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STATINE: QUANDO IL DOLORE RISCHIA DI INTERROMPERE UNA CURA IMPORTANTELe statine hanno cambiato la prevenzione cardiovasc...
03/11/2026

STATINE: QUANDO IL DOLORE RISCHIA DI INTERROMPERE UNA CURA IMPORTANTE

Le statine hanno cambiato la prevenzione cardiovascolare.
Riducendo il colesterolo LDL, contribuiscono a diminuire il rischio di infarto e ictus, soprattutto nelle persone con precedenti cardiovascolari o rischio elevato.
Eppure esiste un problema che merita molta più attenzione: alcuni pazienti interrompono la terapia perché avvertono dolori muscolari.
Quanto è diffuso questo fenomeno?

Uno studio francese su 1.074 utilizzatori di statine ha rilevato che il 10% riferiva disturbi muscolari e che il 30% di questi aveva interrotto il trattamento.

Un'indagine americana su oltre 10.000 persone ha inoltre rilevato che il 60% degli ex utilizzatori indicava il dolore muscolare come motivo principale dell'abbandono.
Sono numeri che fanno riflettere.
Perché una terapia efficace può proteggere il paziente soltanto se riesce a seguirla.

I disturbi possono manifestarsi come indolenzimento, rigidità, crampi o debolezza, soprattutto a livello delle gambe.
Non tutti i dolori avvertiti durante una terapia sono necessariamente causati dalle statine. Ma per chi ne soffre il problema è concreto, qualunque sia la causa.
E allora perché non affrontare anche il dolore, anziché lasciare che diventi un motivo per rinunciare alla protezione cardiovascolare?

Il nostro organismo possiede un sistema biologico coinvolto nella regolazione della sensibilità dolorosa: il Sistema Endocannabinoide (SEC).

Il C*D isolato interagisce con diversi meccanismi coinvolti nella nocicezione, tra cui TRPV1 e PPARγ, e può influenzare alcune vie di segnalazione collegate al SEC.
TRPV1 partecipa alla trasmissione degli stimoli dolorosi, mentre PPARγ interviene nella regolazione di diverse risposte cellulari, comprese quelle infiammatorie.
Non si tratta soltanto di contrastare la sensazione del dolore, ma di comprendere i meccanismi biologici che contribuiscono a regolarla.

Nella nostra esperienza, diverse persone che utilizzano C*D isolato ci hanno riferito miglioramenti dei disturbi dolorosi.
Sono esperienze che ci incoraggiano ad approfondire il ruolo di questa molecola nella modulazione del dolore muscolare.
L'obiettivo è semplice: aiutare le persone a stare meglio, possibilmente senza aggiungere nuovi effetti indesiderati, e favorire la continuità delle terapie cardiovascolari di cui hanno bisogno.
Naturalmente, quando compaiono dolori durante una terapia con statine, è importante identificarne la causa per escludere un danno muscolare e valutare il trattamento più appropriato.

Perché proteggere il cuore è importante.
Ma aiutare le persone a convivere con una terapia che le protegge merita altrettanta attenzione.

Per informazioni scrivere su WhatsApp 347 110 3543

IL NOSTRO CORPO HA MILIONI DI SERRATURE. MA CHI POSSIEDE LE CHIAVI?Immaginate di abitare in una casa con centinaia di po...
02/11/2026

IL NOSTRO CORPO HA MILIONI DI SERRATURE. MA CHI POSSIEDE LE CHIAVI?

Immaginate di abitare in una casa con centinaia di porte.
Una porta controlla il riscaldamento, un'altra la sicurezza, un'altra ancora l'illuminazione.
Ognuna ha una propria serratura e per aprirla serve la chiave giusta.

Il nostro organismo funziona in modo sorprendentemente simile.
Le cellule possiedono particolari strutture chiamate recettori, che ricevono messaggi chimici e li trasformano in risposte biologiche.
Alcuni partecipano alla regolazione del dolore, altri del sonno, dell'umore, dell'infiammazione o del funzionamento del sistema immunitario.

MA COSA SUCCEDE QUANDO QUALCOSA NON FUNZIONA?
Pensiamo all'ansia, per esempio.
Oppure a un dolore che non scompare, a un'infiammazione persistente o a un sistema nervoso che fatica a trovare equilibrio.
Non sempre il problema riguarda una sola porta.
A volte sono coinvolti diversi sistemi di comunicazione contemporaneamente.

