29/07/2026
Ieri ho avuto l'onore di intervenire al Senato della Repubblica alla presentazione della proposta di legge di riordino del #118.
La riforma del Sistema di Emergenza Territoriale 118 è arrivata in Senato dopo trentaquattro anni di attesa. Il quadro normativo di riferimento è ancora il DPR del 27 marzo 1992. Vale la pena dire che cosa c'è dentro, prima di discutere di che cosa manca.
I pilastri.
Accesso diretto al 118, in affiancamento al 112. Il cittadino torna a parlare subito con chi decide e invia il soccorso.
La Centrale Operativa come centro di responsabilità e di governo clinico, non come call center. Direzione sanitaria esperta, di ruolo, selezionata per concorso.
Il Dipartimento di Emergenza Territoriale su base provinciale, la stessa scala su cui operano Prefettura, Vigili del Fuoco e forze di polizia.
Il Comitato di Dipartimento: medici, infermieri e autisti-soccorritori dentro le decisioni che governano il sistema.
Mezzi calcolati sui tempi di percorrenza reali, non sulla sola popolazione residente.
Lo standard di un medico e un infermiere ogni 60.000 abitanti.
Indennità di rischio in itinere, ambientale e biologico, e riconoscimento dell'attività usurante.
Medici sia convenzionati sia dirigenti, con transito facoltativo alla dipendenza e conservazione dell'anzianità.
Infermieri di ruolo, con formazione certificata in area emergenza.
Il profilo professionale dell'autista-soccorritore, con titolo formativo obbligatorio e uniforme.
Convenzioni con il Terzo settore e divieto di affidare il soccorso con gare al massimo ribasso.
Telemedicina, intelligenza artificiale, geolocalizzazione certa del chiamante, interoperabilità radio con le altre strutture dell'emergenza.
Body cam a tutela degli operatori e monitoraggio nazionale della qualità degli esiti.
Tutto questo, però, poggia su una condizione che non è tecnologica.
Al 118 c'è posto per tutti. Per il dirigente vincitore di concorso, per il medico convenzionato di emergenza territoriale financo per chi la competenza se l'è costruita sul campo in anni di turni. La pluralità dei canali di accesso non è una concessione: è l'unica risposta a un problema di carenza che prima di essere ideologico è aritmetico.
Ma finché sei al 118, devi esserci con costanza. Non un turno ogni tanto, non una copertura di ripiego, non una sgambata fra un servizio e l'altro. Esattamente come in ogni altro reparto, dove a nessuno verrebbe in mente di far coprire la rianimazione o la sala operatoria a chi ci mette piede tre volte al mese.
Sul territorio non hai rete di sicurezza. Se la via aerea si chiude, l'accesso chirurgico lo fai tu: non sempre puoi chiamare l'otorino dal piano di sopra come magari avviene in ospedale.
Il testo lo scrive: il personale del SET-118 è distinto da quello ospedaliero e stabilmente dedicato al servizio. È la norma più importante dell'intero articolato,.
Il territorio non è la succursale del pronto soccorso.
Il 118 non è un servizio passatempo