Gabriele Ferlisi Psicoterapeuta

Gabriele Ferlisi Psicoterapeuta Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

👉IL TRADIMENTO NON INIZIA SEMPRE NEL MOMENTO IN CUI SI TRADISCEIl tradimento può essere la manifestazione di una distanz...
24/08/2026

👉IL TRADIMENTO NON INIZIA SEMPRE NEL MOMENTO IN CUI SI TRADISCE

Il tradimento può essere la manifestazione di una distanza emotiva che si è creata nella coppia nel tempo.

📍Ci sono molte ragioni che possono portare una persona a tradire e la responsabilità del tradimento appartiene a chi sceglie di farlo.

Ma c’è una responsabilità che, nella coppia, può essere reciproca: difendere ciò che ci lega.

E un sentimento non si difende attaccando l’altro per ciò che non fa, ma cercando ciò che ancora ci lega a lui.

Non si difende criticando i silenzi, ma imparando a comprenderli.

A volte provando a riempirli con un dialogo, un gesto, un abbraccio.

Altre volte semplicemente stando con la persona che amiamo, senza bisogno di fare altro o di riempire ogni spazio.

Accettando che quel giorno ci sia silenzio, senza trasformarlo in una colpa.

📍Questo non significa accettare tutto ciò che dell’altro non ci piace.

Ma neanche arrivare a dirsi:
“Mi sono innamorato di te perché eri così. Ora non lo sei più.”

Perché nel frattempo siamo cambiati anche noi. È cambiata la nostra vita, sono cambiate le nostre esigenze, le nostre paure, le nostre priorità.

🔎“Mi manca la persona che eri” può significare, a volte, “mi manca la persona che ero io quando ero con te”.

Perché a volte non rimpiangiamo soltanto ciò che l’altro era, ma anche ciò che quella relazione faceva emergere in noi:

▪️ il modo in cui ci sentivamo,
▪️ il modo in cui guardavamo noi stessi,
▪️la persona che riuscivamo a essere accanto a quella persona.

📍E ciò che ci faceva stare bene nella relazione può ancora esserci, anche se oggi può manifestarsi in modo diverso.

Non si tratta di tornare a essere quelli di prima, ma di riconoscere ciò che di noi è rimasto e ciò che, nel tempo, ha preso una forma nuova.

Forse è proprio lì che possiamo ritrovarci più vicini.

📍È anche questo il compito di una coppia: creare le condizioni perché ciò che ancora vive dentro entrambi possa ve**re fuori, a volte in modo simile al passato, altre volte in una forma nuova.

▪️Senza attese interminabili.
▪️Senza calvari.
▪️Senza dipendenza.
▪️Senza rassegnazione.

Con azioni concrete, dialoghi costruttivi e consapevolezza.

🔺 Perché sì, le relazioni possono finire.

Ma se amiamo qualcuno, possiamo scegliere di fare ciò che è nelle nostre possibilità per favorire l’amore, prima di arrenderci alla sua fine.

E se, nonostante questo, le cose non dovessero funzionare, sapremo almeno di aver fatto la nostra parte.

✔️Non per salvare a tutti i costi una relazione, ma per difendere, finché è possibile, ciò che amiamo e i valori in cui crediamo.

Con coraggio.
Con responsabilità.
Con coscienza.

👉"Dottore, ma perché con un figlio riesco ad essere più tranquillo e con l'altro mi arrabbio più facilmente? Vorrei fare...
21/08/2026

👉"Dottore, ma perché con un figlio riesco ad essere più tranquillo e con l'altro mi arrabbio più facilmente?
Vorrei fare le stesse cose con entrambi, trattarli nello stesso modo, ma non ci riesco."

È una domanda che molti genitori si fanno e che spesso porta con sé un senso di colpa.

📍La prima cosa da ricordare è che i figli non sono tutti uguali, anche quando ricevono la stessa educazione.

▪️Ogni bambino ha il proprio temperamento, il proprio "carattere" e il proprio modo di reagire alle situazioni. (Sicuramente le esperienze e le prime relazioni hanno il loro ruolo, ma non in modo esclusivo)

▪️Può avere bisogni diversi, affrontare difficoltà diverse o trovarsi in momenti differenti della crescita.

▪️Inoltre, anche quando i figli hanno la stessa età, possono vivere esperienze diverse: le amicizie, la scuola, le relazioni con gli altri e ciò che accade intorno a loro possono influenzare il loro modo di stare nel mondo.