ED È QUI CHE LA RICERCA SUL C*D DIVENTA INTERESSANTE.
Il C*D isolato è una singola molecola, ma può interagire con numerosi bersagli biologici.
Tra quelli maggiormente studiati troviamo:
• 5-HT1A: coinvolto nella regolazione dell'ansia e dell'umore.
• TRPV1: partecipa alla percezione del dolore.
• GABA-A: contribuisce a regolare l'eccitabilità dei neuroni.
• PPARγ: coinvolto nei processi metabolici e infiammatori.
• CB1 e CB2: componenti importanti del Sistema Endocannabinoide.
UNA SOLA MOLECOLA, DIVERSE POSSIBILITÀ DI INTERAZIONE.

Ma c'è un altro particolare fondamentale.
IL C*D NON INCONTRA UN ORGANISMO PRIVO DI DIFESE E REGOLAZIONI.

Nel nostro corpo esiste già il Sistema Endocannabinoide (SEC).
È una rete biologica che contribuisce a mantenere l'equilibrio di numerose funzioni attraverso sostanze prodotte dall'organismo, come anandamide e 2-AG.
Il C*D isolato può aiutare questo sistema a modulare diversi meccanismi di regolazione, dialogando contemporaneamente con altri recettori dell'organismo.
Ed è proprio qui che diventano importanti continuità e personalizzazione: ogni organismo ha esigenze differenti e l'obiettivo è individuare come sostenere nel tempo queste funzioni, rispettando le risposte individuali.
Non si tratta semplicemente di attivare un recettore, ma di comprendere come una singola molecola possa contribuire alla regolazione di un sistema molto più complesso.

E IL THC?
Il THC agisce soprattutto attivando direttamente i recettori cannabinoidi CB1 e CB2, con particolare rilevanza dei CB1 nel sistema nervoso.
Questo contribuisce a spiegare i suoi effetti psicoattivi e le possibili alterazioni di memoria, attenzione e coordinazione.

Il C*D, invece, presenta un comportamento farmacologico differente e non produce l'intossicazione caratteristica del THC.

ECCO PERCHÉ NON DOBBIAMO CONFONDERE UNA MOLECOLA CON UNA MISCELA.

Il C*D isolato permette di studiare una sostanza definita, verificabile e standardizzabile, senza introdurre necessariamente THC.
E soprattutto ci ricorda una cosa:
Per agire su più sistemi dell'organismo non è necessariamente indispensabile somministrare una miscela di tante molecole diverse.

Una singola molecola può già interagire con numerosi bersagli.
Naturalmente, conoscere questi meccanismi è il punto di partenza: sono gli studi clinici a stabilire quali benefici si ottengano nelle singole patologie.

LA PROSSIMA VOLTA CHE SENTIRETE PARLARE DI C*D, NON PENSATE SOLTANTO A UNA GOCCIA D'OLIO.
Pensate alle numerose serrature del nostro organismo e ai messaggi che regolano continuamente il loro funzionamento.

Perché a volte, per comprendere una molecola, bisogna prima conoscere il sistema con cui dialoga.

Per informazioni e approfondimenti scientifici WhatsApp 347 110 3543.

QUANDO LA CURA RISCHIA DI PEGGIORARE LA MALATTIAImmaginate di avere problemi di memoria e di assumere una sostanza che p...
01/11/2026

QUANDO LA CURA RISCHIA DI PEGGIORARE LA MALATTIA

Immaginate di avere problemi di memoria e di assumere una sostanza che può peggiorarla. Oppure difficoltà di equilibrio e di utilizzare una molecola che può compromettere la coordinazione.
Sembra una contraddizione.
Eppure è una questione che riguarda alcune preparazioni di cannabis medica contenenti THC.

LA SCIENZA CONOSCE QUESTI EFFETTI DA ANNI.
Il THC agisce sui recettori CB1 del Sistema Endocannabinoide, presenti anche nelle aree cerebrali che controllano memoria, attenzione, movimento ed emozioni.
Può alterare la memoria a breve termine, rallentare le reazioni, compromettere la coordinazione e provocare ansia.
Ma cosa succede quando questi effetti si aggiungono ai sintomi di una malattia neurologica?

FACCIAMO QUALCHE ESEMPIO.

ALZHEIMER: la memoria è già compromessa. Perché aggiungere una sostanza che può interferire con attenzione e capacità cognitive?

PARKINSON: equilibrio e movimento rappresentano già un problema. Il THC può aumentare instabilità e confusione, soprattutto nelle persone vulnerabili.

ANSIA: alcune persone cercano sollievo nella cannabis, ma il THC può provocare proprio ansia e panico.

DOLORE CRONICO: ridurre la percezione del dolore può essere utile, ma bisogna valutare anche lucidità, coordinazione e funzionalità quotidiana.

UNA CONFERMA IMPORTANTE.

Nel 2012, uno studio clinico pubblicato su Translational Psychiatry ha dimostrato che il C*D purificato, attraverso la modulazione del Sistema Endocannabinoide e l'aumento dell'anandamide, era associato a un miglioramento significativo dei sintomi psicotici nei pazienti con schizofrenia.

