30/07/2026
In seguito a sogni premonitori, visioni, eventi sincronici, ma secondo me anche in seguito ad avvenimenti reali che segnano particolarmente, l’inconscio può emergere in modo dirompente e impadronirsi dell’Io che se non regge può cadere vittima di psicosi come accade nella schizofrenia.
L’inconscio che emerge in modo dirompente, per Jung, non è solo quello personale ma è anche quello collettivo.
Mentre l’inconscio personale è formato essenzialmente da contenuti che sono stati un tempo consci, ma sono poi scomparsi dalla coscienza perché dimenticati o rimossi, i contenuti dell’inconscio collettivo non sono mai stati acquistati individualmente, ma devono la loro esistenza esclusivamente all’ereditarietà.
L’inconscio personale consiste soprattutto in “complessi”, mentre il contenuto dell’inconscio collettivo è formato essenzialmente da “archetipi” […] forme determinate che sembrano essere presenti sempre e dovunque (Jung, in Galimberti, 2005).
L’inconscio collettivo è quindi una dimensione psichica ereditata, il patrimonio arcaico della specie, comune a tutta l’umanità.
Jung trattò prevalentemente pazienti psicotici. La psicosi è una delle forme più difficili e più profonde di sofferenza mentale; in questi pazienti non è presente un Io che possa fornire un esatto esame della realtà. Proprio per questo, Jung arrivò alla conclusione che l’inconscio non era solo il passato rimosso ma anche una serie di esperienze e patrimoni archetipici dell’intera umanità, perché i contenuti psichici di questo tipo di pazienti erano troppo lontani dal vissuto personale degli stessi. Studiando la mitologia verificò che molti simboli mitologici erano presenti nelle visioni dei suoi pazienti psichiatrici. Cominciò quindi ad interrogarsi su queste apparenti coincidenze ed arrivò ad ipotizzare che l’inconscio potesse trattenere “residui arcaici” che si strutturavano in immagini collettive ereditate e collegate a mitologie lontane, dimenticate dalla coscienza, ma sepolte nell’inconscio stesso.
Per Jung la psicosi risulta quindi da un indebolimento dell’Io, un sprofondamento dello stesso nell’inconscio collettivo, da cui ne risulta sopraffatto e da un’invasione dell’intera personalità da parte dei “complessi”
Inoltre Jung ha parlato di psicosi latente, sottolineando come tutti gli individui, anche quelli “abbastanza normali” devono fare i conti con la forte irrazionalità del proprio inconscio.
(La personalità e i suoi disturbi - Francesco Gazzillo, Vittorio Lingiardi , 2004; Benedetti, 1973).
Considerando l’inconscio come un linguaggio per immagini e sfruttandone questa caratteristica, Jung mirava a rafforzare l’Io del paziente e a ristabilire l’unitarietà della vita psichica