Comitato per il NO al Referendum Costituzionale - Bologna

Comitato per il NO al Referendum Costituzionale - Bologna Comitato "Alessandro Baldini" per votare NO al referendum sulle modifiche costituzionali.

Lo scambio infame sull'Autonomia Massimo Villone Repubblica Napoli 21/7/26La Camera dei deputati vota le relazioni della...
21/07/2026

Lo scambio infame sull'Autonomia
Massimo Villone Repubblica Napoli 21/7/26

La Camera dei deputati vota le relazioni della Prima Commissione per gli "atti di indirizzo" previsti dalla legge 86/2024 (Calderoli) sulle intese preliminari di autonomia differenziata (AD) con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. Atti già approvati in Senato nella seduta di giovedì 16, proprio nelle ore in cui si recitava nell'altra Camera la sceneggiata della legge elettorale, con lo scambio di messaggi cifrati sulle preferenze tra Fdl e i vannacciani di FN.

In questa coincidenza si legge, come hanno fatto le opposizioni, una conferma dello scambio infame sulle riforme tra i soci di maggioranza.

Dopo la sconfitta referendaria e la sostanziale rinuncia a scrivere il premierato in Costituzione, è vitale per Fdl la legge elettorale con il "premierato di fatto".

Mentre è vitale l'AD per la Lega, già in difficoltà per il conflitto tra i "governatori" del Nord e Salvini, e ancor più dopo l'ascesa nei sondaggi di Vannacci in buona parte a spese della stessa Lega.

Un ultimo segnale negativo è venuto dalla scarsa partecipazione al tradizionale raduno di Pontida.

La destra sta dispiegando la sua campagna elettorale. Ne fa parte la gazzarra sollevata sul caso Roggero, contra legem e sbagliata nei tempi e nei modi, oltre che inaccettabile nei contenuti.

Così è anche per la manifestazione che la maggioranza terrà a Castellammare giovedì su "Mafia sinistra".

Tutto sarà una posta nelle urne, inclusa l'AD la cui importanza è data dai numeri. Nelle quattro regioni interessate troviamo oltre il 30% degli aventi diritto al voto in Italia: quasi 16 milioni, di cui circa la metà in Lombardia e il resto suddiviso tra le altre regioni. La maggioranza ha poco o nulla da mostrare come risultato di anni di governo.

L'AD come vantaggio per il territorio può guadagnare qualche consenso. E il resto del paese? Qui incrociamo il merito del problema. Già nelle audizioni - inclusa la mia - erano state avanzate pesanti critiche alle intese preliminari, sostanzialmente in fotocopia per le quattro regioni.

Poche e flebili le voci a favore. In specie, era stata censurata l'inosservanza del principio stabilito dalla Consulta nella sentenza 192/2024, sulla necessità di la giustificazione della richiesta di maggiore autonomia e la sua compatibilità con le altre regioni e con il sistema paese.

La maggioranza non ha tenuto alcun conto delle critiche. E andata poco oltre l'affermazione apodittica che l'AD è in Costituzione, e che il centrosinistra l'ha avallata con i preaccordi firmati dal governo Gentiloni.

Le risoluzioni approvate in sede parlamentare sono quasi del tutto sovrapponibili per le quattro regioni, come già le intese preliminari. Cambia il riferimento territoriale e poco altro. Nessuna valutazione specifica delle funzioni richieste e del possibile impatto su altre regioni o sul paese nel suo complesso.

Nulla di significativo si dice sull'istruttoria richiesta dalla Corte, mai compiuta. Anzi, la I commissione Carnera sollecita nella relazione che gli scherni di intesa preliminari siano adottati "come schemi di intesa definitivi", ancorché fonda ti solo su "alcune indicazioni sulla metodologia".

Non a caso, si impegna il governo ad avviare "una riflessione più ampia circa gli strumenti istruttori". Va dato atto a senatori e deputati delle opposizioni di aver fatto il possibile, a norma di regolamento. Calderoli in Senato ha previsto di concludere entro 8-12 mesi.

La Camera chiuderà ora la fase parlamentare. I tempi strettamente tecnici per l'approvazione in Consiglio dei ministri, la stipula e la firma di Meloni non vanno oltre poche settimane.

È possibile che Caldera li pensi, a meno di terremoti politici, di accelerare inviando al Parlamento subito dopo l'estate i disegni di legge con allegate le intese per il voto conclusivo.

