Lara Marconi Psicologa

Lara Marconi Psicologa Psicologa clinica e Psicoterapeuta Gestalt Accoglienza, ascolto, sostegno. Sedute individuali, di coppia, adolescenti, bambini.

Psicologa clinica e Psicoterapeuta Gestalt (iscritta all’ordine degli psicologi Regione Emilia Romagna n. 9691 A).

Un discorso sulla creatività è, per me, simultaneamente un discorso sulla “controcreatività”, cioè su tutto ciò che la i...
18/08/2026

Un discorso sulla creatività è, per me, simultaneamente un discorso sulla “controcreatività”, cioè su tutto ciò che la impedisce. In questa prospettiva, creatività diviene coraggio. Il coraggio di fare a meno di abitudini consolidate e rassicuranti, di rifugi solidi e consueti, per tuffarsi nell’ignoto di se stessi. La creatività non si impara, si “disimpara”.
È classico delle teorie freudiane concepire l’IO come un’entità schiacciata tra l’ES e il SUPER IO, annientato, da un lato, dalle forze istintuali oscure, le pulsioni informi, le entità giurassiche, i dinosauri, il fiammeggiante, l’informe e dall’altro lato dai genitori, dalle regole, dalla rigidità, la sovraimposizione. In tale situazione, l’IO può, al massimo, aspirare ad allargarsi un po’, a schivare, evitare il peggio, sopravvivere, non morire del tutto. Per l’IO, l’alternativa pare essere o la pazzia dell’ES o il rigor mortis del SUPER IO. È chiaro come, in una tale visione non ci sia spazio per la creatività dell’IO.
Creatività è infatti gestione della spontaneità, dell’emozione, degli impulsi: simultaneamente il calore e il rigore. Sb****re insieme contenuto vitale e forma:non solo l’urlo; non solo formalismo accademico rinsecchito e sterile. Ma “ES e SUPER IO insieme”: è musica, eccitazione, calore e logica… Creatività è “IO che mette insieme”, che integra, che crea armonia, che sintetizza aspetti diversi ma necessari.
Ed ancora, creatività è celebrazione sociale della mia capacità integrativa. Ed infine, nella sua estrinsecazione, è disponibilità a rischiare o condividere il ridicolo. Creatività è, per chi la sperimenta, l’ottenere polvere magica, trascendere la lotta quotidiana per la sopravvivenza, il peso dell’immortalità. Creatività, spesso, ha da fare con il tirar fuori il grido di angoscia. Creatività è espressione di coraggio!

Barrie Simmons
1993

Grazie Mimmo Ciavarelli per il prezioso contributo

Eccoci!
11/08/2026

Eccoci!

“… la Gestalt non è centrata sulla tecnica e questo significa che non si deve pensare che quando si conoscono le tecnich...
08/08/2026

“… la Gestalt non è centrata sulla tecnica e questo significa che non si deve pensare che quando si conoscono le tecniche va tutto bene….l’approccio gestaltico è centrato principalmente sul grado di coinvolgimento del terapeuta con il paziente da un punto di vista empatico, umano; cioè ha a che fare con la sua presenza, con il suo esserci fenomenologicamente.
Dice Paolo Quattrini “Una delle difficoltà consiste, in genere, nel fatto che conoscendo fenomenologicamente si è costretti a conoscere contemporaneamente anche se stessi, e non si può rimanere in posizione asettica, o comunque fuori dal contesto del rapporto, o insomma non centrata su se stessi. Conoscere fenomenologicamente è una lama a due tagli che obbliga il terapeuta a fare i conti con la propria realtà esistenziale anche mentre è in seduta con i pazienti, cosa che non pochi preferiscono evitare”.

Sergio Mazzei

28/06/2026

PSICOTERAPIA E CREATIVITA’
Barrie Simmons
I Puntata

La Chiara di Prumiano
Siena-novembre 1993

Stesura a cura di
Mimmo Ciavarelli

I CAPITOLO

C’E’ UN MOMENTO IN TERAPIA…

Abbattere l’intera foresta, non un albero solo!
Dalla foresta nasce il timore.
Quando avrete tagliato la foresta ed il sottobosco,
Allora avrete conseguito l’estinzione.
(Buddha)

