22/06/2026
Il nome Calabria affascina storici e linguisti da secoli. Tra le interpretazioni più suggestive c’è quella che lo lega al greco antico Kalon-bryōn, “terra che fa nascere il bello” o “terra che fa sorgere il bene”. Un’espressione che sembra descrivere perfettamente questa regione, culla di civiltà fin dall’epoca della Magna Grecia.
Qui sorsero città ricchissime e culturalmente avanzate come Sibari, Crotone e Locri. A Crotone insegnò il filosofo Pitagora, fondando una scuola che avrebbe influenzato il pensiero occidentale per secoli. Filosofia, medicina, matematica e diritto fiorirono in queste terre molto prima che esistesse lo Stato italiano.
Nei secoli successivi la Calabria continuò a produrre ricchezza. Durante il periodo del Regno delle Due Sicilie, questa regione ospitava alcune delle più importanti realtà industriali del Mezzogiorno. Le Reali Ferriere di Mongiana, nel cuore delle Serre vibonesi, rappresentavano uno dei principali poli siderurgici della pen*sola, producendo armi, acciaio e materiali per l’industria del regno. Poco distante sorgeva il grande complesso metallurgico di Ferdinandea, una ferriera immersa nei boschi calabresi che testimoniava l’importanza economica e strategica dell’area.
Accanto a queste eccellenze industriali prosperavano produzioni agricole e commerciali: olio, agrumi, seta e soprattutto la liquirizia calabrese, esportata in tutta Europa. Porti, manifatture e commerci facevano della Calabria una terra tutt’altro che marginale.
Poi arrivò il 1861 e la cosiddetta Unità d'Italia. Con il nuovo assetto politico ed economico molte industrie meridionali entrarono in crisi o furono chiuse, e la Calabria iniziò a essere raccontata quasi esclusivamente attraverso stereotipi: brigantaggio, arretratezza e criminalità.
Eppure la storia racconta altro: la Calabria è, da millenni, la terra che fa nascere il bello.