Dott.ssa Stefania Comai - psicoterapeuta

Dott.ssa Stefania Comai - psicoterapeuta Psicoterapeuta sistemico-relazionale ad indirizzo familiare

Gli ultimi giorni per iscriversi al terzo incontro in programma per questa rassegna 2026. Mercoledì 20 ore 21 parliamo d...
15/05/2026

Gli ultimi giorni per iscriversi al terzo incontro in programma per questa rassegna 2026.

Mercoledì 20 ore 21 parliamo di paranoie e psicotrappole che possono rallentare, condizionare o compromettere le nostre scelte e comportamenti.

Nel qrcode il link per iscriversi

🥊L’Autostima, il Senso di Sicurezza in sè stessi, il Sentirsi adeguati o all’altezza delle situazioni della vita, non ci sono dati in eredità, ma sono Competenze che si costruiscono sperimentando ed affrontando la vita quotidiana.

🥊Gli strumenti per affrontare, riorientare e poi mutare il nostro percepire e sentire rispetto a noi stessi, richiedono volontà, attenzione, motivazione, gioia e curiosità nello scoprirsi e migliorarsi.

🥊Gli stretti e normativi codici socio- culturali di questi nostri tempi ai quali siamo chiamati ad aderire, stanno generando una vera e propria Epidemia di insicurezze e paure, e fobie e piccole o grandi Paranoie quotidiane.

🥊Paura del giudizio altrui, paura di come io mi potrò giudicare, paura di non essere all’altezza o di sentirsi inadeguati,o paura di essere rifiutati, di esporsi, di risultare impopolare, di sbagliare se non siamo perfetti, la paura del fallimento ed il tutto
🥊verso me stesso
🥊verso gli altri
🥊verso la realtà/il mondo che mi circonda

Di questo e molto altro parleremo, assieme a voi, nella Conferenza Zoom il 20 MAGGIO 2026 ore 21, grazie alla volontaria partecipazione dei professionisti della Associazione React e dello Studio InformaMentis di Trento.

🥊La partecipazione è libera e gratuita. Apprezzeremo certo chi desidererà associarsi per fornire un piccolo e spontaneo contributo affinché tali Conferenze possano continuare nell’opera di sensibilizzazione e divulgazione scientifica gratuita e aperta a tutta la cittadinanza.

Aspettiamo la vostra iscrizione tramite:
🥊QRCode

🥊mail ad [email protected]
[email protected]







28/04/2026

Metà del mondo è troppo spensierata. L'altra metà troppo paranoica" (F. Caramagna).

Lo Studio InformaMentis in collaborazione con l’Associazione di promozione sociale React, propongono una

🌺Conferenza serale di conoscenza e riflessione sulle differenti forme della Paranoia, sia intesa nella sua accezione di percezioni distorte quotidiane, sia nelle forme della paranoia che può diventare invalidante psicologicamente.

🌺3 Relatrici per aprire la Paranoia e vederne, conoscerne e saperne gestire le sue multiformità .

🌺 Perché chi di noi non ne sente il respiro lieve o insistente, rispetto a noi stessi, agli altri ed alla realtà che ci circonda ?

🌺 Conferenza aperta e dedicata a tutti, previa iscrizione con QR Code o con mail a InFormaMentistrento@ Gmail.com, su piattaforma Zoom

🌺Chi volesse sostenere l’Associazione React che si occupa ed ha a cuore una divulgazione scientifica e gratuita per la cittadinanza, può farlo attraverso il breve form da compilare per l’Iscrizione e l’invio del link per la partecipazione.

🌺 Vi aspettiamo 😊






25/03/2026

Prossimo appuntamento in programma per il ciclo "Paranoie della vita quotidiana"

Il 17 aprile ore 20:45 avremo ospite la dott.ssa Lara Ventisette, psicologa e psicoterapeuta breve strategica, per presentare il libro scritto con la collega Lara Farinella dal titolo "Impara ad amarti per scegliere chi amare".

Ingresso libero, vi aspettiamo!

In Forma Mentis è uno Studio Professionale dove collaborano professionisti esperti in varie discipline e tecniche della salute e del benessere: psicoterapia, dietetica, fisioterapia, osteopatia, terapia del dolore e agopuntura, coaching.

09/03/2026

Le e dello Trento e della , nel giorno dedicato alla , allo scopo di NON renderlo vacuo e privo di significato,

🌺DESIDERANO CONDIVIDERE le parole e la pacifica del

🌺 Pari Opportunità del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi.

