17/07/2026
La psicoterapia per me è come l’Alice nel Paese delle Meraviglie del 1951.
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Quello vero, disegnato a mano. Un’esperienza incredibile travestita da film per bambini. Una di quelle robe che se lo guardi a cinque anni ti confonde, ma se lo guardi da adulto ti fa mettere in discussione il modo in cui interpreti la realtà.
Alice insegue un coniglio, cade giù da una buca, e da lì in poi è un caos che funziona. Si rimpicciolisce, si ingrandisce, parla con fiori che cantano e beve tè con gente matta.
In terapia, quella "buca" rappresenta il momento in cui decidiamo di mettere in discussione le nostre rigide certezze per esplorare nuovi modi di pensare. La psicoterapia ti prende per mano e ti dice: "Vieni va’, fidati, anche se per ora non capisci una mazza". E tu ti fidi. Perché Alice è come te. Vuole capire. Fa domande. Ma nessuno le dà risposte preconfezionate.
Ed è qui che inizia la magia terapeutica. Invece di darti soluzioni pronte, la terapia ti insegna a fare come Alice: a fare spazio alle domande senza l'ansia di dover trovare subito una spiegazione a tutto.
🐱 TOLLERARE L'AMBIGUITÀ E ACCOGLIERE LO STREGATTO
Nella vita adulta ci costruiamo una corazza di logica, scadenze, e rigidi "devo" o "dovrei", convinti che controllare ogni cosa ci proteggerà.
In psicologia chiamiamo questa trappola "bisogno di chiusura cognitiva": l'ossessione di volere risposte certe e immediate per non sentire l'ansia del dubbio.
Attraverso la psicoterapia, invece, impari a non cercare disperatamente quelle risposte. Alleni la tolleranza dell’ambiguità, una delle competenze più pure della salute mentale: la capacità di stare nel dubbio senza stare male.
Impari a goderti il viaggio. A ridere di una teiera che canta. A trovarti d’accordo con uno Stregatto che non esiste quasi mai — che in chiave cognitiva rappresenta proprio l'ambivalenza delle nostre emozioni e dei nostri pensieri: vanno, vengono, appaiono e scompaiono, e noi possiamo imparare a guardarli senza farci travolgere.
Impari persino a gestire la Regina di Cuori che grida "Tagliatele la testa!" ogni volta che fai un errore, capendo che quella voce è solo una distorsione della tua mente, un catastrofismo che puoi ridimensionare guardandolo in faccia e dicendogli: "Ma tu sei solo un mazzo di carte!".
🧭 IL FINALE SENZA FINALE: UNA CRESCITA INVISIBILE
Il Paese delle Meraviglie non ha regole fisse, ed è proprio quello il punto. In un mondo dove tutti ti dicono come devi comportarti o cosa devi pensare, la terapia ti allena alla flessibilità cognitiva. Ti sussurra: “Senti, guarda che puoi anche non capirci niente in questo momento, e vivere bene lo stesso. Anzi: magari è meglio.”
Alice non trova la formula magica alla fine del film. Non c'è uno spoiler perfetto. Ma mentre gira in questo mondo di pazzi, impara a adattarsi, a cambiare prospettiva, a trovare nuove strategie per stare di fronte alle stranezze del mondo. In una parola: sviluppa resilienza. Cresce, anche se non lo dice.
Ci torno spesso nel Paese delle Meraviglie, nella mia stanza di terapia. Anche solo per dieci minuti. Anche solo per sentire il gatto sparire piano piano, o per ricordare a me stesso/a — e ai miei pazienti — che a volte, per smontare i pensieri che ci incastrano, l'unica soluzione è accettare di perderci un po' nel viaggio. ✨
E voi? Avete mai avuto la sensazione di essere caduti nella buca del coniglio? Parliamone nei commenti.