Dott. Giovanni Martucci - Ortopedico Fisiatra

Dott. Giovanni Martucci - Ortopedico Fisiatra Specialista in Ortopedia e Traumatologia, specialista in Terapia Fisica e Riabilitazione.

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20/06/2026

Il 6 giugno a Foggia come relatore sul trattamento ortopedico e chirurgico della scoliosi in età di crescita, Congresso organizzato dal prof. Andrea Santamato, direttore della Neurofisiatria dell’Università.

La Cina sta dimostrando al mondo intero una tecnologia leader che cresce a passi da gigante!
27/04/2026

La Cina sta dimostrando al mondo intero una tecnologia leader che cresce a passi da gigante!

⚡🇨🇳 ULTIM’ORA: la Cina è vicina ad accendere qualcosa che potrebbe cambiare il futuro dell’energia nucleare mondiale.

Ingegneri e scienziati cinesi stanno sviluppando il primo reattore nucleare al mondo alimentato da un acceleratore di particelle, una tecnologia sperimentale nota come Accelerator Driven System (ADS). A differenza dei reattori nucleari tradizionali, questo sistema non dipende completamente da una reazione a catena autosostenuta. Utilizza infatti un potente acceleratore che scaglia protoni ad altissima velocità contro un bersaglio metallico, generando una pioggia di neutroni che attiva e controlla la fissione nucleare.

La differenza chiave è la sicurezza: se l’acceleratore si ferma, anche la reazione nucleare si arresta automaticamente. Questo riduce in modo significativo il rischio di incidenti legati a reazioni fuori controllo, uno dei maggiori problemi storici dell’energia nucleare.

Il progetto fa parte dell’iniziativa scientifica CiADS, promossa dall’Accademia Cinese delle Scienze. I ricercatori prevedono che il reattore sperimentale possa entrare in funzione intorno al 2027, diventando così il primo sistema operativo di questo tipo al mondo.

Ma il potenziale impatto va ben oltre la produzione di elettricità. Questa tecnologia potrebbe infatti trasformare anche la gestione delle scorie nucleari. Grazie all’intenso flusso di neutroni prodotto dall’acceleratore, il reattore potrebbe “bruciare” elementi radioattivi a lunga vita presenti nei rifiuti nucleari, riducendone la pericolosità per migliaia di anni.

I ricercatori stimano che, se questa tecnologia verrà sviluppata su larga scala, potrebbe consentire di utilizzare il combustibile nucleare fino a cento volte più efficientemente rispetto alle centrali attuali. In teoria, questo aprirebbe la possibilità di disporre di energia nucleare sufficiente ad alimentare l’umanità per circa 1.000 anni, sfruttando le risorse disponibili.

Se il progetto raggiungerà i suoi obiettivi, il reattore alimentato da acceleratori potrebbe inaugurare una nuova generazione di energia nucleare più sicura, più efficiente e capace di affrontare uno dei problemi più persistenti del settore: i rifiuti radioattivi a lunga durata.

12/01/2026
A sinistra vediamo degli alberi incurvati a causa del vento ma, in condizioni normali, sono completamente dritti. A dest...
12/01/2026

A sinistra vediamo degli alberi incurvati a causa del vento ma, in condizioni normali, sono completamente dritti. A destra vediamo anche alberi con aspetto curvilineo permanente, sono strutturalmente deformati. Questa è un esempio che sono solito presentare all’inizio delle mie lezioni sulle patologie del rachide nell’età di crescita per spiegare la differenza fra atteggiamento scoliotico e scoliosi; nel primo caso si tratta di una colonna vertebrale normale ma curva per cattiva postura, nel secondo ci troviamo di fronte ad una vera e propria deformazione permanente della colonna vertebrale.

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10/11/2025

https://www.dossiersalute.com/scoliosi-test-adams-prevenzione-cure/ Scoliosi: riconoscerla presto, capirla meglio, curarla con realismo
Dr. Giovanni Martucci
Ottobre 29, 2025
Articoli
Scoliosi: riconoscerla presto
La scoliosi non è “solo” una schiena un po’ storta. È una deformità tridimensionale della colonna che può evolvere con la crescita e, se ignorata, lasciare segni fisici e psicologici profondi. In questo articolo riportiamo un interessante dialogo con il Dr. Giovanni Martucci, ortopedico di Bari, in un racconto chiaro e pratico: niente formalità da studio radiofonico, ma i passaggi essenziali per capire che cos’è la scoliosi, come riconoscerla a casa con il test di Adams, quando andare dal pediatra e quali sono le cure più efficaci secondo le principali linee guida internazionali.