OLTRE IL PROBLEMA UFFICIALE

C’è un momento, nel corso di una psicoterapia, in cui un bel po’ di percorso è stato fatto e qualcosa ormai si è concluso.
A questo punto, può anche darsi che lo stesso “problema ufficiale”, designato all’inizio come il motivo per cui il paziente ha iniziato la terapia, sia in gran parte risolto. Volendo, egli, potrebbe anche andar via. Io, personalmente, autorizzo il paziente, se lo desidera, a farlo. La psicoterapia non è un matrimonio e lui, paziente, ha doveri principalmente verso se stesso. Se si accorgesse di altre possibilità di aiuto, più vantaggiose e concrete, ritengo che ci sia, per lui, addirittura un obbligo di andare via. Non ha senso, infatti, continuare in una situazione che fornisce meno possibilità di altre che possono trovarsi altrove. Sarebbe l’ennesima rinuncia o sacrificio, l’ulteriore, ingiustificabile sottomissione ad una autorità. Così come trovo altrettanto ingiustificabili le attestazioni di piena fiducia che il paziente rivolge, all’inizio di un rapporto terapeutico, al pressoché sconosciuto analista. Cosa può mai significare avere fiducia in tali condizioni? Sarebbe più sensato offrire stima e fiducia solo dopo che un po’ di risultati sono stati ottenuti. In altri termini, ritengo che il paziente ha, non solo il diritto, ma l’obbligo, verso se stesso, di andare, in ogni momento, verso ciò che, concretamente, è più promettente per lui.

Come psicoterapeuta, quando arriva il momento, voglio essere presente nella situazione. Voglio capire cosa sta succedendo, proprio quando non sembra succedere più nulla; quando comincio ad annoiarmi, quando non vedo più progressi.
In questi momenti, non basta che io parli di resistenza del paziente, perché in fondo, è suo compito resistere.
Non solo, ma, se possibile, trascinare lo stesso psicoterapeuta nella sua regressione, la quale, nonostante tutto, gli fornisce un po’ di appoggio, stabilità ed equilibrio. Il paziente cioè, tenta di ti**re il terapeuta nel suo terreno. In questo caso, compito del terapeuta è di trascinarlo, invece, nel proprio. Il rapporto col paziente è, dunque, solo in parte, una collaborazione. Può divenire una collaborazione, ma in ogni caso, c’è, in tale relazione, un bell’elemento di scontro. Se il paziente riesce a vincere questo confronto, il terapeuta comincia ad andargli dietro, ad aver bisogno di lui ed anche ad avere, spesso, panico.
E comunque, non è automatico che la voglia di andare via del paziente sia sempre resistenza.
Ci sono moltissimi terapeuti che hanno un vero bisogno di adeguare il paziente ad una loro astratta necessità di perfezione; ottenere da lui chissà cosa. Qualcuno è venuto perché non osava affrontare esami; ora riesce a farli, li supera persino e tuttavia non è autorizzato ad andarsene. Un altro, un musicista, è venuto perché ogni volta che tentava di suonare in pubblico si sentiva travolto dal panico; ora suona in concerto, nella banda, persino come solista; non ha più problemi e, ciò nonostante, si continua a trattenerlo con analisi che mirano ad un profondo ancora nascosto! Mi chiedo: a questo punto di chi è il bisogno?
Ed in ultima analisi, anche considerando tutto questo, cioè le resistenze del paziente e quelle del terapeuta, può darsi che, quanto fatto fino ad ora non basti ed il paziente sta chiedendo di più.

Continua…

Questa è la prima puntata di PSICOTERAPIA E CREATIVITÀ, un testo inedito di Barrie Simmons del 1993, fedele trascrizione di una registrazione, da me eseguita e mai resa pubblica sinora. Si tratta di una lunga conversazione durante un gruppo di formazione. Nel ventennale della sua scomparsa, sarà pubblicato a puntate. Vuole essere un omaggio al grande Maestro e decano della Gestált Therapy europea.
Mimmo Ciavarelli

Seguite tutti i prossimi appuntamenti.

Succede che la sorgente del nostro essere incontra forme e colori per manifestarsi, trova parole, gesti, emozioni per ar...
23/06/2026

Succede che la sorgente del nostro essere incontra forme e colori per manifestarsi, trova parole, gesti, emozioni per arrivare a mostrarsi pienamente. E ci sentiamo vivi, interi, pienamente presenti!