🌈Leggiamo attentamente e trasformiamo in atti quotidiani il nostro 😊

🌺”Sentiamo il dovere di intervenire nel dibattito di queste settimane sul DISEGNO DI LEGGE in
materia di violenza sessuale, dopo la scelta – discussa e contestata – di far scomparire dal
testo la parola “consenso”, sostituendola con formulazioni centrate sul “dissenso” o sulla
“volontà contraria”.

🌺Non è una polemica nominalistica. Le parole, nel diritto, orientano la prova, la valutazione
dei fatti, la cultura giudiziaria e quella sociale. Se il baricentro diventa “ha detto no?”
invece di “c’era un sì libero, attuale, volontario?”, il rischio è che l’asse si sposti – ancora una
volta – sulla condotta della vittima: sulla sua reazione, sul tono, sul grado di opposizione, sul
“perché non…”.

🌺È un terreno già fin troppo noto a chi lavora nell’ascolto e nella presa in
carico: è lì che attecchiscono i miti sullo stupro e le aspettative irrealistiche di “resistenza”
come prova di credibilità.
Comprendiamo l’obiezione espressa nel dibattito: evitare qualunque scorciatoia che
sembri introdurre un’inversione dell’onere della prova o una “documentazione” del
consenso.

🌺Ma una cosa va detta con chiarezza: mettere il consenso al centro non significa
rovesciare garanzie costituzionali. Significa ricondurre la fattispecie penale al suo nucleo
etico e giuridico: gli atti sessuali sono leciti solo se fondati su una volontà libera e
volontariamente espressa.

🌺Peraltro, la Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia, indica che la violenza
sessuale riguarda atti “non consensuali” e chiarisce che il consenso deve essere dato
volontariamente, come libera manifestazione della volontà, valutata nel contesto e nella
situazione.

🌺Alla luce di ciò, chiediamo alle Istituzioni – con rispetto e fermezza- di:

1. Reintrodurre esplicitamente il riferimento al consenso come criterio cardine, evitando
che la tutela dipenda dal grado di opposizione manifestata.

2. Garantire un impianto normativo coerente con gli standard sovranazionali e con una
lettura realmente “victim-centered”, senza arretramenti culturali mascherati da tecnicismi.

🌺 Il consenso è una parola semplice, ma non banalizza nulla: rende finalmente esplicito che la
sessualità è relazione e reciprocità, non conquista né ambiguità “a carico” di chi subisce.
Una legge che rinuncia a nominarlo rischia di rinunciare anche a orientare il cambiamento
culturale di cui il Paese ha bisogno.

🌺Come Comitato Pari Opportunità del Consilgio Nazionale, stiamo dalla parte delle
donne non per appartenenza, ma per mandato: pari dignità, pari sicurezza, pari libertà. E
perché una democrazia matura si riconosce da come tutela il diritto più elementare: quello a
dire sì, quello a dire no, e soprattutto quello a non dover “dimostrare” di averlo fatto nel modo giusto.


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̀discelta


10/02/2026
24/01/2026

che fa davvero davvero pensare…

Buona dallo Studio Trento 😊

🎈Nel 1973, otto persone sane entrarono in ospedali psichiatrici e scoprirono qualcosa di terrificante. Una volta che sei etichettato come pazzo, non c'è quasi via d'uscita.

🎈L'esperimento fu condotto dallo psicologo David Rosenhan e iniziò con una semplice domanda che la medicina non aveva mai seriamente messo alla prova: i professionisti formati possono distinguere in modo affidabile la sanità mentale dalla malattia mentale?

🎈Per scoprirlo, Rosenhan reclutò otto "pseudopazienti". Erano persone comuni: uno studente laureato, un pediatra, uno psichiatra, un pittore, una casalinga. Tutti mentalmente sani. Ognuno si offrì volontario per fare una cosa — e una sola — per essere ricoverato.

🎈Dovevano entrare in un ospedale psichiatrico e dire di sentire delle voci. Tutto qui. Nessuna crisi drammatica. Nessuna delirio bizzarro. Nessun comportamento violento. Solo una calma descrizione di parole udite come "vuoto", "cavo" e "tonfo". Ognuno di loro fu ricoverato.

🎈Immediatamente dopo il ricovero, i volontari smisero di fingere. Si comportarono normalmente. Parlarono chiaramente. Collaborarono. Socializzarono. Dissero al personale che le voci erano cessate. Non importava.

🎈I dottori e gli infermieri ora vedevano tutto attraverso un'unica lente: la malattia mentale.

Prendere appunti? → "Comportamento di scrittura compulsivo". Stare vicino alla postazione delle infermiere? → "Ricerca patologica di attenzione". Aspettare il pranzo? → "Ansia legata alla fissazione orale". Essere educato e calmo? → "Affetto appropriato nell'ambito del quadro patologico".