Già all’inizio, il dottore mette in guardia su un equivoco ricorrente: “La scoliosi è una deformità irreversibile: possiamo impedire il peggioramento, non far tornare indietro la colonna”. È un concetto chiave che orienta l’intero percorso di prevenzione e cura: diagnosi precoce, monitoraggio costante, interventi su misura (esercizi specifici, busto ortopedico, in rari casi chirurgia).



Che cos’è (davvero) la scoliosi

Deformità, non semplice postura

L’errore più comune è confondere scoliosi e “atteggiamento scoliotico”. Il dottor Martucci è netto: “La scoliosi è una deformità della colonna. L’atteggiamento scoliotico, invece, è una colonna normale solo mal posizionata”. Nel primo caso parliamo di rotazioni e curvature che coinvolgono più piani dello spazio; nel secondo, di una postura alterata che scompare se corretta o in alcune posizioni.

Capire la differenza non è un vezzo tecnico: orienta le scelte terapeutiche e la serenità delle famiglie. Un’asimmetria delle spalle o del fianco può comparire sia nella scoliosi strutturata sia nell’atteggiamento; per questo serve un piccolo test clinico che chiunque può imparare ad osservare a casa.

Il test di Adams: uno sguardo in avanti (piegandosi in avanti)

“C’è un test semplicissimo, il test di Adams: basta far piegare il soggetto in avanti”, spiega Martucci. Se si tratta di atteggiamento scoliotico, durante la flessione non compaiono gobbe o dislivelli del dorso. Se invece c’è scoliosi strutturale, si nota un gibbo dorsale o una salienza lombare. Nella pratica clinica la diagnosi radiografica si basa sull’angolo di Cobb (misura della curva in gradi). Le principali società scientifiche e documenti tecnici considerano il test di Adams un valido strumento di screening iniziale, soprattutto se eseguito da operatori formati.

Il senso, qui, non è trasformare i genitori in specialisti, ma renderli osservatori attenti: “Ho pensato di informare il maggior numero di persone possibile. Ho pensato subito alle mamme”, dice Martucci. E aggiunge: “Al primo segnale di asimmetria, la scoliosi va segnalata al pediatra e, se serve, allo specialista”.



Quando preoccuparsi, quando osservare, quando interve**re

Le soglie che guidano le cure

Il percorso non è identico per tutti. Conta l’età, la crescita residua, il tipo di curva e soprattutto l’angolo di Cobb. In termini generali, si segue questo schema, coerente con le principali raccomandazioni:

Curve lievi (fino a ~20°): osservazione e controlli periodici; utile l’esercizio terapeutico specifico.
Curve moderate (~20–40° in soggetti in crescita): indicazione frequente al busto ortopedico (TLSO/CTLSO) associato a esercizi; l’obiettivo è contenere la progressione.
Curve importanti (≥ 45–50°): valutazione per chirurgia in età adolescenziale o in adulti con progressione/sintomi.
Sono numeri-bussola, non sentenze: solo lo specialista, conoscendo crescita residua e rigidità della curva, decide. Ma chiariscono il messaggio di Martucci: “Più precoce è la diagnosi, meno penoso è il trattamento”. Intercettare una curva a 18° può significare esercizi mirati e controlli; scoprirla a 48° in una ragazzina di 12 anni può voler dire busto a tempo pieno o chirurgia a breve.

Perché la diagnosi tardiva è ancora frequente

Il dottor Martucci non nasconde una criticità del sistema: “Il Servizio sanitario affida la prevenzione a pediatri e medici di famiglia, ma loro non ce la fanno… Non è obbligatoria la visita annuale: c’è chi non conosce nemmeno il proprio pediatra”. Non è un’accusa, è una constatazione: senza visite periodiche, molte scoliosi “sfuggono” finché non sono evidenti anche a occhio n**o. La letteratura ribadisce che screening e osservazione sistematica migliorano la probabilità di cogliere le curve prima che diventino chirurgiche.



