21/08/2026
Questa storia è iniziata lo scorso Maggio in Camerun, durante l’ultima spedizione di OrtopediciOrg: lo schema è ormai sempre lo stesso da 26 anni. Si arriva a notte fonda con i bagagli, il tempo di scaricare, una dormita e la mattina fuori degli ambulatori c’è già una fila infinita: mentre il resto del gruppo organizza la sala e Massimo Misiti parte col primo intervento io faccio le visite. Stampelle, bastoni, sedie a rotelle, la speranza di rialzarsi e camminare: la sala operatoria uno strumento formidabile, purtroppo non per tutti, con il peso di sostenere lo sguardo di chi ha atteso e sperato, invano. La giornata scorre così, tra caldo e sudore chi di corsa viene messo a letto, chi torna a casa deluso. Entra un bimbo, con le stampelle, con lui il padre. Cosa ha fatto? Dolore improvviso. Al ginocchio. Traumi? Nulla. Febbre? Nulla. Dodici anni, un cuore pieno di paura, ma solo il cuore. Si sdraia e si spoglia da solo. Il ginocchio è gonfio, non caldo. Lo mando ai raggi. L’immagine parla da sola: si chiama sole raggiato: il periosteo, quella buccia vitale che avvolge l’osso viene scollata da una malattia maligna che reagisce, creando un’immagine che è su tutti i libri di ortopedia: il sospetto peggiore associato a età, posizione nel femore distale, caratteristici. Non posso escludere una neoplasia. Parlo col padre: noi non possiamo nulla. Abbiamo messo su un ospedale, ma per un sospetto tumore dell’osso non basta il chirurgo: potremmo solo amputare la gamba “alla cieca” come si faceva cent’anni fa. Propongo di andare in un ospedale oncologico a Douala. Sapranno riconoscere e curare un sarcoma infantile? Non ci dormo la notte. Chiamo in Italia. Alessandro Gasbarrini, direttore al Rizzoli della Chirurgia Vertebrale è presidente di un’associazione simile alla nostra, ma specializzata nello spostare e ospitare a Bologna pazienti poveri. ProBone. Risposta: ci lavoriamo! Parte la richiesta per i visti. Alessandro ProBone rompono un muro di burocrazia che sembra un sogno difficile: una email dietro l’altra ed un mese di lavoro serrato produce l’impossibile. Visti accordati, biglietti acquistati. Il padre prende l’aspettativa piccolo finalmente arriva all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, nel centro dove Mario Campanacci, il più grande oncologo ortopedico della storia ha creato una filiera di competenze riconosciuta negli Stati Uniti tra i primi 10 ospedali al mondo. Lo accoglie in reparto Davide Donati, direttore della chirurgia oncologica. La radiologia interventistica di Marco Miceli e l’anatomia patologica di Marco Gambarotti chiudono il cerchio. Bisogna iniziare la terapia al più presto. Le associazioni hanno fatto la loro con biglietti aerei e soggiorno, ma per le cure di una malattia tanto complessa serve un gesto concreto dell’amministrazione ospedaliera, indispensabile per un piccolo che ha davanti a se una strada tutta in salita, fatta di chemioterapia, radioterapia ed interventi. Da uno sperduto ambulatorio di Douala, per una serie di coincidenze percorrerà quella strada in uno dei migliori ospedali del mondo, anche se la malattia è molto seria e nulla sarà facile o scontato.
Cesare Faldini racconta la diagnosi in Camerun, dove opera la sua organizzazione Ortopedici.org: “Non potevamo curarlo lì”. L’intervento di ProBone, che si occupa di pazienti indigenti