12/08/2016
Oggi alla Convocazione è la giornata di celebrazione della Cerimonia del Kriya Yoga, il battesimo spirituale che il Maestro ci elargisce attraverso i Suoi Monaci. Per onorare questo avvenimento condividiamo un discorso di Brother Anandamoy.
Ci scusiamo per la lunghezza del post, ma è talmente bello e arricchente che vale la pena leggerlo tutto. Jai Guru! :-)
KRIYA YOGA: LA VIA D’ACCESSO PER L’INFINITO
di Brother Anandamoy
Nei nostri sermoni in questi templi, parliamo dei vari aspetti di Dio, dell’uomo e del suo rapporto con la creazione e con Dio, delle diverse leggi spirituali, del karma, della reincarnazione e così via. E parliamo delle varie componenti della vita spirituale: la devozione, l’introspezione, il gusto atteggiamento, il canto e molti altri argomenti. Ma non dobbiamo mai dimenticare che il fulcro di questi insegnamenti, la loro vera essenza, è il Kriya Yoga. Voglio mettere particolarmente in risalto questo punto poiché questa è la principale missione della SRF. Anche gli altri aspetti della vita spirituale che ho menzionato sono importanti, ma la gente li conosceva, più o meno, prima della venuta del Maestro. Invece non conosceva il Kriya Yoga, la più elevata scienza dell’uomo, la più grande scienza religiosa, la massima tecnica per la realizzazione di Dio.
II Kriya Yoga è una scienza antica. Ma durante le età oscure la conoscenza del Kriya andò perduta, perché la gente non era in grado di comprendere il significato delle sottili forze dell’elettricità e dell’energia con le quali opera il Kriya Yoga. Ora però siamo in una nuova era, un’era scientifica, e la gente può di massima comprendere di nuovo il principio del Kriya Yoga. Kriya significa adorazione di Dio, vera adorazione.
Vorrei sviluppare questo punto, poiché penso che molti devoti non lo comprendano bene. Il processo della ‘sadhana’ o disciplina spirituale si basa sul ‘pranayama’. Ora, io penso che la maggior parte di voi sappia che ‘pranayama’ non significa esercizi di respirazione, anche se molti libri di Yoga lo interpretano in questo modo. ‘Prana’ significa energia; ‘yama’ significa controllo. Il ‘Pranayama’ è il controllo cosciente dell‘energia vitale nel corpo.
La nostra natura non è così fisica come tendiamo a credere! Piú importante dei processi fisici è ciò che accade ‘al di sotto’ di essi, il sottile flusso del ‘prana’. Quando respiriamo, nel corpo c’è un flusso corrispondente di energia vitale. Questo è ciò che dobbiamo comprendere: ogni azione, pensiero, ed emozione dirige quell’energia in particolari canali nervosi. E dove c’è l’energia c’è anche la coscienza.
Nella nostra normale coscienza di veglia, questa energia vitale scorre solo in canali superficiali, movendosi automaticamente verso l’esterno nei muscoli e nei sensi, dandoci la percezione esteriore di questo mondo fisico. In questo stato la nostra coscienza è in sintonia solo con le grossolane vibrazioni della materia. Ma per mezzo del Kriya Yoga, il Guru ci insegna come incanalare questo ‘prana’ nella ‘sushumna’, un canale molto sottile della spina dorsale, in cui troviamo i centri spirituali e la sede della nostra coscienza divina, dove troviamo Dio dentro di noi.
Quando cominciamo a praticare il Kriya Yoga, ci accorgiamo che non sembra affatto facile e naturale. Perché? Perché per tanti lunghi anni, molte vite, abbiamo formato abitudini di azione, pensiero ed emozione, che hanno scavato determinati solchi o modalità di flusso del prana. Via via che l’energia vitale si accumula negli esteriori strumenti sensoriali della percezione, questi diventano dei ‘magneti’ che attirano la nostra energia verso il mondo esterno, dandoci quindi una coscienza limitata, mortale e materiale. Il Kriya Yoga ci permette di reincanalare questa energia vitale, di creare pian piano un magnete nel canale più profondo e sottile della spina dorsale, e in particolare nei centri spirituali superiori. Questo magnete conduce l’energia, e quindi la coscienza, all’interno. Gradualmente, la realizzazione di ciò che veramente siamo diventa attiva nella nostra coscienza. Noi non siamo questo corpo; esso è solo l’involucro. Noi non siamo questa mente; essa è solo uno strumento di superficie. Noi non siamo le ordinarie emozioni umane. Noi siamo la divina coscienza di Dio.
Nel 1950, all’inizio della primavera, mi trovai col Maestro nel deserto per qualche mese. E ogni tanto lui mi diceva: “Pratica il Kriya con profonda concentrazione”. Ma a quel tempo non avevo ancora la tecnica. Gli dicevo: “Signore, quando me la impartirete?” Lui rispondeva: “Presto”.
