Dott. Marco Papalino Psichiatra

Dott. Marco Papalino Psichiatra Il benessere mentale dell’individuo è importante per una vita vissuta al massimo delle possibilità.

Per questo,nella mia pratica clinica, miro a prevenire, fare diagnosi precoce e intervenire tempestivamente per la restituzione del completo benessere. Le sedi dove sarà possibile richiedere un colloquio con Dottor Marco Papalino: Bari-Fasano

31/07/2026

/scòr-re-re/

Lo scorrere non ha sempre la stessa direzione: a volte accompagna. A volte rallenta. A volte costringe persino a fermarsi…Ma non per questo smette di essere movimento.

Le correnti favorevoli rendono il cammino più semplice. Quelle contrarie, invece, ci costringono a chiederci quanto crediamo davvero nella direzione che abbiamo scelto.
Forse è anche per questo che l’Odissea continua a parlarci; Ulisse non conosce il viaggio che lo attende, ma non perde mai di vista Itaca. Cambiano il mare, i venti, la rotta. Gli ostacoli. Non la meta.

E noi? Quali correnti stiamo attraversando? E verso quale direzione stiamo scegliendo di navigare?

Non sempre abbiamo una risposta. Ma forse anche questo fa parte del viaggio.

Buona navigazione.

 Immaginiamo di dover affrontare un lungo tragitto con il parabrezza sporco dopo un temporale. La strada è la stessa, il...
11/06/2026



Immaginiamo di dover affrontare un lungo tragitto con il parabrezza sporco dopo un temporale. La strada è la stessa, il traffico è lo stesso, il sole continua ad abbagliare, eppure guidare diventa più faticoso, richiede più attenzione, più energia, più tensione. Pulire il vetro non cambia la strada ma permette di vedere meglio ciò che abbiamo davanti.

A volte il farmaco assomiglia proprio a questo: non sostituisce il lavoro personale, non prende decisioni al posto nostro, non costruisce relazioni né risolve i problemi della vita, però può contribuire a ridurre ciò che ostacola la visione, liberando energie da investire nel cambiamento.

Perché, in fondo, non sempre serve una rivoluzione, a volte sono i piccoli gesti, i piccoli aiuti, i piccoli supporti a rendere più sereno il percorso.

Grazie a Giulio Macaione per queste bellissime illustrazioni e per aver saputo tradurre un’idea in un fumetto!

Nelle scorse settimane, in un periodo davvero pieno nella gestione dell’attività clinica e personale, ho avuto la possib...
15/05/2026

Nelle scorse settimane, in un periodo davvero pieno nella gestione dell’attività clinica e personale, ho avuto la possibilità di prendere parte a momenti di crescita e confronto, come il Congresso Regionale e quello Nazionale della Società Italiana di Psichiatria — sezione Giovani.

Ci sono contesti in cui il confronto non è solo utile, ma diventa estremamente necessario.
La pratica clinica ci mostra sempre più chiaramente che la complessità difficilmente può essere affrontata da una singola prospettiva; tanti disturbi non si presentano mai in forma isolata, intrecciando dimensioni psichiche, corporee e relazionali che richiedono percorsi fondati su un dialogo continuo tra figure diverse.

Lavorare insieme non significa solo sommare competenze, ma costruire significati condivisi, in cui integrazione, comunicazione e confronto non sono solo parole, ma strumenti di lavoro.

Perché in un tempo che corre veloce — e che non sempre sembra concederlo — fermarsi a pensare insieme rimane, forse, uno dei modi più concreti per prendersi cura.

Un padre. Tre figlie.Una malattia conclamata che attraversa la famiglia, andando ben oltre i confini della persona che n...
10/04/2026

Un padre. Tre figlie.
Una malattia conclamata che attraversa la famiglia, andando ben oltre i confini della persona che ne è affetta, disegnando traiettorie a cui ciascunə prova a dare un senso, costruendo — nel tempo — il proprio modo di stare al mondo.

E poi una nuova diagnosi. Improvvisa. Inattesa.
Capace di mettere in discussione quegli equilibri che sembravano consolidati, ridefinendo ruoli, certezze, quotidianità.

