08/09/2026
“Abbiam creduto che l’amore fosse accudimento. Quello di una madre col suo piccolo. Ma eravamo grandi, e allora capimmo che stavamo investendo il partner di un ruolo che non gli compete, e che non sarebbe stato giusto fargli rivestire. Ci avrebbe indeboliti.
Abbiam creduto che l’amore fosse protezione e guida. Quello di un padre con suo figlio. Ma avevamo gambe per muoverci, e il diritto di sbagliare e riprovare per trovare, da soli, la nostra strada. E allora capimmo di voler essere liberi di scegliere. Di sporcarci e cadere, di rialzarci, capire, riprovare ancora.
Abbiam creduto che l’amore fosse sofferenza e assenza. Quello romantico, dei romanzi ottocenteschi e dei film al cinema. Quello delle fughe e degli inseguimenti, quello delle lacrime e degli struggimenti. Ma avevamo labbra per sorridere, e presto capimmo che l’amore è invece possibilità e presenza. È aggiunta e non perdita, è respiro e non affanno. È l’uno più l’uno, e non la somma di due metà.
Infine approdammo ad una certezza.
Limpida come l’acqua, semplice come l’aria.
Amore è essere se stessi. Senza aspettative, proiezioni, sovraccarichi legati ai propri nodi esistenziali. Senza ruoli attribuiti, madre padre e romanzo insieme, nella spontanea libertà dell’Essere. Campo puro, incontro di due individui, singoli, che si reggono da soli e decidono di percorrere insieme il tratto di strada del loro presente.
Scegliendosi, ogni volta.
Un’ora, un giorno o una vita intera.”
O. Travino