Dott.ssa D'Agostino Marialuisa

Dott.ssa D'Agostino Marialuisa Psicologa iscritta all'Albo dell'Ordine degli Psicologi Regione Abruzzo, alla Sez. A con il n. 3596.

Dott.ssa magistrale in psicologia applicata, clinica e della salute
Psicologa iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Abruzzo. Psicoterapeuta in formazione presso l'Istituto di Psicoterapia a indirizzo Analitico-Junghiano Atanor riconosciuto dal MIUR (GU n. 180 del 02.08.2008)

Sto raccogliendo le adesioni per un corso di Training Autogeno, che partirà a breve presso il mio studio di Via Monte Ve...
03/03/2024

Sto raccogliendo le adesioni per un corso di Training Autogeno, che partirà a breve presso il mio studio di Via Monte Velino, 23, ad Avezzano. Il corso si articolerà in 8 incontri quindicinali, di un’ora e mezza ciascuno e sarà preceduto da un colloquio conoscitivo preliminare individuale.

Gli interessati possono scrivermi su WhatsApp, al n. 339 741 8782

Perché imparare e praticare il training autogeno.

Attraverso questa tecnica si possono ottenere miglioramenti del proprio stato di salute, in quanto vengono influenzate varie funzioni del sistema neuro vegetativo, come metabolismo, circolazione e respirazione. Inoltre i benefici si possono estendere alla sfera psichica, infatti si può migliorare la gestione dello stress e della rabbia, ci si può indurre in uno stato di calma e quiete, può migliorare il sonno e aumentare l’autostima, possono migliorare le prestazioni e la memoria, si calma l’ansia e alcuni disturbi psicosomatici, come mal di testa o problemi gastrici, si può gestire meglio il dolore.

Cos’è il Training Autogeno.

Il training autogeno è una tecnica in grado di indurre rilassamento fisico e mentale, che negli anni ’90, fu studiata e perfezionata dallo psichiatra tedesco J. H. Schultz, per il miglioramento dello stato di salute e del benessere generale. Gli esercizi si praticano in autonomia e chi lo pratica è attivo nell’auto-induzione di cambiamenti somato-psichici finalizzati al proprio benessere psico-fisico. Attraverso la pratica costante di tecniche che si apprendono gradualmente, si riesce a sviluppare in maniera autonoma (autogeno=autoindotto) e senza l’ausilio o la guida di un’altra persona, uno stato in cui possono avvenire le modificazioni che comportano un miglioramento naturale del benessere della persona e il raggiungimento di un equilibrio psicologico naturale, grazie alla tendenza dell’organismo e della psiche a autoregolarsi, attraverso l’omeostasi.
La deconnessione neuro psichica che si raggiunge con la pratica costante, è pari a quella che si raggiunge nell’ipnosi, ma si fa in maniera autonoma, senza eteroinduzione (cioè senza che ci sia qualcuno a indurre lo stato ipnotico).
L’apprendimento di questo stato autoipnotico richiede di un ambiente favorevole alla concentrazione e alla rilassatezza e la costanza per acquisire sicurezza nell’esecuzione degli esercizi. In seguito, quando si sarà raggiunto un livello di padronanza della tecnica completo, la deconnessione non sarà influenzata da fattori esterni, come l’ambiente o la posizione.

Per le adesioni e ulteriori informazioni, scrivetemi su WhatsApp al n. 3397418782.
Dott.ssa D’Agostino Marialuisa

22/11/2023

Condivido con voi un messaggio ricevuto da una paziente, sperando che possa essere d’ispirazione a chi sta vivendo l’illusone di un amore, che in realtà è veleno per l’anima.

