Dott.ssa Fabrizia Capurso Psicologa-Psicoterapeuta EMDR

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Dott.ssa Fabrizia Capurso Psicologa-Psicoterapeuta EMDR Dentro la mente accadono più cose di quante si immagini. La psicologia aiuta a comprenderle. In presenza e a distanza.

Ci sono persone che attraversano il mondo come un progetto di demolizione in corso. Hanno stanze interiori da ricostruir...
28/08/2026

Ci sono persone che attraversano il mondo come un progetto di demolizione in corso. Hanno stanze interiori da ricostruire, emozioni ancora senza nome, ferite che chiedono ascolto. E talvolta entrano negli spazi degli altri aspettandosi che tutto si riorganizzi intorno al proprio dolore, ai propri umori, al bisogno urgente di sentirsi visti e riconosciuti.

Il mondo può così trasformarsi in un palcoscenico sovraffollato, dove ogni presenza cerca il proprio riflettore, affidando agli sguardi degli altri il racconto del proprio valore, delle proprie ferite, della propria immagine.

Poi c'è anche qualcuno che ha imparato un'altra forma di presenza: l'arte di abitare il mondo tenendo conto anche dello spazio dell’altro. È la persona che riconosce la propria frustrazione e sceglie con cura dove riversarla, ricordando che ogni essere umano che incontra porta con sé una storia, una fatica, una giornata che merita rispetto.

È quella che nota la stanchezza altrui e sa offrire anche il dono del silenzio. Quella che arriva puntuale, ricambia una chiamata, avvisa quando è in ritardo, dice grazie. Quella che sa percepire quando è il momento di restare e quando è il momento di lasciare spazio.

Sono gesti piccoli, quasi invisibili. Eppure raccontano una forma profonda di maturità. La consapevolezza che la propria esistenza occupa uno spazio nel mondo e che abitare quello spazio significa imparare a muoversi con attenzione, lasciando agli altri la possibilità di respirare.

Una presenza autenticamente buona prende forma nel saper abitare se stessi senza smettere di accorgersi dell'altro. Il carattere si rivela nella temperatura che si lascia dietro di sé, nelle parole che rimangono, nella sensazione che resta.

Alcune presenze, senza fare rumore, lasciano dietro di sé qualcosa di raro: un po’ più di leggerezza.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

Possono volerci anni prima che ciò che viene chiamato "pace" venga riconosciuto per ciò che talvolta è: obbedienza.La st...
27/08/2026

Possono volerci anni prima che ciò che viene chiamato "pace" venga riconosciuto per ciò che talvolta è: obbedienza.

La stabilità è spesso solo un modo molto composto di scomparire: adattarsi, trattenersi, ridimensionare i propri desideri fino a perdere progressivamente il contatto con la propria soggettività.

Cambiare, allora, significa trasformare ciò che non può più essere sostenuto allo stesso modo. Significa lasciare che alcune convinzioni, abitudini e modalità di stare nelle relazioni vengano messe in discussione. Significa fare spazio a ciò che per lungo tempo è stato messo da parte per mantenere un equilibrio che, a un certo punto, ha smesso di essere sostenibile.

A volte significa smettere di definire "equilibrio" una condizione che richiede un prezzo troppo alto. Un prezzo che può essere pagato con la perdita di vitalità, con il progressivo restringimento dei desideri, con la perdita della libertà di scegliere e con la possibilità di sentirsi autenticamente presenti nella propria vita.

Il cambiamento comincia quando diventa possibile distinguere la serenità dall’adattamento, la prudenza dalla paura, la stabilità dalla rinuncia a sé. Quando diventa possibile riconoscere quanto una scelta nasca da un desiderio e quanto, invece, dalla necessità di non disturbare, non deludere, non rischiare. E può cominciare proprio da lì: dal riconoscere ciò che sta chiedendo di cambiare.

Dott.ssa Fabrizia Capurso

Certe piccole abitudini custodiscono la salute mentale. Spesso si tende ad associarla all'impassibilità, alla capacità d...
10/08/2026

Certe piccole abitudini custodiscono la salute mentale. Spesso si tende ad associarla all'impassibilità, alla capacità di incassare i colpi senza piegarsi o a una forma di resistenza passiva alla fatica. In psicologia, tuttavia, la salute emotiva passa da indicatori molto diversi: la capacità di ascoltarsi, di rallentare e di trovare ancoraggi di senso nella quotidianità.