📍Per questo motivo è naturale che anche il genitore possa ritrovarsi a relazionarsi in modo diverso con ciascun figlio.

Essere un buon genitore non significa fare esattamente le stesse cose con tutti.

Significa riuscire ad adattarsi ai bisogni di ciascuno.

Con un figlio potrebbe essere importante condividere alcune attività, con un altro dedicare più tempo al dialogo, con un altro ancora offrire maggiore autonomia.

Questo non significa avere preferenze.

📍Significa riconoscere che uguaglianza non significa necessariamente equità: dare a tutti la stessa cosa non sempre significa rispondere ai bisogni di tutti.

L'obiettivo non è che ogni figlio riceva esperienze identiche, ma che ciascuno riceva lo stesso messaggio fondamentale: "Sei importante per me, ti voglio bene e sono presente per te."

🔺Perché i figli non hanno bisogno di un genitore identico con tutti.

Hanno bisogno di un genitore capace di incontrare ciascuno dove si trova (cioè nel momento della vita che sta attraversando e nei bisogni che, in quel momento, ha).

✔️Amare i figli allo stesso modo non significa trattarli nello stesso modo. Significa fare in modo che ciascuno si senta ugualmente amato.

👉 Grazie, Eminem.È questo che ho pensato ascoltando When I'm Gone.Nel video c'è un momento che mi ha colpito particolarm...
20/08/2026

👉 Grazie, Eminem.
È questo che ho pensato ascoltando When I'm Gone.

Nel video c'è un momento che mi ha colpito particolarmente: Eminem si trova davanti allo specchio e incontra Slim Shady.

Quella parte di sé che, alla fine, deve affrontare fino quasi a distruggerla.

Ma Slim Shady non è semplicemente la parte “sbagliata”.

📍È anche una parte che, prima, gli è servita profondamente. Una parte rabbiosa, potente, irriverente, capace di trasformare la sofferenza in qualcosa.

Una parte attraverso cui ha trasformato rabbia, frustrazione e sofferenza in musica, contribuendo a costruire quella voce che lo avrebbe portato fuori dalla condizione in cui si trovava.

E quella scena mi ha fatto pensare a quanto sia complesso il rapporto che possiamo avere con le diverse parti di noi.

Ci sono parti di noi che, quando siamo feriti, deprivati, arrabbiati, possono diventare più intense.

▪️Possono diventare combattive.
▪️Ci spingono a reagire.
▪️A non arrenderci.
▪️A costruire.
▪️A lasciare un segno nel mondo.

La sofferenza, a volte, ci riporta al dover vivere. A combattere per vivere.

E può essere proprio quella parte arrabbiata, determinata, affamata di vita, a permetterci di uscire da dove siamo.

🔺 Ma non è necessario aver vissuto una vita segnata dalla sofferenza per conoscere questa tensione: in forme diverse, appartiene già alla condizione umana.

Una tensione difficile da risolvere: una mente capace di pensare l'infinito che vive dentro un corpo mortale.

📍Possiamo immaginare il futuro, l'universo, ciò che ancora non esiste. Possiamo desiderare di costruire qualcosa che rimanga di noi.
E nello stesso tempo siamo fatti di carne.

Possiamo soffrire.
Possiamo perdere ciò che amiamo. Invecchiamo. E moriamo.

Sapere di essere finiti e, nello stesso tempo, desiderare qualcosa che ci oltrepassi.

Forse è anche dentro questa tensione che prendono forma le diverse parti di noi.

🔸Una parte vuole vivere, amare, costruire.
Essere un buon padre.
Un buon marito.
Un buon amico.
Essere vicino alle persone che ama.

🔸E un'altra parte può avere paura.
Paura della vita stessa.
Paura di non riuscire a governarla.
Di soffrire e morire.
Di perdere ciò che si ha.
Di essere in balia degli eventi.
Di non essere abbastanza.
Di non avere un significato.
Di essere soltanto un essere finito dentro qualcosa di immensamente più grande di sé.

E allora quella parte può cercare di trasformare la sofferenza, la paura e la frustrazione in forza.

Può diventare arrabbiata, determinata, combattiva.

Proprio come Slim Shady, può essere una parte che prima ci ha aiutato a sopravvivere, a reagire, a uscire dalla sofferenza.