I ricercatori hanno confrontato il C*D con un farmaco antipsicotico, osservando miglioramenti clinici in entrambi i gruppi, ma un profilo di tollerabilità più favorevole per il C*D.

Ecco perché distinguere le molecole è fondamentale: il THC può provocare sintomi psicotici, mentre il C*D isolato ha dimostrato risultati clinici favorevoli proprio sui sintomi psicotici, attraverso meccanismi collegati al Sistema Endocannabinoide.

ED ECCO LA DOMANDA CHE AGRILAB CONTINUA A PORRE.
Se una molecola può interferire con funzioni neurologiche già compromesse, mentre un'altra possiede un profilo farmacologico differente, perché continuare a confonderle?
Perché non approfondire maggiormente le possibilità del C*D isolato senza introdurre necessariamente THC?

NON È UNA QUESTIONE DI ETICHETTE. È UNA QUESTIONE DI MOLECOLE.

Fin dal 2009 abbiamo fatto questa scelta seguendo il principio del primum non nocere: comprendere quali proprietà valorizzare e quali rischi evitare.

Il nostro obiettivo è far conoscere queste differenze, attraverso la ricerca scientifica.

Quindi chi volesse informazioni o studi scientifici scriva su WhatsApp 347 110 3543.

HASHIMOTO: QUANDO LE DIFESE ATTACCANO LA TIROIDEImmaginate un sistema di sicurezza progettato per proteggere la vostra c...
31/10/2026

HASHIMOTO: QUANDO LE DIFESE ATTACCANO LA TIROIDE

Immaginate un sistema di sicurezza progettato per proteggere la vostra casa che, improvvisamente, comincia ad attaccarla.

È più o meno quello che accade nella tiroidite di Hashimoto.
Il sistema immunitario, che normalmente ci difende da virus e batteri, riconosce erroneamente la tiroide come un bersaglio e comincia ad aggredirla.

È UNA MALATTIA AUTOIMMUNE.
La tiroide è una piccola ghiandola a forma di farfalla, situata alla base del collo, che produce ormoni fondamentali per il funzionamento dell'organismo.
Quando viene danneggiata, può non riuscire più a produrne abbastanza.
E allora possono comparire stanchezza persistente, aumento di peso, dolori muscolari, difficoltà di concentrazione, nebbia mentale e umore depresso.

MA IL PROBLEMA NON È SOLTANTO LA TIROIDE.
Pensate a una persona che convive già con stanchezza, difficoltà cognitive e alterazioni dell'umore.
Che cosa succede se assume una sostanza che può accentuare proprio alcuni di questi disturbi?

È QUI CHE DOBBIAMO PARLARE DEL THC.
La ricerca scientifica ha documentato che il THC può provocare ansia, alterazioni della memoria, difficoltà di attenzione, tachicardia e altri effetti indesiderati.
Non significa che danneggi direttamente la tiroide.
Significa che può aggiungere nuovi problemi a quelli che una persona con Hashimoto sta già affrontando.
E questo è un aspetto che merita attenzione quando si parla di cannabis medica contenente THC.

E IL C*D ISOLATO?
Qui entra in gioco il Sistema Endocannabinoide (SEC), una rete di regolazione presente nel nostro organismo e coinvolta anche nelle risposte immunitarie.
Uno dei suoi recettori, CB2, partecipa alla comunicazione fra le cellule del sistema immunitario e alla regolazione dei processi infiammatori.
Il C*D isolato interagisce con diversi sistemi biologici collegati al SEC, fra cui CB2 e TRPV1, attraverso meccanismi di modulazione indiretta.

ED ECCO COSA HA SCOPERTO LA RICERCA.
Studi sperimentali hanno osservato che il C*D può influenzare alcuni meccanismi immunitari e infiammatori.
In uno studio del 2022 su animali con carenza di vitamina D, il C*D ha inoltre modificato l'espressione dei recettori CB2 nella tiroide e alcuni parametri ormonali.

DUE MOLECOLE. DUE PROSPETTIVE DIFFERENTI.
Da una parte il THC, che può aggravare alcuni disturbi già presenti nella vita quotidiana di chi soffre di Hashimoto.
Dall'altra il C*D isolato, una molecola non intossicante, studiata per le sue attività di modulazione dello stress e delle risposte infiammatorie.

QUESTO È IL MOTIVO PER CUI CHIEDIAMO DI
VALUTARE IL C*D SEPARATAMENTE DAL THC?

Questa è la scelta che abbiamo fatto quando nel
2009 abbiamo iniziato questa avventura è fondato la nostra Azienda preferendo lavorare solo con C*D isolato perché più controllabile e standardizzabile evitando rischi inutili.