Così portando in campagna elettorale 2027 il risultato dell'approvazione in almeno una delle due Camere. Tutto si tiene. Si voterà con la legge elettorale della destra sul progetto della destra di staccare un pezzo del paese dal resto d'Italia.

Decaro dalla Puglia lancia un appello contro l'AD: "è una battaglia di sopravvivenza. Fermiamo insieme questo disegno, prima che diventi irreversibile".

Lo accoglie la Campania? Cosa dice sullo studio Cgia che segnala la fuga dei giovani dalle province campane, con Napoli primatista assoluta?

La politica è in difficoltà nella legittimazione e nella proposta, ma bisogna parlare. Chi, come, quando? dimostrare, attraverso una adeguata istruttoria tecnica.

La giustificazione della richiesta di maggiore autonomia e la sua compatibilità con le altre regioni e con il sistema paese.

La maggioranza non ha tenuto alcun conto delle critiche. E andata poco oltre l'affermazione apodittica che l'AD è in Costituzione, e che il centrosinistra l'ha avallata con i preaccordi firmati dal governo Gentiloni.

Le risoluzioni approvate in sede parlamentare sono quasi del tutto sovrapponibili per le quattro regioni, come già le intese preliminari. Cambia il riferimento territoriale e poco altro.

Nessuna valutazione specifica delle funzioni richieste e del possibile impatto su altre regioni o sul paese nel suo complesso.

Nulla di significativo si dice sull'istruttoria richiesta dalla Corte, mai compiuta. Anzi, la I commissione Camera sollecita nella relazione che gli scherni di intesa preliminari siano adottati "come scherni di intesa definitivi", ancorché fonda ti solo su "alcune indicazioni sulla metodologia".

Non a caso, si impegna il governo ad avviare "una riflessione più ampia circa gli strumenti istruttori". Va dato atto a senatori e deputati delle opposizioni di aver fatto il possibile, a norma di regolamento. Calderoli in Senato ha previsto di concludere entro 8-12 mesi.
La Camera chiuderà ora la fase parlamentare. I tempi strettamente tecnici per l'approvazione in Consiglio dei ministri, la stipula e la firma di Meloni non vanno oltre poche settimane.

È possibile che Calderoli pensi, a meno di terremoti politici, di accelerare inviando al Parlamento subito dopo l'estate i disegni di legge con allegate le intese per il voto conclusivo. Così portando in campagna elettorale 2027 il risultato dell'approvazione in almeno una delle due Camere.

Tutto si tiene. Si voterà con la legge elettorale della destra sul progetto della destra di staccare un pezzo del paese dal resto d'Italia.

Decaro dalla Puglia lancia un appello contro l'AD: "è una battaglia di sopravvivenza. Fermiamo insieme questo disegno, prima che diventi irreversibile". Lo accoglie la Campania?

Cosa dice sullo studio Cgia che segnala la fuga dei giovani dalle province campane, con Napoli primatista assoluta?La politica è in difficoltà nella legittimazione e nella proposta, ma bisogna parlare. Chi, come, quando?

Coordinamento per la Democrazia costituzionaleDocumento conclusivo del Consiglio direttivo nazionale del 27 giugno 2026I...
12/07/2026

Coordinamento per la Democrazia costituzionale
Documento conclusivo del Consiglio direttivo nazionale del 27 giugno 2026

