19/07/2026
«Mia madre si chiamava Viola. Per tutta la vita ha sofferto di depressione... E per tutta la vita io ho cercato di farla ridere. Ero il clown di casa.»
Queste parole di Lorenzo Cherubini non raccontano solo la storia di una madre e di un figlio. Raccontano il vissuto di tantissimi bambini che, troppo presto, hanno imparato a mettere da parte sé stessi.
Quando un genitore soffre, un bambino non pensa: "La mamma è depressa" o "Il papà sta vivendo un momento difficile". Pensa qualcosa di molto più semplice e profondo: "Devo fare qualcosa per farlo stare meglio."
Così inizia a sorridere anche quando avrebbe voglia di piangere.
Diventa bravo, disponibile, silenzioso.
Fa ridere tutti.
Cerca di non creare problemi.
Impara a sentire gli stati d'animo degli altri prima ancora dei propri.
Non perché qualcuno glielo abbia chiesto.
Per amore.
Ma un bambino non dovrebbe mai sentirsi responsabile della serenità di un adulto.
Eppure, chi è cresciuto così spesso arriva all'età adulta continuando a fare la stessa cosa: si prende cura di tutti, anticipa i bisogni degli altri, fatica a dire di no, si sente in colpa quando sceglie sé stesso e, senza accorgersene, continua a cercare quel sorriso che un tempo sperava di riuscire a regalare.
Queste persone vengono spesso descritte come "forti", "generose", "sempre presenti". Quello che raramente si vede è la stanchezza di chi, per tutta la vita, ha sentito di dover meritare l'amore prendendosi cura del dolore degli altri.
Se ti riconosci in queste parole, vorrei dirti una cosa.
Quel peso non è mai stato tuo.
Da bambino hai fatto l'unica cosa che un bambino sa fare: hai amato con tutte le forze che avevi.
Oggi, però, puoi imparare qualcosa di nuovo: che non sei responsabile della felicità di chi ami e che prenderti cura di te non significa amare di meno.
Significa, finalmente, concederti lo stesso amore che hai sempre cercato di offrire agli altri.
Dott.ssa Sabrina Vitale psicologa psicoterapeuta