SISTO Rossella Biologa Nutrizionista

SISTO Rossella Biologa Nutrizionista BIOLOGA NUTRIZIONISTA Nutrizione in gravidanza e allattamento

Valutazione della composizione corporea e della costituzione fisica(antropometria e impedenziometria)
Piani alimentari personalizzati in condizioni fisiologiche e patologiche(obesità ipercolesterolemia - ipo- ipertiroidismo)
Educazione alimentare e riabilitazione nutrizionale in età pediatrica.

20/07/2017

Reflusso gastroesofageo associato al BMI?
Ulcera & Reflusso

Giu 12,2017 0 Comments

L’obesità sta rapidamente divenendo una pandemia, e pone un serio rischio per la salute individuale. L’obesità addominale è comune anche nelle nazioni orientali, e rappresenta uno dei principali fattori di rischio di patologie come diabete, coronaropatie, reflusso gastroesofageo ed osteoartrosi.

In presenza dell’obesità sussiste un’eziopatogenesi complessa e multifattoriale del reflusso gastroesofageo, ed un recente studio si è incentrato sul BMI elevato, un marcatore di obesità, come fattore di rischio di reflusso, mirando ad ottenere una migliore comprensione della loro complessa associazione. Sono state riscontrate le tipiche componenti di bruciore precordiale e rigurgito acido nel 71,6% di un campione di 176 pazienti con sintomi dispeptici per più di due mesi.

La frequenza e la gravità dei sintomi dispeptici aumentavano significativamente con l’incremento del BMI. In base all’aspetto macroscopico della mucosa esofagea all’endoscopia, il 48,3% dei soggetti presentava patologia da reflusso endoscopicamente negativa (ENRD), ed il 51,7% un’esofagite erosiva.

Un elevato BMI presentava una correlazione statisticamente significativa con la comparsa di entrambi i fenomeni, ma la correlazione con il sistema di classificazione Los Angeles per l’esofagite endoscopica non è risultata significativa. La prevalenza, frequenza e gravità dei sintomi da reflusso dunque aumenta con l’incremento del BMI, e l’esofagite erosiva presenta una significativa correlazione con questo parametro, a differenza della classificazione delle esofagiti erosive all’endoscopia. (J Clin Diagn Res. 2017; 11: OC01-4)

31/05/2016

“Se fossimo in grado di fornire a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico, né in difetto, né in eccesso, avremmo trovato la strada per la salute.”
Ippocrate, 460-377a.C

Migliorare la nostra salute? Ce lo insegna Ippocrate, che già migliaia di anni fa ci suggeriva la giusta dose di nutrimento e di esercizio fisico.

Ora, sull’attività fisica non ci sono dubbi: basterebbe muoverci un po’ di più e stare un po’ all’aria aperta. Magari, sostituire l’ascensore con le scale, andare a piedi o in bicicletta al posto di usare l’auto.

Per il nutrimento? Anche questo punto è abbastanza semplice. Basterebbe tornare a mangiare come si faceva un tempo: cibo vero, non trattato industrialmente, prevalentemente vegetale, biologico (ovvero naturale).

Basterebbe tornare alla vera Dieta Mediterranea (quelli che in pochi oggi conoscono, purtroppo), in linea con le raccomandazioni del Codice Europeo Contro il Cancro, che suggerisce di basare la nostra alimentazione quotidiana, prevalentemente su cibi di provenienza vegetale, con un’ampia varietà di cereali non industrialmente raffinati e legumi, verdure (non amidacee) e frutta di stagione. In linea con l’insegnamento che ci viene dalla Macrobiotica.

Semplice, no? Eppure difficile. Come mai? “Cambiare è difficile, anche perché siamo affezionati alle nostra abitudini” ci dice il Dott. Franco Berrino. Le nostre abitudini si sono talmente trasformate (rispetto ad un tempo in cui si mangiava cibo vero, povero, non trasformato, poca carne), che uscirne non è facile.

Cambiare con gradualità, ma cambiare, mangiando i cibi nella loro integralità.
Ecco una bellissima intervista a Franco Berrino.

