Studio Oculistico Bellizzi

Studio Oculistico Bellizzi Centro di Oftalmologia in Bari dal 1975 come riferimento per Oftalmopediatria, Strabismi, Ortottica, Neuroftalmologia.

Effetti della radiazione solare sull'iperpigmentazione dell'iride:​L'iride umana agisce come un diaframma ottico dinamic...
22/06/2026

Effetti della radiazione solare sull'iperpigmentazione dell'iride:

​L'iride umana agisce come un diaframma ottico dinamico, la cui pigmentazione costitutiva è determinata principalmente dalla densità e dal tipo di melanina presente nei melanociti dello stroma anteriore.
Sebbene i melanociti uveali condividano l'origine embriologica con i melanociti cutanei, la loro risposta fisiopatologica alla radiazione ultravioletta presenta dinamiche uniche e di alto profilo clinico.
Studi clinici indicano che i soggetti con elevata esposizione cronica agli UV e senza adeguata protezione oculare mostrano una prevalenza superiore di circa il 30% nello sviluppo di nevi iridei.
​L'iperpigmentazione iridea indotta da UV non è un mero cambiamento estetico, ma un biomarcatore di danno attinico cumulativo con due complicanze principali:

1) ​I melanociti iridei danneggiati o sovrastimolati dalla radiazione possono andare incontro a sfaldamento, i granuli di melanina liberati fluttuano nell'umore acqueo e tendono ad accumularsi nel trabecolato.
L'ostruzione fisica del trabecolato riduce il deflusso dell'umore acqueo, causando un aumento della pressione intraoculare (IOP) e potenziale glaucoma secondario.

2) Il rischio più critico associato alla stimolazione attinica dei nevi iridei è la progressione maligna.
Il melanoma dell'iride rappresenta circa il 4% di tutti i melanomi uveali; sebbene la conversione maligna di un nevo irideo benigno sia statisticamente bassa (~2% a 5 anni), i dati oncologici dimostrano una correlazione netta tra l'esposizione cumulativa agli UV, la presenza di alterazioni molecolari e l'insorgenza della neoplasia nei quadranti inferiori dell'iride, i quali ricevono biologicamente il maggior impatto di luce solare incidente.
​La protezione dell'iride dal fotostress richiede l'adozione costante di presidi ottici certificati UV400 (in grado di bloccare il 100% delle frequenze UVA e UVB).
La presenza di iperpigmentazioni focali acquisite (nevi o efeliidi) necessita di un monitoraggio clinico semestrale o annuale tramite biomicroscopia alla lampada a fessura e OCT del segmento anteriore al fine di escludere precocemente segni di infiltrazione stromale o anomalie vascolari sospette.

La Corrispondenza Retinica Anomala:La Corrispondenza Retinica Anomala (CRA) rappresenta uno dei meccanismi neuro-adattiv...
18/06/2026

La Corrispondenza Retinica Anomala:

La Corrispondenza Retinica Anomala (CRA) rappresenta uno dei meccanismi neuro-adattivi più particolari e complessi del sistema visivo umano: si tratta di un riassestamento corticale, prettamente binoculare, che si instaura come risposta compensatoria a uno strabismo manifesto a insorgenza precoce (generalmente prima dei 6-7 anni di età, durante il periodo di plasticità sensoriale).
​In condizioni fisiologiche (Corrispondenza Retinica Normale o CRN), le fovee dei due occhi condividono la stessa direzione visiva principale; nella CRA, invece, il cervello "riscrive" questa mappa sensoriale per evitare la diplopia (visione doppia) e la confusione visiva causate dal disallineamento oculare.

​Quando un occhio devia, l'immagine dell'oggetto percepito dalla fovea si trova su un punto retinico extrafoveale.
​Per evitare il caos visivo, la corteccia visiva modifica i propri collegamenti: la fovea dell'occhio fissante correttamente sviluppa un'associazione sensoriale binoculare con un'area retinica non foveale dell'occhio deviato, definita punto pseudofoveale o punto zero.

La formula cardine che descrive questa relazione geometrico-sensoriale introduce il concetto di angolo di anomalia (A), dove:

​D è l'angolo oggettivo di strabismo (la deviazione fisica misurata, ad esempio, con il test prismatico).

​S è l'angolo soggettivo di strabismo (la deviazione percepita dal paziente durante i test sensoriali).

