Teta Medical Fitness Dr. Giovanni Minutolo Medicina Integrata Rigenerativa

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03/09/2026

𝙈𝙚𝙣𝙤 𝙘𝙖𝙧𝙗𝙤𝙞𝙙𝙧𝙖𝙩𝙞, 𝙢𝙚𝙣𝙤 𝙞𝙣𝙛𝙞𝙖𝙢𝙢𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚? 𝙇𝙖 𝙨𝙘𝙞𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙙𝙞𝙚𝙩𝙧𝙤 𝙪𝙣 𝙛𝙚𝙣𝙤𝙢𝙚𝙣𝙤 𝙧𝙚𝙖𝙡𝙚, 𝙢𝙖 𝙨𝙥𝙚𝙨𝙨𝙤 𝙛𝙧𝙖𝙞𝙣𝙩𝙚𝙨𝙤

Mi capita spesso di sentire:

“Ho ridotto i carboidrati e mi sento molto meno infiammato.”

Oppure, in maniera ancora più netta:

“Ho eliminato quasi completamente i carboidrati, mangio prevalentemente proteine e grassi e molti dei miei disturbi sono migliorati.”

È un’osservazione interessante, che non dovrebbe essere né liquidata come semplice suggestione né trasformata nella conclusione opposta secondo cui “i carboidrati sono infiammatori”.

La realtà fisiologica è decisamente più complessa.

Quando l’apporto glucidico viene drasticamente ridotto, soprattutto in soggetti con adiposità viscerale, insulino-resistenza o alterazioni metaboliche, possono verificarsi contemporaneamente diversi cambiamenti: diminuzione delle escursioni glicemiche, riduzione dell’iperinsulinemia, maggiore ossidazione degli acidi grassi e, quando la restrizione è sufficientemente marcata, aumento della produzione di corpi chetonici.

Tra questi, il β-idrossibutirrato (BHB) non rappresenta soltanto un combustibile alternativo al glucosio, ma anche una molecola di segnale metabolico. È stato studiato, tra gli altri meccanismi, per la capacità di modulare l’attivazione dell’inflammasoma NLRP3, coinvolto nella produzione di mediatori pro-infiammatori come IL-1β e IL-18.

Ma probabilmente c’è qualcosa di ancora più importante.

Ridurre drasticamente i carboidrati significa spesso eliminare contemporaneamente zuccheri aggiunti, farine raffinate, dolci, snack, bevande zuccherate e numerosi alimenti ultraprocessati.

Il soggetto non ha quindi semplicemente “tolto i carboidrati”: ha modificato profondamente la qualità della propria alimentazione, spesso riducendo spontaneamente anche l’introito energetico.

A questo si aggiunge la progressiva perdita di tessuto adiposo viscerale, che non è un semplice deposito di energia, ma un tessuto endocrino e immunologicamente attivo capace di contribuire allo stato infiammatorio cronico di basso grado.

Ecco perché il miglioramento percepito può essere assolutamente reale.

Il passaggio concettuale da evitare è però:

“Sto meglio senza carboidrati, quindi i carboidrati causano infiammazione.”

Non è ciò che dimostrano le evidenze.

Patate, riso, frutta non sono metabolicamente equivalenti a biscotti, dolci, bevande zuccherate e prodotti ultraprocessati soltanto perché appartengono tutti alla grande categoria degli alimenti contenenti carboidrati.

Le evidenze sulle diete low-carb e chetogeniche mostrano effetti potenzialmente favorevoli su alcuni marker infiammatori, soprattutto nei soggetti metabolicamente compromessi, ma non dimostrano che l’eliminazione dei carboidrati sia universalmente superiore a una dieta ben costruita quando vengono controllati perdita di peso, bilancio energetico e qualità alimentare.

Quindi sì: ridurre fortemente i carboidrati può, in determinati fenotipi metabolici, contribuire a ridurre uno stato infiammatorio.

Ma probabilmente non perché i carboidrati siano intrinsecamente “infiammatori”.

Il risultato nasce dall’interazione tra chetosi, sensibilità insulinica, riduzione del grasso viscerale, deficit energetico, qualità degli alimenti, eliminazione degli ultraprocessati e risposta individuale.

Ed è proprio questa distinzione che separa una strategia nutrizionale ragionata dalla semplice demonizzazione di un macronutriente.

01/09/2026

𝙋𝙧𝙤𝙛𝙚𝙨𝙨𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙞𝙩à,𝙎𝙩𝙞𝙢𝙖,𝘾𝙤𝙡𝙡𝙖𝙗𝙤𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚,𝙀𝙢𝙥𝙖𝙩𝙞𝙖
🤝✨Questi sono i quattro pilastri che guidano il mio lavoro e che, dallo scorso anno, guidano una solida sinergia sul territorio di Reggio Calabria.

🔴In qualità di Chinesiologa Clinica, porto avanti con orgoglio una collaborazione attiva e continuativa con due realtà d'eccellenza: la UOL AIDAP di Reggio Calabria (Associazione Italiana Disturbi dell'Alimentazione e del Peso) e il centro TETA Medical Fitness.

🟢La salute non è mai un percorso isolato. Richiede un approccio multidisciplinare dove la scienza del movimento, la prevenzione e l'attività fisica adattata camminano di pari passo, mettendo sempre la persona al centro.

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Un ringraziamento speciale al Dott
Gianni Minutolo e alla Dott.ssa Nicoletta Palesandro.♥️

31/08/2026

Tra i 3.615 adulti tra i 30 e gli 80 anni coinvolti nello studio e sottoposti a test neuropsicologici, la verbal fluency – la capacità di produrre rapidamente parole – ha mostrato un andamento preciso: cresce fino a raggiungere il picco intorno ai 45-50 anni, per poi ridursi progressivamente.