Il nostro obiettivo è far conoscere le differenze farmacologiche che troppo spesso vengono trascurate.

Vi invitiamo a richiedere e leggere gli studi scientifici scrivendo su WhatsApp 347 110 3543.

PRESSIONE ALTA: QUANDO IL CUORE DEVE LAVORARE TROPPOImmaginate di avere una p***a che spinge continuamente acqua attrave...
30/10/2026

PRESSIONE ALTA: QUANDO IL CUORE DEVE LAVORARE TROPPO

Immaginate di avere una p***a che spinge continuamente acqua attraverso una rete di tubature.
Se la pressione aumenta, la p***a deve lavorare più intensamente e le tubature subiscono uno stress maggiore.
È più o meno quello che accade al nostro cuore e alle nostre arterie.
Ma chi decide quanto deve essere alta questa pressione?

IL CUORE NON LAVORA DA SOLO.
Il cervello, il Sistema Nervoso Autonomo, i reni e i vasi sanguigni collaborano continuamente per regolare la circolazione.
Quando siamo sotto stress entra in azione il sistema simpatico, quello della famosa risposta fight or flight, attacco o fuga.
Il cuore accelera, i vasi possono restringersi e la pressione aumenta.

Anche il Sistema Endocannabinoide (SEC) partecipa alla regolazione cardiovascolare.
Ed è proprio qui che la ricerca ci racconta qualcosa di interessante.

DUE MOLECOLE DELLA STESSA PIANTA. DUE EFFETTI DIFFERENTI.

Il THC può stimolare il sistema simpatico, aumentare la frequenza cardiaca e influenzare la pressione arteriosa.
Non è un'opinione di AgriLab.
È quanto evidenziato anche dall'American Heart Association, che ha richiamato l'attenzione sui rischi cardiovascolari associati alla cannabis contenente THC.

E IL C*D ISOLATO?
Nel 2024, sulla rivista scientifica Cannabis and Cannabinoid Research, è stato pubblicato uno studio clinico randomizzato su 70 persone con ipertensione.
I ricercatori hanno confrontato C*D orale e placebo, monitorando la pressione durante l'intera giornata.
IL RISULTATO?
Dopo due settimane e mezzo, il C*D aveva ridotto mediamente la pressione massima nelle 24 ore di circa 4,8 mmHg rispetto al placebo.
Anche la pressione minima aveva mostrato una riduzione significativa.
E non sono stati registrati eventi avversi gravi.

MA C'È UN ALTRO PARTICOLARE INTERESSANTE.
Un approfondimento dello stesso studio ha esaminato il sistema simpatico e alcune sostanze coinvolte nella regolazione della pressione.
I risultati suggeriscono che il C*D possa intervenire proprio sui meccanismi neurofisiologici che collegano stress e regolazione cardiovascolare.
Non stiamo parlando soltanto di sensazioni di rilassamento.
Stiamo parlando di modificazioni della pressione misurate con strumenti clinici.

ED ECCO LA DOMANDA CHE CONTINUIAMO A PORCI.
Perché continuiamo a parlare genericamente di cannabis medica, quando al suo interno troviamo molecole con effetti così differenti?
Il THC può aumentare l'attivazione cardiovascolare.
Il C*D purificato ha mostrato, in studi controllati, la capacità di ridurre alcuni valori pressori.

Se vogliamo valorizzare le proprietà del terapeutiche della canapa perché associare il C*D al THC?

È PROPRIO QUESTA LA SCELTA DI AGRILAB.
Dall'inizio della nostra avventura, nel 2009 abbiamo preferito lavorare con C*D isolato: una singola molecola purificata, controllabile e standardizzabile, senza introdurre necessariamente THC.

Non perché fossimo stati obbligati ma perché lo abbiamo scelto in base ai risultati che volevamo ottenere e i rischi che volevamo evitare.

Questi risultati significano che il C*D merita di essere studiato separatamente dalla cannabis contenente THC.

Il nostro impegno è quello di informare il vostro se vi interessa quello di verificare leggendo gli studi scientifici.

Per informazioni e studi scientifici scrivere su WhatsApp 347 110 3543.

REFLUSSO: QUANDO LO STOMACO NON RISPETTA IL SENSO UNICOVi siete mai chiesti perché, a volte, ciò che dovrebbe rimanere n...
29/10/2026

REFLUSSO: QUANDO LO STOMACO NON RISPETTA IL SENSO UNICO

Vi siete mai chiesti perché, a volte, ciò che dovrebbe rimanere nello stomaco risale verso la gola?