📍Ma ciò che un tempo ci ha salvato può, in un altro momento, diventare qualcosa con cui dobbiamo confrontarci.

Ed è forse qui che il conflitto diventa più difficile:
non combattiamo necessariamente contro una parte cattiva di noi.

A volte combattiamo contro una parte che ci ha salvato.

E forse è anche per questo che non dovremmo avere troppa fretta di giudicare le parti di noi che ci sembrano più dure, arrabbiate o determinate.

Alcune sono nate per combattere.
Alcune ci hanno salvato.

🔎La difficoltà, a volte, è capire quando abbiamo ancora bisogno di loro e quando, invece, sono diventate loro ad avere bisogno di combattere, anche quando non ci sono più ragioni per farlo.

Forse è questo che ho sentito ascoltando When I'm Gone.

Non la guerra tra una parte buona e una parte cattiva.

Ma la battaglia tra ciò che vorremmo essere, ciò che la vita ci ha insegnato a diventare e la paura, sempre presente, di essere creature mortali che cercano di dare un senso al proprio passaggio nel mondo.

✔️E in questo passaggio ci siamo tutti.
Tutti insieme.
Uguali.
Tutti umani.

👉PUÒ UNO PSICOTERAPEUTA INIZIARE UNA PSICOTERAPIA SENZA FARE UNA VALUTAZIONE PSICODIAGNOSTICA?Questa è una provocazione....
18/08/2026

👉PUÒ UNO PSICOTERAPEUTA INIZIARE UNA PSICOTERAPIA SENZA FARE UNA VALUTAZIONE PSICODIAGNOSTICA?

Questa è una provocazione.

Una persona può arrivare in psicoterapia perché sta soffrendo e voler iniziare subito il trattamento.

Il terapeuta, però, prima di decidere come interve**re, dovrebbe comprendere che cosa sta succedendo.

📍Per questo è necessaria una valutazione psicodiagnostica.

La valutazione permette di raccogliere e integrare le informazioni necessarie per arrivare a una diagnosi e a quella che in psicologia viene chiamata la “formulazione del caso”.

▪️La diagnosi permette di individuare il problema clinico e orientare il trattamento.

▪️La formulazione permette di comprendere come quel problema si manifesta e funziona proprio in quella persona.

È da questa comprensione che possiamo stabilire su cosa lavorare, con quali priorità, quali obiettivi perseguire e come interve**re.

🛑 Ma questo ragionamento non dovrebbe rimanere soltanto nella testa del terapeuta.

Il paziente dovrebbe poter comprendere, con parole accessibili:

🔸che cosa abbiamo individuato,
🔸come lo abbiamo compreso,
🔸su cosa dobbiamo lavorare
🔸perché abbiamo scelto di farlo in quel modo.

Perché comprendere il proprio funzionamento psicologico e vedere nel concreto cosa si può fare può avere già una funzione terapeutica.

Ed è qui che mi ritrovo, a volte, dubbioso...

Ci sono persone che hanno fatto psicoterapie durate mesi o, a volte, anni e che non sono in grado di spiegare:

🔸quale fosse il problema, al di là della 🔸spiegazione che si erano già date;
🔸su cosa stessero lavorando e perché;
🔸quali strumenti e procedure venissero utilizzati;
🔸quali fossero gli obiettivi;
🔸con quali priorità si sarebbe dovuto orientare il lavoro.

E allora mi chiedo:

come può il paziente capire se la psicoterapia sta andando nella direzione giusta, se non sa nemmeno quale direzione stiamo seguendo?

Come può comprendere se gli obiettivi sono stati raggiunti e il significato degli interventi che gli vengono proposti, se questi non sono mai stati realmente condivisi?

📍E soprattutto:

come può partecipare attivamente alla propria terapia se il ragionamento che la sostiene gli rimane sostanzialmente sconosciuto?

Una psicoterapia non dovrebbe essere un percorso nel quale il terapeuta possiede una mappa che il paziente non ha mai visto.

🔺 E sarebbe ancora più problematico se quella mappa non fosse stata costruita nemmeno dal terapeuta.

La mappa dovrebbe esistere ed essere condivisa.

Perché sapere cosa stiamo facendo e perché lo stiamo facendo non serve soltanto a rendere il paziente partecipe del percorso.

Serve a orientarlo, a permettergli di comprendere come sta procedendo il percorso e, per intenderci... a capire se sta funzionando.

