22/08/2026
📌 Momenti di riflessione
I Niyama sono il secondo passo del cammino indicato da Patañjali e ci conducono dall’incontro con il mondo all’incontro con noi stessi.
Se gli Yama orientano il modo in cui ci relazioniamo agli altri e alla vita, i Niyama ci invitano a rivolgere lo sguardo verso l’interno, trasformando la pratica in un percorso di consapevolezza.
Śauca, purezza, ci insegna a creare spazio e chiarezza nel corpo, nella mente e nelle nostre abitudini.
Santoṣa, appagamento, ci invita ad accogliere ciò che è, senza lasciare che il desiderio continuo ci allontani dal presente.
Tapas è il fuoco della disciplina, la costanza e l’energia interiore che sostengono il processo di trasformazione.
Svādhyāya, lo studio di sé, ci porta a osservarci con sincerità e a riconoscere ciò che muove pensieri, emozioni e azioni.
Īśvara Praṇidhāna ci conduce ancora più profondamente: è la dedizione al Supremo, l’abbandono a Dio, a Īśvara, a quella realtà più grande che trascende l’io individuale.
È riconoscere che non tutto dipende da noi, che possiamo agire con presenza, responsabilità e impegno, ma senza pretendere di possedere o controllare il risultato delle nostre azioni.
Arrendersi, nello Yoga, non significa rinunciare o diventare passivi. Significa piuttosto deporre l’ego, affidare i frutti dell’azione e lasciare che la pratica diventi anche un atto di offerta. È il passaggio dal “io faccio” al “io mi affido”, dalla volontà individuale all’apertura verso qualcosa che la trascende.
I Niyama ci ricordano così che lo Yoga non comincia e non finisce sul tappetino.
È un modo di vivere, di osservare, di scegliere e, infine, anche di affidarsi.
Cinque pratiche interiori che, giorno dopo giorno, ci accompagnano verso una mente più limpida, un cuore più quieto e una presenza più autentica.
Non regole da seguire, ma qualità da coltivare.
Non una meta da raggiungere, ma un cammino da vivere. 🙏🕉