21/07/2026
Comunicato stampa
dell'École de la Cause freudienne [1]
«La psicoanalisi non è riducibile all'ascolto»
In un’epoca in cui diversi approcci terapeutici vantano la rapidità e la standardizzazione dei protocolli, la psicoanalisi continua a occupare un posto unico nel campo delle cure psichiche. Troppo spesso ridotta nell’immaginario collettivo a una pratica in cui il paziente parla e l’analista ascolta, essa si basa in realtà su un quadro teorico e clinico rigoroso, la cui portata va ben oltre la semplice ricezione passiva della parola.
Una verità ignorata
Contrariamente alle idee preconcette spesso diffuse dai media, la psicoanalisi non si limita all’ascolto benevolo e silenzioso. Essa mobilita concetti fondamentali quali l’inconscio, la ripetizione, il transfert e la pulsione, che orientano la direzione della cura. L’analista non si limita a registrare le parole di chi si rivolge a lui, ma interpreta e intervalla le sedute. Individua le associazioni significanti e i punti di resistenza della parola.
Da parte sua, Freud afferma che un’analisi non consiste solo nel recuperare ricordi dimenticati, ma che si tratta di una costruzione, proprio come un archeologo ricostruisce i resti storici a partire da frammenti. Seppellita e deformata dalla censura, la verità in analisi è una verità dolorosa che si rivela impossibile da sopportare. Freud colloca la formazione e la persistenza del sintomo proprio al posto di una verità di cui l’Io non vuole sapere nulla.
La verità emerge dal malinteso
Lacan sostiene, dal canto suo, che la verità ha la struttura di finzione. Costruita nel e attraverso il linguaggio, essa emerge nell’analisi solo attraverso i lapsus, gli atti mancati e i motti di spirito. La verità si manifesta in analisi, in modo paradossale, sotto forma di un malinteso, del fallimento e dell’intoppo. Si tratta quindi di isolare degli elementi determinanti, ovvero il modo in cui certe parole udite, certi eventi hanno acquisito significato diventando destino. Sono questi marchi significativi che l’analista isola per disattivarne l’impatto doloroso e ripetitivo.
Nessun farmaco, nessuna tecnica di imaging cerebrale né alcuna piattaforma di intelligenza artificiale è in grado di estrarre e di interpretare l’impatto del linguaggio sul corpo e sul pensiero. Infatti, per raggiungere questo obiettivo, sono necessari una lunga formazione e l’esigenza di aver sperimentato in prima persona, in un’analisi personale, la causa e l’effetto materiali della parola, nonché uno studio approfondito della teoria e della clinica psicoanalitica dalla sua creazione, avvenuta più di un secolo fa.
Non c’è ascolto senza interpretazione
La psicoanalisi si distingue anche per il suo particolare rapporto con il tempo. Laddove altri approcci mirano alla rapida scomparsa del sintomo, che ricomparirà in un’altra forma talvolta più grave, la cura analitica propone un lavoro in profondità che permette di portare alla luce i meccanismi inconsci che strutturano la vita psichica e alimentano la ripetizione. Lungi dall’essere passivo, questo processo coinvolge attivamente il paziente in un’elaborazione personale sostenuta dagli interventi dell’analista.
Un’esperienza in dialogo con il proprio tempo
Non fissata ai testi del suo fondatore, la psicoanalisi contemporanea continua a rinnovarsi nel suo fecondo dialogo con altri ambiti della cultura, che si tratti delle scienze fondamentali, delle scienze umane o delle arti. Attira numerosi professionisti delusi dagli scarsi risultati delle neuroscienze applicate alla terapeutica e dal fatto che una diagnosi seguita da un protocollo di cura standardizzato non consenta di tenere in debita considerazione la storia singolare dei pazienti. Le terapie rapide incentrate sulla correzione dei comportamenti e sulla ricerca di biomarcatori sono insoddisfacenti, nonostante l’affermazione contraria riportata in rapporti di esperti che si susseguono e si assomigliano.
Ne è prova il fatto che i congressi di psicoanalisi registrano sempre il tutto esaurito; è persino difficile trovare spazi sufficientemente ampi per ospitare migliaia di partecipanti. Si tratta molto spesso di giovani clinici desiderosi di far progredire la ricerca e lo studio psicoanalitici.
La specificità dell’approccio analitico
L’École de la Cause freudienne desidera ricordare che la psicoanalisi costituisce una disciplina dotata di un corpus teorico rigoroso e di un approccio clinico strutturato. Non può essere ridotta a una semplice qualità di ascolto, per quanto preziosa essa sia. In psicoanalisi, infatti, non c’è ascolto senza interpretazione. Ogni silenzio, ogni rilancio ha una funzione precisa. È un lavoro che richiede pazienza, non un atteggiamento di attesa.
In un mondo in cui l’immediatezza, il rendimento, la gestione obbligatoria delle emozioni e le dipendenze finalizzate alla prestazione sono ormai all’ordine del giorno, la psicoanalisi continua ad accogliere la ricerca di una verità in sospeso e l’idea che esista, in ciascuno, una soluzione di fronte al reale traumatico. Questa soluzione non può essere colta con l’ausilio di un questionario, né si elabora in un’alleanza terapeutica in cui lo psi si limita ad ascoltare o a dare qualche consiglio. Non è visibile nel cervello e nelle sue presunte disfunzioni. È intessuta delle parole della lingua particolare che ha presieduto alla nascita del soggetto. È per coglierne il valore di messaggio che la psicoanalisi è stata inventata e continua ad esistere.
À l’heure où diverses approches thérapeutiques vantent la rapidité et la standardisation des protocoles, la psychanalyse continue d’occuper une place singulière dans le champ des soins psychiques. Trop souvent réduite dans l’imaginaire collectif à une pratique où le patient parle et l....