14/10/2022
"Tutte le persone incontrate nella vita che hanno un potere di fascinazione su di noi sono in realtà parti scisse di noi stessi che abbiamo rimosso e che ci sono state riportate indietro. Quindi, se preferiamo non farci ingannare dalle nostre stesse illusioni, dovremo analizzare accuratamente ogni forma di fascinazione per ricavarne, come quintessenza, un frammento della nostra personalità, e ci renderemo a poco a poco conto che, lungo il cammino della vita, non facciamo che incontrare sempre di nuovo noi stessi, sotto mille travestimenti".
(C.G.Jung)
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Agli innamorati che idealizzano la persona amata, la psicoanalisi ricorda che l'idealizzazione è una regressione infantile, perché trasferisce sulla persona amata quel senso di unicità che da bambini attribuivamo ai nostri genitori, quando li sopravvalutavamo perché da loro dipendeva la nostra vita e ancora non avevamo visto le loro ombre.
Se l'idealizzazione dei genitori è utile ai bambini perché crea in loro quella fiducia di base necessaria per crescere con un minimo di rispetto di sé, è terribilmente pericolosa quando ci si innamora, perché gli ideali si appannano facilmente, gli incantesimi si spezzano, gli effetti magici si dissolvono, i trucchi prima o poi vengono a galla. Dopo la prima notte di passione trascorsa insieme Romeo e Giulietta temono la luce, perché l'aspra luce del mattino dissipa, il giorno dopo, l'incanto del chiaro di luna.
Fin qui le parole della psicoanalisi, ma il suo discorso all'insegna del "sano realismo" prosegue avvertendoci che l'idealizzazione ci impoverisce, perché tutto ciò che ha valore è collocato nell'altro. E se l'altro non ricambia l'idealizzazione da cui è stato investito, se quanto abbiamo trasferito in lui non ritorna, allora o siamo capaci di rompere l'incantesimo e vedere l'altro in una prospettiva più sobria e realistica, o precipitano nel rifiuto di noi stessi, svuotati come siamo di ogni nostro valore che nell'idealizzazione abbiamo attribuito all'altro.
E allora se non è suicidio è inconsolabile depressione.
Idealizzando l'altro ci siamo svalutati e staccati dalla realtà.
E siccome la nostra stabilità dipende dalla valutazione accurata del reale, innamorarsi Idealizzando, per la psicoanalisi è molto pericoloso.
Pericoloso, ma inevitabile. Perché il desiderio non si attiva senza idealizzazione, senza immaginare nell'altro quelle qualità che lo rendono unico, speciale, straordinario... Diremo allora che la convinzione di conoscere realmente l'altro in modo oggettivo, affidabile e prevedibile è una delle tante illusioni, anzi, forse l'ultima illusione promossa da quella passione che non vuole mai incontrare la delusione.
(U. Galimberti "Le cose dell'amore")
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L'amore e la paura vanno sempre insieme perché hanno la primitività di ciò che non si conosce : ci precedono, ne siamo dominati.
Quando manca questa paura la nostra dimensione amorosa è finita o non è mai stata.
(A. Carotenuto "Eros e Pathos")