Gruppo di meditazione buddhista "Samatha Vipassana" - Bari

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Gruppo di meditazione buddhista "Samatha Vipassana" - Bari Praticanti di meditazione buddhista come insegnata nel Canone Pali (Pagina di Backup)

25/08/2026
24/08/2026

A seguire pedissequamente la logica della rinascita si dovrebbe procreare per dare modo che si realizzi la "preziosa" nascita in forma umana sì da consentire la possibilità della Illuminazione a chi, visto che non c'è una identità che passa da una vita a un'altra? Quindi a rigore logico non si farebbe altro che generare altri esseri destinati all'inferno dell'esistenza.

24/08/2026
22/08/2026

LA MEDITAZIONE E I SUOI FRAINTENDIMENTI (2)
Consapevolezza e identificazione

Continuando a parlare di meditazione e dei suoi fraintendimenti più sottili, alcuni praticanti sono dell'idea che, quando si è consapevoli, non vi siano né giudizio né identificazione con l'esperienza immediata.

Ma osservando un po' più a fondo, scopriamo che non è proprio così. Per la persona ordinaria, o puthujjana, l'identificazione avviene anche in presenza della consapevolezza.

Questo perché l'identificazione con l'esperienza immediata, che è un processo involontario, è parte integrante della struttura cognitiva del puthujjana, al contrario di quanto accade negli arahant e nei Buddha. Questo stato di cose è descritto nel Mūlapariyāya Sutta ( Majjhima Nikāya 1).

La presenza-consapevolezza aiuta a osservare e comprendere questi processi, ma da sola non è in grado di alterare la struttura fondamentale dell'esperienza della persona. Per fare ciò, è necessario coltivare la retta visione del sentiero ariya (nobile o sovramondano) e la saggezza o vipassanā.*

A questo riguardo, il Buddha parlò di tre tipi di bhava, essere o esistenza condizionata: il primo è quello dominato dalla sensualità (kāmabhava), lo stato ordinario per le persone fuori dal contesto meditativo. Vi sono altri due reami di esistenza: quello della forma (rūpabhava), in cui dimorano gli yogin assorbiti nel samādhi con oggetto, e quello senza forma (arūpabhava), in cui si trovano quei meditanti capaci di accedere al samādhi senza forma (arūpasamādhi). Si tratta di stati di coscienza sottili, ma pur sempre samsarici.

Questa descrizione dovrebbe aiutare a comprendere la differenza tra presenza-consapevolezza e vipassanā, ossia la saggezza penetrativa.

*Il termine vipassanā è qui usato nel senso originario di visione intuitiva della natura dei fenomeni; non è un riferimento alla tecnica di meditazione moderna che porta questo nome.

🙏🏻❤️😊

22/08/2026

LA MEDITAZIONE E I SUOI FRAINTENDIMENTI (1)
Razionalizzazione vs. Osservazione

In questo post vorrei dire due parole sulla pratica di meditazione e i suoi fraintendimenti, in particolare sull'approccio razionalizzante alla gestione delle emozioni afflittive o āsava.

A questo proposito, è necessario precisare che la presenza-consapevolezza (sati-sampajañña) non è una forma di autoanalisi subdolamente razionalizzante, ma un esercizio di auto osservazione o introspezione.

Il metodo Satipaṭṭhāna invita a riconoscere che c'è in me desiderio... c'è in me avversione eccetera. C'è una differenza enorme tra razionalizzare su un'emozione e vederla sorgere e cessare come fenomeno condizionato.

Inoltre, va precisato che saggia riflessione ( yoniso-manasikāra) e razionalizzazione sono due cose diverse. La razionalizzazione è figlia della paura di affrontare l'esperienza, un placebo inefficace e forse anche dannoso. Non devo autoconvincermi che l'oggetto non è così terribile o che poi passerà ; devo osservare il processo attraverso il quale emozioni (āsava) percezione, sensazione, pensiero e reazione si condizionano reciprocamente.

la lussuria è un ottimo esempio. Puoi sapere benissimo che il corpo è impermanente, che l'oggetto del desiderio non darà felicità permanente, ecc., e tuttavia il desiderio sessuale può rimanere potentissimo. Anche il farmacista che sa tutto sul paracetamolo può avere il mal di testa. Il mal di testa è un non- sé, viene quando sono presenti le condizioni, con buona pace della mente razionale.

La liberazione dal dukkha degli āsava non consiste nell'avere una mente che ha imparato a razionalizzare meglio sulle proprie umane debolezze, ma in una trasformazione molto più profonda del rapporto con le esperienze.

☸️🙏🏻☕❤️

Ottimi suggerimenti per chi trova disagio a praticare a occhi chiusiMeditare a occhi aperti quando stare fermi e diffici...
21/08/2026

Ottimi suggerimenti per chi trova disagio a praticare a occhi chiusi

Meditare a occhi aperti quando stare fermi e difficile

Chiudere gli occhi non è un obbligo. Lo sguardo morbido è una tecnica validata per meditare restando ancorati alla stanza.

