Psicologa Francesca Chianello

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Settembre ricorda tanto il capodanno: nuovi orari, nuovi incastri, buoni propositi e quella sensazione che sia arrivato ...
01/09/2026

Settembre ricorda tanto il capodanno: nuovi orari, nuovi incastri, buoni propositi e quella sensazione che sia arrivato il momento di rimettere tutto in ordine. Per me quest’anno lo è ancora di più: due inserimenti al nido, una nuova organizzazione familiare e, tra poco, la ripresa lavorativa. Insomma, parecchi equilibri da riscrivere!

Ma c’è una cosa che provo a ricordarmi — e che può essere utile anche a chi vive settembre con la pressione del “da oggi devo…”: non è necessario fare, organizzare, cambiare… tutto insieme. Può essere più utile fermarsi e chiedersi: cosa voglio mantenere? Cosa, invece, oggi non funziona più? Di cosa ho bisogno in questa nuova fase? Perché ripartire non significa tornare alla casella di partenza. Significa partire da ciò che siamo oggi, con quello che nel frattempo abbiamo imparato!!

Per questo, settembre non chiede di ripartire da zero bensì di capire da dove vuoi ripartire. 🌱

Non sempre il senso di colpa ci sta dicendo che abbiamo sbagliato.A volte compare quando facciamo qualcosa che, semplice...
27/08/2026

Non sempre il senso di colpa ci sta dicendo che abbiamo sbagliato.
A volte compare quando facciamo qualcosa che, semplicemente, non siamo abituati a fare.

Dire di no.
Mettere un limite.
Chiedere qualcosa per noi.
Non essere sempre disponibili.
Scegliere senza avere l’approvazione dell’altro.

Se per molto tempo abbiamo imparato che per essere amati, accettati o per evitare un conflitto fosse necessario adattarci, iniziare a comportarci diversamente può farci sentire in colpa.
Non perché stiamo facendo qualcosa di sbagliato, ma perché stiamo interrompendo uno schema conosciuto! È qui che può essere utile fare una distinzione: ho fatto qualcosa che va contro i miei valori o ha danneggiato qualcuno? Oppure sto semplicemente tollerando il disagio di aver dato spazio anche a me?

Il senso di colpa è un’emozione importante.
Ma non è sempre una prova della nostra colpevolezza.
A volte è il prezzo emotivo, iniziale, di un confine che prima non riuscivamo a mettere.

24/07/2026
Di mestiere incontro persone che portano con sé ferite, mancanze, parole mai dette o dette nel modo sbagliato. Molte di ...
02/07/2026

Di mestiere incontro persone che portano con sé ferite, mancanze, parole mai dette o dette nel modo sbagliato. Molte di queste storie hanno a che fare con i genitori. Con ciò che è mancato, con ciò che avrebbe potuto essere diverso, con gli errori che hanno lasciato inevitabilmente un segno. Con la mia famiglia, non sono più soltanto una terapeuta, anzi, non lo sono proprio, sono una mamma. Una mamma che, come tutti i genitori, cerca di fare del proprio meglio con gli strumenti che ha, con la stanchezza che si porta addosso e con l’amore immenso che prova.

È una posizione particolare, oserei dire paradossale. Da una parte, ascolto figli che cercano di “comprendere” il passato. Dall’altra provo a costruire il presente dei miei. E forse una delle cose più importanti che questo lavoro mi ha insegnato è che non esistono genitori perfetti. Esistono però i genitori che amano, che provano, che a volte sbagliano e che, quando possono, riparano.
Dura capirlo, eh si. Quotidianamente ricordo a me e a chi mi circonda che crescere un figlio significa anche accettare che lasceremo delle tracce, belle e brutte. La differenza non sta nel non commettere errori, ma nella capacità di riconoscerli, comprenderli, mettersi in discussione e continuare a esserci.

Da quando sono diventata mamma, ascolto certe storie con una consapevolezza diversa. Non perché abbia tutte le risposte, ma perché conosco molto meglio il peso delle responsabilità, dei dubbi, dei sensi di colpa infiniti, della paura di sbagliare e del desiderio profondo di fare bene. Credo che è proprio questo che rende umani sia i genitori che i figli.