La volta dopo, di nuovo mi diceva: “Pratica il Kriya con profonda concentrazione”. E io: “Signore, quando me la darete?” Di nuovo lui rispondeva: “Presto”. E io: “Accidenti, ma quand’è che riceverò questo Kriya?!”
Poi un giorno mi disse: “Ricorda sempre: Kriya Yoga più devozione, funziona come la matematica; non può fallire”. Ed è vero. È una scienza. Quelli di voi che avanzano con difficoltà, e che talvolta sentono di non ricavarne molto, continuino ad impegnarsi. Ricordate questo: funziona come la matematica.
Ma è un processo graduale. All’inizio, e per un certo periodo di tempo, un devoto può non accorgersi di ciò che sta succedendo; prima che il magnete si rafforzi, sembra che non succeda niente. Questa è la prova da affrontare. È durante questo periodo che alcuni devoti possono pensare: “Dopotutto, questo Kriya non è di gran valore. Forse non funziona veramente”. Ed alcuni smettono di praticarlo e arrivano persino ad abbandonare completamente il sentiero spirituale. Altri ritornano a pratiche più superficiali: la semplice preghiera e la devozione; la meditazione passiva; ore di canto; o forse interminabili letture di libri spirituali, che non ci daranno mai la realizzazione di Dio.
Ma coloro che continuano a praticare il Kriya credendo nelle parole del Maestro, vedranno alla fine che lo sforzo accumulato ha dato i suoi frutti: il magnete spirituale interiore è diventato forte. Sapete, più corrente circola in un magnete, più forte è il magnete e più ha potere di attrazione; questo è scientifico. Con la pratica regolare del Kriya, si ritira sempre più energia dalle percezioni esterne e si porta la coscienza all’interno, verso la percezione di Dio. Persistete, e un giorno farete una ‘conquista’ nella vostre percezioni spirituali. Col tempo chi ha praticato il Kriya a lungo e con devozione comincia a procedere spiritualmente molto velocemente, come una meteora. Gli altri possono notare in lui un lieve cambiamento che lo rende molto attraente. Non c’è niente di misterioso in questo. Quel devoto ha semplicemente continuato a praticare il Kriya regolarmente, fedelmente, ogni giorno; ha fatto il suo lavoro, e questa è la conseguenza naturale.
Quel risveglio interiore è più seducente, più profondamente soddisfacente di qualunque esperienza che i sensi o la mente o le ordinarie emozioni umane possano dare. Quando lo sperimenterete, saprete che il Kriya Yoga funziona. Ma è un processo graduale; ci vuole tempo per costruire quel magnete nella spina dorsale.
Il Maestro ha detto: “Quando sentivo che Dio era lontano, praticavo il Kriya Yoga, e immediatamente Egli tornava ad essere con me”. E questo è ciò che scoprirà ognuno di noi. Certamente esistono vari gradi di consapevolezza. Ma una volta che il magnete si è formato nella spina dorsale, appena si pratica il Kriya, l’energia e la coscienza vengono attirati all’interno, dando la percezione di Dio. Allora Egli non è più solo un mito o una credenza; potete rendervi conto direttamente della Sua realtà.
La devozione comune da sola non basta per giungere a Dio, non è abbastanza pura. Ma la devota pratica del Kriya è la supplica dell’anima del devoto che vuole ricongiungersi a Dio. Senza il Kriya, la mente diviene irrequieta quando cerchiamo di pregare; non può rimanere concentrata sul Divino. Il Kriya porta la vera devozione. Ma dobbiamo praticarlo. Il Maestro ha detto: ”Praticate il vostro Kriya Yoga e vedrete cosa fa alla vostra vita... Il solo prendere l’iniziazione non porterà alcun bene. Dovete praticare”.
Kabir, un grande santo indiano del 15° secolo, disse: “Il Guru è come il lavandaio, e i discepoli sono i vestiti da lavare”. Avendo avuto la grande fortuna di essere stati attirati su questo sentiero, noi dobbiamo praticare ciò che il Guru ci ha insegnato, in modo che egli possa ‘lavare’ la nostra coscienza, trasformando il suo stato di identificazione con le cose mortali in uno di realizzazione di Dio attraverso il Kriya Yoga.
Il Guru rappresenta Dio; Egli ha pietà dei suoi discepoli e li conduce, attraverso il Kriya, allo stato supremo di coscienza. Egli ha la più grande compassione per i suoi discepoli.
Ognuno di noi prenda la risoluzione di praticare l’essenza degli insegnamenti del nostro Guru: il Kriya Yoga.
(DAL MAGAZINE SRF, FALL 1983)