Può capitare, se si torna a mangiare cibo integrale, che si possa avere difficoltà di digestione e gonfiore di pancia. Come mai? Possiamo ipotizzare due motivi:

il nostro intestino è infiammato (anche a causa di un eccesso di cibi pro-infiammatori, come carne e prodotti raffinati). Basterebbe eliminare la causa, per ridurre l’infiammazione.
non mastichiamo. Siamo talmente abituati a cibo privo di struttura (prodotti raffinati) o a cibo che non si riesce a masticare a lungo (come la carne) che non mastichiamo più. Lo facevamo quando eravamo piccoli (osserviamo i bambini!). Torniamo dunque alle vecchie sane abitudini: mastichiamo ogni boccone almeno 30 volte, fino a che diventa liquido 🙂

Ma vediamo alcuni semplici passi per impostare una sana alimentazione che ci consenta di conservare la salute. Ricordando che la nostra salute è strettamente collegata a quella dell’ambiente.
Il binomio è dunque sostenibilità e salute. Oltre che Salute e Felicità!

Sostituire i prodotti raffinati con quelli integrali (che siano di provenienza biologica). Questo è molto semplice. Vuol dire usare il riso integrale al posto di quello raffinato. Sostituire la farina 00 (o peggio la Manitoba) con la farina integrale (verificando che sia un vero integrale, ovvero che non sia riportato farina di frumento+crusca).
Evitare lo zucchero, cominciando con il sostituire lo zucchero bianco con quello integrale di canna, fino ad abituarsi a sapori meno dolci, arrivando ad utilizzare solo la frutta per la preparazione dei dolci.
Disintossicarsi dallo zucchero non è semplice: questo alimento infatti crea dipendenza. Ecco perché, per eliminarlo, potrebbe essere necessario un percorso graduale, come riportato nell’articolo che parla delle alternative allo zucchero.
Lo zucchero (insieme ai prodotti raffinati) è uno dei cibi che contribuisce maggiormente ad indebolire la nostra salute.
Sostituire il sale raffinato (o, peggio, quello iodato) con il sale marino integrale, il sale integrale delle nostre saline.
Nell’articolo in cui parlo dell’importanza del sale, potete comprendere le motivazioni di questa sostituzione.
Attenzione, in ogni caso, ad usare il sale con parsimonia!
Ridurre il consumo di carne, salumi, formaggi, uova (questi cibi favoriscono l’infiammazione e quindi la malattia), preferendo il pesce azzurro. Non farsi intimorire dalle false credenze del tipo: “Se non mangio carne, da dove le prendo le proteine?”. Le proteine sono ovunque e se seguiamo quanto riportato al punto 6, non rischiamo alcuna carenza in termini di aminoacidi essenziali.
Liberarsi dalla dipendenza dal latte. Come lo zucchero crea dipendenza (fisica), il latte crea anche una sorta di dipendenza psicologica (è un po’ come tornare bambini ed essere coccolati dalla mamma). Ecco perché rimane spesso il desiderio di una tazza di latte.
Potremmo cominciare sostituendo il latte vaccino con una bevanda vegetale, quale latte di mandorle, bevanda di avena, di riso (meglio se integrale).
Anche qui, come per la carne, non cadete nella trappola che il latte faccia bene alle ossa, specie se siete in menopausa. Non esiste un solo studio che lo abbia documentato. Alcuni studi hanno addirittura riscontrato che la frequenza di fratture in menopausa è tanto maggiore quanto è maggiore il consumo di carne e di latticini.
Introdurre nella propria alimentazione i cereali integrali (meglio se in chicco e chiaramente biologici), che insieme ad una piccola porzione di legumi, forniscono tutti gli aminoacidi essenziali di cui abbiamo bisogno.
Non esageriamo comunque con i legumi. Le proteine sono importanti e ne abbiamo bisogno. Ma se poco fa bene, troppo non fa meglio, specie in questo caso.
Se si usa il grano, evitare i grani moderni, preferendo quelli antichi (Senatore Cappelli, Grano Verna, ecc).
Utilizzare solo verdura di stagione, preferibilmente non amidacea (quindi non le patate), possibilmente locale. Limitare l’utilizzo delle solanacee (pomodori, peperoni, patate, melanzane) alla sola stagione estiva, e farne comunque un uso modico, a meno che non vi siano determinate patologie che richiederebbero la loro eliminazione (tumori, osteoporosi, artrite, ecc).
La frutta (cotta o essiccata), insieme ai semi oleosi potranno diventare la base per toglierci la voglia di dolce, gratificando la nostra milza in modo sano e naturale.
Utilizzare solo frutta di stagione e del proprio clima (evitando quella tropicale, come ananas, banane, mango, ecc).
Non facciamoci mancare la magnifica zuppa di miso e le verdure fermentate, utili per rinforzare la salute del nostro intestino. Possiamo cominciare il nostro pasto con una zuppa di miso e terminare con un ciuffo di verdure fermentate: ciò aiuta ci aiuta la nostra digestione.