Pertanto avremo, classificando la CRA in base agli angoli, 2 tipologie:

1) CRA Armonica: l'angolo di anomalia è esattamente uguale all'angolo oggettivo (A = D), di conseguenza, l'angolo soggettivo è pari a zero (S = 0).
Il paziente ha alterato la mappa retinica in modo perfetto rispetto alla deviazione fisica, eliminando del tutto la diplopia.

2) CRA Disarmonica: l'adattamento è parziale, l'angolo di anomalia è inferiore all'angolo oggettivo (A < D), quindi persiste un piccolo angolo soggettivo (S > 0).
È una condizione meno stabile, spesso legata a variazioni recenti dell'angolo di strabismo.

​La valutazione della CRA richiede test che dissocino i due occhi in misura variabile, poiché la corrispondenza anomala può essere "profonda" (presente anche in condizioni di forte dissociazione) o "superficiale".

​La presenza di CRA è un'arma a doppio taglio per l'oftalmologo e l'ortottista: da un lato, protegge il bambino dalla diplopia e permette persino una forma rudimentale di "visione binoculare anomala" (spesso associata a microstrabismo), dall'altro, rappresenta un ostacolo critico nel trattamento.

​Il paradosso chirurgico: quando si corregge chirurgicamente l'angolo oggettivo di uno strabismo in un adulto con CRA profonda e stabile, si rischia di scatenare una diplopia paradossa post-operatoria.
Il cervello, abituato a far cooperare la fovea dell'occhio sano con il punto extrafoveale dell'altro, proietterà le immagini su coordinate retiniche ormai prive di corrispondenza sensoriale coerente.
​Per questo motivo la chirurgia nei pazienti con CRA consolidata mira generalmente, ove possibile, a un risultato estetico/cosmetico, accettando una lieve ipo-correzione strutturale per mantenere il paziente all'interno della sua "zona di comfort" neurosensoriale anomala.

Parlane con i nostri specialisti esperti in caso di Strabismo.

I rischi della cataratta congenita polare posteriore:​La cataratta polare posteriore è una variante morfologica di catar...
15/06/2026

I rischi della cataratta congenita polare posteriore:

​La cataratta polare posteriore è una variante morfologica di cataratta congenita particolarmente complessa e insidiosa.
Si presenta come un'opacità densa, circolare e ben circoscritta, localizzata sulla corteccia posteriore e strettamente adesa alla capsula posteriore del cristallino.
​Dal punto di vista istopatologico, questa condizione è caratterizzata da una progressiva disorganizzazione delle fibre lenticolari che si fondono con la capsula stessa.
La sua gestione rappresenta una delle sfide più elevate nella chirurgia del segmento anteriore a causa dell'intrinseca fragilità strutturale dei tessuti coinvolti.
​Essa riconosce una duplice natura eziologica:

1) forme ereditarie: spesso trasmesse con pattern autosomico dominante, numerosi studi di genetica molecolare l'hanno associata a mutazioni a carico del gene PITX3 (sul cromosoma 10q25) e dei geni che codificano per il cristallino.
2) ​forme sporadiche: spesso associate a persistenza della vascolarizzazione fetale (tessuto ialoideo residuo) o a difetti focali dello sviluppo ectodermico durante la vita intrauterina.
​I rischi associati alla cataratta congenita polare posteriore si dividono nettamente tra lo sviluppo visivo del paziente pediatrico e le complicanze intraoperatorie in caso di chirurgia.
Se l'opacità è densa e bilaterale blocca lo stimolo luminoso retinico durante il periodo critico dello sviluppo neuronale (primi mesi/anni di vita), portando a un deficit visivo permanente e non correggibile se non trattato tempestivamente.
Conseguenze dirette della fissazione eccentrica o assente causata dalla barriera ottica centrale sono il nistagmo e lo strabismo.
​La pianificazione temporale dell'intervento segue criteri rigidamente differenziati in base all'età del paziente: nel neonato/bambino il rischio biologico predominante è l'ambliopia irreversibile.
Se l'opacità occlude l'asse visivo, l'intervento va eseguito tempestivamente (entro le prime 6-8 settimane di vita), accettando l'elevata probabilità di dover gestire una rottura capsulare e una vitrectomia anteriore, data la naturale elasticità e fragilità delle strutture pediatriche.
Nell'adulto il rischio biologico principale è lo shift miopico e l'abbagliamento: spesso l'opacità rimane stabile per decenni prima di evolvere in una cataratta nucleare franca.
In questo scenario, la chirurgia viene programmata solo quando il deficit visivo impatta significativamente sulla qualità della vita, permettendo una pianificazione ottimale.
Nel paziente pediatrico, il successo dell'intervento chirurgico è solo il primo passo; la successiva terapia occlusiva (bendaggio ortottico) e la correzione ottica precoce dell'afachia sono fondamentali per il recupero neuronale della corteccia visiva.

