Maria Chiara Gritti Psicologa Psicoterapeuta

Maria Chiara Gritti Psicologa Psicoterapeuta Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Maria Chiara Gritti Psicologa Psicoterapeuta, Psicoterapeuta, Bergamo.

Sento queste parole profondamente familiari.Quando incontro per la prima volta un paziente, dopo averlo ascoltato, dopo ...
07/09/2026

Sento queste parole profondamente familiari.

Quando incontro per la prima volta un paziente, dopo averlo ascoltato, dopo aver approfondito ciò che più lo fa soffrire e aver messo a fuoco i nodi che fin da subito appaiono critici, arriva sempre un momento di silenzio.

Ci guardiamo.

Dobbiamo decidere se iniziare questo viaggio insieme.

Io so che non sarà facile. So che ci saranno momenti di fatica e che anch’io, a volte, avrò timore che possa scoraggiarsi, perché conosco quanto può essere difficile “restare” nel dolore, sebbene sia un passaggio necessario.

Per questo, quando giungiamo alla decisione di partire insieme, se dovessi trovare le parole per descrivere ciò che proviamo entrambi, sarebbero proprio queste:

«Ho paura.»
«Anch’io.»
«Andiamo.»

31/08/2026

Da sempre considero gli albi illustrati potenti strumenti di terapia. Ci credo a tal punto che ho creato un centro dove gli albi si trovano ovunque, e le pareti delle stanze sono diventate pagine da abitare.
Molti restano stupiti quando scoprono che non li uso con i bambini, ma con gli adulti, le coppie, le famiglie, i gruppi. Perché gli albi fanno una cosa che le parole, da sole, a volte non riescono a fare: trasformano ciò che sentiamo in un’immagine che si può guardare, indicare, tenere in mano. E quando un’emozione trova la sua immagine, si può finalmente parlarne.
Per questo oggi voglio segnalarvi un appuntamento che sento particolarmente vicino: Autori in Città, il festival dell’illustrazione contemporanea, a Padova dal 10 al 13 settembre — quattro giorni di mostre, incontri e laboratori.
Il tema di quest’anno sembra scritto per chi fa il mio mestiere: “Tra sogno e realtà” — l’immaginazione non come fuga, ma come strumento per attraversare la complessità, dare forma alle emozioni, aprire dialoghi tra generazioni.
Che poi è esattamente ciò che accade, in piccolo, ogni volta che apro un albo nella mia stanza di terapia.
Se siete da quelle parti, andate!
E poi raccontatemi cosa vi siete portati a casa.

“Io aspetto” è stato l’albo che ha ispirato la sala d’attesa del mio centro.La sala in cui le persone si fermano prima d...
29/08/2026

“Io aspetto” è stato l’albo che ha ispirato la sala d’attesa del mio centro.
La sala in cui le persone si fermano prima di entrare in seduta.
Aspettare è una parte fondamentale della nostra esistenza.
Forse, in fondo, la nostra vita è fatta anche di questo: di cose che ancora non sono accadute e che desideriamo, temiamo, speriamo possano accadere.
Aspettiamo il bacio della buonanotte.
Che smetta di piovere.
Che arrivi l’amore.
Di rivedere qualcuno che amiamo.
Aspettiamo che i bambini crescano, che passi il dolore, che arrivino le vacanze.
Aspettiamo che il medico ci dica: «Non è niente».
Aspettiamo risposte, incontri, cambiamenti.

