Dott. Giacomo Mascadri Fisioterapista

Dott. Giacomo Mascadri Fisioterapista Sono il dott. Giacomo Mascadri, fisioterapista con molte passioni e un’incredibile voglia di imparare.

Il mio obiettivo è quello di creare un'autentica relazione d’aiuto, in un clima di fiducia reciproca, collaborazione e comprensione.

Quando pensiamo all'esercizio fisico dopo i 50 anni, pensiamo quasi sempre a muscoli, cuore, articolazioni. Raramente pe...
14/08/2026

Quando pensiamo all'esercizio fisico dopo i 50 anni, pensiamo quasi sempre a muscoli, cuore, articolazioni. Raramente pensiamo al cervello.

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su British Journal of Sports Medicine ha analizzato 39 studi su adulti over 50, per un totale di oltre 300 confronti.

Il dato: l'esercizio fisico ha migliorato la funzione cognitiva in modo significativo, con effetti simili tra allenamento aerobico, allenamento di forza, allenamento multicomponente e tai chi. Nessun tipo di esercizio è risultato nettamente superiore agli altri.

I benefici più marcati si osservavano con sedute di 45-60 minuti, a intensità almeno moderata, ripetute il più spesso possibile durante la settimana.

Non serve quindi scegliere "il tipo giusto" di esercizio per il cervello. Serve muoversi con costanza, a un'intensità che senti, scegliendo qualcosa che riesci a mantenere nel tempo.

Se vuoi costruire un programma che "tenga insieme" corpo e testa, possiamo parlarne in studio.



Northey JM, Cherbuin N, Pumpa KL, Smee DJ, Rattray B. Exercise interventions for cognitive function in adults older than 50: a systematic review with meta-analysis. Br J Sports Med. 2018;52(3):154-160. doi:10.1136/bjsports-2016-096587

Una persona su tre, dopo i 65 anni, cade almeno una volta l'anno.Una revisione Cochrane ha messo insieme 108 studi rando...
07/08/2026

Una persona su tre, dopo i 65 anni, cade almeno una volta l'anno.
Una revisione Cochrane ha messo insieme 108 studi randomizzati, per un totale di 23.407 persone in 25 paesi, età media 76 anni.

Il dato:
- L'esercizio in generale riduce il tasso di cadute del 23%
- Gli esercizi di equilibrio e funzionali lo riducono del 24%
- I programmi che combinano equilibrio e forza (multicomponente) arrivano al 34% di riduzione
- Il tai chi riduce il rischio del 19%

Un dettaglio interessante: l'effetto era più marcato quando l'esercizio veniva guidato da un professionista sanitario, spesso un fisioterapista.
Non serve un programma complicato. Serve continuità e gli esercizi giusti: equilibrio, forza delle gambe, coordinazione. Le passeggiate da sole aiutano la salute generale, ma non bastano a ridurre il rischio di cadute quanto un lavoro mirato.

Se hai avuto una caduta di recente, o vuoi semplicemente lavorare in prevenzione, possiamo costruire insieme un programma su misura.



Sherrington C, Fairhall NJ, Wallbank GK, Tiedemann A, Michaleff ZA, Howard K, Clemson L, Hopewell S, Lamb SE. Exercise for preventing falls in older people living in the community. Cochrane Database Syst Rev. 2019;1(1):CD012424. doi:10.1002/14651858.CD012424.pub2

C'è un dato che i cardiologi guardano quanto la pressione o il colesterolo, a volte anche di più: la capacità aerobica, ...
31/07/2026

C'è un dato che i cardiologi guardano quanto la pressione o il colesterolo, a volte anche di più: la capacità aerobica, cioè quanto il corpo tollera lo sforzo.

Uno studio pubblicato su JAMA Network Open ha seguito 122.007 persone sottoposte a un test da sforzo al treadmill, per una media di 8,4 anni.

Il dato: chi aveva una forma fisica nella fascia più alta (ben oltre la media per età e sesso) aveva il rischio di morte più basso di tutti i gruppi confrontati, senza un limite superiore di beneficio. Più si è allenati, meglio si sta, anche a livelli molto alti. Il rischio legato a una scarsa forma fisica era paragonabile o superiore a quello di fattori come diabete, fumo e malattie cardiovascolari già diagnosticate.

Non serve diventare atleti per spostare l'ago della bilancia: camminata a passo sostenuto, bici, nuoto, qualunque attività che alzi il fiato con regolarità costruisce capacità aerobica, indipendentemente dall'età di partenza.