Il referendum del 22-23 marzo e l'alternativa costituzionale

Il referendum costituzionale del 22-23 marzo ha detto un No netto al governo, che aveva tentato di modificare la Costituzione per condizionare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Era sotto attacco la Costituzione democratica e antifascista, che è un discrimine fondamentale.
Il governo Meloni ha prima imposto al Parlamento un testo non emendabile, poi ha affrontato il referendum convinto di vincerlo.
La risposta è stata plurale e unitaria. Società civile, intellettuali e associazioni culturali e religiose hanno avuto un ruolo di primo piano, dando vita a più comitati per il No: magistrati, avvocati, i quindici promotori della raccolta firme, il Comitato per il No, la società civile. Un ampio pluralismo che ha permesso ai territori un'azione unitaria e una collaborazione attiva con i partiti contrari alla riforma, a difesa della distinzione dei ruoli e dell'autonomia dei poteri.
La partecipazione al voto è stata superiore alle previsioni: sono tornati al voto milioni di astenuti e molti giovani alla loro prima votazione. Grazie a loro il No ha respinto la controriforma della magistratura, difendendo la democrazia e la Costituzione dallo stravolgimento di uno dei suoi snodi essenziali.
Ma il disegno della maggioranza di stravolgere la Costituzione non è affatto archiviato. È stata tolta dall'agenda politica la riforma costituzionale del premierato, ma si accelera sulla legge elettorale per conseguire l'obiettivo di un “premierato di fatto”. Un premio di maggioranza fisso di 70 deputati e 35 senatori è abnorme nella misura, introduce una sproporzione eccessiva tra voti e seggi, in contrasto con la rappresentatività democratica delle assemblee elettive, e concede alla coalizione o lista vincente un numero di seggi tale da avvicinare o superare le maggioranze richieste per gli organi di garanzia: elezione del Capo dello Stato, dei giudici della Corte costituzionale, dei componenti laici del CSM.
Le liste bloccate, funzionali alla necessità della maggioranza di distribuire posti sicuri tra i partner di coalizione, prefigurano un Parlamento i cui componenti sono scelti non dai cittadini, ma dai vertici di partito, secondo criteri di fedeltà e di obbedienza. Quindi, un parlamento subalterno all'esecutivo, chiamato ad eleggere nel 2029 il Capo dello Stato, in una legislatura nella quale maturerà anche il rinnovo di una quota significativa della Corte costituzionale. Un parlamento chiamato, altresì, a proseguire l'attuazione dell'autonomia differenziata, che nella declinazione data dal ministro Calderoli frantuma l'unità del paese, aggrava i divari territoriali, esaspera le diseguaglianze nell'esercizio di diritti fondamentali, come la salute e l'istruzione. Non a caso i presidenti leghisti di Lombardia e Veneto hanno già quantificato le risorse aggiuntive destinate alle loro sole regioni.
Sono molteplici e gravi le violazioni della Costituzione che segnano l'iniziativa della destra sul piano delle istituzioni, dalla libertà ed eguaglianza del voto per la legge elettorale ai principi con chiarezza espressi dalla Corte costituzionale nella sentenza 192/2024 per l'autonomia differenziata. Alle prossime elezioni l'alternativa politica deve puntare a sconfiggere la destra a partire dalla difesa della Costituzione e da un programma volto ad attuarne principi e valori, coerentemente con l'impegno

posto dall'art. 3, secondo comma, della Costituzione di rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto l'esercizio reale dei diritti.
Preoccupa che, a tre mesi dal referendum, lo schieramento di opposizione non abbia ancora aperto una discussione unitaria e di massa per porre la difesa e l'attuazione della Costituzione come base del programma per il nuovo governo. Un programma che deve assumere anzitutto due obiettivi. Il primo: la difesa della Costituzione da modifiche regressive, anche con l'innalzamento delle maggioranze richieste per gli organi di garanzia, e il possibile accesso preventivo alla Corte costituzionale su specifiche leggi, come la stessa legge elettorale. Il secondo: l'approvazione di una legge elettorale proporzionale che garantisca il principio della rappresentanza e abbandoni i luoghi comuni della stabilità e della governabilità il cui fallimento è evidente anche nell'esperienza del governo in carica, e restituisca a chi vota la scelta degli eletti assicurando parità nella rappresentanza di genere. Questo è il solo modo di contrastare il grave problema dell'astensionismo, e di rivitalizzare le assemblee elettive come luogo di effettiva rappresentanza politica democratica.
Un programma di legislatura non può ovviamente volgersi alle sole questioni istituzionali, per quanto essenziali, ma deve anche incidere sulla vita delle persone, e soprattutto delle fasce più deboli. Riteniamo che nei prossimi cinque anni l'impegno di fondo deve essere ridare un futuro all'Italia in Europa. Le priorità:
la pace, arrestando la corsa al riarmo e attivando un processo di pace, sotto l’egida dell’Onu, sul modello della Conferenza per la cooperazione e sicurezza in Europa di Helsinki del 1975.
risposte ai giovani, oggi spinti a emigrare, con misure incisive contro la precarietà e il lavoro povero e per uno sviluppo di qualità, con recuperi salariali e la previsione di un salario minimo, migliori condizioni di lavoro e garanzia delle pensioni;
una riforma generale del fisco, che recuperi una piena progressività e una equa distribuzione del carico fiscale, che oggi pesa maggiormente su lavoratori e pensionati, superando la deriva corporativa che ha diviso il Paese;
una nuova politica verso le imprese che incentivi l’innovazione nel rispetto del loro valore e delle loro responsabilità sociali, anche con una riforma del sistema degli appalti;
il rilancio dello Stato sociale, a partire da finanziamenti adeguati alla sanità pubblica in cui vanno fermati i processi di privatizzazione;
un sistema d'istruzione pubblico e unitario, dal nido all'università, come base della formazione permanente;
un governo pubblico dell'intelligenza artificiale, al servizio della collettività, che impedisca nuove concentrazioni di potere in capo alle grandi multinazionali tecnologiche;
una politica energetica fondata sulle rinnovabili e non sul nucleare, con misure per la difesa dell’ambiente e contro il cambiamento climatico.
Per quanto riguarda la pace, le soluzioni proposte da Trump per le aree di conflitto sono inaccettabili. A Gaza prosegue lo strangolamento della popolazione, senza alcuna prospettiva di futuro; nel confronto con l'Iran domina l'instabilità; in Ucraina la guerra distruttiva continua a mietere vittime. Altrove gli Stati Uniti giocano tutte le parti in commedia, pretendendo subalternità dagli alleati. È inaccettabile che le regole e le sedi internazionali, a partire dall'ONU, vengano escluse e ridotte al silenzio. Il confronto e la ricerca di accordi, per quanto difficili, sono la via per restituire ruolo e forza alle sedi internazionali e per porre fine all'azione destabilizzante della potenza militare. La stessa NATO