Dalla casa all’ambulatorio: cosa fare, passo dopo passo

A casa: segnali da non ignorare

Davanti allo specchio, braccia rilassate: spalle alla stessa altezza? Le scapole sporgono uguali? C’è una pieghetta del fianco più marcata da un lato? In flessione (test di Adams), il dorso forma una piccola “gobba” su un lato? Se uno di questi segni compare, non significa automaticamente scoliosi, ma è un campanello che giustifica un controllo.

Per i genitori, un cartone animato o un video didattico che mostri come si esegue il test può essere più efficace di mille spiegazioni: “Trattandosi di una manovra semplicissima, informare i genitori può risolvere il problema della prevenzione”, sottolinea Martucci. Nelle scuole e nelle palestre, piccoli progetti di educazione sanitaria per insegnanti e istruttori sportivi aiutano ad ampliare la rete di sguardi competenti.

Dal pediatra: misurare e decidere

Il pediatra verifica clinicamente, eventualmente misura l’ATR con scoliometro e, in presenza di sospetto, invia allo specialista ortopedico per radiografia (proiezioni standard) e definizione dell’angolo di Cobb. Oltre alla misura della curva, contano la maturità scheletrica (stadio di Risser o alternative moderne), l’età del menarca nelle ragazze, la rigidità della curva.

In caso di curva lieve, si pianifica un follow-up (ogni 4–6 mesi in età di crescita rapida). Se la curva è evolutiva o supera le soglie, entra in gioco il busto (che oggi può essere molto diverso dagli apparecchi di qualche decennio fa, grazie a materiali e design più rigidi ma meglio tollerati). Le linee guida SOSORT e i documenti tecnici aggiornati definiscono i criteri di indicazione e i tempi di indossamento, spesso tra 18 e 23 ore al giorno nelle fasi più critiche.



Terapie: dall’esercizio al busto, fino alla chirurgia

Esercizi specifici: non “ginnastica generica”

L’attività fisica fa bene a tutti, ma per la scoliosi servono esercizi specifici di rieducazione tridimensionale (PSSE: Physiotherapeutic Scoliosis-Specific Exercises), integrati o meno con il busto. Sono protocolli individualizzati che mirano a de-rotare, stabilizzare e migliorare il controllo posturale. Le raccomandazioni internazionali hanno accumulato negli anni evidenze a favore dei PSSE come parte di un percorso conservativo.

Per chi desidera saperne di più su allenamento dolce e postura, alcune risorse pratiche di DossierSalute sul tema posturale possono essere utili per iniziare a orientarsi, in parallelo al percorso clinico (ad esempio, articoli su ginnastica posturale o riabilitazione posturale).

Busto ortopedico: la “terapia del tempo”

Il busto non raddrizza magicamente la colonna: contiene la curva mentre il ragazzo cresce, riducendo il rischio che superi la soglia chirurgica. Oggi esistono classificazioni che distinguono i busti per anatomia (TLSO, CTLSO, ecc.) e rigidità (rigidi, molto rigidi), con scelte basate su tipo di curva e obiettivi. L’aderenza (quante ore al giorno viene indossato) è il fattore decisivo: qui famiglia, scuola e sport diventano alleati.

Il dottor Martucci lo riassume con una frase che vale come programma: “È naturale che più precoce è la diagnosi, meno penoso è il trattamento”. Un busto ben prescritto e ben portato tra i 20° e i 40° può evitare un’operazione.

Chirurgia: quando e perché

La chirurgia è indicata di solito quando le curve raggiungono o superano 45–50° in adolescenti in crescita o in adulti con progressione o sintomi significativi. Gli obiettivi: stabilizzare e impedire ulteriori peggioramenti, migliorando l’equilibrio globale e, spesso, l’immagine corporea. Le società scientifiche internazionali (Scoliosis Research Society) offrono ai pazienti schede molto chiare su indicazioni e percorso.

Perché arrivarci con consapevolezza? Perché un intervento su curve grandi può ottenere correzioni importanti, ma resta una procedura maggiore, con benefici e rischi da discutere in equipe e famiglia. In linea con l’esperienza clinica pubblicata, risultati stabili nel tempo sono possibili quando l’indicazione è appropriata e il follow-up accurato.