Raccogliere un fiore, indugiare su un tramonto, l'ascolto ripetuto di un brano sono vere e proprie strategie di autocura e autoregolazione emotiva. I più delle volte passano come semplici dettagli romantizzati. Sono le micro-scelte con cui costruire un senso di sicurezza interno, indispensabile per far fronte agli eventi stressanti, evitando il burnout emotivo.

Riconoscere e proteggere questi spazi, integrando la gentilezza verso se stessi e la capacità di meravigliarsi è ciò che permette di rimanere integri e flessibili di fronte allo stress. È tempo di superare il mito della forza come corazza o eroismo solitario. La vera forza è fluida: è la capacità di ascoltare il proprio limite, piegarsi senza spezzarsi e ritrovare ogni volta la strada verso di sé.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

Conservare i momenti non è mai stato così facile. In pochi secondi si possono immortalare il primo sorriso, i primi pass...
07/08/2026

Conservare i momenti non è mai stato così facile. In pochi secondi si possono immortalare il primo sorriso, i primi passi, il primo giorno di scuola, un pranzo in famiglia, un viaggio o persino il cane che dorme. La tecnologia ci permette di custodire ricordi preziosi come mai prima d'ora.

Ci sono bambini che crescono davanti all'obiettivo. Fin dai primi mesi di vita imparano che, quando accade qualcosa di bello o divertente, spesso compare uno smartphone. E allora vale la pena chiedersi: quanto tempo si trascorre a documentare un momento e quanto a viverlo.

Il bambino cerca il volto di chi si prende cura di lui, uno sguardo che comunichi: "Sono qui con te". Sono queste esperienze ripetute che contribuiscono alla costruzione del senso di sicurezza. Nessuna fotografia può sostituire una presenza autentica.

Il rischio è un piccolo paradosso: nel tentativo di conservare ogni istante dell'infanzia, possiamo perdere qualcosa dell'esperienza di viverlo pienamente.

Le fotografie dovrebbero essere il ricordo di momenti vissuti, non il loro sostituto. Un giorno quelle immagini saranno ancora archiviate nei telefoni o nel cloud. Ma ciò che i bambini porteranno con sé, molto più delle fotografie, sarà il ricordo di come si sono sentiti insieme a noi.

Forse la foto più importante è quella che, ogni tanto, scegliamo di non scattare.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

Si è soliti pensare che il coraggio consista nell'andare avanti. Non sempre è così. Vi sono momenti nei quali il coraggi...
05/08/2026

Si è soliti pensare che il coraggio consista nell'andare avanti. Non sempre è così. Vi sono momenti nei quali il coraggio assume la forma del ritorno. Ritornare significa esporsi. Significa sostare dinanzi a ciò che un tempo ha custodito la felicità, sapendo che quel luogo non esiste più nella forma originaria. Il tempo lo ha trasformato. E, insieme ad esso, ha trasformato anche chi ritorna.

Per questa ragione molti evitano la memoria. Non perché il passato sia insopportabile, ma perché temono ciò che potrebbe ancora suscitare. Eppure la memoria ignorata non scompare. Rimane nell'ombra. Continua a orientare pensieri, emozioni e scelte, senza mai essere davvero interrogata.

La psiche non chiede di dimenticare. Chiede di integrare. Ciò che viene accolto perde progressivamente il suo potere di minaccia. Ciò che viene evitato continua invece a reclamare attenzione.

Il ritorno, allora, non è una regressione. È un movimento della coscienza. È il gesto di chi decide di abitare la propria storia senza esserne più dominato.

La paura non è il contrario del coraggio. Ne è la condizione. Nessun atto realmente coraggioso nasce nell'assenza del timore. Nasce quando il timore cessa di avere l'ultima parola.

Le trasformazioni più profonde non dipendono da gesti straordinari. Dipendono da decisioni quasi invisibili. Da una soglia attraversata. Da una porta riaperta. Da un ricordo che, finalmente, può essere guardato senza esserne travolti.

Anche il ritorno alla gioia richiede fermezza. La felicità non è soltanto un'esperienza del passato. È una traccia che continua ad abitare l'interiorità. Il tempo può mutarne le forme, ma non cancellarne il significato.