Se vuoi impostare un percorso di allenamento aerobico su misura, con una progressione sicura, possiamo parlarne in studio.



Mandsager K, Harb S, Cremer P, Phelan D, Nissen SE, Jaber W. Association of Cardiorespiratory Fitness With Long-term Mortality Among Adults Undergoing Exercise Treadmill Testing. JAMA Netw Open. 2018;1(6):e183605. doi:10.1001/jamanetworkopen.2018.3605

Quanto sei veloce quando cammini, senza fretta, alla tua andatura normale? È uno dei dati più semplici e più informativi...
24/07/2026

Quanto sei veloce quando cammini, senza fretta, alla tua andatura normale? È uno dei dati più semplici e più informativi sulla salute generale dopo i 65 anni.

Una ricerca pubblicata su JAMA ha messo insieme i dati di 9 studi di popolazione, per un totale di 34.485 persone over 65, seguite fino a 21 anni. All'inizio dello studio la velocità media di cammino era di 0,92 metri al secondo, poco meno di un metro ogni secondo.

Il dato: ogni aumento di 0,1 m/s nella velocità del passo era associato a un rischio di morte più basso di circa il 12% nel periodo osservato.

Per farsi un'idea concreta: a 75 anni, la sopravvivenza attesa a 10 anni variava dal 19% all'87% negli uomini e dal 35% al 91% nelle donne, a seconda della velocità di partenza.

Camminare più veloci non è "la causa" di una vita più lunga: è lo specchio di come lavorano insieme muscoli, equilibrio, cuore, polmoni e sistema nervoso. Quando uno di questi elementi perde colpi, spesso il passo rallenta prima che ce ne accorgiamo.

Per questo in fisioterapia la velocità del cammino viene usata quasi come un segno vitale in più: semplice da misurare, capace di dire molto sullo stato generale di una persona.

Se hai notato che il tuo passo è cambiato, o vuoi semplicemente una valutazione, possiamo misurarlo insieme e capire da dove partire.



Studenski S, Perera S, Patel K, Rosano C, Faulkner K, Inzitari M, Brach J, Chandler J, Cawthon P, Barrett-Connor E, Nevitt M, Visser M, Kritchevsky S, Badinelli S, Harris T, Newman AB, Cauley J, Ferrucci L, Guralnik J. Gait speed and survival in older adults. JAMA. 2011;305(1):50-58. doi:10.1001/jama.2010.1923

Quanto riesci a stringere con la mano dice qualcosa in più della semplice forza delle dita.Uno studio pubblicato su The ...
17/07/2026

Quanto riesci a stringere con la mano dice qualcosa in più della semplice forza delle dita.

Uno studio pubblicato su The Lancet ha seguito quasi 140.000 persone in 17 paesi per una media di 4 anni, misurando la forza di presa con un dinamometro.
Il dato: ogni riduzione di 5 kg nella forza di presa era associata a un rischio più alto di:

- Mortalità per tutte le cause (+16%)
- Mortalità cardiovascolare (+17%)
- Infarto (+7%)
- Ictus (+9%)

Nello stesso studio, la forza di presa si è rivelata un predittore più forte della mortalità cardiovascolare rispetto alla pressione sistolica, la misura che di solito associamo al rischio cardiaco. Non risulta invece collegata a un rischio più alto di cadute, fratture o diabete: la forza di presa racconta soprattutto cuore e vasi, non tutto il corpo insieme.

Perché succede? La forza della mano riflette la massa muscolare generale e lo stato metabolico e cardiovascolare di una persona. Non è la mano a "proteggere": è un indizio su come sta lavorando il resto del corpo.

La parte buona è che la forza è qualcosa su cui puoi lavorare attivamente, a qualunque età. L'allenamento contro resistenza, anche solo due volte a settimana, mantiene e costruisce massa muscolare. 💪

Se vuoi capire da dove parti, in studio possiamo misurare la tua forza attuale e impostare un percorso graduale.