“Potevo essere io Giulia. È una cosa a cui non riesco a smettere di pensare. Mai avrei pensato di fare un pensiero del genere, anche a farlo mi sento strana, quasi in colpa, come se non dessi il giusto valore a quel che è stato.
La verità è che questa vicenda ha fatto più rumore del solito dentro di me. Lo ha fatto quando le due persone che sanno della mia storia mi hanno chiamata e detto dal nulla "sono felice che tu non sia Giulia, sono felice che tu sia qui". E allora ho iniziato a chiedermi perché queste persone da fuori hanno avuto questo pensiero per me? C'erano forse dei segnali che io non comprendevo? O forse semplicemente li vedevo ma li giustificavo, mi sembravano normali.
Sento la gente dire: ma lei perché è uscita di nuovo con lui? Ma lei perché c'è andata?
La gente non sa, la gente non capisce quanto si è inconsapevoli fin quando si è dentro una relazione. Io stessa non so spiegarlo, ma so che ero dipendente, inconsapevolmente. Non c'era nessuna imposizione esplicita ma io la vivevo, la percepivo. Mi sentivo sbagliata nel fare qualcosa che lui riteneva sbagliato. Mi sentivo sbagliata ogni volta che alzavo la voce per dire che qualcosa non andava e mi veniva detto che "tutto è nella tua testa" "hai una visione distorta", "vedi nero quello che magari è grigio".
Non so spiegare perché nessuna volta in cui è venuto da me ho avuto la forza di dire no e sono anche salita in macchina.
Siamo tutti bravi ragazzi, siamo tutti contro la violenza, contro tutto questo schifo, ma la verità è che potenzialmente anche io potrei fare del male a qualcuno, anche se so che non lo farei mai.
Ma se non sono riuscita a controllare le mie azioni e reazioni in tanti anni, restando sottomessa a qualcosa di tossico che vedevo come amore, chi mi dice che in un momento di instabilità io non potrei fare del male ad altri o a me stessa?
In fin dei conti, qualche volta mi è capitato di fare pensieri sul non avere un posto al mondo e quindi che forse dovrei non esserci. Ma non avrei mai avuto la forza di fare nulla che facesse del male perché ho tanti motivi per cui rimanere aggrappata alla vita. Ma sì, nei momenti più bassi in questo anno, quando ho deciso di entrare in terapia, l'ho fatto perché ho sentito il bisogno di salvarmi la vita. E forse è stata davvero il mio salvavita.
Perché oggi, riesco a vedere ciò che reputavo l'amore più grande della mia vita, sotto un altro punto di vista. Riesco a vedere tutte le volte che mi sono sentita limitata, anche solo nel prendere un caffè con una vecchia amica, anche solo nell'accettare che il marito di una collega mi cambiasse la ruota bucata della macchina, perché sapevo gli desse fastidio, quando ho lasciato ogni mia ambizione e mi accontentavo di un lavoro sottopagato, pur di non cambiare quell'equilibrio che in realtà mi stava uccidendo giorno dopo giorno, lontano dalla mia famiglia, isolata da amici, conoscenti, chiusa in una bolla in cui non stavo bene ma era l'unica cosa che avevo.
O almeno è quello che vedevo.
E penso, che per quanto bravo ragazzo, per quanto persona e famiglia stupenda, eravamo in una relazione tossica che poteva far diventare me una "Giulia".
Tutto questo mi spaventa, tutto questo mi lascia fisso il pensiero di quanto io non mi ritenga in grado di poter avere una relazione, non ho fiducia in me, perché se io sono già caduta in tutto questo una volta, nulla toglie che potrei farlo ancora. Perché una volta dentro non lo riconosci, non si trova la forza.
L'unico mezzo che al momento credo di aver capito di dover utilizzare è la comunicazione. Dire ad alta voce a qualcuno, quel gesto, quel campanello che potrebbe essere insignificante per me ma che da fuori potrebbe mostrare qualcosa che non va.
Se avessi parlato ad alta voce prima, se avessi detto al mondo prima di questa mia relazione so che qualcuno mi avrebbe messo in allarme prima.
Ma io lo sapevo, sapevo che se avessi detto qualcuno mi avrebbe messa di fronte a qualcosa che non volevo vedere, ed è per questo che non parlavo e mi sono chiusa sempre di più, in un mondo parallelo, vivendo una vita nascosta dal mondo, consapevole fosse qualcosa di malsano.
Se dovessi non riconoscere, forse parlare è l'unica cosa che può aiutarmi.
Ho grandi silenzi, anche con me stessa, ecco perché quando al nostro ultimo incontro mi chiedevi di parlare, dire altro, ero in difficoltà. Preferisco sempre il silenzio, non so parlare, non trovo il modo di dire le cose. come se tutto si azzerasse, come se i pensieri si spegnessero e non trovassero ordine. Mi piace tanto il silenzio, preferisco star bene in silenzio piuttosto che circondata da qualcosa che non mi fa sentire al posto giusto. Ma a volte il silenzio mi fa paura, ora più che mai ho realizzato di quanto il mio silenzio, le cose nascoste e ignorate a me stessa mi stavano portando in un baratro.”