Ecco perché diagnosi e formulazione non sono un esercizio teorico.

✔️ Sono uno dei fondamenti del trattamento e vanno di pari passo con un approccio clinico concreto, chiaro, basato sulle evidenze e rispettoso della persona.

👉 La mente non va in vacanza.Per alcuni di noi, quando finalmente arrivano le ferie, nasce l'aspettativa di riuscire fin...
14/08/2026

👉 La mente non va in vacanza.

Per alcuni di noi, quando finalmente arrivano le ferie, nasce l'aspettativa di riuscire finalmente a staccare.

Ci mettiamo a leggere un libro, andiamo al mare, ci sediamo al sole.

Eppure, dopo qualche pagina, la mente torna a una preoccupazione. Propone un problema, ripercorre qualcosa che è successo, anticipa ciò che potrebbe accadere.

📍E allora arriva il pensiero:
“Non riesco nemmeno in vacanza a smettere di pensare.”

Ma forse c'è una cosa che spesso dimentichiamo.

Se arriviamo da un periodo in cui abbiamo affrontato molte situazioni impegnative, tensioni o preoccupazioni, non è detto che il nostro livello di allerta si modifichi immediatamente perché siamo partiti per le ferie.

📍La nostra mente non si basa soltanto su ciò che sta accadendo oggi. Mantiene l'allerta anche in riferimento a ciò che è capitato sino ad ora.

E se per un po' di tempo siamo stati chiamati a prestare molta attenzione a problemi, imprevisti o possibili minacce, è comprensibile che ci voglia un po' di tempo prima che questo stato di allerta si riduca.

🔎Il problema può nascere quando iniziamo a preoccuparci del fatto che dovremmo riuscire a non preoccuparci.

“Devo staccare.”
“Devo rilassarmi.”
“Sono in vacanza, non dovrei pensare a queste cose.”

Senza accorgercene, trasformiamo anche il rilassamento in qualcosa che dobbiamo riuscire a fare.

E così facciamo percepire alla mente un nuovo problema, mantenendo attivo lo stato di allerta.

A quel punto non abbiamo più soltanto la preoccupazione da cui volevamo staccarci, ma anche quella di non riuscire a staccare.

🛑 Più controlliamo se siamo finalmente rilassati, più facciamo attenzione a ciò che ancora ci preoccupa e più ci accorgiamo che non siamo rilassati.

Possiamo cambiare il nostro punto di riferimento.

Non chiederci continuamente:
“Come faccio a smettere di pensare a queste cose?”

✅ Ma chiederci:
“Cosa voglio vivere in questi giorni?”

E organizzare le nostre giornate in funzione di questo: attività fisiche, interessi, persone, esperienze, luoghi, momenti di riposo.

📍Non per distrarci dai pensieri né per proporci nuove attività nel tentativo di farli sparire, ma per continuare a dare spazio a ciò che desideriamo vivere, anche quando la nostra mente continua a proporci pensieri diversi da quelli che vorremmo avere in quel momento.

E se mentre leggiamo un libro arriva una preoccupazione, non significa che dobbiamo prima eliminarla per poter tornare alla lettura.

Possiamo accorgercene, lasciarla lì e tornare al libro.

Perché il punto non è riuscire a staccare immediatamente.

▪️È smettere di preoccuparci del fatto di non esserci ancora riusciti.

▪️E proprio quando smettiamo di preoccuparci della presenza di questi pensieri, la loro capacità di mantenerci in allerta può gradualmente ridursi.

✔️Possiamo così dare alla mente il tempo di fare ciò che spesso le chiediamo di fare troppo in fretta:
accorgersi che il pericolo è passato e abbassare gradualmente la guardia.

👉Quando nella coppia arriva la tempestaImmaginate una nave nel mezzo di una tempesta.In quel momento nessuno perde tempo...
13/08/2026

👉Quando nella coppia arriva la tempesta

Immaginate una nave nel mezzo di una tempesta.

In quel momento nessuno perde tempo a discutere su chi avrebbe dovuto orientare meglio la bussola due ore prima.

📍La priorità è una sola: portare insieme la nave in sicurezza.

In coppia, a volte, accade la stessa cosa.

▪️Ci sono periodi in cui la tempesta non nasce dalla coppia: gli impegni sono tanti, il tempo è poco, le responsabilità aumentano e le energie diminuiscono.

