15/07/2026
Manchi ❤️
«Per me non è soltanto il ricordo di un Maestro. È il ricordo di una persona con la quale ho condiviso molti anni di lavoro, in un rapporto che andava ben oltre la collaborazione professionale.
Da lui ho imparato molto dell’ematologia, ma soprattutto ho assorbito un modo di concepire la che oggi, forse, avremmo bisogno di riscoprire.
La sua intuizione più moderna non fu soltanto quella di promuovere studi clinici innovativi, ma di costruire una . Una rete nella quale ogni centro, grande o piccolo, potesse contribuire con pari dignità a un progetto comune.
Non esistevano protagonisti solitari.
Esisteva una comunità scientifica che lavorava insieme.
Molti dei progressi che hanno cambiato la storia dell’ematologia sono nati proprio così: dalla , dallo scambio continuo di idee, dalla fiducia reciproca tra gruppi di ricerca, dalla capacità di superare i confini delle singole istituzioni. Non è un caso che gli studi che hanno lasciato un segno siano quasi sempre quelli costruiti attraverso grandi reti collaborative, nazionali e internazionali.
ci ha insegnato un’altra metrica del successo. Non chiedeva quanti lavori avessimo pubblicato, ma quanti centri fossimo riusciti a coinvolgere. Misurava il valore di uno studio dalla sua capacità di cambiare la pratica clinica e di offrire a un numero sempre maggiore di pazienti un accesso equo alle migliori cure disponibili. Era convinto che una buona idea acquistasse valore soltanto quando diventava patrimonio di una comunità scientifica.
Ripensando oggi a lui, il ricordo più vivo non è soltanto quello dello scienziato o del clinico. È quello di un uomo capace di costruire una comunità, nella quale l’ambizione personale trovava la sua misura nel successo collettivo. Una comunità in cui la leadership non serviva a occupare stabilmente il centro della scena, ma a mettere altri nelle condizioni di guidare il progetto successivo.
In un’epoca in cui anche la ricerca rischia talvolta di essere influenzata da logiche di visibilità, di competizione permanente e di accumulo di consenso scientifico, la lezione di Franco Mandelli conserva una straordinaria attualità.
Perché la ricerca non appartiene ai ricercatori, né alle istituzioni.
Appartiene ai .
E il modo migliore per ricordare Franco Mandelli è continuare a difendere quella cultura della collaborazione che ha contribuito a fare dell’ematologia italiana, anche attraverso la rete GIMEMA, un esempio riconosciuto ben oltre i confini del nostro Paese».
Marco Vignetti, presidente della Fondazione GIMEMA, ricorda il Professor Franco Mandelli.
ɪᴍᴍᴀɢɪɴᴇ ɢᴇɴᴇʀᴀᴛᴀ ɢʀᴀᴢɪᴇ ᴀʟ sᴜᴘᴘᴏʀᴛᴏ ᴅᴇʟʟ'ᴀɪ