“La figlia conforme” di Francesca Cavallone parte dall’esperienza di una, ma intreccia — insieme — le storie di un’intera famiglia.
Un sistema che si rende visibile proprio nel momento in cui si scompone, mostrando quanto ogni vissuto individuale sia, in realtà, profondamente connesso agli altri.

Un racconto che attraversa il tema della malattia, ma anche quello dell’identità, dell’appartenenza e delle diverse possibilità con cui ciascunə prova a trovare il proprio posto.

📍 Sabato 11 aprile 2026 – ore 17:30 presso il Cinema Il Piccolo di Matera ci sarà l’occasione per incontrare l’autrice Francesca Cavallone, in dialogo con le dott.sse Antonella De Biasi e Maria Giovanna Lotito, all’interno della rassegna organizzata dal Centro Studi Metereon.

08/04/2026

/sò-gno/

C’è un “sogno” che ci muove,
che orienta, che dà una direzione.

C’é un “sogno” inteso come desiderio, come obiettivo, come aspirazione rispetto a ciò che vorremmo essere, diventare o come vorremmo vivere.

E infine c’è un “sogno” che é quello che prende forma nella notte; uno spazio in cui ritornano esperienze già vissute o si affacciano prospettive possibili, scenari che generano emozioni — paura, entusiasmo, attesa.

A volte è un rifugio.
Altre, un luogo meno prevedibile, in cui emergono pensieri e immagini che non possiamo controllare.

Ci sono notti in cui il sogno accompagna, e altre in cui si attende soltanto che passi, che arrivi il mattino a riportare ordine o a lasciare spazio a qualcosa di nuovo.

Forse è proprio in questo che il sogno trova il suo senso: nel tenere insieme ciò che siamo e ciò che, ancora, stiamo provando a diventare.
Manteniamo vivo il sogno.

Ci sono legami che ci tengono ancorati e altri che, invece, chiedono di essere messi in discussione.Crescere, evolvere, ...
25/03/2026

Ci sono legami che ci tengono ancorati e altri che, invece, chiedono di essere messi in discussione.

Crescere, evolvere, vivere - in generale - non è un movimento lineare; a volte significa prendere le distanze da quello che é noto, rinegoziare ciò che abbiamo ricevuto o che abbiamo precedentemente definito, capire cosa continua a rappresentarci e cosa no.

“Lo sbilico” di Alcide Pierantozzi attraversa proprio questo spazio: quello in cui identità, appartenenza e autonomia si incontrano — e si scontrano.

Una lettura che invita a fermarsi e a interrogarsi su ciò che siamo, su come ci definiamo, su quali spazi scegliamo di abitare — dentro e fuori di noi.

Che realtà ha il dolore?L’esperienza di ognunə di noi ci dice che non é possibile ridurlo ad un mero meccanismo biologic...
05/03/2026

Che realtà ha il dolore?

L’esperienza di ognunə di noi ci dice che non é possibile ridurlo ad un mero meccanismo biologico; quello che facciamo, ciò che sentiamo, ciò che pensiamo mentre lo attraversiamo può influenzare la sensazione dolorosa.

Nel corso del 30° Congresso della Società Italiana di Psicopatologia ho provato a partire da qui: dal passaggio dal segnale al senso.

Le neuroscienze ci dicono che il dolore non è un’esperienza lineare, non è mai solo il risultato di una trasmissione periferica.
È il risultato dell’integrazione di componenti sensoriali, emotive e cognitive: aspettative, attenzione, contesto, stato emotivo possono tutte amplificare o, comunque, modulare ciò che percepiamo.

Lo stesso stimolo può essere vissuto in modo diverso.
Dalla stessa persona, in momenti diversi.
Da persone diverse, nello stesso contesto.

Questo non rende il dolore “meno reale”. Lo rende più complesso; proprio per questo un approccio integrato — farmacologico e psicoterapeutico — non è un’opzione possibile, ma una necessità clinica.
Integrare i livelli biologici e quelli emotivi significa ridurre la sofferenza e prevenire la cronicizzazione.

Forse la domanda non è solo “quanto fa male?”, ma anche “che significato sta assumendo questo dolore nella mia storia?”.

Ed è lì che il lavoro clinico diventa incontro.

