06/03/2026
🍃PENSIERI IN LIBERTÀ
Quante relazioni finiscono per motivi personali trasposti sull'altro?
Quante volte attribuiamo all'altro la responsabilità delle nostre emozioni?
Quante volte chiamiamo "normalità" una realtà che è solo nostra?
Se esistesse una realtà oggettuale avremmo le stesse reazioni ai medesimi input. Sappiamo che non è così e chiamiamo questa differenza "personalità".
Questo uso leggero e frequente della parola ha allontanato la derivazione originaria che deriva da -persona- o -della persona.
Persona come singolo individuo, caratterizzati dal tale tratto che lo diversifica da un altro.
Qui di oggettuale non c'è comunque nulla.
Bisogna quindi ammettere che l'interpretazione del mondo e le emozioni che ci suscita l'ambiente circostante è soggettiva, è personale.
Quella tua specifica reazione deriva da un tuo modo personale e soggettivo di interpretare ciò che ti trovi davanti. Le emozioni sono le tue, conseguenza della concatenazione di collegamenti interni a te, i quali non sono oggettivi e, cosa più importante, sono completamente estranei all'altro che si pone (nelle relazioni per esempio, di qualsiasi tipo).
Riconosciuto pare aprirsi una scelta: opporsi e chiudersi nel proprio mondo protetto e sicuro (seppur più cupo) o assecondare con la curiosità di chi percepisce che oltre la paura può esserci un altro mondo.
Se si riesce a fare questo, se si riesce ad abbassare lo scudo con fiducia, uscendo dai propri schemi, assecondando il bisogno primo, che sta alla base di tutto, finalmente n**o e vulnerabile, se si riesce a fare questo...beh.
È una di quelle scelte di cui è impossibile pentirsi.