Prevenzione: la forza delle piccole cose fatte bene

Il ruolo chiave dei genitori (e della scuola)

“Si potrebbe risolvere il problema della prevenzione informando le mamme”, dice Martucci. Tradotto: imparare quando guardare e cosa guardare. È sufficiente fare il test una volta all’anno prima dei 10 anni e una volta ogni 6 mesi dopo i 10 anni: piedi uniti, ginocchia distese, flessione del tronco – cercando eventuali dislivelli. Se c’è un dubbio, pediatra e specialista sono i riferimenti. Programmi scolastici di screening con operatori formati hanno dimostrato una buona sensibilità nel cogliere le curve potenzialmente problematiche.

Sport sì, ma con intelligenza

La maggior parte degli sport è compatibile con la scoliosi. Anzi, il movimento regolare sostiene muscoli e controllo posturale. Gli esercizi specifici si integrano con le attività amate dal ragazzo; il busto si programma per non “spegnere” la socialità. Pochi divieti assoluti, più adattamenti intelligenti condivisi tra famiglia, fisioterapista e allenatore.



Età, crescita e finestre di vulnerabilità

La “finestra” dell’adolescenza

Molte scoliosi idiopatiche compaiono tra i 10 e i 16 anni, quando la crescita accelera. Per questo Martucci richiama l’attenzione: “Ancora oggi vediamo prime osservazioni a 11–12 anni già con indicazione chirurgica”. La maturazione scheletrica (stadio Risser o metodi più recenti) aiuta a stimare quanta crescita resta, cioè quanto rischio di progressione c’è. Non c’è un “allarme permanente”: passata la crescita, le curve stabilizzano spesso la loro entità; ma controlli periodici in età adulta sono prudenti per valutare eventuali cambi posturali o sintomi.

Bambini e scoliosi “precoce”

La scoliosi in età pediatrica (sotto i 10 anni) è meno comune e ha caratteristiche proprie. In alcuni casi regredisce spontaneamente, in altri richiede strategie dedicate (osservazione stretta, PSSE, busto, talvolta gessi seriati o chirurgia selet­tiva). L’inquadramento in centri esperti è fondamentale.



Sistema sanitario: cosa funziona e cosa possiamo migliorare

Dal singolo al sistema

L’osservazione di Martucci è uno spunto per una riflessione più ampia: “Come si fa a fare prevenzione se non si fanno visite regolari?” In Italia i pediatri sono centrali, ma il monitoraggio annuale non è sempre garantito. Progetti territoriali (scuola, palestre, associazioni sportive) e campagne di informazione potrebbero alleggerire il carico sui medici di famiglia, aumentando le diagnosi precoci. Materiali semplici – un video che spiega il test di Adams, un’infografica per i genitori – fanno la differenza.



Miti da sfatare (senza tecnicismi inutili)

“Lo zaino pesa: farà ve**re la scoliosi”

Il carico eccessivo può causare dolore o affaticamento, ma non è causa di scoliosi strutturale. Il problema centrale è la crescita su una colonna predisposta.

“Nuotare raddrizza la schiena”

Il nuoto è ottimo esercizio generale, ma non corregge da solo la scoliosi. Servono esercizi specifici guidati e, quando indicato, busto.

“Aspettiamo e vediamo: magari si sistema da sola”

A volte le curve lieve si stabilizzano. Ma se la curva è evolutiva, rimandare controlli significa perdere la finestra in cui il busto è più efficace. Qui il monito del dottore vale doppio: “Più precoce è la diagnosi, meno penoso è il trattamento”.



Vivere (bene) con la scoliosi: un percorso possibile

Le parole che aiutano

“Noi possiamo soltanto impedire il peggioramento”, ripete Martucci. Non è pessimismo: è realismo terapeutico. Significa puntare a obiettivi concreti: una curva che non peggiora, una postura più stabile, una qualità di vita preservata. Il percorso è fatto di alleanze: famiglia, paziente, pediatra, fisioterapista, ortopedico, scuola. Nessuno da solo basta; insieme, funzionano.