Immaginate lo stomaco come un serbatoio e lo sfintere esofageo come una valvola di sicurezza.
Quando funziona correttamente, lascia passare il cibo e contribuisce a impedire la risalita dei succhi gastrici.
Ma questa valvola non è comandata soltanto dallo stomaco.

ESISTE UNA COMUNICAZIONE CONTINUA TRA INTESTINO E CERVELLO.
Attraverso il nervo vago, il Sistema Nervoso Enterico e il Sistema Nervoso Centrale vengono regolati motilità, sensibilità viscerale e numerosi riflessi digestivi.
E in questa rete interviene anche il Sistema Endocannabinoide (SEC).

MA COSA SUCCEDE QUANDO INTERVIENE IL THC?
Uno studio pubblicato sul British Journal of Pharmacology nel 2009 ha osservato che il THC riduceva alcune aperture transitorie dello sfintere esofageo.
Sembrerebbe un vantaggio.
Ma contemporaneamente riduceva la pressione della valvola e la frequenza della deglutizione, due meccanismi importanti per proteggere l'esofago dall'acido.
Alle dosi più elevate sono inoltre comparsi nausea, vomito e altri effetti indesiderati.
UN EFFETTO APPARENTEMENTE FAVOREVOLE PUÒ QUINDI ACCOMPAGNARSI AD ALTRI EFFETTI SFAVOREVOLI.

E IL C*D ISOLATO?
Il C*D agisce diversamente dal THC e viene studiato per la sua capacità di modulare diversi sistemi coinvolti nella sensibilità viscerale e nella risposta infiammatoria.

Uno studio clinico randomizzato pubblicato su Clinical Gastroenterology and Hepatology ha osservato che il C*D purificato migliorava alcuni sintomi della gastroparesi, tra cui nausea e vomito.
La gastroparesi non è il reflusso, ma il risultato dimostra che il C*D possiede attività clinicamente osservabili anche nell'apparato digerente.

ED ECCO LA DOMANDA CHE CI INTERESSA.
Se il Sistema Endocannabinoide contribuisce a regolare la comunicazione fra cervello e apparato digerente, perché non approfondire il possibile impiego del C*D isolato, senza introdurre necessariamente il THC?

È LA SCELTA CHE AGRILAB HA FATTO NEL 2009.
Abbiamo preferito una singola molecola purificata, controllabile e standardizzabile, distinguendola dalle miscele di cannabinoidi.
Non perché fossimo obbligati ma perché prima di scegliere che cosa vendere, bisogna comprendere che cosa vogliamo ottenere e quali rischi vogliamo evitare.

Vi invitiamo pertanto a leggere gli studi scientifici.

Per informazioni e studi scientifici WhatsApp 347 110 3543.

DEPRESSIONE: QUANDO IL SOLLIEVO RISCHIA DI DIVENTARE TRISTEZZACercare di stare meglio e ritrovarsi, nel tempo, a stare p...
28/10/2026

DEPRESSIONE: QUANDO IL SOLLIEVO RISCHIA DI DIVENTARE TRISTEZZA

Cercare di stare meglio e ritrovarsi, nel tempo, a stare peggio. È possibile?

Molte persone utilizzano cannabis anche per cercare sollievo da tensione, tristezza e disagio emotivo.
Ma cosa accade quando una sostanza che inizialmente sembra migliorare l'umore viene assunta ripetutamente?

LA RICERCA CI DICE QUALCOSA DI IMPORTANTE.
Nel 2025, sulla rivista scientifica Psychological Medicine, è stata pubblicata una meta-analisi di 22 studi longitudinali.
I ricercatori hanno riscontrato che l'uso di cannabis era associato a una maggiore probabilità di sviluppare depressione.
Un'altra revisione scientifica, pubblicata nel 2024, ha collegato il consumo di cannabis anche a un decorso meno favorevole nei pazienti già affetti da disturbi dell'umore.

MA IL CERVELLO NON RISPONDE ALLO STESSO MODO A TUTTI I CANNABINOIDI.
Il THC agisce sui recettori CB1 e può modificare i circuiti cerebrali coinvolti nella ricompensa, nella motivazione e nella regolazione emotiva.

Il C*D possiede invece un profilo farmacologico differente.
La ricerca sperimentale ha osservato effetti simili a quelli antidepressivi del C*D, studiando meccanismi che coinvolgono la serotonina, il Sistema Endocannabinoide e la neuroplasticità.
Sono risultati promettenti.

ED ECCO IL PARADOSSO CHE CI INTERESSA.
Perché continuiamo a parlare genericamente di cannabis medica, quando al suo interno troviamo molecole differenti?
Bedrocan contiene prevalentemente THC e quantità molto basse di C*D.
FM2 contiene entrambe le molecole, in proporzioni diverse.

