Alessia Ricci - Counselor

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Alessia Ricci - Counselor Ognuno di noi possiede delle potenzialità e delle risorse: il counselor aiuta ad esprimerle.

Sono professional counselor umanistico esistenziale integrato, iscritta ad AssoCounseling. Mi sono formata attraverso il Master triennale in Counseling Umanistico Esistenziale Integrato presso Aicis Promuovere Comunità Empatiche Bologna e dopo aver svolto, in un paio di decenni, numerosi percorsi esperenziali, formativi, di crescita personale e tirocini, tra cui, per citarne uno, il tirocinio di un anno presso Udi Bologna - Unione Donne in Italia vittime di violenza. Sono anche Business Coach umanistico esistenziale integrato, Formatrice Aif e Facilitatrice, trainer dello yoga della risata e Custode del Gioco. Questa pagina vuole essere uno spazio di suggestioni, citazioni, spunti di riflessioni e osservazioni che possano in qualche modo avvicinare, far RIvolgere lo sguardo o invitare all'ascolto personale. Come counselor, nella vita di tutti i giorni, nel mio studio in presenza a Bologna, ma anche online, in un clima di ascolto, accoglienza e accettazione incondizionata, accompagno le persone che desiderano avere cura di se', migliorare la propria qualità di vita, esplorare le proprie emozioni e valorizzare le proprie risorse per il proprio benEssere personale . E' nutriente per me e mi piace creare sinergie tra i miei colleghi e diversi professionisti e ideare e condurre workshop di gruppo esperenziali.

26/10/2026

La gentilezza è una virtù soltanto finché rimane una scelta. Quando ci obbliga a sopportare ciò che ci ferisce, abbiamo dimenticato di esercitarla verso noi stessi. È una distinzione che si perde facilmente, soprattutto quando siamo stati educati a considerare la disponibilità una misura del nostro valore morale. Si impara presto a lasciar correre una parola offensiva, a giustificare un comportamento scorretto, a mettere da parte il proprio dispiacere per preservare la serenità altrui. Piccole concessioni che, prese singolarmente, sembrano persino ragionevoli. Il problema emerge quando diventano la regola e cominciamo a riconoscere i bisogni degli altri con una precisione che raramente riserviamo ai nostri. A quel punto, anche il rispetto rischia di trasformarsi in una responsabilità che ricade sempre sulla stessa persona, chiamata a comprendere, perdonare e adattarsi, persino quando avrebbe ogni ragione di sentirsi ferita.

La psicologia ci insegna che alcuni comportamenti apparentemente virtuosi possono svilupparsi anche come strategie di adattamento. Chi ha imparato a temere il conflitto, per esempio, può aver associato la propria sicurezza emotiva alla capacità di mantenere gli altri soddisfatti. Dire di sì diventa una forma di protezione, mentre esprimere un dissenso può suscitare un senso di colpa sproporzionato rispetto alla situazione. Il sollievo immediato che deriva dall'aver evitato una discussione finisce talvolta per rinforzare questa modalità relazionale, anche quando comporta stanchezza, frustrazione e una progressiva rinuncia ai propri desideri. È così che la generosità può perdere la sua dimensione spontanea e diventare un obbligo interiorizzato. Si continua a offrire comprensione anche quando se ne avrebbe disperatamente bisogno, fino a confondere la capacità di amare con quella di sopportare.

Anche il fiore più generoso custodisce le proprie radici. Offrire bellezza al mondo non significa appartenere alle mani che possono spezzarla. La natura custodisce una verità che nelle relazioni umane tendiamo a dimenticare: ogni forma di vita ha bisogno di condizioni che le consentano di continuare a esistere. La disponibilità emotiva richiede altrettanta cura. Quando permettiamo agli altri di oltrepassare ripetutamente i nostri limiti, finiamo per consumare proprio quelle risorse interiori che rendono possibile la nostra apertura. Eppure, stabilire un confine può provocare disagio, specialmente nelle relazioni in cui la nostra accondiscendenza è diventata un'abitudine. Chi ha sempre trovato una porta aperta potrebbe vivere come un'offesa il momento in cui chiediamo di bussare. La reazione dell'altro, tuttavia, merita di essere osservata per ciò che rivela della relazione, senza trasformare automaticamente il suo disappunto in una nostra responsabilità.

È qui che il discernimento acquista un valore essenziale. La capacità di comprendere le fragilità altrui, da sola, non basta a stabilire quanto sia giusto concedere. Occorre imparare a distinguere un errore occasionale da un comportamento che si ripete, una difficoltà autentica dalla pretesa che siano sempre gli altri a farsene carico. Le intenzioni dichiarate hanno un peso, ma anche gli effetti concreti delle azioni meritano attenzione. Una persona può attraversare un periodo doloroso e, nello stesso tempo, comportarsi in modo lesivo nei nostri confronti. Possiamo riconoscere la sua sofferenza senza attribuirle il potere di cancellare la nostra. Il discernimento richiede proprio questa lucidità: sottrarre le relazioni all'automatismo delle giustificazioni e osservare se, accanto alla richiesta di essere compresi, esista una reale disponibilità a riconoscere il dolore provocato. La compassione, privata di questa capacità di valutazione, rischia di diventare il luogo in cui continuiamo ad assolvere gli altri dalle responsabilità che noi stessi ci assumiamo ogni giorno.

