Studio di Osteopatia Giuseppe Garofalo

Studio di Osteopatia Giuseppe Garofalo Osteopata, appassionato di sport, promotore della salute.

05/05/2026

Un uomo viveva normalmente con il 90% del cranio pieno di liquido.

Andava al lavoro, guidava, tornava a casa dalla moglie e dai suoi due figli. Niente di straordinario — se non che, dove doveva esserci il cervello, c'era quasi solo acqua.

Nel 2003, a 44 anni, quell'uomo si presenta dal medico per un dolore alla gamba sinistra. Le scansioni mostrano qualcosa che i neurologi di Marsiglia non avevano mai visto: i ventricoli cerebrali sono dilatati al punto da occupare quasi tutto lo spazio cranico. La corteccia — quella che nei libri di neurologia è il centro del pensiero, del linguaggio, della coscienza — è ridotta a un foglio sottilissimo compresso contro la volta del cranio.

L'idrocefalo era iniziato alla nascita. A sei mesi gli avevano inserito uno shunt per drenare il liquido cerebrospinale. A quattordici anni, rimosso per complicazioni. Da quel momento, il liquido aveva continuato ad accumularsi — silenziosamente, per tre decenni — mentre lui cresceva, studiava, lavorava, costruiva una famiglia.

Il neurologo Lionel Feuillet, dell'Université de la Méditerranée di Marsiglia, pubblica il caso su The Lancet nel luglio 2007 (vol. 370, p. 262). Il QI dell'uomo è 75. Non un genio, non un disabile: un impiegato statale con un punteggio nella norma bassa, funzionante su tutti i fronti della vita quotidiana.

Aspetta. Perché qui arriva il punto che ha fatto tremare la neurologia.

La dottrina consolidata dice che la coscienza dipende dall'integrità anatomica della corteccia cerebrale. Più massa, più funzione. Questo uomo aveva il 10% del tessuto corticale atteso — e nessuno se n'era accorto per quarantaquattro anni. Il caso fu ripreso nel 2016 da Axel Cleeremans, psicologo cognitivo, alla conferenza dell'Association for the Scientific Study of Consciousness a Buenos Aires, come prova che il cervello non funziona come pensiamo: non è la quantità di tessuto a determinare la coscienza, ma qualcosa di ancora non del tutto compreso.

La scienza non ha ancora una risposta definitiva su dove risieda davvero la coscienza.

Quell'uomo, probabilmente, non lo sa nemmeno lui.

In breve:
Un uomo di 44 anni viveva normalmente con il 90% del cranio occupato da liquido cerebrospinale.
La corteccia era ridotta a un foglio sottilissimo: QI 75, impiegato statale, moglie, due figli.
Il caso pubblicato su The Lancet nel 2007 ha messo in crisi la neurologia classica sulla coscienza.

11/04/2026

Un medico di Ruvo di Puglia cancellò 2.000 anni di anatomia con un secchio d'acqua.

Non è una metafora. È quello che successe davvero nel 1761, in un laboratorio anatomico di Napoli.

Da Aristotele in poi — e parliamo del IV secolo a.C. — ogni medico europeo era convinto della stessa cosa: il labirinto dell'orecchio interno fosse pieno d'aria. Nessuno lo aveva mai messo in dubbio. Era nei libri, era nei corsi, era nelle teste di generazioni di anatomisti.

Domenico Cotugno, nato a Ruvo di Puglia nel 1736 e professore di anatomia all'Università di Napoli, prese un orecchio umano dissezionato e lo immerse in acqua.

Nessuna bolla.

Non una. Il labirinto era pieno di liquido, non di aria. Era sempre stato pieno di liquido. Ogni testo di anatomia scritto negli ultimi duemila anni aveva torto sulla stessa identica cosa.

Quell'anno Cotugno pubblicò la sua scoperta in un trattato in latino: il De aquaeductibus auris humanae internae. Novantaquattro capitoli, due tavole, dieci figure incise su rame. Il risultato di centinaia di dissezioni su cadaveri. La dimostrazione era semplice, ripetibile, schiacciante.

Aspetta. Perché qui arriva il bello.

Tre anni dopo, nel 1764, Cotugno aprì un cranio e ripeté lo stesso ragionamento sul cervello. Scoprì il liquido cerebrospinale — il fluido che avvolge il cervello e il midollo spinale, che protegge il sistema nervoso centrale da urti e pressioni.

Oggi la medicina lo chiama ancora liquor cotunnii. Il suo nome, in latino, dentro ogni manuale di neurologia del mondo.

Un medico del Sud Italia, in meno di quattro anni, aveva azzerato duemila anni di anatomia sbagliata e scoperto uno dei fluidi più studiati della storia della medicina. Con un metodo così diretto da sembrare ovvio: immergere qualcosa in acqua e guardare cosa succede.

Forse la cosa più straordinaria non è la scoperta. È che nessuno, in duemila anni, aveva pensato di fare quella prova.

In breve:
Per oltre 2.000 anni si credeva che il labirinto dell'orecchio interno fosse pieno d'aria — errore risalente ad Aristotele.
Nel 1761, Cotugno immerse orecchi umani in acqua: nessuna bolla. Il labirinto era pieno di liquido.
Nel 1764 scoprì il liquido cerebrospinale, ancora oggi chiamato 'liquor cotunnii'.

Indirizzo

Via Vecchia Corato, 30
Bisceglie
76011

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