28/02/2026
Centri per la Famiglia: la Regione Emilia-Romagna definisce linee guida che aprono a una deriva da arginare per il bene della popolazione.
Nella recente DGR 163 e il relativo allegato C (qui il testo https://bur.regione.emilia-romagna.it/area-bollettini/febbraio-periodico-parte-seconda-2a-quindicina-3/iniziativa-sperimentale-promossa-dal-dipartimento-per-le-politiche-della-famiglia-sul-rafforzamento-della-rete-dei-centri-per-la-famiglia-codice-procedimento-cpf-2025-programmazione-e-utilizzo-delle-risorse/allegato-c ) si prevedono attività come:
• supporto alla genitorialità
• accompagnamento nelle fasi critiche della vita familiare
• ascolto e orientamento in situazioni di vulnerabilità
Parliamo chiaramente di interventi su fragilità emotive e relazionali, già in carico ai servizi consultoriali.
Il counseling in ambito socio-sanitario non è informazione generica.
Non è semplice orientamento.
L’ascolto di minori e famiglie non può essere demandato a figure non autorizzate e non formate a riconoscere e accompagnare professionalmente persone — e nello specifico minori — con potenziali patologie psichiche e fragilità emotive e relazionali.
Con la DGR 163/26 si stanno affidando interventi che implicano la lettura delle dinamiche familiari e la gestione di criticità emotive complesse a figure che non sono abilitate a farlo.
La legge istitutiva 56/89 art.1 definisce chiaramente che “prevenzione” e “sostegno” in ambito psicologico sono atti tipici e riservati della professione di psicologo.
Non è una semplice questione di confini, ma di responsabilità nell’uso del denaro pubblico e di tutela della salute.
Finanziare interventi intrinsecamente psicologici affidandoli a figure non autorizzate a compierli ha conseguenze prevedibili:
• impatto sulla qualità degli interventi
• confusione tra ruoli professionali
• utilizzo inefficiente delle risorse pubbliche
Lavorare su temi quali: genitorialità, vulnerabilità familiare, benessere emotivo, significa intervenire nella salute psicologica degli individui.
AltraPsicologia, sia come Associazione nazionale che con i nostri rappresentanti all’Ordine regionale, si sta già muovendo per mettere in campo ogni azione atta ad arginare il problema e le sue prevedibili conseguenze.
Perché la qualità dei servizi non può essere negoziabile.
E sulla salute psicologica non si sperimenta. Non si delega. Non si improvvisa.