IL BISOGNO DI ESSERE VISTI SENZA ESSERE INVASIUn ragazzo di quindici anni risponde a monosillabi a cena, poi passa tre o...
10/06/2026

IL BISOGNO DI ESSERE VISTI
SENZA ESSERE INVASI

Un ragazzo di quindici anni risponde a monosillabi a cena, poi passa tre ore sui social a costruire una presenza pubblica per chiunque voglia guardarla.

Il genitore osserva entrambe le cose e non riesce a tenerle insieme nella stessa lettura; eppure vengono dallo stesso posto.

L'adolescenza porta con sé un paradosso relazionale preciso: il bisogno di essere visti e il bisogno di non essere invasi coabitano nello stesso corpo, nello stesso momento, e nessuno dei due è negoziabile. Il ragazzo ha bisogno di riconoscimento — che qualcuno noti chi sta diventando, che lo trovi degno di attenzione — ma ha anche bisogno che questo avvenga senza che l'altro entri troppo, senza che la vicinanza diventi pressione.

I social sembrano rispondere a questo paradosso con eleganza: offrono visibilità con distanza controllata.
Si sceglie cosa mostrare, si regola l'esposizione, si ottiene una forma di riconoscimento senza la vulnerabilità del contatto reale.
Il problema è che quel riconoscimento non nutre davvero.
Un like registra una presenza, non incontra una persona. E il corpo continua a cercare qualcosa che lo schermo non riesce a dare.

Quello che fa la differenza, per un adolescente, è l'esperienza concreta di relazioni in cui il confine esiste ed è rispettoso al tempo stesso — adulti che sanno stare vicini senza invadere, che notano senza commentare tutto, che tengono una posizione ferma senza trasformarla in muro.

Non è una tecnica: è un modo di stare nella relazione che si impara, e che si può offrire.

Dott. Danilo Toneguzzi grazie

Zerocalcare e Fritz Perls si sarebbero capiti al volo!
29/05/2026

Zerocalcare e Fritz Perls si sarebbero capiti al volo!

Ci sono anch'io!
25/05/2026

Ci sono anch'io!

Il 28 maggio 2026 diverrà operativo AscoltaMi, il servizio ideato e realizzato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, in collaborazione con il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP), per il supporto psicologico agli studenti dell’ultimo anno della Scuola secondaria di I grado e del primo biennio della Secondaria di II grado.

Con AscoltaMI, si offre agli studenti un servizio di ascolto e consulenza, non terapeutica, per affrontare situazioni di fragilità e vulnerabilità che possono manifestarsi in età adolescenziale, in un’ottica di prevenzione dei fattori di rischio o di situazioni di disagio che spesso ostacolano i processi e la partecipazione alla vita scolastica.

“Troppo spesso il disagio dei ragazzi viene visto solo quando esplode. Invece bisogna arrivare prima, costruendo luoghi di ascolto, fiducia e prevenzione dentro la quotidianità degli studenti. Portare un servizio psicologico nazionale nella scuola, accessibile a tutti, significa fare prevenzione e intervenire sui bisogni sommersi. Il benessere psicologico dei giovani è una priorità educativa e sociale. AscoltaMI rappresenta un primo passo importante per intercettare fragilità e difficoltà prima che si trasformino in isolamento, sofferenza o abbandono scolastico. Il CNOP sarà in prima linea per monitorare il processo e gli esiti di questa iniziativa e costruire spazi di ulteriori sviluppi futuri. Ringraziamo il Ministro Valditara per aver investito su una progettualità che pone attenzione alla prevenzione e all’ascolto dei più giovani”, ha dichiarato la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, Maria Antonietta Gulino.

Per tutti i dettagli👇
https://www.psy.it/progetto-ascoltami-dal-28-maggio-operativo-il-supporto-psciologico-degli-studenti/

La potenza creativa ❤️
21/05/2026

La potenza creativa ❤️

Il disegno narrativo condiviso. Storie e immagini che si incontrano per dialogare e scoprirsi nella relazione.
16/05/2026

Il disegno narrativo condiviso. Storie e immagini che si incontrano per dialogare e scoprirsi nella relazione.

Indirizzo

Bellaria
47814

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 18:00
Martedì 15:00 - 18:00
Mercoledì 15:00 - 18:00
Giovedì 15:00 - 18:00
Venerdì 10:00 - 13:00
Sabato 10:00 - 13:00

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