L’attesa ci accomuna tutti. È un filo sottile che attraversa le nostre vite e che, senza che ce ne accorgiamo, ci lega gli uni agli altri.
Eppure aspettare può essere una grande fatica.
Quando qualcosa tarda ad arrivare, vorremmo riempire quel tempo, distrarci, farlo passare più in fretta. Come se il tempo dell’attesa fosse un tempo sospeso, quasi un tempo perso.
Ma forse non è così.
Forse anche l’attesa è un tempo che ci appartiene.
Un tempo in cui possiamo incontrare quello che sentiamo, ascoltare le nostre paure, riconoscere i nostri pensieri, accorgerci di ciò che desideriamo davvero.
Non sempre possiamo scegliere ciò che stiamo aspettando.
Possiamo però scegliere come stare dentro quel tempo.
È per questo che abbiamo voluto una sala d’attesa nel nostro centro che fosse anche un invito.
Un invito a non riempire quei minuti, a non scacciarli, a non cercare necessariamente qualcosa che li faccia passare.
Ma a fermarsi.
Perché prima di entrare in seduta, forse, c’è già qualcosa che sta accadendo: siamo lì, con noi stessi, con quello che stiamo vivendo, con le domande che ci hanno portato fin lì.
E allora quella sala non è soltanto un luogo in cui aspettare che si apra una porta.
Può diventare il luogo in cui, per qualche minuto, ci concediamo di ascoltare ciò che quella porta sta per aprire dentro di noi.
davide cali Serge Bloch KITE

Ve lo posso finalmente dire: la Principessa è arrivata in Russia. 🇷🇺«Принцесса, которая жаждала любви» — La Principessa ...
27/08/2026

Ve lo posso finalmente dire: la Principessa è arrivata in Russia. 🇷🇺

«Принцесса, которая жаждала любви» — La Principessa che aveva fame d’amore, in lingua russa.

Quando ho visto la copertina per la prima volta mi sono commossa: Arabella ha nuove ali, un cuore con la serratura e un uccellino che porta la chiave. È lei, ed è bellissima anche così.

Nove anni fa scrivevo la sua storia pensando ai pazienti che incontravo nel mio studio. Oggi quella stessa storia parlerà a persone che non incontrerò mai, in una lingua che non conosco.

La fame d’amore, il vuoto, il desiderio di essere amati, la paura di perdersi e il bisogno di ritrovare la propria bussola sono sentimenti che appartengono a tutti noi, qualunque lingua parliamo.

È la conferma di ciò che ho sempre creduto: la fame d’amore parla tutte le lingue. E in ogni lingua si possono trovare gli ingredienti per nutrire il cuore.

Grazie a chi ha reso possibile questo viaggio, e a voi che lo accompagnate dal primo passo.

Mi commuovono profondamente queste parole di Vivian Lamarque sulla fine.Il treno parte, ma lo sguardo resta indietro.Den...
23/08/2026

Mi commuovono profondamente queste parole di Vivian Lamarque sulla fine.

Il treno parte, ma lo sguardo resta indietro.
Dentro di te la fine, e fuori dal finestrino gli altri che ancora giocano, si bagnano: la loro vacanza non è ancora finita.

“sarà così sarà così lasciare la vita?”

Un passaggio struggente, che parla anche di tutte le fini più piccole: ogni volta che dobbiamo andarcene da qualcosa che sentiamo vitale.

E poi c’è la seconda poesia, che va ancora più a fondo — sugli addii che non abbiamo potuto dare, alle persone che se ne vanno senza lasciarci il tempo.

“L’ultima volta che la vide non sapeva che era l’ultima volta che la vedeva.”

Questa frase me la sento cucita addosso.
Quante volte mi sono chiesta quali siano state le ultime parole che ho detto a mio padre. E quante volte ho pensato che qualunque cosa gli avessi detto, non sarebbe stata “a sufficienza per l’eternità”.

Vivian Lamarque, Poesie 1972-2002, Oscar Mondadori Mondadori

Il viaggio di Ulisse. Un viaggio nella nostra crisi di Mauro Bonazzi è un libro culturalmente molto stimolante, capace d...
20/08/2026

