10/06/2026
Cercare amore nelle braccia sbagliate
Il moto dell’anima che spinge l’essere umano a cercare il calore dell’amore nelle braccia sbagliate rappresenta una
delle dinamiche psicologiche più diffuse, complesse e dolorose dell’esistenza. Tale fenomeno può essere
opportunamente definito come un tropismo emotivo: una tendenza quasi automatica, simile a quella di una pianta
che flette le proprie fronde verso la luce, che orienta l’individuo a dirigersi proprio verso coloro che riproducono
antiche ferite anziché lenirle. Le personalità cosiddette “sbagliate” — soggetti evasivi, critici, instabili, narcisisti,
evitanti o manipolatori — possiedono la singolare capacità di generare un’altissima intensità emotiva. Laddove
l’autostima si presenti fragile o profondamente ferita, l’amore sano, ovvero quel sentimento che si fonda sul
rispetto, sulla stabilità e sulla reciprocità, non riesce ad attivare il sistema di ricompensa cerebrale con la medesima
urgenza drammatica.
Ci si deve interrogare, dunque, su come si strutturi il nostro rapporto verso gli altri. Se l'attrazione si focalizza
sistematicamente su individui non disponibili, ambivalenti o narcisisti, è poiché quelle braccia ingannevoli non
appaiono mai tali al principio dell'idillio; al contrario, esse risuonano di una familiarità rassicurante. La mente
umana tende a riconoscere come amore ciò che assimila alle esperienze affettive che l’hanno originariamente
formata, persino quando queste sono state veicolo di sofferenza. Chi nutre l'intimo convincimento di essere poco
degno d’amore finisce per inseguire chi svaluta, chi si sottrae e chi nega la propria presenza. Non vi è in questo una
deliberata ricerca del dolore, bensì il tentativo inconscio di risolvere un’antica ferita, nel disperato intento di
ottenere finalmente, da una figura vicaria, ciò che in passato è tragicamente mancato.
Nelle relazioni intime, le scelte non si compiono soltanto in virtù di un desiderio consapevole, ma sono guidate
da orientamenti impliciti che derivano dalla storia personale, dai modelli di attaccamento e dalla formazione di
schemi interni. Due costrutti chiave si rivelano essenziali per comprendere tali dinamiche: da un lato il tropismo
negativo, inteso come l’attrazione automatica verso legami che replicano i traumi del passato, e dall'altro il sano
narcisismo, ovvero la fondamentale capacità di percepirsi meritevoli di amore, protezione e mutualità. Questi due
poli polari illustrano chiaramente perché la bussola affettiva possa smarrire la via e, al contempo, indicano come
essa possa essere reindirizzata.
Il tropismo negativo agisce come una corrente sotterranea, alimentata sia da un attaccamento insicuro, di
matrice ansiosa o disorganizzata, in cui l’amore è indissolubilmente associato all'imprevedibilità e
all'iperattivazione, sia da schemi maladattivi precoci legati al senso di indegnità, abbandono e deprivazione
emotiva. Di contro, il sano narcisismo costituisce la pietra angolare di un’autostima stabile, essenziale per erigere
barriere protettive contro l'abuso. Quando tale equilibrio viene a mancare, lo spettro della patologia relazionale si
manifesta in tutta la sua virulenza. È in questo solco che si inserisce l’accostamento ideale tra il narcisismo maligno
e le recenti vicende di cronaca che hanno coinvolto l’ex Ministro della Cultura e una nota imprenditrice; un’analisi
psicologica e mediatica ampiamente utilizzata da opinionisti e commentatori per descrivere le dinamiche di potere,
la manipolazione machiavellica e la successiva bufera politico-istituzionale che ha travolto la loro violenta
relazione. Il narcisismo maligno, infatti, fonde la grandiosità e l'assenza di empatia della clinica tradizionale con
tratti di antisocialità e aggressività distruttiva.
L’amore, nella sua forma matura, favorisce la crescita, l’autonomia e la sicurezza emotiva. Tuttavia, quando il
bisogno affettivo si intreccia con vulnerabilità profonde, perde la propria originaria libertà psicologica e si trasmuta
in amore patologico. L’altro non è più un compagno di cammino, ma diviene un indispensabile regolatore emotivo
esterno, senza il quale l’individuo sperimenta il vuoto geometrico, l'angoscia o la disorganizzazione della propria
identità. Questo legame tossico affonda le proprie radici nell'infanzia: chi ha esperito cure incoerenti o rifiuti
impara a concepire l'amore come un premio da espiare attraverso il patimento. Diverse condizioni psicopatologiche
possono amplificare tale rischio, ma la soluzione risiede nella focalizzazione sulle emozioni, la quale possiede il
terapeutico potere di riprogrammare i tropismi negativi. Se l'amore sano nasce dall'incontro di due individualità
complete, quello patologico tenta invece di colmare un vuoto storico; ma attraverso la consapevolezza e la
restaurazione del sano narcisismo, è possibile sottrarsi al richiamo irresistibile delle braccia sbagliate.