In quei momenti può essere facile iniziare a discutere tra noi proprio perché siamo già stanchi, finendo per trasformare uno stress esterno in un ulteriore problema interno alla relazione.

E allora forse la domanda da porsi non è “chi sta facendo abbastanza?”, ma:

“Come possiamo collaborare per rendere un po' più leggero quello che stiamo attraversando?”

🛑 Questo non significa ignorare ciò che non funziona nella coppia o rinunciare ai propri bisogni.

Significa riconoscere che, quando siamo sotto pressione, continuare a puntare il dito, difendere le proprie ragioni o cercare un colpevole può consumare energie che servirebbero per affrontare ciò che sta realmente mettendo alla prova entrambi.

Ma c'è anche un altro momento in cui scegliere il momento giusto diventa importante.

▪️Quello in cui il problema è proprio tra noi.

A volte ci accorgiamo che torniamo continuamente a discutere dello stesso tema. Il problema viene affrontato ancora e ancora, ma quasi sempre quando siamo arrabbiati, stanchi o feriti.

E così rischiamo di ripetere lo stesso modo di discutere senza riuscire davvero a comprendere cosa stia succedendo all'altro.

📍Non è sufficiente decidere di parlare di un problema. È importante anche scegliere quando farlo.

Quando il mare è più calmo, possiamo ascoltarci con maggiore attenzione, provare a comprendere il punto di vista dell'altro e capire cosa possiamo fare diversamente la prossima volta.

Prima si esce dalla tempesta.

Poi "si torna alla bussola" e a capire come orientarsi.

Perché essere una squadra non significa evitare i conflitti o essere sempre d'accordo.

Significa anche sapere quando è il momento di proteggere la relazione dalla tempesta e quando è il momento di fermarsi insieme a capire come affrontare meglio ciò che continua a metterla alla prova.

🔎La maturità di una coppia non si misura da quante volte ciascuno riesca ad avere ragione, ma dalla capacità di ritrovarsi dalla stessa parte anche quando qualcosa non funziona.

Preservate le vostre energie quando la tempesta arriva da fuori e scegliete il momento giusto quando c'è qualcosa da comprendere dentro la coppia.

✔️Perché non basta affrontare i problemi: è importante farlo nelle condizioni che ci permettano davvero di comprenderci e, se possibile, di cambiare insieme.

👉La facilità con cui si alzano le mani.Forse dovremmo chiederci più spesso cosa stiamo chiedendo a un bambino quando pre...
10/08/2026

👉La facilità con cui si alzano le mani.

Forse dovremmo chiederci più spesso cosa stiamo chiedendo a un bambino quando pretendiamo che sappia semplicemente “controllarsi”.

🔎 Nei primi anni di vita le capacità di autoregolazione emotiva e comportamentale sono ancora in pieno sviluppo. Rabbia, frustrazione, paura, stanchezza, fame o sovrastimolazione possono diventare esperienze per le quali il bambino non possiede ancora gli strumenti necessari per autoregolarsi.

Non è un caso che i capricci siano particolarmente frequenti tra i 18 mesi e i 3 anni e siano considerati, nella maggior parte dei casi, un fenomeno normativo dello sviluppo.

Questo non significa lasciare che il bambino faccia tutto ciò che vuole.

Significa distinguere il comportamento dalla sua intenzionalità.

📍Un bambino può protestare senza volerci sfidare. Può urlare senza aver deciso di comportarsi male. Può essere travolto dalla frustrazione senza possedere ancora gli strumenti per uscirne.

Ed è qui che entra in gioco l'adulto.

Prima di poter autoregolarsi, il bambino ha bisogno della co-regolazione: di un adulto che sappia contenere il comportamento e accompagnarlo verso uno stato di maggiore equilibrio.

🛑 Quando invece alla disregolazione del bambino rispondiamo con altra disregolazione, può instaurarsi un ciclo coercitivo:

il bambino è frustrato → protesta → l'adulto interpreta la protesta come una sfida → aumenta la pressione → il bambino sperimenta ancora più paura, rabbia e attivazione → la sua capacità di regolarsi diminuisce ulteriormente → il comportamento peggiora → l'adulto aumenta ancora la durezza.

E il ciclo ricomincia.

La ricerca associa infatti le forme di genitorialità dura e il maltrattamento a maggiori difficoltà di regolazione emotiva e a maggiori problemi comportamentali.