Il viaggio di Ulisse. Un viaggio nella nostra crisi di Mauro Bonazzi è un libro culturalmente molto stimolante, capace di aprire riflessioni profonde che riguardano tutti noi.
Al centro c’è Ulisse, quello di Dante: l’archetipo dell’uomo che confida nella propria intelligenza, convinto di poter conoscere, comprendere e superare ogni limite grazie alla ragione. È la grande fiducia nel potere della conoscenza: comprendere la realtà, darle un ordine, trovare risposte. Ma proprio qui si apre una domanda fondamentale: cosa accade quando l’intelligenza umana pensa di poter bastare a se stessa?
Ulisse ci affascina perché incarna la nostra inesauribile sete di conoscenza. Ma la sua storia porta con sé anche un’altra domanda: quali confini siamo disposti a oltrepassare pur di conoscere?
Sopra le leggendarie colonne d’Ercole, secondo la tradizione, campeggiava l’avvertimento non plus ultra: non più oltre. Eppure Ulisse decide di andare oltre. Questa volontà sembra appartenere profondamente alla natura umana. È ciò che ci ha permesso di scoprire, inventare e trasformare il mondo. Ma cosa accade quando il desiderio di conoscere prende il sopravvento sulle preoccupazioni etiche? È una domanda più attuale che mai. La nostra intelligenza ci permette oggi di fare cose straordinarie. Ma proprio per questo diventa sempre più urgente chiederci non soltanto che cosa siamo capaci di fare, ma che cosa è giusto fare.
Chi stabilisce i limiti? Chi decide cosa è bene e cosa è male?
Il problema non è fermare il nostro ingegno, ma orientarlo. Forse dobbiamo restituire, soprattutto alle nuove generazioni, un ruolo centrale ai valori: quei principi capaci di guidare la conoscenza e la tecnica verso un mondo che non finisca per danneggiare noi stessi. Ulisse ci ricorda che non tutto ciò che possiamo oltrepassare è necessariamente un confine che dovremmo oltrepassare.E allora resta aperta la domanda, bellissima e inquietante, con cui Bonazzi chiude la sua riflessione:
“La conoscenza ci ha reso grandi.
Ma ci salverà?”

La prima volta che ho tenuto tra le mani il mio libro, mi è sembrata una situazione surreale.Lo guardavo e continuavo a ...
18/08/2026

La prima volta che ho tenuto tra le mani il mio libro, mi è sembrata una situazione surreale.

Lo guardavo e continuavo a chiedermi: chissà se qualcuno lo leggerà. Ma soprattutto, chissà se potrà essere d’aiuto a qualcuno.

La Principessa ha cominciato fin da subito a raggiungere tante persone, e io ho iniziato a ricevere una parola che per me ha avuto un valore immenso: grazie.

In molti mi scrivevano per raccontarmi quanto si fossero riconosciuti in lei, nelle sue fragilità, nelle sue paure, nelle sue domande. Mi raccontavano di come Arabella li avesse aiutati a guardarsi dentro con maggiore chiarezza, a riconoscere parti di sé che forse avevano dimenticato, o messo da parte.

E soprattutto mi dicevano che quelle pagine li avevano spronati a intraprendere un cammino importante: quello alla ricerca dell’amore per se stessi.

Sono passati nove anni. E a quella domanda che mi facevo tenendo il libro tra le mani avete risposto voi, una lettera alla volta.

Se anche tu, leggendo la Principessa, hai pensato «Arabella sono io»…
scrivilo nei commenti.

Mi farebbe piacere sapere di te: sono le vostre parole, in questi nove anni, quelle che mi hanno insegnato di più.

La prima volta che ho tenuto tra le mani il mio libro, mi è sembrata una situazione surreale.Lo guardavo e continuavo a ...
17/08/2026

La prima volta che ho tenuto tra le mani il mio libro, mi è sembrata una situazione surreale.
Lo guardavo e continuavo a chiedermi: “Ma davvero ho pubblicato un libro?!”
E subito dopo arrivavano mille domande. “Chissà se qualcuno lo leggerà… Chissà se riuscirà a essere compreso… Ma, soprattutto, chissà se potrà essere d’aiuto a qualcuno.”
Ero emozionata, felice e, allo stesso tempo, piena di incognite. Non sapevo ancora cosa sarebbe successo.
Ancora non immaginavo che la principessa stava per cominciare un lungo viaggio. E quello era soltanto l’inizio…
Sperling & Kupfer

Indirizzo

Bergamo

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Telefono

+393383210802

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Maria Chiara Gritti Psicologa Psicoterapeuta pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Maria Chiara Gritti Psicologa Psicoterapeuta:

Scelte rapide

Condividi

Digitare