Dott.ssa Grazia Salvatori Psicologa Frosinone

Dott.ssa Grazia Salvatori Psicologa Frosinone Consulenze individuali e di coppia. Tecniche di rilassamento. Psicologia del comportamento alimentare

Ci vuole coraggio anche per accettare che in determinati momenti è meglio se chiediamo aiuto; non sempre il tempo mette ...
16/08/2026

Ci vuole coraggio anche per accettare che in determinati momenti è meglio se chiediamo aiuto; non sempre il tempo mette ordine al caos delle nostre vite, a volte dobbiamo farlo noi.
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Settembre può essere un buon momento per ricominciare.

Con rispetto e delicatezza verso il prossimo però
14/07/2026

Con rispetto e delicatezza verso il prossimo però

16/06/2026
Mettere limiti e confini non è chiusura mentale, né chiusura verso l'altro ma salvaguardia della propria vita, dei propr...
16/06/2026

Mettere limiti e confini non è chiusura mentale, né chiusura verso l'altro ma salvaguardia della propria vita, dei propri spazi e della salute mentale

Paola Ferrari risponde alle critiche ricevute sul web.Intervistata dal Corriere della Sera, la giornalista ha commentato...
14/06/2026

Paola Ferrari risponde alle critiche ricevute sul web.
Intervistata dal Corriere della Sera, la giornalista ha commentato le critiche che si sono diffuse sui social dopo la sua apparizione per la Cerimonia d’apertura dei Mondiali:

“Sono ripetitivi e poco originali. Ho letto che qualcuno ha scritto ‘C’è la plastica su Rai1’. Io dico: cambiate canale per la plastica.
Sono sfottò che non mi fanno né caldo, né freddo. Se vogliamo ci rifacciamo, altrimenti no. Anche perché, se sei bella vuol dire che ti sei rifatta, però se non ti rifai sei una vecchia incartapecorita.

Come ho raccontato, io ho avuto un tumore alla pelle. La mia è chiara, molto sensibile, come quella di Sinner. Anzi colgo l’occasione, in vista dell’estate, per dire a tutti: attenzione, le pelli chiare sono a rischio melanomi. Mi hanno dovuto mettere 24 punti in faccia. Ora non si vedono quasi più perché i nostri chirurghi sono bravissimi. Non ho nessun problema agli occhi. Noi arriviamo dopo ore e ore di lavoro. Ma sono comunque in forma, seguo una disciplina, esercizio fisico.”

Questo è bullismo, se non sapete che battaglie affrontano le persone, tacete perché poi potrebbe capitare a voi e non penso vi piacerebbe essere presi in giro!

12/06/2026

«L'empatia è la cosa più misteriosa di cui è capace l'anima umana. L'empatia ti permette di capire chi sei, dopo esserti immerso nella storia della vita di un altro, quando guardi il mondo dal basso - verso l'alto - attraverso gli occhi e i cuori degli altri», Sue Monk Kidd, scrittrice americana.

Gli empatici sono estremamente sensibili all'energia degli altri. Hanno un dono innato di percepire e attraversare letteralmente le emozioni altrui, essendo molto sensibili.

Spesso, coloro che possiedono questi doni sono più naturali, più ricchi spiritualmente.

Tuttavia, il loro dono porta spesso a sentirsi depressi, "strizzati" come un limone, tristi e persi. Il lato oscuro dell'empatia è raramente osservato, ma comprenderlo è molto importante. Soprattutto per chi vive o lavora in empatia.

Le persone empatiche non riescono a controllare le proprie emozioni!

Potresti pensare che una persona empatica sia brava a gestire le emozioni e trovi facile controllare le proprie. Ma la verità è che gli empatici sono in una lotta costante per mantenere le proprie emozioni sotto controllo. Sentono così intensamente le emozioni altrui, in particolare la tristezza, che a volte possono entrare in depressione.

Faticano a distinguere tra le proprie emozioni e quelle degli altri, e anche a trovare altri empatici con cui condividere i loro pensieri.

Vengono "usati"

Finché gli empatici sono persone gentili che credono nella bontà, vengono spesso "usati" da individui meno onesti. Gli empatici sono naturalmente compassionevoli e buoni. Questo può attrarre persone che ricevono senza dare nulla in cambio.

Quando un empatico scopre di essere stato tradito, potrebbe cadere in una profonda depressione.

Si trascurano

Poiché gli empatici preferiscono dare piuttosto che ricevere, spesso trascurano se stessi, e questo influisce sulla loro mente e sul loro corpo. Gli empatici si affaticano a causa dello stress e delle preoccupazioni, dimenticando di prendersi cura di se stessi.

