26/08/2026
La parità di genere non riguarda solo l’accesso a ruoli, diritti o opportunità, ma anche qualcosa di molto più sottile e quotidiano: la possibilità di abitare pienamente il proprio mondo emotivo.
Come ricorda bell hooks in La volontà di cambiare, la trasformazione delle relazioni passa anche attraverso la capacità degli uomini di riconnettersi con emozioni a lungo negate, come la vulnerabilità, la paura e la cura.
Senza questo passaggio, ogni discorso sull’uguaglianza rischia di restare incompleto.
Quando parliamo di emozioni, tendiamo a immaginarle come qualcosa di naturale, spontaneo e individuale.
Eppure il modo in cui impariamo a riconoscerle, esprimerle o nasconderle è profondamente influenzato dal contesto sociale e culturale in cui cresciamo.
Questa è la riflessione al centro del “Manifesto per le emozioni maschili” di Alberto Penna, psicologo e divulgatore che da anni si occupa di educazione emotiva e differenze di genere.
Nel suo testo, Penna propone una domanda semplice e attuale: cosa accade quando una società considera alcune emozioni più accettabili di altre?
Nella storia occidentale, alle donne è stata spesso negata la possibilità di esprimere apertamente la rabbia, l’assertività e il conflitto.
Agli uomini, invece, sono state frequentemente associate aspettative che scoraggiano la manifestazione della paura, della tristezza, della vulnerabilità e del bisogno di cura.
Da una prospettiva sistemico-dialogica, le emozioni non appartengono soltanto all’individuo: prendono forma nelle relazioni, nei linguaggi e nelle narrazioni culturali che attraversano le nostre vite.
Per questo motivo, interrogarsi su quali emozioni siano considerate legittime significa anche riflettere sui modelli culturali di “femminile” e “maschile” che continuiamo a costruire e trasmettere.