appare ormai subalterna ai comportamenti mutevoli del presidente statunitense. Il governo Meloni ha fallito: la rincorsa a un posto nella corte di Trump si è tradotta in totale subalternità. L'unica alternativa è il rilancio di un ruolo europeo autonomo, possibile solo isolando le destre eversive e puntando a una politica di pace innovativa. Sull'Ucraina è grave che, dopo aver rivendicato un ruolo, si ritardi l'iniziativa di pace per ragioni meschine; il rischio è che l'Europa sostituisca gli Stati Uniti fino a essere coinvolta direttamente nella guerra. Chiediamo iniziative di pace adeguate, il no all'aumento delle spese militari con razionalizzazione delle spese attuali e regole democratiche certe per ogni decisione che riguardi la guerra.
Sul nucleare, il disegno di legge del governo, che pretende una delega in bianco, è simile nei fondamenti a quello già bocciato da due referendum (1987 e 2011) e appare come una rivalsa contro quel doppio No. Le fonti rinnovabili sono l'unica vera alternativa: costano meno e sono nazionali, mentre il nucleare, come le fonti fossili, dipende dall'estero. La variabilità delle rinnovabili può essere compensata dall'idroelettrico — rinnovabile e insieme forma di accumulo — e da sistemi di accumulo, i cui costi sono molto diminuiti. Il governo, invece, tiene aperte le centrali a carbone e resta legato alle fonti fossili, mancando così gli obiettivi sulle rinnovabili. Mentre il nucleare non produrrebbe energia prima di dieci anni, la questione energetica è urgente ora; la subalternità a Trump ha inoltre portato a impegni per l'acquisto delle costose energie fossili statunitensi. Il nucleare è una scelta insensata e pericolosa e calpesta due precedenti pronunciamenti popolari, aprendo un grave vulnus democratico, non attenuato dal tempo trascorso. Se l'iniziativa del governo procede, va considerato il ricorso a un nuovo referendum abrogativo.
Sulle questioni richiamate la partecipazione popolare democratica e di massa deve affiancare da subito le forze politiche e far sentire la propria voce in tutte le forme possibili. Le proposte debbono essere discusse, conosciute e decise con modalità democratiche che, al contrario della destra, non affidino le decisioni ai soli vertici ma aprano alla partecipazione.
In molte realtà i comitati referendari sono ancora attivi e possono elaborare proposte e assumere iniziative per un funzionamento accettabile della giustizia indicando riforme legislative, istituzionali, di gestione delle strutture pubbliche che possono realizzare gli obiettivi di una giustizia che non sia forte con i deboli e debole con i forti, come sarebbe accaduto se fosse passata la proposta della destra.
Sulla legge elettorale occorre denunciare l'incostituzionalità della proposta della destra e prepararsi ad avanzare istanze presso le corti d'appello per ottenere l'intervento della Corte costituzionale prima del voto, se sarà possibile.
Sull'autonomia differenziata bisogna tornare in Corte costituzionale perché faccia valere i principi già affermati nella sentenza 192/2024, disattesi nelle intese preliminari con quattro regioni in discussione in parlamento. Nelle regioni richiedenti la società civile in dissenso deve far sentire in ogni modo possibile la propria voce. E poiché solo le regioni possono impugnare in via principale le future leggi di approvazione, quelle governate dalle opposizioni devono prepararsi per il ricorso alla Consulta.
Sono scenari complessi e non privi di difficoltà. Per questo l'alternativa alla maggioranza e al governo in carica deve mobilitare ogni energia e fare appello alle cittadine e ai cittadini per conquistare comunque nelle urne la maggioranza, condizione indispensabile per fermare la deriva eversiva della Costituzione messa in atto dalla destra.
A settembre, direttivo per avviare il rinnovo degli organi dirigenti nazionali.