Il buio totale spesso amplifica il rumore interno o genera torpore.
Le pratiche a occhi aperti sono protocolli autonomi studiati scientificamente.
Lo sguardo va posato a terra a circa due metri, senza mettere a fuoco.
Il movimento periferico va registrato senza assecondare il riflesso di inseguirlo.
L’irrequietezza raggiunge il picco nei primi tre minuti a causa della discrepanza sensoriale.
Gli occhi socchiusi offrono un compromesso contro la sonnolenza, filtrando la luce.
Fai silenzio negli occhi
Chiudi le palpebre e aspetti il silenzio. Il buio totale dovrebbe isolarti e facilitare la concentrazione spaziale. Spesso accade l’esatto contrario. Il pensiero accelera, lo spazio si restringe, emerge un senso di vulnerabilità fisica o una sonnolenza pesante che trascina verso il basso. La narrazione classica presenta l’oscurità visiva come la porta d’accesso esclusiva per iniziare. Questa convenzione trasforma la seduta in un ostacolo impraticabile per una percentuale rilevante di persone. Esiste una via parallela, strutturata e antica, basata sull’interazione con la luce.

Cosa vuol dire sguardo morbido
Le pratiche di monitoraggio aperto utilizzano gli occhi come strumento di ancoraggio all’ambiente. La ricerca contemporanea sulle neuroscienze analizza i predittori neurali specifici di questa modalità. Uno studio pubblicato sulla rivista Mindfulness conferma i protocolli a occhi aperti come una forma di attenzione codificata, indipendente dalle varianti a occhi chiusi. Mantenere il contatto visivo con lo spazio circostante impedisce il collasso dell’attenzione sui processi mentali interni. La stanza continua a esistere e tu rimani presente al suo interno, registrando i dati sensoriali senza esserne assorbito.

Dove posare lo sguardo e a che distanza
Scegli un punto sul pavimento, idealmente a un metro e mezzo o due metri davanti a te. Mantieni la testa inclinata in avanti in modo naturale, in asse con il resto della colonna vertebrale. Non devi analizzare le venature del legno o la trama del tappeto. Il fuoco visivo si espande fino a perdere definizione. Gli occhi riposano nella cavità oculare limitando lo sforzo muscolare solitamente impiegato per inquadrare un oggetto specifico. L’angolo visivo si apre per includere la periferia della stanza.

Cosa fare quando qualcosa si muove
Un raggio di sole cambia inclinazione sulla parete, un’ombra si sposta oltre il vetro della finestra. Il tuo istinto primario impone ai muscoli oculari di inseguire il movimento improvviso. Il lavoro consiste nel registrare l’evento nella visione periferica decidendo deliberatamente di non ruotare il bulbo oculare. Noti il mutamento di luce o forma, incameri l’informazione e riporti la consapevolezza sul respiro o sulla pressione del bacino sulla sedia. Lo stimolo visivo diventa un elemento neutro del paesaggio.

I primi tre minuti
Entrare in questa dinamica non è semplice all’inizio. Il sistema nervoso registra l’immobilità del corpo e l’apertura vigile degli occhi come un’anomalia da risolvere. L’irrequietezza fisica raggiunge il suo volume massimo nei primi centottanta secondi. Senti l’urgenza meccanica di muovere le gambe o di abbassare le palpebre per cedere all’abitudine. Gestire la crisi iniziale significa attraversare questo momento senza alterare la postura scelta. Accetti l’attrito dei muscoli e della mente. Superata questa finestra temporale, l’organismo si calibra sulle nuove coordinate e la tensione scende a livelli di puro mantenimento.

Capire quale modalità funziona per te
Valuta l’esito della seduta basandoti sui dati raccolti dall’esperienza diretta. Osserva il tuo stato di chiarezza e la capacità di restare fermo sulla sedia. Se il buio ti genera ansia spaziale, mantieni il contatto visivo con i confini della stanza. Se l’ambiente aperto disperde costantemente il tuo focus, esplora la chiusura totale. Scegli l’interfaccia che ti permette di sederti con costanza e lucidità ogni giorno.

La variante a occhi socchiusi per chi si addormenta
Abbassa le palpebre a tre quarti. Lascia fessure sufficienti a far entrare una piccola porzione di luce ambientale verso il pavimento. Il nervo ottico riceve segnali luminosi minimi che inibiscono la produzione di melatonina legata al buio totale. Questa impostazione ibrida fornisce l’isolamento visivo necessario per limitare le distrazioni esterne, garantendo al contempo l’attrito luminoso utile a sostenere lo stato di veglia per l’intera durata della sessione.

Indirizzo

Bari
70100

Orario di apertura

18:00 - 19:30

Telefono

+393293173214

Sito Web

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