Ogni giorno migliaia di pazienti si affidano ad applicazioni e chatbot di AI per la diagnosi o l'interpretazione di vari...
11/06/2026

Ogni giorno migliaia di pazienti si affidano ad applicazioni e chatbot di AI per la diagnosi o l'interpretazione di varie patologie nel nostro ambito specialistico.
Tuttavia molto spesso le risposte risultano fuorvianti o generiche, non forniscono diagnosi precise e soprattutto non possono sostituire ancora quelli che sono i cardini della Medicina, ovvero l'esperienza clinica, l'esame obiettivo e la capacità di diagnostica differenziale.
Ecco perchè questi tre punti fondamentali continuano a fare ancora la differenza in ambito assistenziale e decisionale nei percorsi degli assistiti.
Un recente articolo su Eye ha valutato nello specifico tale aspetto in 8 branche subspecialistiche dell'Oftalmologia:

To assess the accuracy of ophthalmic information provided by an artificial intelligence chatbot (ChatGPT). Five diseases from 8 subspecialties of Ophthalmology were assessed by ChatGPT version 3.5. Three questions were asked to ChatGPT for each disease: what is x?; how is x diagnosed?; how is x trea...

09/06/2026

Neuromyotonia is a rare neuromuscular disorder of the myoneural junction, sometimes considered like a peripheral neuropathy, immune-mediated, or congenital, with various primary etiologies. It affects the peripheral nervous system, particularly the neuromuscular junction and peripheral motor neurons...

La Sindrome della Fessura Orbitaria Superiore:​La Sindrome della Fessura Orbitaria Superiore (SFOS) è un focale disordin...
04/06/2026

La Sindrome della Fessura Orbitaria Superiore:

​La Sindrome della Fessura Orbitaria Superiore (SFOS) è un focale disordine neurologico e oftalmologico causato da insulti compressivi, infiammatori, traumatici o neoplastici a carico delle strutture anatomiche che transitano attraverso la fessura orbitaria superiore (fenditura che mette in comunicazione la fossa cranica media con la cavità orbitale).
​Epidemiologicamente si tratta di una condizione rara, strettamente correlata a traumi maxillo-facciali e cranici complessi (in particolare le fratture dello scheletro facciale medio e profondo, come le fratture del tetto orbitario o dello sfenoide), la SFOS si manifesta in una percentuale stimata tra lo 0,5% e l'1% dei casi.
Non vi é predilezione di genere, sebbene i casi di origine traumatica siano statisticamente più frequenti nei soggetti maschi di età compresa tra i 20 e i 40 anni.
​La fessura orbitaria superiore è una apertura obliqua situata all'apice dell'orbita, delimitata superiormente dalla piccola ala dello sfenoide, inferiormente dalla grande ala dello sfenoide e medialmente dal corpo dello sfenoide.
​Il compartimento è funzionalmente diviso dall'anello tendineo comune o anello di Zinn.
All'interno dell'anello di Zinn transitano il nervo oculomotore (III n.c.), il nervo abducente (VI n.c.) e la branca nasociliare del nervo trigemino (V n.c.); al suo esterno invece decorrono: il nervo trocleare (IV n.c.), le branche trigeminali (V n.c.) deputate all'innervazione sensitiva della regione frontale e palpebrale nonché della funzionalità della ghiandola lacrimale, infine della vena oftalmica superiore per la circolazione efferente del seno cavernoso.
​Il meccanismo fisiopatologico principale è l'ischemia da compressione o l'interruzione assonale diretta: data la rigidità delle pareti ossee della FOS, qualsiasi incremento volumetrico (edema, ematoma, infiltrazione neoplastica o compressione da frammento osseo) determina un aumento della pressione idrostatica locale.
Questo compromette il microcircolo inducendo ipossia neurale, demielinizzazione segmentaria e, nei casi più gravi, degenerazione dei compartimenti nervosi.
L'ostruzione del flusso della vena oftalmica superiore esacerba l'edema tissutale intraorbitario, instaurando un circolo vizioso pressorio.
​Il quadro clinico della SFOS è tipicamente unilaterale e caratterizzato da un esordio che riflette la natura dell'insulto (iperacuto nei traumi, subacuto/cronico nelle neoplasie).
L'occhio è ipomobile o immobile, la paralisi combinata del III, IV e VI n.c. determina l'impossibilità di eseguire movimenti di sguardo (oftalmoplegia); puó esserci anche ptosi palpebrale con parziale o totale incapacità di sollevamento della palpebra superiore per deficit del muscolo elevatore.
La pupilla omolaterale si presenta dilatata e priva di riflesso fotomotore sia diretto che consensuale, il riflesso consensuale controlaterale è invece conservato.
Spesso si riscontra ipoestesia o anestesia della regione frontale, della palpebra superiore, della radice del naso e della cornea, l'abolizione del riflesso corneale é un segno semeiologico tipico.
Secondariamente alla stasi venosa per ostruzione della vena oftalmica superiore può associarsi chemosi congiuntivale marcata.