🎈La diagnosi arrivò rapidamente — e rimase fissa. Sette furono etichettati con schizofrenia. Uno con psicosi maniaco-depressiva. Nessuno fu riconsiderato. La degenza media durò 19 giorni. Un volontario rimase ricoverato per 52 giorni. Non perché fosse malato. Ma perché l'istituzione aveva già deciso che lo fosse.

🎈Ecco la parte più inquietante. I dottori non misero mai in discussione il loro giudizio. Gli infermieri non riconsiderarono mai nulla. Le cartelle si riempirono di un linguaggio tecnico e sicuro che faceva sembrare il normale comportamento umano come un sintomo.

🎈Eppure, qualcun altro se ne accorse immediatamente. I pazienti. Nel giro di pochi giorni, veri pazienti psichiatrici presero in disparte i volontari e sussurrarono cose come: "Tu non sei pazzo", "Sei un giornalista, vero?", "Tu non dovresti stare qui".

🎈Su centinaia di interazioni, nemmeno un singolo pseudopaziente fu identificato come sano dal personale ospedaliero. Ma dozzine di pazienti reali riconobbero la verità.

🎈L'esperimento rivelò qualcosa di profondamente scomodo. La diagnosi non si basava sul comportamento. Si basava sul contesto. Una volta che una persona aveva varcato la soglia istituzionale, ogni sua azione veniva reinterpretata per adattarsi all'etichetta già assegnata. Le prove non contavano più. La normalità stessa diventava invisibile.

🎈Quando Rosenhan pubblicò lo studio — "On Being Sane in Insane Places" (Essere sani in luoghi folli) — il mondo della psichiatria esplose. Gli ospedali protestarono. I medici erano furiosi. Alcuni sostennero che lo studio fosse poco etico. Un ospedale sfidò direttamente Rosenhan: "Mandaci i tuoi falsi pazienti", dissero. "Li smaschereremo". Rosenhan accettò.

🎈Nei tre mesi successivi, l'ospedale identificò 41 pazienti in arrivo come impostori. Erano orgogliosi della loro vigilanza. Rosenhan non aveva mandato nessuno. Il danno era fatto.

Lo studio dimostrò quanto potentemente le etichette distorcano la percezione, come le istituzioni possano diventare cieche di fronte agli individui, e quanto facilmente la certezza sostituisca la curiosità una volta che l'autorità prende il sopravvento. Contribuì ad innescare riforme radicali nella diagnosi psichiatrica, diede un contributo allo sviluppo di criteri diagnostici più rigorosi e ridefinì la valutazione della malattia mentale.

🎈Ma la lezione più profonda andò ben oltre la psichiatria. Mostrò come i sistemi possano intrappolare le persone in narrazioni che non hanno scelto. Come l'essere percepiti in un certo modo possa contare più di ciò che si è realmente. E come la cosa più difficile da far credere a un'istituzione… sia che potrebbe sbagliarsi.

🎈Otto persone sane entrarono in ospedali psichiatrici nel 1973. Ne uscirono con una verità che cambiò per sempre la medicina. A volte l'illusione più pericolosa non è quella dei pazienti. È di coloro che credono di non poter mai sbagliare.


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Helibova

Chiudiamo l'anno con una riflessione importante e troppo spesso trascurata, che ci mette di fronte alle nostre incongrue...
18/12/2025

Chiudiamo l'anno con una riflessione importante e troppo spesso trascurata, che ci mette di fronte alle nostre incongruenze ed al bisogno di convivere con una narrazione più tollerabile: sulla nostra vita, su come stiamo, sulle nostre priorità e sull'autenticità delle nostre relazioni, sulle aspettative che puntualmente rivolgiamo al prossimo futuro nella speranza che qualcuno o qualcosa faccia la differenza.

Quale augurio vorresti sinceramente rivolgerti?
Quale regalo potresti davvero fare a te stesso?
Cosa puoi mettere a disposizione delle persone che hai a cuore?

Diritto a stare bene (Gruppo in Fb)

Lo Studio Trento, sostiene ed appoggia quanto evidenziato e scritto in questo interessante Gruppo presente su Fb.

💫E lo fa, oltre che Condividendone il , anche con i :

💫siamo un Centro dedicato al ed alla cura delle differenti forme di e siamo con il , quindi con tariffe calmierate e con massima apertura verso qualsiasi forma di .

💫Se ne sussistono le condizioni economiche, garantiamo psicologica in forma “pro bono” ovvero gratuita ad un certo numero di persone.