Ippocrate parla di giusta dose di nutrimento: quindi è importante la qualità, ma anche la quantità! Il problema di oggi è anche quello che si mangia troppo, oltre che male. Dunque, torniamo al vivere parco!

Impariamo a vivere in salute e felici 🙂

cit. Franco Berrino

29/04/2016
La curcuma è una spezia il cui uso offre importanti benefici in molte situazioni e previene molteplici disturbi. La cono...
05/04/2016

La curcuma è una spezia il cui uso offre importanti benefici in molte situazioni e previene molteplici disturbi. La conosciamo per il suo brillante colore giallo e perché è un componente indispensabile nel curry, ma può essere utilizzata in molti modi.
In India viene usata da anni come medicinale oltre che come spezia. Anche la medicina ufficiale ha cominciato ad interessarsi a questa spezia, dopo l’osservazione che evidenziava un miglior mantenimento delle capacità cognitive negli indiani anziani che consumevano regolarmente la curcuma. I componenti attivi sono l’olio turmerico e i curcuminoidi, ma è sul più noto di questi la curcumina che si è focalizzata la ricerca scientifica. La curcumina è presente in una percentuale del 3% nella curcuma ed possiede un importante azione antinfiammatoria e antiossidante. La curcumina è scarsamente assorbita, ma l’assorbimento può migliorare se si aggiunge pepe nero che contiene piperina, una sostanza che aumenta l’assorbimento di curcumina del 2000%. La curcumina è un antiinfiammatorio naturale. L’infiammazione è una importante reazione dell’organismo che ci aiuta a combattere agenti esterni e ha anche un ruolo di riparazione dei tessuti., senza infiammazione virus e batteri potrebbero facilmente avere il sopravvento. Ma se l’infiammazione perdura e diviene cronica finisce con attaccare i tessuti del nostro corpo. Oggi viene ritenuto che l’infiammazione cronica giochi un ruolo importante in molte malattie come l’Alzheimer, le sindromi metaboliche , i tumori e altre situazioni degenerative e in tutte queste situazioni la curcuma è stata studiata per le sue potenzialità preventive
Altro aspetto importante è la sua azione antiossidante e la sua capacità di attivare gli enzimi antiossidanti naturalmente prodotti e non da meno la sua ipotizzata capacità di proteggere i processi degenerativi del cervello innanzando i livelli di BDNF ( brain derived neurotrophic factor ).
Inoltre è provata una sua azione protettiva nei confronti dell’endotelio e quindi nel diminuire il rischio cardiovascolare.
Rigorose ricerche e studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia della curcumina nel trattamento o cootrattamento di alcuni tipi di cancro. La sua azione si svolge riducendo l’angiogenesi ( la crescita dei vasi sanguigni del tumore) e aumentando l’apoptosi ( morte cellulare) delle cellule cancerogene in particolare nelle forme di cancro colorettale.
Per la sua azione antiossidante, potenzialmente protettiva del decadimento cerebrale e antinfiammatoria è considerata un potente anti- age

Nel mio studio è disponibile la BIA AKERN 101 SPORT EDITION, con cui è possibile effettuare l'esame IMPEDENZIOMENTRICO p...
05/04/2016

Nel mio studio è disponibile la BIA AKERN 101 SPORT EDITION, con cui è possibile effettuare l'esame IMPEDENZIOMENTRICO per la determinazione della MASSA GRASSA, MASSA MAGRA, ACQUA EXTRECELLULARE, ACQUA INTRACELLULARE, METABOLISMO, MASSA CELLULARE METABOLICAMENTE ATTIVA. L'akern è la marca numero 1 al mondo per quanto riguarda l'impedenziomentria e con numerosi studi scientifici, viene utilizzata anche negli ospedali e in ambito sportivo. E' l'unico impedenziometro ad utilizzare grafici (Hydragram e Nutrigram) per l'interpretazione dei dati di idratazione e di nutrizione.