📍Questo non significa che ogni rimprovero produca un danno, né che un genitore debba essere perfetto o permissivo.

Significa che un bambino che sta perdendo il controllo non ha necessariamente bisogno di un adulto che aumenti il controllo su di lui attraverso la paura.

Il limite può essere fermo.

Il “no” può rimanere “no”.

Ma possiamo educare senza trasformare la paura nel nostro strumento.

Perché il bambino non impara a regolarsi semplicemente perché qualcuno lo costringe a smettere.

✔️Impara a regolarsi facendo esperienza, nel tempo, di come si attraversa una frustrazione senza esserne travolti. E all'inizio, questa esperienza deve essere fatta insieme a qualcuno che sappia regolare anche se stesso.

👉"Dottore, ma quando lei è in ferie, se ho bisogno posso chiamarla?"👤: "Direi proprio di no. 😄"A parte gli scherzi, ci t...
09/08/2026

👉"Dottore, ma quando lei è in ferie, se ho bisogno posso chiamarla?"
👤: "Direi proprio di no. 😄"

A parte gli scherzi, ci tenevo a condividere un pensiero.

📍Nel mio lavoro accompagno ogni giorno le persone a prendersi cura di sé, a trovare un equilibrio e a vivere una vita più piena e significativa. Sarebbe poco coerente se io, per primo, non cercassi di fare lo stesso.

Anche io ho bisogno di momenti in cui non sono lo psicoterapeuta, ma semplicemente Gabriele: un marito, un papà, un figlio, un amico. Momenti in cui vivere gli affetti, coltivare le passioni e godermi il tempo con le persone che amo.

Questo non significa prendere alla leggera il lavoro o i bisogni dei pazienti.

Al contrario, significa rispettare anche ciò che insegno ogni giorno: una vita sana non è fatta solo di lavoro e responsabilità, ma anche di relazioni, riposo, esperienze e presenza.

🛑 Naturalmente esistono situazioni cliniche particolari nelle quali è il terapeuta stesso a concordare modalità di contatto durante un periodo di pausa. Ma queste rappresentano un'eccezione, non la regola.

Perciò, se in questi giorni mi vedrete costruire castelli di sabbia invece che nuove strade di pensieri... abbiate pazienza.

✔️ A settembre tornerò con la stessa passione di sempre, e con qualche granello di sabbia nelle scarpe.

😉

👉 È facile criticare la società per i suoi frutti. È più difficile prendersi cura delle sue radici.Prima di tutto dovrem...
08/08/2026

👉 È facile criticare la società per i suoi frutti. È più difficile prendersi cura delle sue radici.

Prima di tutto dovremmo smettere di pensare che crescere un figlio sia un affare privato.

Lo è nell'amore, nelle responsabilità e nelle scelte educative.

Ma non nelle conseguenze.

📍Un bambino che cresce in una famiglia "sostenuta" ha maggiori possibilità di sviluppare sicurezza, fiducia, capacità relazionali e benessere emotivo.

E quel bambino, un domani, sarà un adulto che vivrà, lavorerà e contribuirà alla società di cui tutti facciamo parte.

🛑 Quando vediamo adolescenti in difficoltà, comportamenti violenti, difficoltà nel rispetto delle regole o nella gestione delle relazioni, le cause sono molteplici e non possono essere ricondotte a un'unica ragione.

Ma una domanda dovremmo comunque farcela:

quanto abbiamo sostenuto, come comunità, le famiglie durante gli anni in cui quei ragazzi erano bambini❓

Una società lungimirante non aspetta che i problemi emergano. Investe prima, sostenendo chi cresce i figli ogni giorno. E questo non significa soltanto chiedere migliori politiche familiari.

Significa anche fare la nostra parte:

📍essere presenti per i figli di amici e parenti, dare una mano quando una famiglia è in difficoltà, creare reti di sostegno invece di lasciare che ciascuno affronti da solo una vita sempre più frenetica.

Ben vengano i grandi progetti, le iniziative sociali e l'impegno per migliorare il mondo. Tutto ciò che crea circuiti virtuosi è un valore per la comunità.

Ma, a volte, nel desiderio di cambiare ciò che è lontano, rischiamo di non accorgerci di quello che ci è vicino.

Eppure proprio lì possono nascere alcuni dei cambiamenti più significativi.