​Il protocollo diagnostico richiede un approccio multidisciplinare urgente (neuroradiologico, neurologico/neurochirurgico, maxillofacciale ed oftalmologico); la terapia puó essere tanto medica quanto chirurgica (decompressione orbitaria).
​La prognosi è variabile e dipende dal tempo intercorso tra l'insulto e l'inizio del trattamento.
​Nelle forme infiammatorie, il recupero della motilità oculare e della sensibilità è spesso completo, sebbene richieda settimane o mesi.
​Nelle forme traumatiche, se la decompressione avviene entro le prime 8-12 ore dall'evento, vi sono discrete probabilità di recupero funzionale parziale o totale dei nervi cranici.

Effetti iatrogeni corneali degli inibitori della rho-chinasi nel trattamento del glaucoma.​L'introduzione dei farmaci to...
28/05/2026

Effetti iatrogeni corneali degli inibitori della rho-chinasi nel trattamento del glaucoma.

​L'introduzione dei farmaci topici inibitori della rho-chinasi (ROCKi), come il netarsudil (0.02%) e il ripasudil (0.4%), ha rappresentato un traguardo importante nella terapia del glaucoma ad angolo aperto e dell'ipertensione oculare.
A differenza dei classici analoghi delle prostaglandine o dei beta-bloccanti, i ROCKi agiscono rilassando direttamente il reticolo trabecolare e le cellule del canale di Schlemm tramite la modulazione del citoscheletro dell' actomiosina, incrementando il deflusso convenzionale dell'umore acqueo.
​Tuttavia, l'ampia adozione di molecole come il netarsudil ha evidenziato un profilo di tollerabilità locale caratterizzato da iperemia congiuntivale e, in circa il 20% dei pazienti, dallo sviluppo di cornea verticillata (nota anche come cheratopatia a vortice o vortex keratopathy).
La condizione è benigna e non è considerata una tossicità d'organo tale da richiedere la sospensione immediata del farmaco qualora l'efficacia sul tono oculare sia ottimale.
La fosfolipidosi indotta da netarsudil è completamente reversibile.
In caso di wash-out farmacologico (sospensione della molecola), i corpi inclusi vengono progressivamente eliminati tramite il fisiologico ricambio epiteliale.
La completa clearance corneale e la restitutio ad integrum del tessuto si osservano generalmente entro 1-3 mesi dall'interruzione.
Tuttavia é sempre consigliato sottoporsi ad una visita di controllo specialistica a distanza di qualche mese dall'impiego del farmaco, soprattutto in caso di decremento della visione o di particolari segni notati sulla cornea.

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Oftalmopatia Tiroidea e Occhio Secco: qual è il legame biologico?​L'Oftalmopatia Tiroidea (TED, Thyroid Eye Disease o TA...
25/05/2026

Oftalmopatia Tiroidea e Occhio Secco: qual è il legame biologico?