«Le traiettorie cognitive iniziano a modificarsi già nella mezza età», spiega Francesco Landi, professore ordinario di Medicina interna all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore del Dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento, ortopediche e reumatologiche del Policlinico Gemelli.

Tra i fattori associati a migliori performance cognitive emerge soprattutto il livello di istruzione. «Chi aveva un grado di istruzione più elevato presentava risultati significativamente migliori nella verbal fluency», sottolinea Landi, richiamando il possibile ruolo protettivo della cosiddetta riserva cognitiva.

Ma non conta soltanto l’istruzione. Attività fisica, dieta mediterranea e valori normali della glicemia sono risultati indipendentemente associati a una migliore verbal fluency.

Sul fronte opposto c’è invece l’adiposità addominale. Una maggiore concentrazione di grasso nella zona centrale del corpo è risultata associata a prestazioni peggiori e sembra anche modificare il rapporto tra età e capacità cognitive.

«Questo è probabilmente uno dei risultati più innovativi dello studio», osserva Landi.

Il quadro riguarda anche i muscoli. Una peggiore performance degli arti inferiori, valutata attraverso il chair stand test, il cosiddetto test della sedia, è stata associata a una minore verbal fluency.

Un dato che rafforza l’ipotesi di una connessione tra adiposità, mobilità, funzione muscolare e invecchiamento cognitivo.

«Il take home message di questo studio rinforza una visione dell’invecchiamento in salute come processo da costruire giorno per giorno, molto prima dell’inizio della vecchiaia», conclude Landi.

Mantenere attività fisica, alimentazione equilibrata, salute metabolica e funzione muscolare, dunque, non riguarda soltanto cuore e corpo: può incidere anche sulle performance cognitive.

24/08/2026

🦴 Anatomia della colonna vertebrale: com’è strutturata?

La colonna vertebrale è il principale sostegno del nostro corpo ed è suddivisa in quattro regioni fondamentali, composte da vertebre numerate dall’alto verso il basso:

🔵 1. Regione cervicale (C1-C7)
Posizione: collo.

Composizione: 7 vertebre, da C1 a C7.

Funzione: sostiene il peso della testa e consente i movimenti del collo e del capo.

🟢 2. Regione toracica (T1-T12)
Posizione: parte centrale della schiena.

Composizione: 12 vertebre, da T1 a T12.

Funzione: si articola con le costole e contribuisce a proteggere organi vitali come il cuore e i polmoni.

🟡 3. Regione lombare (L1-L5)
Posizione: parte bassa della schiena.

Composizione: 5 vertebre, da L1 a L5.

Funzione: sostiene gran parte del peso corporeo e assorbe gli impatti durante la camminata, la corsa o il sollevamento di oggetti.

🟠 4. Regione sacrococcigea (S1-S5)
Posizione: base della colonna vertebrale.

Composizione: vertebre fuse che formano il sacro, da S1 a S5, e il coccige.

Funzione: trasmette il peso del tronco al bacino e agli arti inferiori.

💡 Curiosità anatomica: mantenere una postura corretta quando si è seduti e durante il sollevamento di pesi aiuta a preservare le curve naturali di queste regioni e a prevenire disturbi biomeccanici.

21/08/2026

Nel 1984 ho iniziato ad allenarmi con i pesi. Anni prima di diventare medico.

All’epoca la medicina era contraria. “Fa male al cuore.” “È roba da palestrati.”

Si sbagliava.

Oggi sappiamo che il muscolo non serve solo a muoverci o ad apparire: è un organo metabolico ed endocrino. Allenarlo migliora la sensibilità insulinica, protegge le ossa, difende la tua autonomia negli anni ed è tra i migliori predittori di quanto bene — e quanto a lungo — vivrai.

L’ho visto dall’altro lato da medico degli astronauti all’Agenzia Spaziale Europea.

In assenza di gravità il corpo non ha nulla contro cui spingere. E il muscolo sparisce a una velocità impressionante: fino al 20% della massa in circa un mese. Senza contromisure, sulle missioni lunghe si arriverebbe quasi alla metà.

Ciò che sulla Terra richiede decenni di invecchiamento, in orbita accade in poche settimane.

La svolta? La resistenza. Sulla ISS l’ARED carica fino a 272 kg. Con allenamento serio e giusta nutrizione, oggi gli astronauti tornano con muscoli e ossa quasi intatti.

Lo spazio ha dimostrato ciò che la palestra sapeva già:
il corpo tiene ciò che carichi. E perde ciò che non usi.

Allena i tuoi muscoli. A ogni età.

19/08/2026
16/08/2026
14/08/2026

𝐔𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐮𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐨𝐜𝐨𝐥𝐥𝐢 𝐒𝐈𝐎𝐎𝐓.

Pubblicato su MDPI (Vol. 12, Articolo 1512), questo lavoro evidenzia come l'ossigeno-ozonoterapia secondo i protocolli SIOOT rappresenta un valido supporto nel trattamento del dolore lombare, attraverso la modulazione della biologia cellulare e della risposta immunitaria.

Un contributo scientifico importante per approfondire le potenzialità terapeutiche dell'ossigeno-ozonoterapia.
𝑆𝑐𝑜𝑝𝑟𝑖 𝑙𝑒 𝑒𝑣𝑖𝑑𝑒𝑛𝑧𝑒 𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑡𝑜𝑐𝑜𝑙𝑙𝑖 𝑆𝐼𝑂𝑂𝑇.

Indirizzo

Via Garibaldi, 51
Bagnara Calabra
89011

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