L Autonomia differenziata l'assalto della Lega , autonomia differenziata prosegue il suo cammino sottotraccia.Massimo Vi...
08/06/2026

L Autonomia differenziata l'assalto della Lega , autonomia differenziata prosegue il suo cammino sottotraccia.

Massimo Villone la Repubblica Napoli 7/6/26

Giovedì il ministro Musumeci ha risposto a un'interrogazione di Sarracino e altri (3-02712) volta a evidenziare l'impatto negativo, in specie per il Sud, dell'inclusione della protezione civile nelle intese preliminart di autonomia differenziata (Ad). Per il ministro che, pur siciliano, accetta acriticamente il progetto leghista, tutto va benissimo.

Una risposta insignificante. Il punto da cui partire è la sentenza della Consulta 192/2024 sulla legge 86/ 2024 (cd Calderoli). Pone un chiaro principio: l' Ad deve avere una giustificazione, fondata sulla specificità del territorio, unita alla dimostrazione del vantaggio che ne deriva alla Regione e della compatibilità con le altre Regioni e con lo Stato.

A tal fine le intese di Ad devono "essere precedute da un'istruttoria approfondita, suffragata da analisi basate su metodologie condivi· se, trasparenti e possibilmente validate dal punto di vista scientifico" (punto 4.3 cons. dir.).

Non basta la indimostrata affermazione di un vantaggio alla Regione in termini di maggiore efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa, o di presunta migliore realizzazione degli interessi dei suoi cittadini.

Attualmente le intese sono presso le Commissioni parlamentari competenti, per l'espressione di "atti di indirizzo" (che potranno peraltro essere motivatamente disattesi dalla presidente del Consiglio).

Sono in corso audizioni. In quella svolta da me in I Commissione Camera ho sottolineato tra l'altro che le intese preliminari con le quattro Regioni sono sostanzialmente sovrapponibili, e che della "istruttoria approfondita" chiesta dalla Corte costituzionale non si ha notizia.

Calderoli ha risposto che l'ampia documentazione trasmessa alle Camere ne dà conto. Ho quindi scavato nei ponderosi fascicoli, ricavandone che il ministro ha chiesto a ciascuna Regione di fornire gli elementi giustificativi a sostegno della richiesta di Ad avanzata.

Evidentemente proprio per dare seguito al principio espresso dalla Corte, prima richiamato. In risposta al ministro, le regioni hanno inserito nella documentazione trasmessa specifiche relazioni sulla "supporti di ciascuna regione con i livelli di governo circostanti, equi-ordinati, sovra o sottordinati (stato, regioni, comuni).

Queste relazioni sono quindi il luogo in cui si attesta la verifica istruttoria richiesta dalla Corte costituzionale. Ogni regione ne presenta due: una sulla sanità e una sulle tre materia ulteriori oggetto della richiesta: protezione civile, professioni, previdenza integrativa. Ho sottoposto le otto relazioni sulla sussidiarietà a una valutazione comparativa.

Avrebbero dovuto evidenziare la fotografia del territorio regionale giustificativa della maggiore autonomia richiesta. Sintetizzo in breve l'esito. Sono relazioni in larga misura fatte a copia carbone, con un paio di tracce persino di "copia e incolla", sfuggito per errore, dal testo di altra regione.

