22/11/2023
Condivido con voi un messaggio ricevuto da una paziente, sperando che possa essere d’ispirazione a chi sta vivendo l’illusone di un amore, che in realtà è veleno per l’anima.
“Potevo essere io Giulia. È una cosa a cui non riesco a smettere di pensare. Mai avrei pensato di fare un pensiero del genere, anche a farlo mi sento strana, quasi in colpa, come se non dessi il giusto valore a quel che è stato.
La verità è che questa vicenda ha fatto più rumore del solito dentro di me. Lo ha fatto quando le due persone che sanno della mia storia mi hanno chiamata e detto dal nulla "sono felice che tu non sia Giulia, sono felice che tu sia qui". E allora ho iniziato a chiedermi perché queste persone da fuori hanno avuto questo pensiero per me? C'erano forse dei segnali che io non comprendevo? O forse semplicemente li vedevo ma li giustificavo, mi sembravano normali.
Sento la gente dire: ma lei perché è uscita di nuovo con lui? Ma lei perché c'è andata?
La gente non sa, la gente non capisce quanto si è inconsapevoli fin quando si è dentro una relazione. Io stessa non so spiegarlo, ma so che ero dipendente, inconsapevolmente. Non c'era nessuna imposizione esplicita ma io la vivevo, la percepivo. Mi sentivo sbagliata nel fare qualcosa che lui riteneva sbagliato. Mi sentivo sbagliata ogni volta che alzavo la voce per dire che qualcosa non andava e mi veniva detto che "tutto è nella tua testa" "hai una visione distorta", "vedi nero quello che magari è grigio".
Non so spiegare perché nessuna volta in cui è venuto da me ho avuto la forza di dire no e sono anche salita in macchina.
Siamo tutti bravi ragazzi, siamo tutti contro la violenza, contro tutto questo schifo, ma la verità è che potenzialmente anche io potrei fare del male a qualcuno, anche se so che non lo farei mai.
Ma se non sono riuscita a controllare le mie azioni e reazioni in tanti anni, restando sottomessa a qualcosa di tossico che vedevo come amore, chi mi dice che in un momento di instabilità io non potrei fare del male ad altri o a me stessa?
In fin dei conti, qualche volta mi è capitato di fare pensieri sul non avere un posto al mondo e quindi che forse dovrei non esserci. Ma non avrei mai avuto la forza di fare nulla che facesse del male perché ho tanti motivi per cui rimanere aggrappata alla vita. Ma sì, nei momenti più bassi in questo anno, quando ho deciso di entrare in terapia, l'ho fatto perché ho sentito il bisogno di salvarmi la vita. E forse è stata davvero il mio salvavita.
Perché oggi, riesco a vedere ciò che reputavo l'amore più grande della mia vita, sotto un altro punto di vista. Riesco a vedere tutte le volte che mi sono sentita limitata, anche solo nel prendere un caffè con una vecchia amica, anche solo nell'accettare che il marito di una collega mi cambiasse la ruota bucata della macchina, perché sapevo gli desse fastidio, quando ho lasciato ogni mia ambizione e mi accontentavo di un lavoro sottopagato, pur di non cambiare quell'equilibrio che in realtà mi stava uccidendo giorno dopo giorno, lontano dalla mia famiglia, isolata da amici, conoscenti, chiusa in una bolla in cui non stavo bene ma era l'unica cosa che avevo.
O almeno è quello che vedevo.
E penso, che per quanto bravo ragazzo, per quanto persona e famiglia stupenda, eravamo in una relazione tossica che poteva far diventare me una "Giulia".
Tutto questo mi spaventa, tutto questo mi lascia fisso il pensiero di quanto io non mi ritenga in grado di poter avere una relazione, non ho fiducia in me, perché se io sono già caduta in tutto questo una volta, nulla toglie che potrei farlo ancora. Perché una volta dentro non lo riconosci, non si trova la forza.
L'unico mezzo che al momento credo di aver capito di dover utilizzare è la comunicazione. Dire ad alta voce a qualcuno, quel gesto, quel campanello che potrebbe essere insignificante per me ma che da fuori potrebbe mostrare qualcosa che non va.
Se avessi parlato ad alta voce prima, se avessi detto al mondo prima di questa mia relazione so che qualcuno mi avrebbe messo in allarme prima.
Ma io lo sapevo, sapevo che se avessi detto qualcuno mi avrebbe messa di fronte a qualcosa che non volevo vedere, ed è per questo che non parlavo e mi sono chiusa sempre di più, in un mondo parallelo, vivendo una vita nascosta dal mondo, consapevole fosse qualcosa di malsano.
Se dovessi non riconoscere, forse parlare è l'unica cosa che può aiutarmi.
Ho grandi silenzi, anche con me stessa, ecco perché quando al nostro ultimo incontro mi chiedevi di parlare, dire altro, ero in difficoltà. Preferisco sempre il silenzio, non so parlare, non trovo il modo di dire le cose. come se tutto si azzerasse, come se i pensieri si spegnessero e non trovassero ordine. Mi piace tanto il silenzio, preferisco star bene in silenzio piuttosto che circondata da qualcosa che non mi fa sentire al posto giusto. Ma a volte il silenzio mi fa paura, ora più che mai ho realizzato di quanto il mio silenzio, le cose nascoste e ignorate a me stessa mi stavano portando in un baratro.”
Ringrazio questa donna per aver acconsentito alla pubblicazione di questo testo, facendo tutti partecipi della sua esperienza e offendo spunti di riflessione collettiva. Quello che voglio ricordarle è: "Non sei sola! Dando spazio alle parti psichiche ignorate finora, stai conoscendo aspetti di te che rappresentano le tue risorse e, anche se appaiono come limiti, sono in realtà l'energia necessaria a procedere verso la realizzazione di te stessa! Continua così!"
Dott.ssa D'Agostino Marialuisa