Quando si torna con uno sguardo nuovo, il passato smette di chiedere nostalgia. Comincia a offrire comprensione. Ciò che sembrava perduto si rivela diverso. Non perché sia ritornato, ma perché è cambiato lo sguardo di chi osserva.

Ogni esistenza, prima o poi, incontra questa soglia. Comprendere che la memoria non è il luogo in cui la vita si arresta. È il luogo in cui la vita continua a generare senso.

La memoria non restituisce il passato. Restituisce lo sguardo. E quando lo sguardo muta, anche ciò che sembrava perduto cessa di appartenere alla nostalgia e diviene parte della comprensione.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

Per molto tempo, molte persone trasformano ogni giudizio degli altri in un'indagine. Basta che qualcuno storca il naso p...
23/07/2026

Per molto tempo, molte persone trasformano ogni giudizio degli altri in un'indagine. Basta che qualcuno storca il naso perché si trascorrano ore a ripensare a ciò che è accaduto, cercando di capire dove si è sbagliato, ripetendo nella mente spiegazioni per una conversazione che probabilmente non avverrà mai.

È un meccanismo psicologico comune. Quando si attribuisce troppo valore allo sguardo altrui, si rischia di trasformare la propria vita in un continuo tentativo di ottenere approvazione. Il risultato è spesso il rimuginio: la mente torna continuamente sugli stessi episodi nel tentativo di trovare una risposta definitiva. Ma, paradossalmente, più si cerca una certezza assoluta, più aumenta il dubbio.

Quando si recupera uno spazio di libertà, emerge una consapevolezza importante: non tutte le opinioni hanno lo stesso peso. Vale la pena ascoltare chi ha già fatto errori in pratica e ha imparato dalle proprie perdite. Chi parla da dentro e non da lontano.

A poco a poco cambia qualcosa. Il resto arriva, ma a un certo punto non trova più un posto dove sedersi. Non perché il giudizio non esista, ma perché non è più lui a decidere dove va l’attenzione. Il giudizio degli altri torna a essere un'informazione possibile, non una sentenza sul proprio valore.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

Nell'esperienza di molte persone permane una parte infantile che ha imparato molto presto a dare significato ai silenzi,...
21/07/2026

Nell'esperienza di molte persone permane una parte infantile che ha imparato molto presto a dare significato ai silenzi, alle assenze e ai bisogni emotivi non accolti.

Le esperienze dell'infanzia non scompaiono con il passare del tempo. Possono continuare a influenzare il modo di percepire sé stessi, di costruire le relazioni, di affrontare le emozioni e di rispondere alle situazioni della vita adulta.
Talvolta questa parte interiore rimane in attesa di ciò che allora è mancato: ascolto, protezione, vicinanza, riconoscimento. Non perché il passato possa essere cancellato, ma perché i bisogni emotivi che non hanno trovato risposta continuano a cercare uno spazio in cui essere finalmente riconosciuti e accolti.

In psicologia si parla spesso di "bambino interiore": una rappresentazione delle esperienze, delle emozioni e dei modelli relazionali costruiti nei primi anni di vita. Entrare in contatto con questa dimensione non significa rimanere ancorati al passato, ma comprendere come esso può continuare, talvolta, a orientare il presente.

Quando questa parte interiore trova uno spazio in cui essere riconosciuta e ascoltata, il passato non cambia, ma può cambiare il modo in cui continua ad abitare il presente. È da questo processo di consapevolezza che può nascere una relazione più autentica e compassionevole con sé stessi.

Prendersi cura della parte più fragile di sé significa riconoscerne i bisogni, legittimarne le emozioni e costruire, nel presente, una maggiore sicurezza emotiva, favorendo relazioni più autentiche e un più profondo benessere psicologico.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

Ci sono scene che tendono a ripetersi nelle relazioni. Una delle più frequenti è la convinzione che il cambiamento debba...
26/06/2026

Ci sono scene che tendono a ripetersi nelle relazioni. Una delle più frequenti è la convinzione che il cambiamento debba partire sempre dall'altro.

Nelle coppie, in famiglia e in molti altri contesti relazionali, può accadere che ciascuno abbia ben chiaro ciò che l'altro dovrebbe fare, dire o modificare, mentre diventa più difficile interrogarsi sul proprio contributo alla relazione.