Anche la giustizia possiede una dimensione affettiva. Riguarda il diritto di essere trattati con la stessa dignità che riconosciamo agli altri, pur sapendo che nessuna relazione può garantire una reciprocità perfetta in ogni momento della vita. Amare qualcuno comporta inevitabilmente delle rinunce, così come prendersene cura può richiedere pazienza e sacrificio. Il punto è comprendere quando queste esperienze appartengano alla normale complessità di un legame e quando, invece, abbiano cominciato a comprometterne l'equilibrio. La colpa che avvertiamo nel pronunciare un rifiuto non dimostra necessariamente che stiamo commettendo un'ingiustizia. Talvolta segnala soltanto la difficoltà di interrompere un'abitudine attraverso la quale abbiamo imparato a sentirci accettati. Anche per questo, imparare a proteggersi richiede un lavoro di consapevolezza: tollerare il dispiacere di qualcuno senza sentirsi obbligati a ripararlo, riconoscere la propria rabbia senza vergognarsene e concedere ai propri bisogni la medesima legittimità di quelli altrui.

La maturità emotiva comprende anche la capacità di rimanere persone sensibili senza affidare agli altri il compito di stabilire quanto possiamo esserlo verso noi stessi. Possiamo continuare a credere nella bontà delle persone, riconoscere il valore delle loro intenzioni e accettare che talvolta sbaglino. Possiamo persino perdonare, quando ne sentiamo il desiderio, senza che questo comporti l'obbligo di restituire a qualcuno il medesimo accesso alla nostra vita. Ogni relazione ha una storia, e ogni storia merita di essere compresa nella sua complessità. Tuttavia, comprendere ciò che ha portato una persona a ferirci non cancella le conseguenze di quella ferita. La gentilezza conserva la propria integrità quando possiamo esercitarla liberamente, sapendo che il nostro valore rimane intatto anche davanti alla delusione di chi avrebbe voluto ricevere ancora. Perché il rispetto che riserviamo alla vita degli altri dovrebbe trovare posto anche nel modo in cui custodiamo la nostra.

21/10/2026
21/10/2026

: riconoscere i propri errori serve per apprendere, per evolvere e per attuare cambiamenti. Negarli non aiuta in nulla.

21/10/2026

Un pensiero ogni giorno, per chi ama prendersi un momento per sé 🍃 Se è quello che stai cercando ❣️con un click lo trovi sul nostro sito www.ilcalendariofilosofico.it

21/10/2026

LA LEGGEREZZA CHE PESA, LA PESANTEZZA CHE SALVA. Kundera e l'arte di scegliere il legame.

La trama, in breve
Tomáš è un chirurgo praghese, divorziato, che ha fatto della leggerezza una filosofia di vita. Ha un figlio che di fatto non frequenta e collezioni di amanti, con regole precise: niente notti insieme, niente intimità, niente coinvolgimento. Il sesso sì, l'amore no. Per lui, ogni legame è una zavorra.
Poi accade l'imprevisto. In una piccola città di provincia conosce Tereza, una giovane cameriera, fragile, bisognosa, attaccata a lui con tutta se stessa. Lei lo raggiunge a Praga e Tomáš, quasi contro la sua volontà, la accoglie. Resta con lei, la sposa, la tradisce di continuo e la fa soffrire, ma non riesce a lasciarla. Quando Praga viene invasa dai carri armati sovietici nel 1968, i due fuggono a Zurigo. Tereza, schiacciata dal senso di estraneità, torna a Praga. E Tomáš, che in Svizzera avrebbe potuto riprendersi la sua leggerezza, la segue. Rinuncia alla carriera, alla libertà e al prestigio, e finisce a fare il lavavetri. Sceglie la pesantezza, e scopre che la sua vita ha finalmente un senso.
Accanto a lui c'è Sabina, la sua amante storica, pittrice, libera e irriverente. Sabina è la vera campionessa della leggerezza: tradisce per principio, abbandona per principio, tradisce persino il tradimento. Lascia Praga, poi Ginevra, poi l'America, in una fuga continua da qualsiasi radice. Ma alla fine, nonostante la libertà totale, resta sola e inquieta, sospesa in una leggerezza che non ha più nulla di gioioso.