C'è un particolare che merita attenzione: il C*D è l"unica molecola sempre presente nelle specifiche delle diverse varietà di cannabis medica, anche se in quantità molto differenti.

Ma la presenza del C*D non cancella automaticamente gli effetti del THC.
Se vogliamo studiare e valorizzare le proprietà del C*D, perché non considerarlo separatamente?

Se la ricerca scientifica documenta che il THC può peggiorare alcune patologie, mentre il C*D mostra effetti benefici in determinate condizioni, non sarebbe più ragionevole valutare il C*D isolato, evitando di introdurre anche il THC e i rischi che lo accompagnano?

È PROPRIO QUESTA LA SCELTA DI AGRILAB.
Dal 2009 abbiamo preferito lavorare con C*D isolato: una singola molecola purificata, controllabile e standardizzabile, senza associarla necessariamente al THC.
Non perché fossimo obbligati ma perché prima di vendere un prodotto bisogna scegliere ciò che vogliamo ottenere e ciò che vogliamo evitare.

Il nostro obiettivo è far conoscere differenze farmacologiche che troppo spesso vengono trascurate.
Non chiediamo a nessuno di crederci sulla parola per questo vi invitiamo a leggere gli studi.

Per informazioni e studi scientifici WhatsApp 347 110 3543.

QUANDO LA CURA DIVENTA UN'ALTRA DIPENDENZASi comincia per stare meglio. Ma cosa succede quando diventa difficile smetter...
27/10/2026

QUANDO LA CURA DIVENTA UN'ALTRA DIPENDENZA

Si comincia per stare meglio.
Ma cosa succede quando diventa difficile smettere?

Alcune persone ci hanno contattato raccontandoci di aver iniziato a utilizzare cannabis medica per alleviare determinati disturbi, ritrovandosi poi con un problema inatteso: la difficoltà di interromperne l'assunzione.
Ci hanno chiesto se il C*D isolato potesse aiutarle.
La risposta più interessante arriva proprio dalla neurobiologia.

IL CERVELLO SI ABITUA AL THC.
Il THC stimola i recettori CB1 del Sistema Endocannabinoide.
Con l'esposizione ripetuta, il cervello può ridurne la disponibilità, adattandosi alla presenza della sostanza.
Quando il THC viene sospeso, possono comparire ansia, irritabilità, insonnia, perdita di appetito e desiderio di assumerlo nuovamente.
Non è una supposizione.
Uno studio pubblicato su Molecular Psychiatry ha documentato queste modificazioni cerebrali e il loro recupero dopo un periodo di astinenza.

23.518 PERSONE STUDIATE. UN RISULTATO SORPRENDENTE.
Una meta-analisi pubblicata su JAMA Network Open nel 2020 ha rilevato che il 47% degli utilizzatori regolari o dipendenti studiati manifestava sintomi di astinenza.
Quasi uno su due.
E allora viene spontanea una domanda:
Perché continuare a sostenere che la cannabis non possa creare dipendenza?

E SE UNA MOLECOLA DIVERSA POTESSE AIUTARE A USCIRNE?
Nel 2020,The Lancet Psychiatry ha pubblicato uno studio clinico controllato su 82 persone con disturbo da uso di cannabis.
I ricercatori hanno osservato che il C*D purificato, nelle condizioni sperimentali studiate e con supporto psicologico, favoriva la riduzione del consumo e un aumento dei giorni di astinenza rispetto al placebo.
Non solo: il trattamento è risultato ben tollerato e non sono stati registrati eventi avversi gravi.
Sono risultati preliminari, ma scientificamente importanti.

ED ECCO LA DIFFERENZA CHE CONTINUIAMO A SOTTOLINEARE.

Il THC può produrre dipendenza e una vera sindrome di astinenza. Un fenomeno che conosciamo anche per altre sostanze, come le benzodiazepine, sebbene con meccanismi e conseguenze differenti.

Il C*D isolato, invece, non provoca l'intossicazione tipica del THC ed è studiato anche come possibile aiuto per superarne la dipendenza, senza sostituire una sostanza intossicante con un'altra.

PERCHÉ AGRILAB HA SCELTO IL C*D ISOLATO?

Dal 2009 abbiamo scelto di lavorare con una singola molecola purificata, senza associarla necessariamente al THC.
Non perché fossimo obbligati a venderla.
Ma perché prima di vendere un prodotto bisogna decidere che cosa metterci dentro. E soprattutto che cosa lasciare fuori.

Non chiediamo a nessuno di crederci sulla parola, pertanto vi invitiamo a leggere gli studi.

Non chiediamo a nessuno di crederci sulla parola. Vi invitiamo a leggere gli studi.

