Studio di Psicologia - dr.ssa Raffaella Moioli

Studio di Psicologia - dr.ssa Raffaella Moioli Psicoterapia rivolta al singolo, alla coppia, alla famiglia. Psicoterapia cognitivo-comportamentale. Psicosomatica. Tecniche di Memoria. Psicologia del lavoro.

24/08/2026
24/08/2026

Basta una storia Instagram di pochissimi secondi per far partire nella testa di un adolescente un film intero:
«Non mi scrive più come prima.»
«Da quando è lì non mi calcola più.»
«Quando tornerò sarà tutto diverso.»

Durante l’estate spesso le amicizie che per mesi hanno riempito ogni giornata cambiano ritmo e modalità.
Ci sono i viaggi, le vacanze con la famiglia, le settimane trascorse lontani e nuove persone che entrano nella vita di tanti ragazzi.

Un adolescente vede gli amici insieme, legge una risposta meno impegnata, nota che una persona gli scrive meno. In pochi istanti il cervello raccoglie questi segnali e li usa per costruire una previsione:

«Sto perdendo il mio posto.»

E, da quel momento, quella previsione può guidare l’attenzione.

Per l’adulto può sembrare una conclusione troppo grande e affrettata rispetto a ciò che è accaduto.
Per l’adolescente, in quel momento, il cervello ha registrato un cambiamento e ha cercato immediatamente di capire cosa significasse.

In quel momento, quella reazione è legata anche all’appartenenza, all’identità e alla percezione del proprio posto nel gruppo, per questo una variazione nella frequenza dei messaggi, una risposta più breve o una storia pubblicata con altre persone possono essere registrate dal cervello come segnali di una possibile perdita.

Il modo in cui noi adulti rispondiamo entra direttamente nel loro funzionamento.
Se diciamo «Stai esagerando», «Sono solo paranoie tue», «Fatti altri amici», stiamo usando un metro di giudizio per rispondere a un’esperienza che, nella loro testa, ha un peso decisamente diverso.

Possiamo allora fermarci e, invece di rispondere subito alla sua frase, entriamo nel significato che quella frase ha per lui o per lei:

«Che cosa temi che accada quando tornerete?»
«Quando dici che ti ha sostituito, che cosa significa per te?»
«Che cosa ti fa pensare che tra voi non sarà più come prima?»

Queste domande spostano il dialogo alla sua esperienza e aiutano l’adolescente a dare una forma più precisa a ciò che sente.
L’emozione, che fino a quel momento era un insieme confuso di paura, immagini e previsioni, comincia a essere tradotta in parole.
E così, imparano a saper stare (so-stare), senza sentirsi in obbligo di risolvere tutto subito.

Nella newsletter di AdoleScienza entriamo ogni settimana nel funzionamento del cervello degli adolescenti per capire cosa accade, perché accade e soprattutto come fare, con strumenti concreti da usare nella vita quotidiana per crescere con loro nell’era digitale.

Il link lo trovi nella biografia in alto. Se non lo trovi, scrivicelo nei commenti e te lo invieremo noi.

24/08/2026
24/08/2026
05/08/2026

Stiamo assistendo sempre di più al crollo della tolleranza alla frustrazione.

Basta un no, un limite, un’attesa o qualcosa che non riesce subito che scatta spesso una reazione esplosiva.

Tu ripeti la stessa cosa una, due, tre volte, lui o lei alza il tono, tu lo alzi ancora di più e in pochi minuti non si sta più parlando del no e di dove fermarsi.

Da fuori sembra una reazione esagerata, se però entriamo nella loro testa possiamo vedere cosa sta accadendo.

È fondamentale contestualizzare per dare un senso più appropriato alle cose. Molti ragazzi vivono immersi in un ritmo troppo accelerato in cui quasi tutto arriva subito. Contenuti, risposte, video, messaggi, stimoli, possibilità di cambiare appena qualcosa annoia o richiede attesa.