​L'Oftalmopatia Tiroidea (TED, Thyroid Eye Disease o TAO, Thyroid-Associated Ophthalmopathy) è una patologia autoimmune orbitaria strettamente legata alle disfunzioni tiroidee (morbo di Basedow-Graves).
Tra le manifestazioni cliniche più precoci, invalidanti e spesso sottovalutate vi è la Sindrome da Occhio Secco (DED, Dry Eye Disease).
​La correlazione tra queste due condizioni non è una semplice coincidenza sintomatologica, ma il risultato di precisi meccanismi fisiopatologici interconnessi.
​L'insorgenza e il peggioramento dell'occhio secco nei pazienti affetti da oftalmopatia tiroidea sono guidati da 3 fattori principali:

1) Un' alterazione meccanica ed evaporazione accelerata.

​La proliferazione dei fibroblasti orbitari e l'accumulo di glicosaminoglicani (GAG) causano l'aumento del volume dei tessuti retrobulbari, questo porta a due segni cardine: proptosi (esoftalmo, sporgenza del bulbo oculare) e retrazione palpebrale, causata dall'iperattivazione del muscolo di Müller indotta dal tono simpatico e dalla fibrosi del muscolo elevatore.

2) ​L'aumento dell'ampiezza della rima palpebrale amplia l'area di superficie oculare esposta all'aria.

Il tasso di evaporazione del film lacrimale accelera drasticamente, riducendo il tempo di rottura del film lacrimale (TBUT - Tear Break-Up Time).

​3) Infiammazione immunomediata e danno ghiandolare.

​La TED è una patologia autoimmune guidata dall'attivazione dei recettori del TSH (TSHR) e del fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1R) sui fibroblasti orbitari, questa cascata infiammatoria non si limita all'orbita profonda: le citochine pro-infiammatorie (come IL-1\beta, IL-6, TNF-\alpha) migrano verso la superficie oculare.
Un'infiltrazione linfocitaria diretta nella ghiandola lacrimale principale e nelle ghiandole di Meibomio si verifica successivamente.

​Il risultato è una disfunzione qualitativa (deficit lipidico da meibomite) e quantitativa (deficit acquoso) del film lacrimale.

​L'infiltrazione infiammatoria e la successiva fibrosi dei muscoli oculomotori estrinseci riducono la motilità oculare.
Questo si traduce in un ammiccamento incompleto o ridotto in frequenza.
Senza un ammiccamento efficace, la ridistribuzione del film lacrimale sulla cornea viene compromessa, creando aree focali di grave essiccamento e sofferenza epiteliale.

Pertanto diviene importante agire tempestivamente a livello terapeutico per evitare le complicanze infiammatorie croniche del segmento anteriore dell'occhio.
Un approccio diagnostico multidisciplinare tra oftalmologo, endocrinologo, internista e radiologo é molto importante per la gestione del paziente distiroideo.

Parlane con i nostri specialisti in caso di TED o sospetta diagnosi di TED.

Le Retinoschisi Periferiche:​La retinoschisi degenerativa periferica consiste nella scissione anomala degli strati neuro...
21/05/2026

Le Retinoschisi Periferiche:

​La retinoschisi degenerativa periferica consiste nella scissione anomala degli strati neurosensoriali della retina.
Nella maggioranza dei casi clinici si presenta come una condizione asintomatica, benigna e non progressiva, che richiede esclusivamente il monitoraggio nel tempo.
​Tuttavia, quando la patologia diventa sintomatica, si apre uno scenario di complessitá maggiore.
La comparsa di sintomi è quasi sempre legata a una progressione posteriore minacciosa o all'insorgenza di un distacco di retina regmatogeno o regmatogeno-trazionale (associato a fori sia interni che esterni, con eventuale trazione del vitreo).
É molto importante distinguere il livello strutturale della scissione retinica tramite esame tomografico della retina (OCT).
Nella forma tipica la scissione avviene a livello dello strato plessiforme esterno, la cavità è sottile e confinata alla periferia estrema.
Nella forma reticolare la scissione si localizza nello strato delle fibre nervose portando a un progressivo assottigliamento della parete interna ed esterna.
Ha una spiccata tendenza alla progressione bollosa e alla formazione di fori retinici.
​I sintomi (fotopsie, scotomi nel campo visivo, o calo visivo) insorgono a causa di tre precisi trigger fisiopatologici:
1)​ fori retinici a tutto spessore: fori combinati nella parete interna (strato vitreale) e nella parete esterna (strato coroideale) permettono al fluido liquefatto della cavità (o al vitreo) di accedere allo spazio sottoretinico.
2) trazione vitreo-retinica focalizzata: la trazione dinamica sui margini o sulla volta della schisi stimola meccanicamente i fotorecettori (fotopsie) e accelera la scomposizione degli strati.​
3) progressione maculare: espansione del fluido intra-retinico oltre l'equatore oculare fino al polo posteriore.

