25/11/2024
News mediche.
PCSK9 inibitori ed Inclisaran
Tra le classi di farmaci che negli ultimi anni si sono dimostrate opzioni efficaci e sicure nella terapia delle dislipidemie rientrano gli inibitori della PCSK9 e inclisiran; si tratta di molecole che agiscono a livello della proteina PCSK9, coinvolta nell’espressione del LDL-R, sebbene con meccanismi differenti.
ANTI PCSK9
I farmaci inibitori della PCSK9 sono anticorpi monoclonali che agiscono riducendo l’espressione e favorendo il catabolismo della pro-proteina convertasi subtilisina/Kexin tipo 9 (PCSK9); questa serina proteasi è espressa prevalentemente a livello epatico e agisce legandosi al recettore delle LDL, promuovendone la degradazione lisosomiale. Di conseguenza i PCSK-9inibitori aumentano la captazione epatica di LDL-C riducendone i livelli circolanti.
Attualmente abbiamo a disposizione due anticorpi monoclonali di origine umana appartenenti a questa classe: alirocumab ed evolocumab. Siccome il trattamento con statine aumenta i livelli sierici circolanti di PCSK9, l’efficacia di questi farmaci aumenta notevolmente se vengono somministrati in combinazione con le statine. In numerosi studi clinici, questi due anticorpi, da soli o in combinazione con statine o altre terapie ipolipemizzanti, hanno dimostrato di ridurre le LDL mediamente del 60%. In combinazione con statine ad alta intensità (o assunte al dosaggio massimo tollerato) si sono dimostrati capaci di ridurre le LDL fino al 73% in più rispetto al placebo e del 30% in più rispetto all’associazione di statina con ezetimibe. I PCSK9inibitori riducono inoltre i livelli di trigliceridi in media del 26% e incrementano le HDL di circa il 9%. Al contrario delle statine, l'inibizione di PCSK9 con anticorpi monoclonali riduce anche i livelli plasmatici di Lp(a) di circa il 30-40% secondo un meccanismo al momento ancora non chiaro. I dati preliminari degli studi di fase III suggeriscono inoltre una riduzione degli eventi cardiovascolari in linea con la riduzione di LDL-C conseguita. Due studi sono particolarmente importanti e hanno portato a risultati molto promettenti in termini di riduzione del rischio di eventi cardiovascolari, del rischio di morte per cause cardiovascolari e per tutte le cause: lo studio FOURIER, dove sono stati ulteriormente indagati gli esiti cardiovascolari con inibizione di PCSK9 in soggetti con rischio elevato, e lo studio ODYSSEY, che ha valutato gli esiti cardiovascolari dopo sindrome coronarica acuta in pazienti in terapia con alirocumab. Molto interessante anche lo studio EBBINGHAUS, che ha indagato gli effetti della terapia dal punto di vista neurocognitivo, dimostrando l’assenza di effetti avversi da questo punto di vista.
Gli anticorpi anti-PCSK9 vengono iniettati per via sottocutanea, a settimane alterne o una volta al mese, a dosi diverse a seconda dell'agente utilizzato. Il potenziale di interazione con i farmaci assorbiti per via orale è di fatto assente, in quanto non interferiscono con la farmacocinetica o la farmacodinamica delle altre terapie assunte dal paziente.
Un potenziale problema del trattamento anticorpale a lungo termine è lo sviluppo di anticorpi neutralizzanti, evenienza che alimenta qualche preoccupazione sugli effetti a lungo termine di questa terapia e ha portato recentemente all’interruzione della sperimentazione clinica di Bococizumab (SPIRE-1 and SPIRE-2 trials). Lo studio FOURIER ha dimostrato come la terapia con evolocumab comporti reazioni di questo tipo nello 0.3% dei pazienti trattati, il che sembra indicare evolocumab come un anticorpo monoclonale meno immunogenico rispetto ad alirocumab.
INCLISIRAN (siRNA)
Inclisiran è una piccola molecola di RNA interferente (siRNA) a lunga durata d’azione che si lega a livello intracellulare al complesso di silenziamento indotto dall'RNA (RISC), consentendogli di scindere le molecole di RNA messaggero (mRNA) che codificano specificamente per PCSK9. L'mRNA scisso è degradato e quindi non disponibile per la traduzione proteica, il che si traduce in una diminuzione dei livelli della proteina PCSK9.
La dose raccomandata è di 284 mg di inclisiran somministrata come una singola iniezione sottocutanea: all’inizio, a 3 mesi e successivamente ogni 6 mesi. La distanza maggiore tra le somministrazioni rappresenta un indubbio vantaggio rispetto alla terapia con PCSK9inibitori. Diversi studi clinici hanno dimostrato una riduzione dose-dipendente delle LDL fino al 50%, percentuale che in alcuni studi sale fino anche al 60%, con una riduzione dei livelli di PCSK9 dell’80% circa.
Moltissimi studi su questa molecola sono attualmente in corso a livello mondiale, ma è utile citarne alcuni i cui risultati sono molto attesi: ORION-4 e VICTORION-2P. Il primo è uno studio chiave nell'intero programma ORION; ha arruolato circa 15.000 pazienti con ASCVD preesistente per valutare l’effetto di inclisiran sul rischio a 5 anni di eventi cardiaci avversi maggiori (MACE). I soggetti, randomizzati in due gruppi, inclisiran o placebo, presentavano età > 50 anni ed almeno uno dei seguenti criteri: precedente ictus ischemico, arteriopatia periferica, infarto del miocardio. Il completamento dello studio è previsto per il 2026. VICTORION-2P è uno studio disegnato per valutare i benefici di inclisiran sugli eventi cardiovascolari maggiori (MACE) in soggetti con malattia cardiovascolare nota. Si stima che i primi risultati dello studio VICTORION-2P saranno pubblicati nel 2027.
Va infine segnalato che attualmente è in fase di sperimentazione clinica olpasiran, un siRNA sintetico, a doppio filamento, coniugato con N-acetilgalattosamina, progettato per inibire direttamente la traduzione dell'RNA messaggero LPA negli epatociti e ridurre in modo significativo la concentrazione plasmatica di Lp(a).