Faticano a innamorarsi

Essendo troppo sensibili alla crudeltà che accade nel mondo, per gli empatici è molto difficile fidarsi completamente di qualcuno. Non aprono il cuore perché temono di essere feriti. Non possono permettersi di innamorarsi, perché credono di non poter gestire una passione intensa.

Sentono di portare un peso pesante

Gli empatici sono sempre disponibili ad aiutare. Sentono di dover sostenere gli altri, ma considerano che sia un peso eccessivo, poiché non possono aiutare tutti quelli che incontrano. Comunque, nonostante quanto possa essere difficile, faranno tutto il possibile per risolvere i problemi altrui.

Gli empatici devono capire che non possono risolvere tutti i problemi del mondo. Affinché il lato oscuro dell'empatia non prenda il sopravvento sulla loro vita, devono smettere di condividere la propria energia con le persone che incontrano ogni giorno.

La violenza che colpisce un bambino non esplode dal nulla. Prima della tragedia, quasi sempre, esiste una lunga sequenza...
03/06/2026

La violenza che colpisce un bambino non esplode dal nulla. Prima della tragedia, quasi sempre, esiste una lunga sequenza di segnali ignorati, sofferenze silenziose e relazioni che si deteriorano lentamente sotto gli occhi di tutti.

Quando accadono fatti estremi, la reazione immediata è cercare una spiegazione semplice: mostri, follia, cattiveria assoluta. È una risposta umana, quasi inevitabile. Ma fermarsi lì significa perdere di vista ciò che rende davvero possibile la prevenzione.

La violenza grave raramente nasce all’improvviso.

Molto spesso cresce nel tempo.
In silenzio.
Dentro relazioni deteriorate, dipendenze, isolamento, disperazione, traumi irrisolti, incapacità di gestire le emozioni, perdita progressiva dell’empatia e assenza di reti di protezione efficaci.

Questo non significa giustificare.
Comprendere non significa assolvere.

Significa però cercare di prevenire.

La psicologia e la criminologia ci insegnano che gli episodi più drammatici sono frequentemente preceduti da una lunga escalation fatta di segnali piccoli, ripetuti, sottovalutati o normalizzati.

Urla continue.
Umiliazioni.
Trascuratezza.
Aggressività crescente.
Instabilità emotiva.
Uso di sostanze.
Controllo impulsivo sempre più fragile.
Isolamento sociale.
Bambini impauriti o improvvisamente “troppo silenziosi”.

La violenza spesso non compare all’improvviso: si costruisce lentamente dentro un clima relazionale alterato.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più difficili da accettare.

Perché molte volte attorno a queste situazioni esistono persone che percepiscono che “qualcosa non va”, ma non riescono ad immaginare fino a dove quella sofferenza possa arrivare.

La mente umana tende a proteggersi negando ciò che spaventa troppo.

“Non può essere così grave.”
“Litigano, ma succede.”
“Sono fatti loro.”
“Magari ho capito male.”

E intanto il rischio cresce.

Nei casi di maltrattamento infantile, inoltre, il bambino quasi mai riesce a chiedere aiuto apertamente.

Un bambino piccolo non ha gli strumenti cognitivi ed emotivi per comprendere di vivere qualcosa di abusante.
Spesso continua ad amare profondamente proprio chi lo ferisce.
Protegge gli adulti.
Li giustifica.
Li teme.
Si adatta per sopravvivere.

È per questo che la prevenzione non può basarsi solo sull’attesa di una richiesta d’aiuto esplicita.

Serve una cultura della responsabilità condivisa.

Servono adulti capaci di osservare senza voltarsi dall’altra parte.
Servono reti territoriali che collaborino davvero.
Servono servizi sostenuti e non lasciati soli.
Serve educazione emotiva.
Serve parlare di salute mentale senza vergogna.
Serve riconoscere precocemente il disagio grave.

E serve anche comprendere una verità molto difficile: alcune persone, quando precipitano dentro dipendenze, disregolazione emotiva estrema, relazioni distruttive o violenza cronica, possono perdere progressivamente la capacità di percepire il dolore dell’altro in modo sano e integrato.

La perdita dell’empatia non avviene sempre in un istante.
A volte è lenta.
Graduale.
Quasi invisibile.

Per questo la prevenzione vera comincia molto prima della tragedia.

Comincia quando smettiamo di considerare normali certe forme di aggressività.
Quando non minimizziamo il terrore negli occhi di un bambino.
Quando chiedere aiuto non viene vissuto come una vergogna.
Quando la fragilità psichica viene presa sul serio prima che esploda.

Perché ogni bambino dovrebbe crescere conoscendo il significato della protezione, non della paura.

E ogni tragedia che coinvolge un minore dovrebbe spingerci non solo a cercare colpevoli, ma anche a costruire una società più attenta ai segnali invisibili che precedono la violenza.

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