Prima di intraprendere qualsiasi approccio invasivo, il clinico deve validare la diagnosi differenziale rispetto al distacco di retina regmatogeno poiché i profili di rischio e i razionali chirurgici differiscono radicalmente.
​Mentre per le forme asintomatiche la condotta prevede il leaving alone (astensione terapeutica), le forme sintomatiche richiedono un intervento mirato basato sulla configurazione anatomica.

Terapia parachirurgica con Fotocoagulazione Argon Laser (FAL):
​é indicata esclusivamente in caso di retinoschisi progressiva che minaccia il polo posteriore senza distacco di retina conclamato, oppure in presenza di fori isolati della parete esterna con iniziale accumulo di fluido sub-retinico sub-clinico.
Si esegue una barriera a doppia o tripla fila di spot laser interamente in tessuto sano, circa 1-2 mm. posteriormente al margine più avanzato della schisi.
Si va a creare una cicatrice corioretinica solida che blocchi l'avanzamento del fluido intra-retinico verso la macula.
Bisogna evitare il trattamento laser diretto sulla volta della schisi (parete interna) perché l'assottigliamento indotto dal calore può causare iatrogicamente fori interni, trasformando una schisi semplice in un distacco schisogeno ad alto rischio.

In questo caso, é rappresentata una foveoschisi sintomatica in soggetto miope che ha richiesto un trattamento laser urgente per via dell'aumento della sintomatologia e la possibilità di un distacco retinico macula on in breve tempo se non si interveniva parachirurgicamente:

Neurolesione chimica del ganglio di Gasser e rischio di cheratite neurotrofica: un delicato equilibrio clinico.​La neuro...
18/05/2026

Neurolesione chimica del ganglio di Gasser e rischio di cheratite neurotrofica: un delicato equilibrio clinico.

​La neurolisi chimica del ganglio di Gasser (tramite iniezione di glicerolo o ago-compressione) e la rizotomia a radiofrequenza rappresentano degli standard nel trattamento della nevralgia del trigemino refrattaria alla terapia medica.
Tuttavia, il successo terapeutico (l'analgesia) poggia sempre su un delicato equilibrio biologico: il rischio di deafferentazione sensoriale e la conseguente insorgenza di cheratite neurotrofica (NK).

​La branca oftalmica del nervo trigemino (V-1) non ha una funzione puramente sensitiva; è il vero e proprio deputato all'omeostasi oculare.
I corpi cellulari di questi neuroni risiedono nel ganglio di Gasser.
​Quando la neurolisi chimica estende il suo effetto distruttivo alle fibre della branca V-1, si interrompe il riflesso assonale trigemino-facciale.
Le conseguenze biologiche sono immediate e severe:
1) una deprivazione di neuromediatori dove viene meno il rilascio di neuropeptidi trofici fondamentali come la sostanza P, il CGRP (calcitonin gene-related peptide) e il NGF (nerve growth factor); senza questi fattori, il turnover dell'epitelio corneale si blocca;
2) una perdita della sensibilità corneale dove si annulla il riflesso dell'ammiccamento e si riduce la secrezione lacrimale basale, esacerbando il danno da disseccamento.
In poche settimane la cornea può perdere la sua trasparenza diventando opaca e leucomatosa, il calo della vista é repentino, l'epitelio corneale é danneggiato e di difficile ripristino, inizia ad ulcerarsi e possono sopraggiungere anche sovrainfezioni gravi.
Inoltre, anche in caso di terapia chirurgica (cheratoplastica) la prognosi non é quasi mai favorevole.
Pertanto, ​la gestione del paziente candidato a neurolisi del ganglio di Gasser richiede un approccio interdisciplinare (Neurologia/Terapia del Dolore /Oftalmologia) già nella fase pre-operatoria.

Un nostro caso giunto in urgenza, adesso in terapia anche con collirio a base di genegermin:

Indirizzo

Via Principe Amedeo, 25
Bari
70121

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