Beatrice Bellini - Psicologa

Beatrice Bellini - Psicologa Psicologia, Psicoterapia, Ipnosi www.psicologoabergamo.it

03/08/2026

Si informa la gentile clientela che lo studio rimane aperto per il mese di agosto.

Sono tornata al bar dei cinesi di Venezia, dove ancora mi riconoscono.  Da ragazza mi sedevo qui a guardare fuori dalla ...
11/05/2026

Sono tornata al bar dei cinesi di Venezia, dove ancora mi riconoscono.
Da ragazza mi sedevo qui a guardare fuori dalla vetrina immaginando il futuro, convinta che prima o poi la vita sarebbe cominciata davvero.
Oggi ho qualche ferita in più, molte illusioni in meno e una stanchezza che allora non conoscevo.
Eppure, mentre guardo la pioggia sulle rotaie del tram, mi accorgo che quella ragazza non se n’è mai andata.
È ancora qui: con la stessa fame di senso, la stessa inquietudine, la stessa ostinata speranza di costruire qualcosa che abbia valore.
Forse è per questo che scrivo.
Perché, in fondo, continuo ancora a cercare qualcosa che ne abbia.

06/05/2026
Fermati ad osservare la gente (o anche solo te stesso) in una situazione sociale: al lavoro, in fila alla cassa del supe...
04/05/2026

Fermati ad osservare la gente (o anche solo te stesso) in una situazione sociale: al lavoro, in fila alla cassa del supermercato, sui social. Vedrai che mettiamo in atto un certo "spettacolo". Il sociologo (e un po' filosofo sociale) Erving Goffman ha studiato proprio questo: come presentiamo noi stessi "tra la gente".

Per Goffman, le interazioni sociali quotidiane sono molto simili a una rappresentazione teatrale. C'è un "palcoscenico" (front stage), dove siamo in pubblico e cerchiamo di gestire l'impressione che diamo agli altri, comportandoci in modi considerati appropriati per la situazione. E c'è un "retroscena" (back stage), dove ci rilassiamo e magari ci comportiamo in modo diverso. Recitiamo ruoli diversi a seconda del pubblico: siamo professionisti seri in ufficio, amici scherzosi al bar, figli rispettosi con i genitori, ecc. Questo non significa necessariamente essere falsi, ma adattare il nostro comportamento e la nostra "performance" al contesto sociale.

Nell'era di Instagram e Facebook, il "palcoscenico" si è esteso e l'arte di gestire l'impressione (il profilo perfetto, la foto curata) è diventata centralissima, a volte facendoci chiedere: chi è la persona sul palcoscenico e chi nel retroscena? Goffman ci aiuta a capire che questa "recitazione" è una parte normale e necessaria della vita sociale, ma ci invita anche a riflettere su quanto i nostri ruoli ci definiscano e quanto spazio diamo al nostro "retroscena".

Oggi si parla di “narcisismo” ovunque.Spesso però in modo improprio.Chiunque si comporti male, ferisca, deluda… viene de...
08/04/2026

Oggi si parla di “narcisismo” ovunque.
Spesso però in modo improprio.
Chiunque si comporti male, ferisca, deluda… viene definito “narcisista”.
Ma il Disturbo Narcisistico di Personalità non è un’etichetta generica: è un quadro clinico complesso, profondo e altamente invalidante. E, paradossalmente, è un disturbo di cui sappiamo molto attraverso chi lo subisce. Perché chi ha questa struttura psichica deficitaria difficilmente arriva in terapia.

Questo libro – The Narcissist in Your Life – utilizza una metafora forte per comprendere una dinamica tipica del narcisista: quella del parassitismo. Non per demonizzare, ma per descrivere una dinamica relazionale precisa: la dipendenza dall’altro come fonte di regolazione interna.
Quando il termine “narcisista” viene usato con leggerezza, perdiamo due cose importanti:
– la comprensione clinica del fenomeno
– e il riconoscimento reale di chi vive relazioni profondamente disfunzionali

Qui sotto riporto un passaggio dell’autrice Julie Hall che, a mio avviso, rende molto bene questa dinamica.