Ringrazio questa donna per aver acconsentito alla pubblicazione di questo testo, facendo tutti partecipi della sua esperienza e offendo spunti di riflessione collettiva. Quello che voglio ricordarle è: "Non sei sola! Dando spazio alle parti psichiche ignorate finora, stai conoscendo aspetti di te che rappresentano le tue risorse e, anche se appaiono come limiti, sono in realtà l'energia necessaria a procedere verso la realizzazione di te stessa! Continua così!"

Dott.ssa D'Agostino Marialuisa

21/07/2023

«Ti avverto: osserva la strada da vicino e senza fretta, provala tutte le volte che lo ritieni necessario e poi rivolgi a te stesso, e a nessun altro, questa domanda: Questa strada ha un cuore? Le strade sono tutte uguali: non portano da nessuna parte. Alcuni attraversano la boscaglia e altre vi si addentrano. Posso dire di aver precorso strade molto lunghe nella mia vita, ma non sono mai arrivato da nessuna parte. La domanda del mio benefattore ha senso soltanto adesso. Questa strada ha un cuore? Se ce l'ha, è la strada giusta; se non ce l'ha, è inutile. Nessuna delle due porterà da qualche parte, ma una ha un cuore, l'altra non ce l'ha. Una rende il viaggio felice, e finchè la seguirai sarai una cosa sola. L'altra ti farà maledire la vita. Una ti fa sentire forte, l'altra ti indebolisce.»

C. Castaneda; "A scuola dallo stregone".

Il 27 maggio 2023, l’Ordine Provinciale Medici Chirurghi e Odontoiatri de L’aquila e l’Ordine Regionale degli Psicologi ...
24/05/2023

Il 27 maggio 2023, l’Ordine Provinciale Medici Chirurghi e Odontoiatri de L’aquila e l’Ordine Regionale degli Psicologi d’Abruzzo, hanno organizzato, presso la Sala consiliare Ordine dei Medici Dell’Aquila, (Via Giovanni Gronchi, 16), il convegno:
“Medico e psicologo insieme per la salute: prassi operative per la collaborazione tra medico e psicologo nei nuclei di medicina generale e di pediatria di libera scelta”.
(Valido per l’accreditamento ECM)