Dal 2009 abbiamo fatto questa scelta proprio studiando la letteratura scientifica, che già allora raccontava una storia diversa da quella che ancora oggi sentiamo nella narrazione quotidiana.

Per informazioni o per ricevere gli studi scientifici: WhatsApp 347 110 3543.

IL CUORE NON LEGGE LE ETICHETTEPrima di scegliere un prodotto, bisogna scegliere che cosa metterci dentro.Molte persone ...
26/10/2026

IL CUORE NON LEGGE LE ETICHETTE

Prima di scegliere un prodotto, bisogna scegliere che cosa metterci dentro.

Molte persone non comprendono perché nei nostri articoli confrontiamo così spesso la cannabis medica contenente THC con il C*D isolato.
Qualcuno pensa che lo facciamo semplicemente perché vendiamo prodotti al C*D isolato.
Ma questa osservazione parte dalla domanda sbagliata.
Prima di vendere un prodotto, un'azienda deve decidere quale prodotto realizzare.

AgriLab non era obbligata a scegliere il C*D isolato. Avremmo potuto orientarci verso preparazioni contenenti diversi cannabinoidi, compreso il THC come hanno fatto molti altri con i full-spectrum e FECO.
Abbiamo invece fatto una scelta precisa, già nel 2009.

La domanda giusta, allora, è un'altra: perché abbiamo scelto il C*D isolato e non preparazioni contenenti THC?
Innanzitutto perché il C*D isolato è una singola molecola purificata, mentre un estratto di cannabis contiene una miscela di sostanze, le cui proporzioni possono variare.
Ma soprattutto perché il THC, indipendentemente dalle proprietà terapeutiche che gli vengono attribuite, presenta rischi documentati che non possiamo ignorare.

PRENDIAMO IL CUORE, PER ESEMPIO.
Nel marzo 2025, sulla rivista scientifica JACC Advances, è stato pubblicato uno studio che ha esaminato i dati di oltre 4,6 milioni di adulti sotto i 50 anni.
Confrontando utilizzatori e non utilizzatori di cannabis, dopo opportuni aggiustamenti statistici, i ricercatori hanno osservato:
• Infarto: rischio relativo circa 6 volte maggiore.
• Ictus ischemico: rischio relativo circa 4 volte maggiore.
• Insufficienza cardiaca: rischio relativo circa 2 volte maggiore.
Sono risultati che meritano grande attenzione.

E NON È L'UNICO STUDIO.
Sempre nel 2025, una revisione scientifica pubblicata sulla rivista Heart ha analizzato 24 studi.
I risultati hanno evidenziato, tra gli utilizzatori di cannabis:
• Un aumento relativo del 29% del rischio di sindrome coronarica acuta.
• Un aumento relativo del 20% del rischio di ictus.
• Un rischio relativo di mortalità cardiovascolare circa 2,1 volte quello dei non utilizzatori.

MA PERCHÉ IL THC PUÒ INFLUIRE SUL CUORE?
Il THC interagisce con il sistema endocannabinoide e può modificare la regolazione cardiovascolare.
Può aumentare la frequenza cardiaca, influenzare la pressione arteriosa e aumentare la richiesta di ossigeno del cuore.
Sono effetti che assumono particolare importanza nelle persone con problemi cardiovascolari.
Non è AgriLab a sostenerlo ma l'American Heart Association che ha richiamato l'attenzione sui rischi cardiovascolari associati all'uso di cannabis.

E IL C*D ISOLATO?
È una molecola diversa, con un profilo farmacologico differente, che non produce l'intossicazione caratteristica del THC.
Questo significa che non esiste alcuna ragione scientifica per attribuirgli automaticamente i rischi osservati con la cannabis contenente THC.

ECCO PERCHÉ ABBIAMO FATTO UNA SCELTA.
Purezza, tracciabilità, standardizzazione, controllabilità e possibilità di valutare una singola molecola senza introdurre necessariamente il THC.
Sono questi i principi che hanno orientato AgriLab fin dal 2009.

Non abbiamo scelto il C*D isolato perché dovevamo venderlo.
Abbiamo scelto di lavorare sul C*D isolato perché ritenevamo fosse la strada giusta.
E oggi continuiamo a spiegare scientificamente le ragioni di quella decisione.

Non chiediamo a nessuno di crederci sulla parola.

Invitiamo semplicemente a leggere gli studi.

Per informazioni e studi scientifici scrivere su WhatsApp 347 110 3543

BEDROCAN: QUANDO LA CURA DIVENTA UN PERCORSO AD OSTACOLIUn'azienda fallisce. Molti pazienti rischiano di dover cambiare ...
25/10/2026

BEDROCAN: QUANDO LA CURA DIVENTA UN PERCORSO AD OSTACOLI

Un'azienda fallisce.
Molti pazienti rischiano di dover cambiare prodotto.
Ma siamo sicuri che sostituire una cannabis medica con un'altra significhi ottenere gli stessi effetti?