11/03/2016

L’importanza della vit. D per le ossa ma anche per il benessere della vita

La vitamina D è essenziale per lo sviluppo e il mantenimento delle ossa. La sua provvista avviene con il cibo giusto ed esposizione al sole, tutte qualità che in Italia non mancano, ma l’80% della popolazione ne è carente.

È essenziale per la crescita delle ossa e per il loro mantenimento in salute, ma svolge tante altre funzioni importanti per l’organismo. Stiamo parlando della vitamina D, una sostanza preziosa ma che, nel nostro paese, non viene assunta in quantità adeguate. Ben l’80% della popolazione è carente di Vitamina D. È quanto emerso a conclusione del XIV Congresso della Società italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro – Siommms. Gli studi confermano che gran parte della popolazione italiana è affetta da Ipovitaminosi D: questo significa che non sono state attivate sistematiche politiche sanitarie volte a contrastare questa carenza. Assumere più vitamina D fin dall’infanzia significa rischiare meno fratture osteoporotiche in età adulta. Una recente review americana ha documentato come la Vitamina D – e in particolare uno suo metabolita, il colecalciferolo – ha un impatto positivo addirittura in termini di mortalità.

L’importanza della Vitamina D
La vitamina D è una sostanza la cui funzione è regolare il metabolismo del calcio e del fosforo. In particolare, svolge un ruolo fondamentale per favorire l’assorbimento del calcio da parte dell’intestino e, quindi, per la mineralizzazione delle ossa. Nell’uomo la vitamina D si forma nella pelle, grazie all’azione dei raggi ultravioletti – UV – della luce solare. È anche possibile assumere vitamina D dall’alimentazione oppure attraverso integratori. Poiché la vitamina D si forma grazie all’azione della luce solare, il sistema più semplice per garantirsela è cercare di stare all’aria aperta nelle ore di luce. L’Italia è un paese che, grazie alla sua latitudine, garantisce una certa quantità di luce durante tutto l’anno. Per avere sempre la dose di vitamina D necessaria, sarebbe sufficiente stare fuori casa un’ora al giorno quasi tutti i giorni con almeno il viso e le mani scoperte. Grazie a questa esposizione, è possibile rifornirsi della maggior parte del fabbisogno di vitamina D – dall’80 al 100%. Nei bambini e negli adulti la produzione di vitamina D in autunno, primavera ed estate è maggiore del fabbisogno, ma la quantità eccedente viene immagazzinata nel tessuto adiposo e qui è tenuta come scorta per i mesi invernali, quando le occasioni per stare alla luce diminuiscono. L’invecchiamento riduce la produzione di vitamina D nell’epidermide: una persona di 70 anni produce circa il 30% di vitamina in meno rispetto a un adulto più giovane.

Cosa succede se manca
La prima conseguenza della carenza di vitamina D è la debolezza delle ossa. Una volta i bambini che avevano carenza di questa vitamina erano soggetti al rachitismo e gli adulti all’osteomalacia, malattie in cui le ossa delle gambe, non sufficientemente mineralizzate, si incurvavano sotto il peso del corpo. Tali problemi erano diffusi soprattutto nei paesi nordici, dove la luce solare è scarsa o nulla per un lungo periodo dell’anno. La somministrazione del famoso olio di fegato di merluzzo – ricchissimo in vitamina D – prima e degli integratori poi ha portato alla scomparsa del problema. La vitamina D si trova, in una certa quantità, anche negli alimenti: ne sono ricchi soprattutto i pesci grassi come aringhe, sgombri, tonno, salmone, sardine, latterini, alici. Quantità più ridotte si trovano nel tuorlo d’uovo e nel fegato. Molti prodotti per l’infanzia, come pastine e biscotti, sono arricchiti di vitamina D, oltre che di altre sostanze come ferro e calcio. La sostanza può anche essere assunta attraverso integrazioni, evitando il fai da te, sia il prodotto sia le quantità vanno suggerite dal medico o, nel caso dei bambini, dal pediatra.

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