L'angolo della Psicologia - Dott.ssa Liberati Giuseppina

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L'angolo della Psicologia - Dott.ssa Liberati Giuseppina Diagnosi, consulenza e sostegno psicologico.

Un promemoria che non passa mai di moda.Non sprechiamo il nostro tempo a farci il sangue amaro a causa di parenti con ta...
19/08/2026

Un promemoria che non passa mai di moda.

Non sprechiamo il nostro tempo a farci il sangue amaro a causa di parenti con tanta cattiveria nel cuore, molto spesso il legame di sangue non è sempre garanzia d'affetto.
Troppe persone si ammalano nel corpo e nell'anima a causa di parenti ignobili che li distruggono psicologicamente.
Arriva un certo punto in cui dobbiamo decidere di salvarci anche da loro, dai parenti che ci vogliono affossare e rendere la vita difficile.
E allora smettiamo di soffrire e diventiamo consapevoli di ciò che non possiamo cambiare, difendendo la nostra dignità.
Imparare a tracciare una linea di confine con chi può farci star male e soffrire è necessario.
Non è egoismo, ma amore per se stessi.

19/08/2026

Non ricadere nei vecchi schemi solo perché ci sono familiari.
In terapia emerge spesso una consapevolezza profonda, ma scomoda, ovvero tendiamo a ripetere ciò che conosciamo, anche quando ci fa soffrire. Perché accade? Perché ciò che è familiare ci dà un senso di sicurezza, anche se è fonte di disagio o dolore.
Questi meccanismi non si trasformano con la sola forza di volontà. Serve consapevolezza e riconoscere lo schema, capirne l’origine e imparare a tollerare il disagio che nasce dal provare qualcosa di nuovo.
È un processo graduale, che richiede tempo e cura.
Cambiare non significa non sbagliare più, ma iniziare a scegliere con maggiore libertà. Anche quando è difficile. Anche quando fa paura. Perché solo così si rompe il ciclo ripetitivo e si apre lo spazio per qualcosa di diverso.

Per chi vuole può commentare e rispondere.Buona serata.
18/08/2026

Per chi vuole può commentare e rispondere.
Buona serata.

Quando le radici di una pianta si indeboliscono, prima o poi anche i suoi fiori e i suoi frutti ne portano i segni. Ciò ...
18/08/2026

Quando le radici di una pianta si indeboliscono, prima o poi anche i suoi fiori e i suoi frutti ne portano i segni. Ciò che appare in superficie, infatti, è il riflesso di ciò che accade nel profondo.
Le radici sono invisibili, nascoste sotto la terra, eppure sono proprio loro a sostenere, nutrire e mantenere in vita l’intera pianta.
Allo stesso modo, anche nell’essere umano esiste una parte profonda e invisibile dalla quale nasce tutto ciò che gli altri possono vedere.
Abbiamo imparato a dare grande valore all’apparenza, a ciò che possiamo mostrare, dimenticando spesso di prenderci cura della nostra interiorità. Ci preoccupiamo dei fiori e dei frutti, ma trascuriamo le radici.
Eppure, nell’ordine naturale delle cose, ciò che è visibile nasce sempre da ciò che non si vede. La qualità della nostra vita esteriore dipende dalla profondità della nostra vita interiore.
Per questo, prima di cercare di migliorare ciò che appare, dovremmo tornare alle nostre radici, nutrire l’anima, coltivare la consapevolezza e prenderci cura di ciò che custodiamo nel profondo.
Perché quando le radici sono forti e sane, anche ciò che nasce in superficie può fiorire davvero.

Chi ci delude, in fondo, può lasciarci una lezione preziosa, ci insegna a non idealizzare le persone e a non aspettarci ...
18/08/2026

Chi ci delude, in fondo, può lasciarci una lezione preziosa, ci insegna a non idealizzare le persone e a non aspettarci dagli altri ciò che non possono, o non vogliono darci.
Una delusione fa male, ma con il tempo può trasformarsi in un’occasione per aprire gli occhi, conoscere davvero chi abbiamo accanto e imparare a distinguere ciò che desideriamo da ciò che l’altro è realmente capace di offrirci.
Forse, un giorno, riusciremo persino a essere grati a chi ci ha deluso perché senza saperlo, ci ha insegnato a non perderci più nelle illusioni, a riconoscere la realtà per quella che è e, soprattutto a non perdere più noi stessi nel tentativo di vedere negli altri ciò che avremmo voluto che fossero.