Leong DP, Teo KK, Rangarajan S, Lopez-Jaramillo P, Avezum A Jr, Orlandini A, Seron P, Ahmed SH, Rosengren A, Kelishadi R, Rahman O, Swaminathan S, Iqbal R, Gupta R, Lear SA, Oguz A, Yusoff K, Zatonska K, Chifamba J, Igumbor E, Mohan V, Anjana RM, Gu H, Li W, Yusuf S; PURE Study Investigators. Prognostic value of grip strength: findings from the Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) study. Lancet. 2015;386(9990):266-273. doi:10.1016/S0140-6736(14)62000-6

Quando un sintomo dura a lungo, spesso non si vede da fuori.Può succedere di uscire lo stesso anche quando il corpo chie...
10/07/2026

Quando un sintomo dura a lungo, spesso non si vede da fuori.

Può succedere di uscire lo stesso anche quando il corpo chiede una pausa, di annullare un impegno e sentirsi in colpa.

Di cercare online i propri sintomi, perché a forza di sentirsi dire “ma sembri stare bene” si finisce quasi per dubitare di sé.

Di continuare a fare tutto, chiamandola responsabilità, finché la stanchezza diventa troppo pesante.

Questi aspetti non sono “nella testa” nel senso sminuente del termine. Fanno parte dell’esperienza concreta di molte persone con dolore persistente, fatigue o sintomi che vanno e vengono.

In fisioterapia, questo conta. ll lavoro non è solo “fare esercizi”, ma capire quanto carico una persona riesce a tollerare, quali attività peggiorano i sintomi, quali pause aiutano davvero e come ricostruire fiducia nel movimento senza forzare tutto insieme.

Fermarsi non significa arrendersi, ripartire non significa ignorare i segnali del corpo.

A volte il percorso più utile inizia proprio da qui: trovare un modo più sostenibile per muoversi, recuperare e restare attivi nella vita quotidiana.



Casson S, Jones MD, Cassar J, Kwai N, Lloyd AR, Barry BK, Sandler CX. The effectiveness of activity pacing interventions for people with chronic fatigue syndrome: a systematic review and meta-analysis. Disabil Rehabil. 2023;45(23):3788-3802. doi:10.1080/09638288.2022.2135776.
Antcliff D, Keenan A-M, Keeley P, Woby S, McGowan L. Testing a newly developed activity pacing framework for chronic pain/fatigue: a feasibility study. BMJ Open. 2021;11(12):e045398. doi:10.1136/bmjopen-2020-045398.

Alzarsi da una sedia sembra un gesto semplice.Lo facciamo tante volte al giorno: a casa, al bar, in sala d’attesa, a tav...
03/07/2026

Alzarsi da una sedia sembra un gesto semplice.

Lo facciamo tante volte al giorno: a casa, al bar, in sala d’attesa, a tavola.

Eppure, quando inizia a diventare faticoso, può dirci qualcosa di utile.

Per alzarsi bene servono forza nelle gambe, controllo del tronco, equilibrio e sicurezza nel portare il peso in avanti.

Non è solo una questione di età. Con il passare degli anni è normale perdere parte della forza muscolare, ma questo processo non è inevitabile allo stesso modo per tutti. Il movimento, e in particolare l’esercizio contro resistenza, può aiutare a mantenere meglio la funzione fisica e l’autonomia.

Il punto non è trasformare ogni gesto quotidiano in una “prestazione”. Il punto è accorgersi dei segnali: se per alzarti devi spingerti sempre con le mani, se eviti le sedie basse, se hai paura di perdere equilibrio o se senti che le gambe non ti sostengono come prima, può essere utile fare una valutazione.

La fisioterapia può aiutare a capire da dove partire: forza, equilibrio, mobilità, controllo del movimento, gestione del carico.

Perché alzarsi da una sedia non è solo alzarsi da una sedia: è un gesto di autonomia.



Jones CJ, Rikli RE, Beam WC. A 30-s chair-stand test as a measure of lower body strength in community-residing older adults. Res Q Exerc Sport. 1999;70(2):113-119. doi:10.1080/02701367.1999.10608028.

Bull FC, Al-Ansari SS, Biddle S, Borodulin K, Buman MP, Cardon G, et al. World Health Organization 2020 guidelines on physical activity and sedentary behaviour. Br J Sports Med. 2020;54(24):1451-1462. doi:10.1136/bjsports-2020-102955.

Quando si parla di infortuni sportivi, spesso si cerca un colpevole unico:  il movimento sbagliato, una scarpa, un allen...
26/06/2026

Quando si parla di infortuni sportivi, spesso si cerca un colpevole unico: il movimento sbagliato, una scarpa, un allenamento, un muscolo “debole”.