L'8 ottobre 2026 è stato dichiarato il fallimento di Bedrocan International B.V., società olandese legata a uno dei nomi più conosciuti della cannabis terapeutica.
Una notizia che pone interrogativi importanti sulla continuità delle forniture, anche in Italia.
E per chi utilizza cannabis medica da anni, il problema non è soltanto trovare un prodotto alternativo.
È ritrovare lo stesso equilibrio.

LA STESSA CANNABIS? NON NECESSARIAMENTE.
Bedrocan ha sviluppato sistemi di coltivazione standardizzata per garantire una composizione controllata e riproducibile dei propri prodotti.
Ma se una varietà non è più reperibile, sostituirla non significa necessariamente ottenere lo stesso risultato.
Cambiano le genetiche, possono cambiare le percentuali di THC e C*D, il profilo dei terpeni e la risposta individuale.
Anche un'alternativa prodotta secondo rigorosi standard farmaceutici potrebbe non essere equivalente alla precedente.
Lo stesso problema è stato evidenziato dal farmacista Marco Ternelli nell'intervista pubblicata da Farmacista33 il 23 ottobre 2026.

E allora, che cosa deve fare un paziente?
Tornare dal medico?
Modificare la prescrizione?
Cercare una farmacia con un prodotto alternativo?
Adattarsi a una preparazione diversa?
Sono difficoltà concrete che possono compromettere la continuità di una terapia.

MA GLI OSTACOLI NON FINISCONO QUI.
Le preparazioni di cannabis medica contenenti THC comportano altre questioni che spesso vengono sottovalutate.
Il THC può alterare attenzione, coordinazione, memoria e capacità di reazione. Può inoltre provocare ansia, tachicardia e altri effetti indesiderati.

Nel 2020 uno studio clinico pubblicato su JAMA ha dimostrato che preparazioni contenenti THC peggioravano significativamente il controllo laterale del veicolo durante la guida.
Una preparazione prevalentemente C*D non aveva mostrato nessun peggioramento.

E PER CHI DEVE GUIDARE?
In Italia l'articolo 187 del Codice della Strada prevede conseguenze anche molto gravi, compresa la sospensione o la revoca della patente, quando ricorrono le condizioni di legge per la guida dopo l'assunzione di sostanze stupefacenti.

PERCHÉ QUINDI NON USARE IL C*D ISOLATO?
Perché dovremmo necessariamente associarlo al THC?
Il C*D isolato permette di lavorare con una singola molecola, senza gli effetti intossicanti tipici del THC.
È possibile ottenere materie prime di elevata purezza, verificarne analiticamente la composizione, controllare i lotti e sviluppare formulazioni riproducibili.
Restano naturalmente da considerare le prove di efficacia per ciascun utilizzo, le possibili interazioni, le dosi e le norme applicabili alle diverse formulazioni.

ED ECCOCI ALLA DOMANDA CHE CI VIENE RIVOLTA SPESSO.
«Ma voi di AgriLab fate questi articoli perché vendete C*D isolato?»
Forse sarebbe più interessante chiedersi:
Perché AgriLab ha scelto di lavorare sul C*D isolato?

Proprio perché riteniamo fondamentali purezza, controllabilità, tracciabilità, riproducibilità e possibilità di distinguere gli effetti del C*D da quelli del THC.
Vogliamo prodotti ben caratterizzati, gestibili, con costi sostenibili e senza introdurre inutilmente una componente psicotropa e soprattutto legali e che possano essere spediti a casa.
Significa avere scelto una strada diversa, più semplice e senza problemi.

Non abbiamo scelto il C*D isolato per poter scrivere questi articoli.
Scriviamo questi articoli anche per spiegare perché abbiamo scelto il C*D isolato.

AgriLab ha fatto questa scelta nel 2009 e ci sembra che i risultati ci stiano dando ragione.
Negli anni abbiamo assistito a un settore delle infiorescenze che, invece di affrontare seriamente i problemi normativi e adeguare i propri prodotti, ha troppo spesso preferito cambiare le etichette per continuare a commercializzarli.
Un comportamento le cui conseguenze non ricadono soltanto sui consumatori, spesso inconsapevoli, ma sull'intero comparto, compromettendone credibilità e futuro.
Noi abbiamo scelto fin dall'inizio una strada diversa, quella del C*D isolato, senza incontrare gli stessi problemi legati alle infiorescenze.

Per informazioni scrivere su WhatsApp 347 110 3543

Indirizzo

Via Cavalieri Di Vittorio Veneto 12
Albenga
17031

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