💫Ora vi lasciamo alle sul … che è , e luci, ma al contempo , ed .

💫Dicembre è il mese dei ricordi. Per qualcuno è nostalgia: le tavole di una volta, chi non c’è più o i Natali passati che non tornano.
💫Per altri è tensione: famiglie che si ritrovano e ferite che si riaprono, cose mai dette che tornano a galla tra un brindisi e l’altro.
💫Per molte persone, però, il Natale è anche il momento in cui si sente più forte la propria diversità: se non rientri negli schemi, se la tua identità non è accolta, se vivi una condizione di marginalità, se devi “scegliere” ogni anno quanto di te puoi mostrare e quanto no.

💫E poi c’è la questione che tutti fingono di non vedere: il denaro. I regali che non puoi permetterti, le spese che pesano più del dovuto, le bollette che arrivano anche a dicembre, le cene che diventano un conto economico.

💫Intanto i social raccontano un’altra storia: viaggi, pacchi sotto l’albero, famiglie perfette, tavole infinite. E il confronto diventa crudele.
Perché quando non hai ciò che vedi, pensi che il problema sei tu.

💫Il risultato è che dicembre amplifica tutto quello che durante l’anno riusciamo a tenere sotto controllo: ansia, tristezza, frustrazione, solitudine e senso di inadeguatezza. Non c’è niente di sbagliato in questo. È una risposta umana a una pressione enorme.

💫Ma c’è qualcosa di sbagliato in un Paese che lascia le persone sole proprio quando fanno più fatica. È per questo che Pubblica continua a chiedere una cosa semplice: psicologi pubblici e gratuiti, accessibili a tutte e tutti, dove e quando servono.
💫Nei territori, nelle scuole, nelle famiglie, nelle comunità. Perché le feste possono essere difficili, ma non dovrebbero mai essere affrontate in silenzio. E nemmeno da soli.






Dietro una voce c'è una storia che in pochi conoscono o che tutt'al più arriva riletta e filtrata dalla stampa. Non è ma...
04/12/2025

Dietro una voce c'è una storia che in pochi conoscono o che tutt'al più arriva riletta e filtrata dalla stampa. Non è mai dato sapere del tutto chi c'è dietro il personaggio pubblico o l'artista, ma a volte qualche aneddoto lascia aperto uno scorcio che consente di intravedere o immaginare qualcosa di più della persona.

Lo Studio Trento, vi propone un , una per i momenti bui, difficili, complessi.

Il ed il necessari per nutrire in sè e nel proprio …soprattutto se sulla nostra strada incontriamo e vediamo un o qualcuno che intravveda in noi un ed una pulsanti.

Ecco un della vita di ed il suo con .

🦋Nel 1974, Nina Simone si sedette in silenzio all'Hippopotamus Club di New York, stremata da uno dei capitoli più oscuri della sua vita.
Le battaglie legali, i problemi personali e un lungo allontanamento dall'industria musicale l'avevano condotta a un silenzio profondo, sia creativo che emotivo.

🦋Quella sera era andata a vedere un concerto di David Bowie — forse per curiosità, forse cercando una scintilla di cui ancora non sapeva di aver bisogno.

🦋Quello che non si aspettava era di incontrare l'artista in persona poche ore dopo.
Bowie la vide nel club, si avvicinò con una calma sicura, si presentò e le chiese il suo numero di telefono.

🦋Era una connessione improbabile: lei, la voce feroce e irremovibile della protesta nera; lui, l'androgino rocker britannico che ridefiniva la fama e l'identità.
Tuttavia, tra loro accadde qualcosa di invisibile e silenzioso.
Alle tre del mattino, il telefono di Nina squillò.

🦋Dall'altro capo, Bowie parlò con una sincerità disarmante:
"La prima cosa che voglio che tu sappia è che non sei pazza."

Per Nina — che per anni era stata etichettata come instabile, lunatica, persino pericolosa — quelle parole attraversarono la nebbia di giudizi che l'avevano perseguitata.
Bowie le disse che lei proveniva da un luogo che pochi potevano capire, e che non era sola.

🦋Nelle settimane successive, continuò a chiamarla.
Trascorrevano tempo parlando, suonando musica, o semplicemente condividendo silenzi.
Per Nina, Bowie fu più di un fan o un collega: fu qualcuno che la vedeva davvero.
"Non è umano", disse una volta. "David non è di questo mondo."

🦋Fu il suo costante supporto a riportarla alla musica.
Non perché lo dovesse all'industria, né al pubblico, e nemmeno a sé stessa,
ma perché qualcuno le aveva ricordato che la sua voce contava ancora.
Con lui, riscoprì una connessione spirituale e creativa che non sentiva da anni.