Nessun figlio avrà genitori perfetti, impossibile, ma ogni figlio merita genitori disposti a mettersi in discussione. ❤️

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C’è una cosa che noto molto spesso nelle persone che incontro ogni giorno. Sono persone competenti, presenti, affidabili...
23/06/2026

C’è una cosa che noto molto spesso nelle persone che incontro ogni giorno. Sono persone competenti, presenti, affidabili. Persone che si occupano del lavoro, della famiglia, della casa, dei figli, delle relazioni. Persone che, in un modo o nell’altro, riescono sempre a far fronte a tutto ma c’è un dettaglio che si ripete continuamente: fanno un’enorme fatica a chiedere aiuto. Come se il valore personale dipendesse dalla capacità di farcela sempre e comunque da soli!

Con il tempo, questa modalità diventa quasi automatica. Ci si abitua a trattenere la stanchezza, a rimandare i propri bisogni, a pensare che sia normale caricarsi sulle spalle ogni responsabilità.

E così, piano piano, ci si convince che chiedere supporto sia qualcosa da evitare. In realtà è vero il contrario! Chiedere aiuto richiede coraggio. Richiede la capacità di fermarsi e dirsi: “Da sola, questa volta, non ce la faccio”. E non c’è nulla di sbagliato in questo, anzi!! Essere autonomi è sicuramente una risorsa, ma pensare di dover essere sempre autosufficienti può diventare una trappola, pericolosissima!

A volte la vera forza non è resistere a tutti i costi, ma permettere a qualcuno di esserci.

💭 Tu a quale gruppo appartieni? A quello che chiede aiuto quando ne ha bisogno o a quello che prova a fare tutto da solo fino allo sfinimento?

C’è una cosa che noto molto spesso nelle persone che incontro ogni giorno. Sono persone competenti, presenti, affidabili...
23/06/2026

C’è una cosa che noto molto spesso nelle persone che incontro ogni giorno. Sono persone competenti, presenti, affidabili. Persone che si occupano del lavoro, della famiglia, della casa, dei figli, delle relazioni. Persone che, in un modo o nell’altro, riescono sempre a far fronte a tutto. Ma c’è un dettaglio che si ripete continuamente: fanno un’enorme fatica a chiedere aiuto. Come se il valore personale dipendesse dalla capacità di farcela sempre e comunque da soli.
Con il tempo, questa modalità diventa quasi automatica. Ci si abitua a trattenere la stanchezza, a rimandare i propri bisogni, a pensare che sia normale caricarsi sulle spalle ogni responsabilità. E così, piano piano, ci si convince che chiedere supporto sia qualcosa da evitare.

In realtà è vero il contrario.

Chiedere aiuto richiede coraggio.

Richiede la capacità di fermarsi e dirsi: “Da sola, questa volta, non ce la faccio”. E non c’è nulla di sbagliato in questo. Perché essere autonomi è una risorsa, ma pensare di dover essere sempre autosufficienti può diventare una trappola. A volte la vera forza non è resistere a tutti i costi, ma permettere a qualcuno di esserci.

💭 Tu a quale gruppo appartieni? A quello che chiede aiuto quando ne ha bisogno o a quello che prova a fare tutto da solo fino allo sfinimento?

Ogni giorno incontro persone estremamente capaci. Persone che lavorano, si prendono cura della famiglia, ricordano appun...
22/06/2026

Ogni giorno incontro persone estremamente capaci. Persone che lavorano, si prendono cura della famiglia, ricordano appuntamenti, organizzano, sostengono gli altri, trovano soluzioni e, nonostante la stanchezza, continuano ad andare avanti.

Spesso, però, c’è un aspetto che accomuna molte di loro: la difficoltà a chiedere aiuto. Come se farcela da soli fosse diventato un metro con cui misurare il proprio valore! Con il tempo, ci si abitua a reggere tutto, così tanto da dimenticare che affidarsi a qualcuno non significa essere meno forti, anzi, a volte è proprio il contrario.

Dovremmo riconoscere e ricordare che chiedere aiuto è una forma di consapevolezza, non di debolezza:
- vuol dire riconoscere i propri limiti senza viverli come un fallimento;
- ⁠vuol dire smettere di pretendere da sé stessi l’impossibile.

💭 Ti viene facile chiedere aiuto oppure tendi a fare tutto da solo/a?

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