/e-qui-lì-bri-o/ & /e-qui-li-brì-smi/Chi siamo quando ci spogliamo del nostro ruolo?Cosa rimane, fuori dai contesti che ...
10/02/2026

/e-qui-lì-bri-o/ & /e-qui-li-brì-smi/

Chi siamo quando ci spogliamo del nostro ruolo?
Cosa rimane, fuori dai contesti che ci definiscono?
Quanto confondiamo il fare con l’essere?

A volte i confini tra vita personale e lavoro diventano così sfumati da non riuscire più a distinguere dove finisce l’uno e inizia l’altra.
Gli impegni si allungano oltre l’orario, le scadenze invadono i pensieri, e ci ritroviamo a vivere — più che a scegliere — il tempo.

Sperimentiamo sentimenti contrastanti: entusiasmo, senso di colpa, gratitudine, frustrazione.
E ci sembra che tutto debba entrare, allo stesso modo, nello stesso giorno.
Ma è davvero così?

Forse la prima domanda da farci è questa:
dove sono i miei confini?
Quanto spazio lascio a me stessə?
Quanto permetto agli altrə — o alle cose — di occuparlo?
E quanto pretendo che anche chi ho intorno faccia lo stesso?

Qualche tempo fa mi sono svegliato con la sensazione di essere in ritardo…
…ed erano solo le 6:30.

Riscoprire il senso dei ruoli, del tempo, dei limiti non è disimpegno.
È cura.
È equilibrio.
O, forse, il primo passo per costruirne uno nuovo.

29/01/2026

/so-glì-e/

Ci sono momenti in cui ci sentiamo su una soglia.
Non più nel luogo da cui veniamo, ma ancora lontani da quello verso cui stiamo andando.

Non sappiamo cosa ci aspetta, se saremo all’altezza, se riusciremo a restare saldi, se andrà come speriamo…se, se, se…

Ma sappiamo che qualcosa sta cambiando.
E questo basta per sentirci un po’ spaesatə.

In questi passaggi, spesso pieni di domande, è facile cercare risposte immediate.
Ma non sempre ci sono.
A volte, l’unica cosa che possiamo fare è trovare un punto fermo — dentro o fuori di noi — verso cui muoverci.

Un riferimento.
Un confine che ci aiuti a non perderci.
Un passo, poi un altro.
Con pazienza. Con cura. Con ascolto.

Perché anche nelle transizioni più incerte, c’è sempre qualcosa che possiamo fare:
continuare a camminare.

Radici. Lasciti familiari. Ri-Costruzione. Queste le parole con cui proverei a riassumere le pagine che mi hanno accompa...
07/01/2026

Radici. Lasciti familiari. Ri-Costruzione.

Queste le parole con cui proverei a riassumere le pagine che mi hanno accompagnato nelle scorse giornate durante la lettura di Malbianco.
Un viaggio, quello di Marco Petrovici, alla scoperta delle proprie “radici” attraverso la strenua ricostruzione delle origini della propria famiglia come cura al proprio stesso male.
Una ricerca di verità a colmare i vuoti, i silenzi, i non detti ma soprattutto volta a riconoscere quelle “ripetizioni” che tornano da una generazione all’altra: nomi, gesti, errori che si tramandano come un’eredità, come un lascito invisibile.
Un viaggio che è anche una ricostruzione di un periodo che non può essere più attuale di quello presente: una guerra mondiale, la seconda, descritta attraverso le vicende di due fratelli, Vladimiro e Demetrio Petrovici, impegnati in una lotta tanto esteriore, quella alla sopravvivenza, quanto interiore, nei confronti della vergogna, del dolore, della rinuncia, del tradimento.

Un racconto, quello di Desiati, che tocca corde emotive che, chiusa l’ultima pagina, lascia addosso una domanda che forse ci riguarda tuttə: “E io? Da dove vengo io?”. Una domanda colma del desiderio di comprendere quali sono le proprie radici, cosa abbiamo ereditato, cosa vorremmo tenere e cosa, invece, lasciare andare o ri-costruire.

Per chi avesse il piacere di ascoltare l’autore, Mario Desiati sarà il primo ospite della rassegna “Orizzonti che si incontrano” organizzata dal Centro Studi Meteoron che si terrà presso il 📍 Cinema “Il Piccolo” di Matera questo sabato 10 gennaio 2026 alle ore 17:30.

Indirizzo

Via Argiro, 25
Bari
70122

Telefono

+393408006872

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