Soltanto per la previdenza integrativa si rileva qualche elemento sostanziale di di· versificazione nei dati regionali di riferimento assunti in relazione. Tutte le relazioni poi attestano ugualmente e apoditticamente che nessun impatto negativo viene dall' Ad richiesta su altre Regioni o sullo Stato.

Ecco la domanda: è soddisfatto il principio enunciato nella sentenza 192 da relazioni largamente sovrapponibi·li, che non dimostrano la diversità territoriale e la specificità giustificative dell' Ad?

La risposta è negativa. E poiché quel principio non è mera esortazione, ma elemento di conformità a Costituzione del procedimento di formazione e approvazione delle intese, l'effetto ultimo è l'incostituzionalità di queste e della legge che le approva. Esporrò l'esito della verifica nella mia prossima audizione in I Commissione Senato martedì 9 giugno, con una memoria.

Ne ho parlato nell'assemblea nazionale Noad presso la Società napoletana di storta patria. De Pascale, presidente dell'Emilia-Romagna, ha mandato un video, e il presidente Fico un messaggio. Entrambi critici verso l' Ad.

Ma siamo chiari. L' Ad non si ferma, ormai forse legata in un patto di scambio con la legge elettorale in vista del prossimo voto politico. Su entrambi i fronti la destra preme. E per

*LA VITTORIA PRESENTA IL CONTO ALLE OPPOSIZIONI* Emiliano Brancaccio il manifesto 27/3/26È stato detto che bisogna avere...
27/03/2026

*LA VITTORIA PRESENTA IL CONTO ALLE OPPOSIZIONI*
Emiliano Brancaccio il manifesto 27/3/26

È stato detto che bisogna avere caos dentro per generare una stella danzante. È un’immagine che descrive bene l’Italia di questi giorni. Il tentativo di Meloni e accoliti di assoggettare anche il potere giudiziario al governo è stato affossato dalla vittoria del no al referendum.

Ma come si possa trarre dal magma di opposizioni alla riforma una precisa alternativa politica, resta ancora ostico da decifrare.

Dal caleidoscopio di moventi che hanno decretato la vittoria del No, di sicuro emergono due dati cristallini.

Il primo dato è che specie al centro e al nord il sì ha prevalso nei quartieri ricchi delle città metropolitane. In gran parte, è quel mondo di proprietari e professionisti serventi che hanno fornito l’interpretazione autentica del referendum, sintetizzata nel monito di Giorgia Meloni: «Non disturbare chi vuole fare». Il sì è stato da questi inteso come l’avvio di una nuova stagione, diciamo pure di «liberismo illiberale», in cui i padroni potessero avere mani più libere anche dinanzi alla legge e ai giudici. Ebbene, il progetto di questa «ztl padronale» è uscito severamente sconfitto dal referendum.

Il secondo dato è la massa inedita di giovani, elettori ed elettrici, pervase dal timore di separarsi dalla costituzione delle origini e dalla voglia di dare concreta attuazione alla carta. Soprattutto, sconvolti dal genocidio di Gaza e disgustati dall’ignavia compiacente del governo in carica, i giovani del no hanno rivendicato l’urgenza di rivitalizzare i principi costituzionali. A partire dal ripudio della guerra, invocato come bussola operativa della politica estera.

Partendo da questi due dati, è lecito prevedere che dal gioioso caos della vittoria referendaria si generi la stella di una credibile alternativa politica? Verifichiamolo sul campo più infido: la politica economica, interna e internazionale.

All’interno, sono decenni che il padronato italiano pretende di tagliare anche gli ultimi lacci e lacciuoli con cui il legislatore, i giudici e i sindacati ostacolano i cosiddetti «liberi affari». Sono quegli stessi padroni che invocano, al contempo, generose manne di sussidi pubblici per le loro imprese, anche se decotte.

Ebbene, la sconfitta referendaria della «ztl padronale» potrebbe essere intesa come un’occasione per mandare in soffitta questa dominante sottocultura da capitalismo retrogrado, causa principale della storica crisi di produttività del paese.

Dopo la lunga epoca di tagli dei lacci legali e generose prebende pubbliche ai padroni, potrebbe insomma farsi largo un consenso inatteso per l’opzione opposta: ossia, taglio dei sussidi alle imprese inefficienti e intensificazione dei vincoli normativi, dal rafforzamento delle regole della transizione ecologica, all’aumento dei controlli di legalità nelle aziende, al rilancio dei salari a mezzo di una rinnovata scala mobile e minimi retributivi di livello europeo, capaci finalmente di mordere gli imprenditori italiani e costringerli a innovare.