In realtà, il rischio di infortunio nasce quasi sempre da una combinazione di fattori che cambiano nel tempo: carico di allenamento, recupero, forza, tecnica, storia precedente, sonno, terreno, attrezzatura e caratteristiche dello sport.

Questo non significa che sia tutto imprevedibile.

Significa che per ridurre il rischio non basta guardare un dettaglio isolato. Serve capire come quella persona si muove, che carichi sostiene, come recupera e quali richieste ha la sua attività sportiva.

Anche nello sport amatoriale può essere utile fermarsi prima che il dolore diventi un problema più lungo da gestire: il carico è aumentato troppo in fretta? Il recupero è sufficiente? Il corpo è pronto per quello che gli stiamo chiedendo?

La fisioterapia può aiutare a leggere questi elementi e a costruire un percorso più adatto alla persona e allo sport che vuole continuare a praticare sport.

Muoversi resta una scelta di salute. Farlo con saggezza aiuta a farlo più a lungo.



Bittencourt NFN, Meeuwisse WH, Mendonça LD, Nettel-Aguirre A, Ocarino JM, Fonseca ST. Complex systems approach for sports injuries: moving from risk factor identification to injury pattern recognition-narrative review and new concept. Br J Sports Med. 2016;50(21):1309-1314. doi:10.1136/bjsports-2015-095850.

Una lesione del legamento crociato anteriore non si gestisce guardando solo il calendario.Il punto non è: “sono passati ...
19/06/2026

Una lesione del legamento crociato anteriore non si gestisce guardando solo il calendario.

Il punto non è: “sono passati tot mesi, quindi sono pronto”.

Il punto è capire come sta rispondendo il ginocchio: dolore, gonfiore, forza, controllo del movimento, sicurezza nei gesti quotidiani e, quando serve, nei gesti sportivi.

La riabilitazione dopo una lesione del crociato anteriore può avere percorsi diversi. In alcune situazioni si arriva alla chirurgia, in altre si può lavorare con un percorso conservativo. La scelta dipende da molti fattori: età, attività, sintomi, obiettivi, stabilità del ginocchio e quadro clinico complessivo.

In ogni caso, il recupero non dovrebbe essere una lista di esercizi fatta “a tempo”.

Serve un lavoro progressivo su mobilità, forza, equilibrio, controllo neuromuscolare e ritorno graduale alle attività, allenendo il ginocchio in modo mirato, con criteri chiari e obiettivi realistici, senza fretta.



van Melick N, van Cingel REH, Brooijmans F, Neeter C, van Tienen T, Hullegie W, Nijhuis-van der Sanden MWG. Evidence-based clinical practice update: practice guidelines for anterior cruciate ligament rehabilitation based on a systematic review and multidisciplinary consensus. Br J Sports Med. 2016;50(24):1506-1515. doi:10.1136/bjsports-2015-095898.

Il mal di schiena persistente può portare a muoversi meno.A volte succede per paura di peggiorare il dolore, altre volte...
12/06/2026

Il mal di schiena persistente può portare a muoversi meno.

A volte succede per paura di peggiorare il dolore, altre volte perché si perde fiducia nel proprio corpo.

Eppure l’esercizio, quando è dosato in modo corretto, può aiutare anche su questo aspetto: non solo forza, mobilità o resistenza, ma anche sicurezza nel movimento.

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2023 ha osservato che, negli adulti con mal di schiena cronico non specifico, l’esercizio può aumentare la fiducia nel riuscire a svolgere le attività quotidiane anche in presenza di dolore.

L’effetto rilevato è piccolo e gli stessi autori invitano alla prudenza: servono studi di qualità più alta per capire quanto questo cambiamento sia rilevante nella vita di tutti i giorni.

Però il punto clinico è concreto: muoversi in modo progressivo, con esercizi adatti alla persona, può aiutare a uscire dal circolo “dolore, paura, evitamento”.

Non serve strafare, ma serve partire da ciò che oggi è gestibile e costruire continuità, un passo alla volta.



Gilanyi YL, Wewege MA, Shah B, Cashin AG, Williams CM, Davidson SRE, McAuley JH, Jones MD. Exercise Increases Pain Self-efficacy in Adults With Nonspecific Chronic Low Back Pain: A Systematic Review and Meta-analysis. J Orthop Sports Phys Ther. 2023;53(6):335-342. doi:10.2519/jospt.2023.11622.

Indirizzo

Via Alessandro Furietti 10, Bergamo BG
Bergamo
24126

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