Quando il cervello si abitua a questo ritmo, il no pesa decisamente di più, viene visto come un limite e l’attesa non viene tollerata, viene quasi vista come un blocco, un impedimento.

C’è una reazione interna che sale velocemente e, quando sale troppo, diminuisce proporzionalmente la capacità di ascoltare, fermarsi e ragionare. Per questo continuare a spiegare, ripetere o alzare la voce alimenta la stessa escalation che stai cercando di fermare e si rischia di ottenere l’effetto contrario.

Il primo passaggio concreto è riconoscere quando il confronto è già uscito dal limite. In quel momento servono meno parole, meno spiegazioni e una pausa reale.

Puoi fermarti e dire: “Adesso stiamo urlando tutti e due. Ci fermiamo qui e ne riparliamo dopo”.

Il confine resta e il contrasto si interrompe o comunque si attenua. Ovviamente non ci si deve aspettare un cambiamento immediato perché se non sono abituati a ragionare in questo modo è normale che ci voglia del tempo per attivare anche questa nuova modalità di interazione. Iniziando a inserire un cambiamento nel modo di interagire però, soprattutto attraverso la ripetizione, si inizia ad imparare qualcosa di nuovo: la frustrazione arriva, è vero, il no rimane, l’attivazione interna man mano scende e la relazione non si rompe.

Nella newsletter di AdoleScienza entriamo ancora più a fondo in questo meccanismo e vediamo cosa accade nel cervello degli adolescenti, perché accade e come costruire limiti che non trasformino ogni no in uno scontro.

Il link lo trovi nella biografia in alto o scrivici nei commenti o nei messaggi e te lo inviamo.

10/07/2026

Non è paura di sbagliare. È paura di essere sbagliato. Ed è una cosa completamente diversa.

Perché si blocca davanti a uno sbaglio?

Nel momento in cui un adolescente si trova davanti a una sfida, il suo cervello sta facendo un'operazione molto precisa: sta misurando il rischio. E non il rischio tecnico della cosa inteso come fallire un esercizio, dare una risposta sbagliata, prendere una br**ta decisione.

Il rischio che sta misurando è legato alla sua identità perchè quello che il suo sistema nervoso ha imparato è questa equazione: se sbaglio, sono io che valgo meno.

Nel cervello adolescente, errore e identità sono connessi in modo molto più stretto di quello che puoi pensare. Non è un pensiero conscio, è una connessione costruita nei circuiti neurali, scritta ogni volta che una reazione esterna come per esempio una voce delusa, un'espressione di preoccupazione, un giudizio, ha trasformato lo sbaglio in una minaccia, in un momento di dolore o imbarazzo.

Quando il cervello registra una minaccia all'identità, la risposta è automatica: blocca. Non è quindi mancanza di coraggio, è protezione pura, da un lato e mancanza di conoscenze e strumenti pratici giusti. Il sistema nervoso si mette in modalità difesa per evitare di esporsi al rischio di essere visto come sbagliato.

La leva sta proprio qui: se comprendi come il suo cervello ha costruito questa connessione, sai esattamente come scioglierla. Non con rassicurazioni generiche, ma trasformando il modo in cui reagisci quando sbaglia. Quando togli la colpa dal momento e resti sui fatti, stai riscrivendo nel suo sistema nervoso una cosa nuova: "L'errore è un’informazione, non è un verdetto su chi sei".

Quando il cervello smette di confondere l'errore con l'identità, il blocco ha semplicemente nessun motivo di esistere. Se ha già appreso questa modalità ci vuole un tempo per disimparare e imparare una nuova modalità di agire. Il cervello di un adolescente, come il nostro del resto, non ha un interruttore che quando lo calchi si resetta, si costruisce con l’allenaMente.

10/07/2026

Il design di Instagram e Facebook è stato ideato “in modo da creare dipendenza”. Per la Commissione europea Meta avrebbe violato il Digital Services act e rischia ora una multa da 10 miliardi di euro. Tutti i dettagli al link https://shorturl.at/Nxc9O

10/07/2026
27/03/2026
24/01/2026

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