Oggi c’è una visione integrata del paziente e nella medicina centrata sul paziente, che non è considerato un’entità passiva, oggetto delle cure mediche, ma la persona portatrice delle sue istanze soggettive, utente dei servizi sanitari, all’interno di un equilibrio di poteri di negoziazione, situato in un rapporto di alleanza con il curante come parte attiva nel processo di cura.
La soggettività del paziente, fatta di pensieri, sentimenti e aspettative, diventa elemento cruciale nel processo terapeutico. In questa prospettiva integrata si inserisce il ruolo dello “psicologo di base”, ovvero del professionista in grado prendersi cura degli aspetti psicologici che l’utente dell’ambulatorio del medico di base presenta, assieme ai suoi sintomi e che richiedono attenzione, proprio come gli aspetti organici e fisiologici del suo problema fisico.
Nella somatizzazione acuta (psico-somatico) il clinico dovrebbe essere in grado di aiutare il paziente a cogliere la relazione tra la propria sofferenza somatica e le circostanze che l’hanno favorita, includendo i sintomi organici o psicosomatici nel contesto psichico.
L’eventuale disarmonia nelle connessioni tra mente e corpo, può provocare delle scissioni nelle sensazioni, inducendo lo stato patologico e di sofferenza psicofisica.
Più il paziente sarà capace di essere cosciente e consapevoli degli stati attivati, e delle immagini che li hanno prodotti, più sarà in grado di farli propri. Le difese, che dovrebbero servire per scacciare tali stati attivati per non turbare la quiete della coscienza, anche se questo produce notevoli stati sintomatologici patologici, non hanno motivo di essere considerate in tale maniera, in quanto questi meccanismi, non sono altro che l’unica modalità che la persona che li attua ha a disposizione, per cercare di elaborare gli stati affettivi che si attivano in lui.
Un soggetto non può porsi di fronte al mondo se non con un corpo e una qualsiasi delle immagini psichiche, se vuole porsi in relazione al mondo, deve porsi con il corpo. Altrimenti sarebbe pura immagine. Resterebbe un puro pensiero o un fantasma, uno spirito. Il corpo definisce l’individuo.
«Avere questo rapporto con le immagini, significa avere nei confronti di tutto ciò che ci accade la prospettiva immaginale, significa contemplare le immagini anziché cercare di spiegarle, significa vedere che anche noi siamo fondamentalmente una composizione di immagini così come lo sono i nostri sintomi».

Bibliografia:
F. Bottaccioli, A. G. Bottaccioli; «Psico Neuro Edocrino Immunologia e scienza della cura integrata. Il Manuale»;; Edra; Milano; 2017; cap. 10, 11
Bessel Van der Kolk, M. S. Patti, e al.; «Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell'elaborazione delle memorie traumatiche»; 2014; Raffaello Cortina; Milano
F. Bottaccioli, A. G. Bottaccioli; «Psico Neuro Edocrino Immunologia e scienza della cura integrata. Il Manuale»;; Edra; Milano; 2017; cap. 11
E. Perilli; V. Perilli; «Oltre l’Io»; Libreria Univ. Benedetti; L’Aquila; 2008; P. 110

Penso che siate in molti a  conoscere Cin, la cinciallegra che da moltissimo tempo mi fa compagnia alla finestra. Il pro...
17/03/2023

Penso che siate in molti a conoscere Cin, la cinciallegra che da moltissimo tempo mi fa compagnia alla finestra. Il problema però, è che questo povero uccellino non è lì per compiacere me. Vedendo la sua immagine nel vetro, combatte costantemente contro il suo riflesso. Questo sicuramente gli procura un grande sforzo e toglie tempo ed energie alla sua vita da uccellino. Abbiamo provato in vari modi a farlo allontanare, per consentire che potesse vivere nel suo mondo, ma ogni tentativo è stato vano. Stamattina ho provato a cambiargli prospettiva: ho aperto la vetrata e l'ho tenuta inclinata. Cin si è posato sul mandorlo, ha guardato, ha fischiettato e poi è volato via. Ha ripetuto questa operazione qualche volta, estendendo gli intervalli tra le visite.
Cosa è successo? Il cambio di prospettiva ha fatto sì che il gesto ossessivo e pericoloso di quel piccolo essere, si placasse. La sua ostinazione a tornare e beccare l'immagine riflessa, gli procurava un malessere, probabilmente inconsapevole. Cambiare l'immagine allo specchio, ha interrotto la coazione permettendo la possibilità di esplorazione e la valutazione di comportamenti alternativi.
Se hai l'impressione di "sb****re il becco" contro la stessa situazione da troppo tempo, prova a cambiare il punto di vista. Potresti tornare a essere libero come Cin!
Se da solo non te la senti (forse perché lo specchio pesa troppo), rivolgiti a chi può aiutarti. La terapia offre costanti cambi di prospettiva e proprio grazie a questi, anche la vita si può modificare.

Dott.ssa D'Agostino Marialuisa

Indirizzo

Via Monte Velino, 23
Avezzano
67051

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 20:00
Sabato 08:00 - 20:00

Telefono

+393397418782

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