Dovremmo imparare a osservare con più attenzione ciò che ci circonda:

📍una famiglia che ha bisogno di una mano, un genitore che avrebbe bisogno di un'ora di respiro, un bambino a cui dedicare tempo, ascolto e presenza.

Sono gesti che sembrano piccoli, ma possono avere effetti enormi.

▪️Perché spesso il modo più concreto per migliorare la società non è andare lontano, ma imparare a esserci, vicino.

Crescere un bambino non è quindi un compito che riguarda soltanto una madre e un padre.
È una responsabilità che, in modi diversi, riguarda tutti.

▪️E il tempo dedicato ai bambini è tempo ben speso.

Non solo perché aiuta loro a crescere, ma perché i bambini hanno una straordinaria capacità di restituire molto più di ciò che ricevono.

Con la loro spontaneità, il loro entusiasmo e il loro modo autentico di vivere le relazioni, ci ricordano anche parti preziose di noi stessi che, crescendo, rischiamo di perdere.

🔸Per questo prendersi cura dei bambini significa, in fondo, prendersi cura di una parte del futuro.

🔸Significa sostenere chi li cresce, costruire intorno alle famiglie una comunità più presente e, allo stesso tempo, riscoprire qualcosa di noi.

Perché una società migliore non si costruisce soltanto cambiando ciò che non funziona.

✔️ Si costruisce anche prendendosi cura, ogni giorno, di chi sta ancora crescendo.

👉Ci sono momenti in cui la scelta più saggia è fermarsi. E altri in cui fermarsi è l'errore più grande.La difficoltà è c...
06/08/2026

👉Ci sono momenti in cui la scelta più saggia è fermarsi. E altri in cui fermarsi è l'errore più grande.

La difficoltà è che non basta decidere cosa fare. Bisogna anche capire quando farlo.

🔎 Pensiamo a un semaforo.

Se diventa giallo e sei ancora lontano dall'incrocio, rallentare è la scelta giusta.
Ma se hai già oltrepassato la linea e sei ormai dentro l'incrocio, frenare all'improvviso può diventare molto più pericoloso che proseguire.

Anche nella vita spesso funziona così.

Ci sono decisioni che è utile rimettere in discussione prima di prenderle. Ed esistono momenti in cui il costo maggiore nasce proprio dall'interrompere un processo già avviato.

Pensiamo a una conversazione importante.

Se senti che non è il momento giusto, puoi scegliere di rimandarla.
Ma se hai già deciso di affrontare un tema delicato, hai espresso chiaramente la tua posizione e poi ti ritiri proprio nel momento cruciale, il messaggio che può arrivare all'altra persona è diverso da quello che volevi comunicare.

🔺Può sembrare insicurezza.
🔺Può far apparire quella questione meno importante di quanto fosse davvero.
🔺Oppure può spingere l'altro a prendere ancora più spazio, percependo il tuo tentennamento.

Perché una volta iniziato un percorso, la domanda non è più soltanto "era la scelta giusta?", ma anche "qual è il modo migliore per portarlo avanti?"

Lo stesso accade quando iniziamo un cambiamento, prendiamo una decisione importante o fissiamo un confine.

📍La questione non è andare sempre fino in fondo. È capire quando è ancora il momento di fermarsi e riflettere e quando, invece, è arrivato il momento di procedere con coerenza.

Molte persone confondono la prudenza con l'esitazione.

La prudenza è la capacità di fermarsi prima di scegliere, valutare la situazione e decidere se è davvero il momento di agire.

L'esitazione, invece, è rimanere bloccati anche quando una decisione è già stata presa.

La prudenza serve prima di imboccare una strada. Dopo aver scelto di percorrerla, invece, diventa importante la capacità di procedere con coerenza, perché un'esitazione in questa fase potrebbe rendere più difficile affrontare il percorso intrapreso.

🛑 Naturalmente questo non è un invito a pensare in modo rigido. Il punto è sviluppare la capacità di riconoscere il momento.

Perché spesso non è soltanto la decisione a fare la differenza, ma il timing con cui la prendiamo.

✔️Una parte della maturità psicologica consiste proprio in questo: imparare a prendere la decisione giusta nel momento giusto.

Indirizzo

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Bari
70124

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 17:00
Martedì 09:30 - 20:30
Mercoledì 09:30 - 20:30
Giovedì 09:30 - 20:30
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