In fin dei conti, simili misure non farebbero altro che rievocare i sacrosanti «costi del progresso», sociale e civile, che attraversano lettera e spirito della costituzione repubblicana. Se interpretata in questi termini materialisti, la sconfitta referendaria della «ztl padronale» potrebbe diventare un’opportunità per forzare l’imbolsito capitalismo italiano a intraprendere una via di concreta modernizzazione.

Beninteso, l’operazione al momento è lunare. Anche tra le forze d’opposizione, l’ideologia del più retrivo capitalismo ha fatto proseliti. Soprattutto i populisti hanno gareggiato con le destre a blandire gli imprenditori inefficienti, con tagli ai lacci normativi e prebende pubbliche. Se si vuol cogliere l’occasione, bisogna invertire la tendenza.

Resta il versante internazionale, su cui si gioca la partita più dura, sulle condizioni economiche della guerra o della pace. I massacri avvenuti in questi anni, dall’Ucraina al Tigray, dalla Siria al Sudan, dalla Palestina all’Iran, sono tutti riflessi, diretti o indiretti, della crisi egemonica dell’impero americano, afflitto dal declino di competitività e dal debito verso l’estero. Questa crisi durerà a lungo, tra fasi di quiete apparente e nuovi sussulti, che rischieranno ogni volta di gettare il mondo nel fuoco.

In questo esondare di conflitti economico-militari, l’Italia ha scelto finora un indirizzo politico subalterno agli interessi del vecchio impero. Una linea che contrasta con la vocazione del paese quale crocevia di relazioni commerciali con l’intero globo. E che asseconda le pulsioni dei più feroci guerrafondai sullo scacchiere internazionale.

Si potrebbe cambiare rotta, ancora una volta nella lettera e nello spirito di pace che pervade la costituzione. Ma anche su questo versante la strada è impervia. Nell’opposizione, specie tra le file dei democratici, restano infrattate certe smanie imperialiste verso il grande riarmo. Anche qui ci sarebbe da fare autocritica. Separare il proprio destino da quello dei pifferai della guerra capitalista sarebbe almeno un inizio.

05/03/2026

COMUNICATO STAMPA

Sabato 7 marzo giornata di mobilitazione straordinaria per il NO alla legge Meloni-Nordio

A Bologna, in Emilia-Romagna e in tutt’Italia, in risposta all’appello di Giovanni Bachelet, sabato 7 marzo sono stati organizzati decine di banchetti promossi dal comitato della "Società civile per il NO alla riforma costituzionale", insieme al comitato "Giusto dire NO" e al comitato "Avvocati per il NO".
Nel centro della città (l'evento principale sarà in piazza Nettuno a Bologna, dalle 9 alle 13), ma anche in Bolognina e in altre zone della periferia e nei Comuni dell'area metropolitana, si terranno per tutta la giornata banchetti e volantinaggi informativi sui contenuti e le conseguenze di una legge di Riforma Costituzionale che colpisce duramente l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, fa arretrare la democrazia, rende la "giustizia debole con i forti e forte con i deboli".
Parteciperanno ai banchetti e volantinaggi la società civile: gente comune, magistrati, avvocati, studenti di comitati universitari, le numerose organizzazioni che intendono sconfiggere nelle urne questo disegno che colpisce al cuore la Costituzione.
Le tante iniziative svolte e quelle programmate dai comitati per il NO, evidenziano la crescente consapevolezza dell’elettorato dell’importanza per la nostra democrazia di questo appuntamento e hanno reso vano il tentativo di chi ha tentato di rappresentare il referendum come l’occasione per “cambiare la giustizia” e in questo modo incassare un facile esito di conferma alle sciagurate modifiche Costituzionali introdotte dalla legge Meloni-Nordio.
Viceversa, la capacità di mobilitazione e coinvolgimento del fronte del NO di larghi strati di popolazione, ha reso esplicito che una vera e necessaria riforma della Giustizia passa innanzitutto dal NO nelle urne il 22 e 23 marzo prossimi.

Comitato società civile per il No nel referendum costituzionale

Comitato Giusto dire NO

Comitato Avvocati per il NO

Indirizzo

Via Santo Stefano, 59
Bologna
40138

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