21/07/2026
Prima delle vacanze... una riflessione.
Hai sostituito la sigaretta con il tabacco riscaldato? Ecco cosa dovresti sapere.
Negli ultimi mesi mi sono posto una domanda che, probabilmente, molti fumatori si sono fatti almeno una volta: il tabacco riscaldato è davvero una scelta più sicura della sigaretta tradizionale?
Prima di cercare le risposte, ho deciso di provarlo. Non per trovare conferme alle mie convinzioni, ma per capire meglio una tecnologia di cui si parla sempre più spesso. Terminata quella breve esperienza, mi è rimasta una domanda molto più importante della prima:
Che cosa stiamo realmente inalando?
Da quel momento ho iniziato a consultare studi scientifici, documenti tecnici e pubblicazioni internazionali. Ho cercato di mettere da parte opinioni, pubblicità e luoghi comuni, concentrandomi esclusivamente sulle evidenze disponibili.
La prima conclusione è piuttosto chiara. Il tabacco riscaldato, non prevedendo la combustione del tabacco, espone generalmente a quantità inferiori di molte sostanze tossiche rispetto alla sigaretta tradizionale. Si tratta di un dato confermato da numerosi studi.
Questo, però, non significa che ciò che viene inalato sia costituito esclusivamente da vapore acqueo.
Le analisi hanno evidenziato la presenza di nicotina, sostanze impiegate per la formazione dell'aerosol, composti derivati dal tabacco, aromi e altri composti chimici, tra cui aldeidi, nitrosammine e particolato ultrafine. Molte di queste sostanze sono presenti in concentrazioni inferiori rispetto al fumo della sigaretta tradizionale, ma non sono completamente assenti.
Durante la mia ricerca mi sono soffermato anche su un particolare di cui si parla poco: il tabacco riscaldato non è costituito soltanto dallo stick, ma da un sistema tecnologico nel quale, a seconda del modello, l'elemento metallico può trovarsi nel dispositivo oppure essere integrato nello stick stesso. Questi sistemi operano generalmente a temperature comprese tra circa 240 e 350 °C, in funzione della tecnologia utilizzata dal produttore. Il comportamento dei materiali esposti a queste temperature è uno degli aspetti che la comunità scientifica continua a studiare, anche per valutare l'eventuale formazione o rilascio di sostanze nell'aerosol durante l'utilizzo.
Un aspetto spesso poco conosciuto riguarda proprio la nicotina. Pur essendo la sostanza responsabile della dipendenza, non è considerata il principale agente cancerogeno del fumo di sigaretta. Gran parte dei danni è attribuita ai prodotti della combustione e alle migliaia di sostanze che si sviluppano durante questo processo. Il tabacco riscaldato elimina la combustione, ma non elimina completamente l'esposizione a sostanze potenzialmente dannose.
È proprio questo il punto sul quale credo valga la pena soffermarsi.
Sugli effetti della sigaretta tradizionale disponiamo di decenni di studi che ne hanno documentato il ruolo nello sviluppo di malattie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche. Per il tabacco riscaldato, invece, il tempo di osservazione è ancora limitato e alcuni effetti dell'esposizione prolungata potranno essere chiariti soltanto negli anni a ve**re.
Quando si parla di fumo si pensa quasi sempre ai polmoni. Eppure, le malattie cardiovascolari rappresentano una delle principali conseguenze del tabagismo. Il fumo può favorire uno stato di infiammazione cronica, danneggiare il sottile rivestimento interno dei vasi sanguigni, l'endotelio, e alterare il metabolismo dei grassi nel sangue. Tutti questi fattori, nel tempo, contribuiscono ad aumentare il rischio di infarto e ictus.
Per questo motivo ritengo sia importante non confondere una possibile riduzione dell'esposizione con l'idea di essere automaticamente al sicuro.
Chi ha fumato per molti anni potrebbe aver già sviluppato fattori di rischio che non sempre provocano sintomi evidenti. Uno degli aspetti più insidiosi è proprio questo: ci si può sentire bene pur avendo già iniziato un percorso di alterazione del rischio cardiovascolare o di infiammazione cronica. È in questa fase che la prevenzione assume il suo valore più importante.
Cambiare abitudine rappresenta certamente un passo importante. Tuttavia, credo che possa diventare anche l'occasione per fermarsi un momento e chiedersi una cosa molto semplice:
Come sta davvero il mio organismo?
Un confronto con il proprio medico e un check-up di laboratorio possono contribuire a valutare alcuni importanti fattori di rischio.
Tra gli esami che il medico può ritenere opportuni nell'ambito di un percorso di prevenzione rientrano, ad esempio:
Profilo lipidico, per la valutazione del rischio cardiovascolare;
Glicemia ed emoglobina glicata, per il monitoraggio del metabolismo glucidico;
Proteina C Reattiva (PCR), come indicatore di processi infiammatori;
Fibrinogeno, quale ulteriore parametro associato ai processi infiammatori e al rischio cardiovascolare;
Altri esami mirati, in relazione alla storia clinica e ai fattori di rischio individuali.
Naturalmente non è il laboratorio a stabilire quali esami eseguire. La scelta deve essere sempre condivisa con il medico curante, che saprà indicare il percorso più appropriato per ogni persona.
Non ho scritto queste righe per dire se il tabacco riscaldato sia giusto o sbagliato.
Le ho scritte perché la vera domanda non è quale prodotto si utilizzi, ma quale impatto il fumo abbia sulla nostra salute.
Se hai deciso di cambiare, fai in modo che non sia soltanto un cambio di prodotto, ma l'inizio di un percorso di prevenzione e di maggiore consapevolezza.
Perché il vero obiettivo non è fumare meglio. Il vero obiettivo è smettere di fumare. (LP)
📌 Avviso alla Clientela
Il Laboratorio DESI resterà chiuso per la pausa estiva dall'8 al 23 agosto, con riapertura lunedì 24 agosto. Inoltre, il laboratorio resterà chiuso anche tutti i sabati fino al 31 agosto.
Seguirà un post dedicato.
Buone vacanze!