IL NARCISISTA COME PARASSITA UMANO
Guardare al narcisismo attraverso la lente del parassitismo ci aiuta a comprendere la dipendenza dei narcisisti dagli altri come fonte di “nutrimento”. Gli individui con disturbo narcisistico di personalità sono costantemente alla ricerca di quell’attenzione e di quella conferma che non hanno ricevuto nelle fasi cruciali dello sviluppo. Il loro senso di sé incompleto li spinge a cercare il proprio valore all’esterno. Il narcisista, come un parassita umano, esercita un forte impatto emotivo e persino fisiologico sui suoi “ospiti”. Gli scienziati hanno osservato molte relazioni parassita-ospite in cui il parassita altera il cervello e il comportamento dell’ospite per favorire il proprio ciclo vitale. Un esempio è una minuscola vespa che deposita le proprie uova all’interno di una coccinella insieme a sostanze chimiche. L’uovo si schiude e la larva si nutre dei nutrienti ingeriti dalla coccinella, divorandola lentamente dall’interno. Quando è abbastanza grande, la larva esce e si avvolge in un bozzolo sotto il corpo della coccinella. Quest’ultima, immobilizzata e quasi morta, continua comunque a difendere la larva, muovendosi per allontanare eventuali minacce. Quando la vespa emerge dal bozzolo e vola via, la coccinella generalmente muore. Come la maggior parte dei parassiti, i narcisisti raramente “uccidono” i loro ospiti, anche se nei casi più gravi possono arrivare a forme di violenza estrema. Più spesso, come i parassiti che alterano la mente, i narcisisti cercano di controllare il “cervello” delle loro vittime attraverso una vasta gamma di manipolazioni. Dal bullismo al gaslighting, dalla proiezione al colpevolizzare la vittima, fino al silenzio punitivo. I narcisisti orchestrano continuamente la “realtà” attorno a sé, coinvolgendo gli altri nel sostenere le loro illusioni di grandezza e punendo o allontanando chi non si adegua. Per un narcisista, il partner che mette in discussione una sua “verità” o un figlio che non raggiunge un obiettivo può rappresentare una minaccia o un’umiliazione, a cui reagisce con disprezzo o rabbia. Nella loro prospettiva, tutto ciò che riduce il valore delle loro fonti di nutrimento mette a rischio il loro equilibrio. I narcisisti hanno una sorta di istinto nel trovare e legarsi a possibili “ospiti”. Queste persone forniscono attenzione, conferma e spesso anche status, permettendo al narcisista di sostenere la propria visione distorta del mondo. Un “ospite” può conferire valore al narcisista in molti modi: essendo apprezzato, ben inserito socialmente, istruito, attraente, benestante, famoso o professionalmente realizzato. Ma l’ospite contribuisce anche, direttamente o indirettamente, al mantenimento della realtà distorta e dei comportamenti abusanti del narcisista (ad esempio non opponendosi mai per timore delle conseguenze). In questo senso, l’ospite diventa simile alla coccinella “manipolata”, finendo per servire i bisogni del narcisista a proprie spese.

Buona rinascita a tutti
04/04/2026

Buona rinascita a tutti

Oggi sono tornata dalla mia psicologa.L’ultima volta era stato lo scorso dicembre. Allora l’idea era di valutare la frequenza delle sedute anche in vista della guarigione di alcune cose che mi avrebbero potuto aiutare psicologicamente.La guarigione però è stata un po’ più lenta del previsto...

Oggi ho ricevuto in anteprima il romanzo thriller della nostra amata Bianca: “Il prezzo del cambiamento - Nera Jones inv...
03/04/2026

Oggi ho ricevuto in anteprima il romanzo thriller della nostra amata Bianca: “Il prezzo del cambiamento - Nera Jones investigazioni”.
Il selfie di rito, oggi è con il romanzo e l’autrice.
In uscita dal 20 aprile, ma già in prenotazione su Amazon.
Non vedo l’ora di leggerlo
Segui: .iula

24/02/2026

"Questa immagine ha fatto il giro del mondo… e quando la guardi davvero, capisci perché. 😢

In uno zoo giapponese è nato un cucciolo di macaco.
Pochi giorni dopo la nascita, per motivi che non sempre sono rari in natura, la madre non si è presa cura di lui.

Così i custodi sono intervenuti.
Lo hanno nutrito, protetto, accudito giorno e notte. Hanno fatto tutto il possibile per tenerlo in vita.

Ma c’era una cosa che nessuno poteva sostituire: il contatto.

I cuccioli di primate hanno un bisogno profondo di abbraccio, calore, presenza fisica. Senza quel legame, possono sviluppare stress e insicurezza.
Per questo gli è stato dato un peluche, morbido e caldo, da stringere.

E da quel momento non lo ha più lasciato.

Lo tiene con sé quando dorme.
Lo stringe quando si sente insicuro.
Si aggrappa a lui quando qualcosa lo spaventa.

Non è solo un pupazzo.
È un punto di riferimento.
Un modo per sentirsi meno solo in un mondo che, all’inizio, è stato troppo grande per lui.

Gli operatori stanno cercando di inserirlo gradualmente con gli altri macachi, rispettando i suoi tempi. Ma lui continua a portare con sé il suo peluche, come fosse il suo rifugio.

La natura è potente.
Ma anche fragile.

E a volte, per crescere, basta qualcosa di morbido da stringere.

Il pupazzo è artificiale.
Il bisogno di amore no. 💛" Natura fanpage

Indirizzo

Via Ghislandi N. 4/Passaggio Del Calepino-
Bergamo
24125

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 21:00
Martedì 09:00 - 21:00
Mercoledì 08:00 - 21:00
Giovedì 09:00 - 21:00
Venerdì 18:00 - 21:00

Telefono

3397463734

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