisce la dissoluzione di piccoli coaguli o degli ematomi , molecole che negli oli balcanici sono molto più variabili e spesso non presenti in quantità significativa.

⚠️ Attenzione alle etichette
Spesso sul flacone compaiono nomi come α-pinene, neryl acetato e italidioni, ma se queste molecole sono presenti in bassa concentrazione l'olio non garantisce le stesse proprietà.

💡 il mio consiglio? Se pensate di acquistare un olio essenziale di Elicriso controllate sempre la PROVENIENZA e non affidatevi unicamente al nome sul flacone.

L'Elicriso è prezioso (e costoso) la qualità non è opzionale!

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