Freud ha osservato qualcosa di particolare, chiamandolo proiezione: la facilità nel vedere nell'altro ciò che si rifiuta di riconoscere in se stessi. Non significa che ogni critica rivolta agli altri sia una proiezione, ma ciò che non possiamo ammettere internamente spesso appare, con una chiarezza sorprendente, nella persona accanto a noi.

Per questo motivo, nelle relazioni è utile domandarsi quanto di ciò che si desidera ricevere si sia già disposti a offrire, quanto si ascolti e si comprenda quando si cercano ascolto e comprensione e quanto il rispetto che si desidera venga comunicato anche attraverso i piccoli gesti quotidiani.

Anche Lacan ha sottolineato come l'incontro con l'altro possa avere una funzione di specchio, portando alla luce aspetti di sé che possono risultare scomodi o difficili da accettare. Per questo così tante persone trascorrono la loro vita cercando di lucidare il riflesso, quando, in realtà, dovrebbero guardare il proprio viso.

La grande tragedia delle relazioni non è la presenza dell'imperfezione, ma il continuo recitare la stessa scena, aspettando che il finale cambi senza modificare il proprio ruolo.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

Spesso il valore di ciò che si possiede diventa evidente soltanto nel momento in cui viene meno.In psicologia questo fen...
25/06/2026

Spesso il valore di ciò che si possiede diventa evidente soltanto nel momento in cui viene meno.

In psicologia questo fenomeno è riconducibile al concetto di adattamento edonico, che descrive la naturale tendenza dell'essere umano ad assuefarsi alle proprie condizioni di vita, anche quando queste hanno rappresentato, in passato, una conquista significativa o una fonte di profonda soddisfazione.

Con il trascorrere del tempo, ciò che inizialmente appariva straordinario si integra nell'ordinario. L'eccezionale perde la sua evidenza, non perché abbia smesso di avere valore, ma perché la familiarità ne attenua la percezione. Un traguardo raggiunto, una relazione significativa, un legame affettivo importante possono così essere progressivamente dati per acquisiti.

Si tratta di un processo fisiologico dell'esperienza umana, che tuttavia può rendere meno visibile la rilevanza di ciò che già abita la quotidianità.

Il filosofo Kierkegaard scriveva che la vita può essere compresa solo guardando indietro, ma deve essere vissuta in avanti. Non di rado il significato più profondo di persone, esperienze e circostanze emerge quando esse si trasformano, si allontanano o cessano di essere presenti.

L'assenza, talvolta, non crea il valore delle cose. Ne rivela semplicemente l'esistenza.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

C'è spesso nell'infanzia l'urgenza di crescere, di avere, come gli adulti, piedi grandi e voce ferma. E anche di possede...
17/06/2026

C'è spesso nell'infanzia l'urgenza di crescere, di avere, come gli adulti, piedi grandi e voce ferma. E anche di possedere quella libertà che si immagina esistere dall'altro lato, come una terra promessa, fatta di autonomia e possibilità. Come se la vita fosse una stanza proibita e la maturità, la sua chiave d'oro.

Con il passare del tempo, però, accade spesso di guardare indietro e riconoscere il valore di ciò che allora sembrava ordinario: il tempo senza urgenza, la capacità di immergersi nel presente, la semplicità delle esperienze quotidiane. Il tempo ha trasformato il rumore dei giochi con il brusio incessante delle preoccupazioni. Ha sostituito l'ampiezza dei pomeriggi con l'urgenza delle scadenze.

Dal punto di vista psicologico, l'infanzia non rappresenta soltanto una fase dello sviluppo. È il periodo in cui si costruiscono le prime esperienze di sicurezza, appartenenza e relazione con il mondo. Molte delle risorse emotive che accompagnano la vita adulta affondano le loro radici proprio in quegli anni.

La nostalgia che talvolta emerge non riguarda necessariamente il desiderio di tornare indietro, ma il bisogno di recuperare alcune dimensioni spesso sacrificate dalla complessità della vita adulta: la capacità di rallentare, di meravigliarsi, di dedicare attenzione a ciò che conta davvero.

In questo senso, il benessere psicologico non coincide con il ritorno al passato, ma con la possibilità di ritrovare nel presente spazi di autenticità, presenza e contatto con sé stessi. Forse crescere non significa allontanarsi definitivamente dall'infanzia, ma integrare nella propria vita adulta alcune delle sue qualità più preziose.

- Dott.ssa Fabrizia Capurso

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