🦋Il ricordo di quelle conversazioni notturne e dei duetti al pianoforte la accompagnò per il resto della sua vita.
In un momento in cui il mondo le aveva voltato le spalle, David Bowie le offrì qualcosa di più duraturo della fama —
le offrì fede.




Cosa saremmo disposti a fare (o non fare) per rimanere fedeli e coerenti a noi stessi? Quanto siamo disposti a scendere ...
12/11/2025

Cosa saremmo disposti a fare (o non fare) per rimanere fedeli e coerenti a noi stessi? Quanto siamo disposti a scendere a compromessi con la nostra integrità?

Come questo ci fa sentire e che immagine ci restituisce di noi stessi è qualcosa che spesso evitiamo di considerare, eppure se non siamo "presenti" nelle scelte che facciamo - quelle quotidiane come quelle più eccezionali - se in fondo non le sentiamo davvero nostre...la vita di chi altro stiamo vivendo?

Spunti importanti, ideali, ma meravigliosi per la nostra di tutti i giorni: ovvero come ciascuno possa o abbia la di lanciare un , di un denso di che siano per la , per tutti ed ognuno di noi.

Lo Studio di Trento, desidera donarvi il simbolico ma potentissimo di una .

Buon “spargimento” di gesti semplici ma rivoluzionari a Voi 😊

Sinéad O'Connor 🌈
L'Artista che Rifiutò un Grammy per Principio

🎵Un atto di protesta che ha segnato la storia della musica.

🎵Nel 1991, la cantante irlandese Sinéad O'Connor divenne la prima artista nella storia a rifiutare pubblicamente un Premio Grammy, inclusa la statuetta per la Migliore Interpretazione di Musica Alternativa.

🎹L'occasione fu la 33ª edizione dei Grammy Awards, celebrata dopo il successo mondiale del suo acclamato album del 1990, I Do Not Want What I Haven't Got, che includeva l'iconico singolo "Nothing Compares 2 U".

🎵Nonostante fosse stata candidata in quattro categorie, l'artista decise di non partecipare alla cerimonia.
O'Connor non solo si assentò, ma rese anche pubblica una toccante lettera aperta alla National Academy of Recording Arts and Sciences.

🎵In essa, spiegò che il suo rifiuto si basava sulla percezione che i Grammy riflettessero e promuovessero "valori materialistici falsi e distruttivi" e non riconoscessero veramente l'arte e il servizio che, a suo avviso, la musica avrebbe dovuto rappresentare.

🎶”La mia preoccupazione principale non è offendere nessuno, ma piuttosto rimanere fedele a quello che considero essere lo scopo della musica. Credo che il nostro scopo sia ispirare e, in qualche modo, guidare e guarire la razza umana, della quale siamo tutti membri alla pari", scrisse O'Connor.

🌈Questo gesto audace fu totalmente coerente con la sua carriera, costellata di attivismo e da una costante posizione critica nei confronti dell'industria. Rifiutandosi di partecipare alla macchina delle grandi cerimonie di premiazione, Sinéad O'Connor ha lasciato un'eredità di integrità artistica che rimane un punto di riferimento nella storia della musica.

14/10/2025

Noi dello Studio vi abbiamo di frequente segnalato interessanti, affascinanti o di scoperte creative o .

Ma cosa significa o rapprenta la per la nostra ?
Cosa rappresenta per voi il gesto magico del leggere ? Woody Allen afferma: «Leggo per legittima difesa». Una battuta brillante, ma che contiene anche alcune potenziali ̀…

🌻Leggere non è solo un passatempo: è un di resistenza silenziosa.

🌻 È un modo per difendersi dalla , dall’appiattimento delle , dalla ̀ che ci trascina via prima ancora di capire cosa siamo e sentiamo davvero.

🌻Leggere significa concedersi uno di ̀dipensiero, un tempo sospeso in cui la mente si allena a pensare, a sentire, a immaginare.
È un atto che ci aiuta a restare in un’epoca che spesso scambia l’informazione per conoscenza.

🌻Ogni libro è un e un insieme: ci accoglie quando abbiamo bisogno di , ma ci mette anche alla prova, ci fa dubitare, ci spinge a cambiare .

🌻E forse è proprio questo il suo più grande: ricordarci che non siamo e che dietro ogni pagina si nasconde qualcuno che, prima di noi, ha cercato di dare un al .

Buoni Libri e Buone letture a voi tutti 😊






Indirizzo

Bologna
40134

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