🌍SitoWeb: giuseppinaliberati.it

18/08/2026

Tutti sbagliamo. A volte scegliamo strade che ci portano lontano da ciò che volevamo, o da chi volevamo essere ed è facile restare intrappolati nel senso di colpa, chiedersi cosa sarebbe successo se avessimo deciso diversamente.
Ma la verità è che ogni scelta, anche quella sbagliata, ci insegna qualcosa.
Ci costringe a guardarci dentro, a crescere, a cambiare.
Non siamo definiti da un errore.
Siamo definiti da ciò che facciamo dopo.

Le ferite dell’infanzia non sempre si riconoscono da ciò che è accaduto. A volte si riconoscono da ciò che abbiamo impar...
17/08/2026

Le ferite dell’infanzia non sempre si riconoscono da ciò che è accaduto.
A volte si riconoscono da ciò che abbiamo imparato a fare per sopravvivere.
Imparare a non disturbare.
A trattenere la rabbia.
A nascondere la tristezza.
A trattenere le emozioni.
A essere sempre “bravi”, disponibili, comprensivi.
Un bambino che si sente svalutato, umiliato o non accolto nei suoi bisogni può imparare che, per essere amato, deve adattarsi.
E quello che durante l’infanzia è stato un modo per sentirsi al sicuro, da adulti quelle antiche strategie possono assumere forme diverse, il bisogno di piacere a tutti, la paura di essere rifiutati, l’incapacità di dire no, il senso di colpa quando si mettono dei confini, la difficoltà a fidarsi o la sensazione di dover sempre meritare l’amore.
Non significa che siamo “sbagliati”.
Significa che alcune parti di noi hanno imparato a proteggerci nel modo che, allora, era possibile.
Per questo lavorare sulle ferite dell’infanzia non significa colpevolizzare il passato, ma comprenderne le tracce nel presente.
A volte guarire significa proprio questo ovvero distinguere ciò che siamo da ciò che abbiamo dovuto diventare.
Perché ciò che non viene riconosciuto può continuare a ripetersi.
Ciò che viene compreso, invece, può essere trasformato e interrompere una trasmissione familiare significa anche avere il coraggio di guardare dentro di sé e scegliere, consapevolmente, cosa non portare più avanti.

Buona serata!

17/08/2026

Non siamo fatti per stare soli, ma nemmeno di stare in compagnia di chiunque.
Il bisogno di connessione è umano, profondo, necessario ma lo è anche il bisogno di sentirsi visti, riconosciuti, rispettati nella propria autenticità.
Non tutte le presenze nutrono, alcune riempiono il tempo, altre svuotano lentamente.
Per questo la solitudine, quando è consapevole, può diventare uno spazio di ascolto e ricostruzione, non un vuoto da temere.
La qualità dei legami conta più della loro quantità perché non è la vicinanza a fare la differenza, ma la possibilità di essere davvero se stessi senza doversi ridurre.

A volte, iniziare un percorso di lavoro personale significa cambiare. Cambiano il modo in cui guardiamo a noi stessi, le...
17/08/2026

A volte, iniziare un percorso di lavoro personale significa cambiare.
Cambiano il modo in cui guardiamo a noi stessi, le nostre priorità, il modo di comunicare e, inevitabilmente, anche il modo in cui viviamo le relazioni.
E può succedere che alcune persone che prima ci comprendevano non riescano più a farlo. Non perché siano “sbagliate” o perché noi siamo diventati migliori, ma semplicemente perché abbiamo iniziato a parlare un linguaggio emotivo diverso.
Quando cresciamo, diventiamo più consapevoli dei nostri bisogni, dei nostri confini e delle nostre emozioni. E alcune relazioni possono non avere più lo stesso spazio di prima.
Questo può far sentire soli, ma non sempre la distanza è una perdita. A volte è il segnale che stiamo diventando più autentici e che abbiamo bisogno di relazioni capaci di incontrarci nella persona che siamo oggi, non in quella che eravamo.
Crescere non significa allontanarsi per forza dagli altri ma significa imparare a scegliere relazioni nelle quali non dobbiamo più ridurre noi stessi per sentirci compresi.

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