Il commento psicologico
✔️1. La leggerezza come difesa.
Quella di Tomáš non è libertà: è protezione. Chi sceglie di non legarsi spesso non ama la leggerezza, ma teme la dipendenza, l'esposizione, la possibilità di essere ferito o di ferire. In termini psicologici, parleremmo di uno stile di attaccamento evitante: l'intimità viene vissuta come una minaccia all'autonomia, e allora si costruiscono regole per tenerla a distanza. Il famoso "niente notti insieme" di Tomáš è un perfetto sistema di sicurezza emotiva.
✔️2. Il legame che nasce quando non lo si cerca.
Tomáš non decide di amare Tereza. Succede. Ed è questo che disorienta: l'amore vero non obbedisce al progetto. Lui stesso si interroga se sia davvero amore o solo compassione. Eppure è proprio nella cura, nella responsabilità, nel prendersi carico di un'altra persona fragile che qualcosa dentro di lui si trasforma. Il legame lo costringe a uscire dal narcisismo del "io scelgo sempre tutto" e a entrare in una dimensione relazionale più adulta.
✔️3. La pesantezza come senso.
Kundera ribalta il pregiudizio: ciò che è pesante non è necessariamente negativo. Il peso è ciò che ci ancora, ci dà direzione e ci rende significativi per qualcuno. Una vita senza peso è una vita in cui nulla conta davvero, perché nulla trattiene. In terapia lo vediamo spesso: persone con un'esistenza apparentemente libera e senza vincoli che portano un senso di vuoto, di irrilevanza, di "non essere davvero da nessuna parte". Il vincolo, quando è scelto, non imprigiona: orienta.
✔️4. Sabina, o la leggerezza come condanna.
Il personaggio di Sabina è il contrappunto perfetto. Lei non scappa da qualcuno, scappa dal fatto stesso di appartenere. Ogni volta che una relazione si approfondisce, tradisce, per anticipare l'abbandono o per non restare intrappolata. Ma ciò che pratica come libertà finisce per diventare ripetizione compulsiva. Non è libera di restare, e questa è la forma più sottile di mancanza di libertà. La sua infelicità non nasce dall'aver scelto la leggerezza, ma dal non poter più scegliere altro.
✔️5. Né peso né leggerezza: la questione è la scelta.
Sarebbe un errore leggere il romanzo come un elogio ingenuo del sacrificio. Il punto è un altro: Tomáš si lega scegliendo, tornando a Praga per Tereza quando avrebbe potuto restare libero. Il peso scelto è diverso dal peso subìto. Nelle relazioni disfunzionali, ad esempio, il legame non è scelto ma imposto da paura, colpa o dipendenza, e allora sì che diventa una gabbia. La maturità relazionale sta nel poter dire: "potrei andarmene, e resto".

Conclusione
Molti di noi oscillano tra Tomáš e Sabina: il desiderio di essere liberi e il bisogno di appartenere.
Kundera ci ricorda che la domanda non è "meglio leggeri o pesanti?",
ma "che cosa sono disposto a portare, e per chi?".
Forse l'amore comincia proprio lì, quando smettiamo di temere il peso e scopriamo che, a volte, è esattamente ciò che ci tiene a terra.
Dott. Roberto Cavaliere Psicoterapeuta

20/10/2026

Alison Espach, "La magia dei momenti no"

📖 📚

19/10/2026

SCEGLI CON CURA LE PERSONE DA FREQUENTARE 👤🌸

"Per cattive compagnie non mi riferisco solo a gente cattiva, viziosa o distruttiva; di quelle si dovrebbe evitare la compagnia perché la loro influenza è velenosa e deprimente.
Mi riferisco soprattutto alla compagnia di persone amorfe, di gente la cui anima è morta, sebbene il corpo sia vivo;
di gente i cui pensieri e la cui conversazione sono banali; che chiacchiera anziché parlare, e che esprime opinioni a cliché invece di pensare".🔆

- Erich Fromm, “L'arte di amare”

18/10/2026

Al giorno d'oggi siamo tutti presi dalla preoccupazione di vivere, e in questa corsa con il tempo, spesso dimentichiamo di piacere di esistere.

Romano Battaglia

18/10/2026

Sono diventata un'esperta.
Di cadute.
E non è che ogni volta fa meno male.
Ma almeno non perdo più tempo a resistere.
A chiedermi il perché.
A disperarmi.
Ho imparato ad arrendermi.
Ad ogni caduta.
A soffrire. A sentire male. A stare nel dolore.
Sapendo che è solo la fase prima di un'altra rialzata.
Ogni volta che cado rinasco.
Più sveglia, più ricca, più forte, più vera.
È un viaggio quello che si fa cadendo.
Dentro se stessi.
È un'occasione, un'opportunità, una possibilità.
Se partiamo con la sola voglia di ritornare non troveremo mai nulla in quell'abisso.
Ma se proviamo a starci diventeremo i re e le regine del nostro regno interiore.
Sono un'esperta di cadute.
E ne vado fiera.
So cadere.
È l'unico modo per imparare a camminare.

Elena Bernabè

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