18/08/2026
In ferie ancora oggi.
Riapriamo domani, mercoledì 19.
Abbiamo approfittato di qualche giorno di riposo in contatto con la natura e le nostre amate piante. Da loro non ci separiamo mai.
Intanto condividiamo l'ultimo articolo pubblicato su "Il Picentino", agosto 2026.
Parliamo di mirto tra tradizione e scienza.
Buona lettura, a domani.
"Tra gli arbusti maggiormente riconoscibili della macchia mediterranea c’è, senza dubbio, il mirto, pianta antica e profondamente legata non solo alla cultura sarda, ma anche a quella del sud Italia. Sempreverde elegante e resistente, il Myrtus communis L. accompagna da secoli la vita quotidiana delle comunità rurali: rimedio domestico, aroma in cucina, ingrediente cosmetico e simbolo di protezione.
Il mirto appartiene alla famiglia delle Myrtaceae ed è una delle specie più caratteristiche della vegetazione mediterranea. Cresce spontaneamente in ambienti aridi e soleggiati, spesso su terreni poveri e sassosi, dalle aree costiere fino alle colline interne. Si presenta come un arbusto molto ramificato che può raggiungere i due o tre metri d’altezza. I rami giovani hanno sfumature rossastre, mentre quelli più vecchi assumono tonalità grigio-brune.
Le foglie, piccole, coriacee e lucide, custodiscono minuscole ghiandole ricche di olio essenziale: basta strofinarle tra le dita per liberare il loro aroma intenso e balsamico. Tra maggio e luglio si copre di fiori bianchi profumati, delicati ma vistosi grazie ai numerosi stami. In autunno maturano invece le bacche blu-nerastre, aromatiche e ricche di semi, utilizzate soprattutto in ambito alimentare e liquoristico. Nel sud Italia la pianta è conosciuta anche con il nome di “mortella”, termine ancora molto diffuso nelle aree rurali.
Fin dall’antichità il mirto è stato apprezzato come pianta officinale. Le foglie rappresentano la parte maggiormente utilizzata in fitoterapia, mentre le bacche trovano impiego soprattutto nella tradizione gastronomica e liquoristica. Nella medicina popolare mediterranea il mirto veniva impiegato soprattutto per alleviare tosse, bronchiti e raffreddori, ma anche nei disturbi intestinali, nelle infiammazioni della bocca e della gola e nelle piccole infezioni cutanee. Le sue proprietà astringenti lo rendevano utile nei problemi gastrointestinali, mentre l’aroma balsamico dell’olio essenziale ne giustificava l’uso nelle affezioni respiratorie.
La pianta contiene, infatti, numerosi composti attivi che spiegano molte delle sue proprietà tradizionali. L’olio essenziale, ricco di eucaliptolo, alfa-pinene, linalolo e mirtenolo, conferisce al mirto il suo caratteristico profumo e le note proprietà balsamiche e antisettiche. A questi si aggiungono tannini, responsabili dell’azione astringente, e flavonoidi dalle riconosciute capacità antiossidanti. Particolarmente studiato negli ultimi anni è il mirtocommulone, sostanza che ha mostrato interessanti attività antibatteriche e antinfiammatorie. Anche la ricerca scientifica moderna ha infatti confermato molte delle proprietà attribuite tradizionalmente al mirto, evidenziando effetti antimicrobici, antinfiammatori, antiossidanti e mucolitici, pur sottolineando la necessità di ulteriori approfondimenti clinici.
Il mirto ha occupato per lungo tempo un ruolo importante nella medicina domestica e nella cultura contadina. I decotti di foglie erano comunemente preparati contro tosse e raffreddore, mentre fumigazioni ottenute con rami e foglie venivano utilizzate per liberare le vie respiratorie nei periodi più freddi. Non mancavano gli impieghi esterni: impacchi a base di mirto venivano applicati su ferite e infiammazioni cutanee, mentre in alcune aree del Cilento, si tramanda l’uso di preparazioni cicatrizzanti in polvere per il trattamento delle piaghe. L’infuso era anche utilizzato in ambito ginecologico per alleviare bruciore e prurito esterno. Il fumo aromatico della pianta era inoltre sfruttato in pratiche domestiche di purificazione, secondo tradizioni antiche in cui il confine tra cura, ritualità e vita quotidiana era molto sottile.
Accanto agli usi terapeutici, il mirto possedeva infatti anche un forte valore simbolico. Era considerato una pianta protettiva per la casa e associata alla femminilità e ai rituali matrimoniali, ereditando tradizioni mediterranee molto antiche legate al culto di Afrodite e Venere.
L’uso alimentare è ancora oggi molto diffuso. Le bacche vengono impiegate per la preparazione del tradizionale liquore di mirto, ottenuto tramite macerazione in alcool e successiva aggiunta di sciroppo zuccherino. Anche nelle nostre zone, pur senza la centralità che questa tradizione assume in Sardegna, la preparazione casalinga del liquore continua a essere presente in molte famiglie.
Le foglie trovano invece spazio in cucina come aroma per carni, soprattutto selvaggina e maiale, oppure per insaporire infusi digestivi. In passato venivano utilizzate anche per affumicare e profumare gli alimenti, sfruttando il caratteristico aroma resinoso della pianta. Nella piana del Sele accompagna la mozzarella e i formaggi nella decorazione dei piatti.
Meno conosciuto, ma estremamente affascinante, è l’impiego cosmetico del mirto attraverso quella che la tradizione chiama “Acqua degli Angeli”. Si trattava di un’acqua aromatica ottenuta dalle foglie della pianta, usata come tonico per la pelle, detergente delicato e profumo leggero.
Le sue proprietà astringenti e purificanti la rendevano particolarmente adatta alla pelle grassa o impura, mentre il profumo fresco e balsamico offre una piacevole sensazione di pulizia e benessere. Preparazioni simili erano diffuse in tutto il Sud Italia e rientravano nei rimedi di bellezza tramandati oralmente nelle famiglie. Nei metodi più semplici si preparava un infuso di foglie fresche, mentre nelle versioni più elaborate si ricorre alla macerazione in acqua e alcool o addirittura alla distillazione delle foglie per ottenere un’acqua aromatica più stabile e ricca di principi volatili. Il nome evocativo richiama proprio la delicatezza della profumazione e il concetto di purezza associato alla pianta sin dall’antichità.
Anche la medicina medievale conosceva bene il mirto. Nella tradizione della Scuola Medica Salernitana la pianta era considerata “fredda e secca” secondo la teoria umorale e veniva utilizzata soprattutto nei disturbi intestinali, nelle affezioni della bocca e nelle problematiche respiratorie.
Pur non occupando un ruolo centrale nel Regimen Sanitatis Salernitanum, il mirto rientrava perfettamente tra le piante consigliate per mantenere l’equilibrio del corpo e l’igiene personale.
Interessante anche il rapporto con il cosiddetto corpus di Trotula De Ruggiero. Sebbene nei testi tramandati non compaiano riferimenti espliciti al mirto, la pianta condivide proprietà e usi con molte sostanze presenti nella tradizione medica e cosmetica femminile medievale. La sua assenza nelle ricette note potrebbe dipendere semplicemente dalla trasmissione incompleta dei manoscritti e dalla natura selettiva delle fonti giunte fino a noi.
Il mirto continua ancora oggi a essere una presenza familiare del paesaggio mediterraneo e della cultura rurale delle nostre zone. Nei suoi profumi e nei suoi molteplici usi sopravvivono antichi saperi domestici, tramandati di generazione in generazione. Gli studi scientifici più moderni confermano l’efficacia degli usi popolari e tradizionali"