Strumenti che evolvono

Dai busti più leggeri e customizzati alle piattaforme di telemonitoraggio dell’aderenza, dalle classificazioni moderne dei corsetti all’integrazione tra esercizi e tecnologia, la terapia conservativa ha fatto passi avanti. Anche quando si arriva alla chirurgia, tecniche e materiali sono migliorati: l’obiettivo non è una “schiena perfetta”, ma una schiena funzionale e una vita attiva.



Orientarsi tra informazioni e link utili

Per chi desidera studiare meglio, le linee guida SOSORT sono un riferimento internazionale sul trattamento conservativo; le pagine della Scoliosis Research Society spiegano con parole chiare indicazioni e obiettivi della chirurgia; i materiali degli ospedali pediatrici italiani illustrano bene il test di Adams e i passaggi della diagnosi.

Su DossierSalute, contenuti pratici su rieducazione posturale e attività fisica possono integrare l’educazione familiare, ricordando che ogni informazione non sostituisce il confronto con il medico.



Conclusione: piccole azioni, grandi differenze

Saper riconoscere una spalla più alta, eseguire a casa un test di Adams corretto, fissare una visita dal pediatra senza rinvii: sono gesti semplici che, ripetuti, cambiano la storia di una curva. Martucci ci lascia con un’immagine schietta: “Addirittura oggi vediamo prime osservazioni con scoliosi a 50–60 gradi. Se fossero state individuate precocemente, non sarebbero arrivate all’indicazione chirurgica”. La scoliosi non chiede perfezione: chiede attenzione.



Per approfondire

Vuoi approfondire temi collegati su DossierSalute? Ecco alcuni articoli utili per capire meglio postura, esercizio e percorsi di rieducazione (letture integrative alla valutazione specialistica).

Ginnastica posturale: esercizi dolci per schiena e mobilità – come iniziare in sicurezza e con buon senso. (Dossier Salute)
Recupera la tua postura ideale: guida alla riabilitazione posturale – quando la rieducazione posturale è davvero utile. (Dossier Salute)
I benefici della fisioterapia negli anziani – perché la fisioterapia è centrale anche oltre l’età dello sviluppo, con cenni alla scoliosi. (Dossier Salute)
Osteopatia e postura: un approccio olistico – come integrare, in modo consapevole, approcci complementari. (Dossier Salute)


Fonti per gli approfondimenti

Scoliosis Research Society – Surgery e Diagnosing Scoliosis (indicazioni chirurgiche, diagnosi). (srs.org)
SOSORT Guidelines – Linee guida sul trattamento conservativo (PSSE, busto). (BioMed Central)
American Family Physician – Adolescent Idiopathic Scoliosis: Common Questions and Answers (screening, gestione). (American Academy of Family Physicians)
Ospedale Bambino Gesù – Schede su scoliosi e test di Adams (educazione genitori). (ospedalebambingesu.it)
ISICO – Protocollo di screening (Adams, scoliometro) e materiali divulgativi. (Isico)
foto:freepik

La redazione in collaborazione con il Dr. Giovanni Martucci, ortopedico

FAQ

Il mio/a figlio/a ha una spalla più alta. È scoliosi?
Non necessariamente. Potrebbe essere atteggiamento scoliotico. Esegui il test di Adams: se in flessione non compare alcun “gibbo”, è più probabile una postura alterata. In caso di dubbio, vai dal pediatra.

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Nel nuovo articolo su DossierSalute.com spieghiamo come riconoscere i segnali, quando fare il test di Adams e quali sono i percorsi terapeutici più aggiornati.
Scritto in collaborazione con il 𝗱𝗼𝘁𝘁. 𝗚𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗠𝗮𝗿𝘁𝘂𝗰𝗰𝗶, 𝗼𝗿𝘁𝗼𝗽𝗲𝗱𝗶𝗰𝗼.

✅ 𝗦𝗲𝗴𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗱’𝗮𝗹𝗹𝗮𝗿𝗺𝗲 e screening
✅ 𝗕𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶, 𝗳𝗶𝘀𝗶𝗼𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗮, 𝗰𝗵𝗶𝗿𝘂𝗿𝗴𝗶𝗮: cosa aspettarsi
✅ 𝗣𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗼 e follow-up

👉 Leggi l’articolo: https://www.dossiersalute.com/scoliosi-test-adams-prevenzione-cure/

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