Dott.ssa Marina Giannerini Psicoterapeuta

Dott.ssa Marina Giannerini Psicoterapeuta Psicologa e Psicoterapeuta, specialista in terapia breve strategica. Ricevo a Bologna e a Casalecchio Giorgio Nardone.

Sono Laureata in psicologia all'Università degli Studi di Padova sono iscritta all'ordine degli psicologi psicoterapeuti della Regione Emilia Romagna. Ho conseguito la specializzazione post-laurea presso il centro di terapia strategica diretto dal Prof. Svolgo la professione di psicologa da oltre vent'anni e mi occupo sia del trattamento di patologie, quali: disturbi d'ansia, attacchi di panico, f

obie, disturbi ossessivi, che di supporto nell'affrontare problematiche di vita: separazioni, problemi relazionali o familiari. Ricevo su appuntamento in via Riva Reno 2 (Bologna) e a Casalecchio di Reno in via Nino Bixio, 2/2.

09/08/2026
30/06/2026

L'introspezione è la capacità di fermarsi e rivolgere l'attenzione verso il proprio mondo interiore. Significa osservare con curiosità pensieri, emozioni ed esperienze, cercando di comprendere meglio ciò che proviamo, ciò di cui abbiamo bisogno e ciò che orienta le nostre scelte.

Prendersi del tempo per ascoltarsi non significa trovare subito tutte le risposte, ma concedersi uno spazio di riflessione. È un modo per conoscersi più a fondo, riconoscere i propri valori, dare significato alle esperienze vissute e sviluppare una maggiore consapevolezza di sé.

Può favorire:

- una maggiore conoscenza di sé e delle proprie dinamiche interiori
- il riconoscimento di emozioni, bisogni e valori personali
- una migliore comprensione dei propri pensieri e comportamenti
- scelte più consapevoli e in linea con la propria identità

Coltivare l'introspezione può partire da piccoli gesti quotidiani: fermarsi qualche minuto, ascoltare ciò che si prova e osservare i propri pensieri senza giudicarli. Con il tempo, questa pratica può diventare una risorsa preziosa per il proprio benessere psicologico e per costruire un rapporto più autentico con se stessi.

16/06/2026

Femminicidio: che cos'è e perché si chiama così

Quando si discute se il femminicidio "esista", si rischia di trasformare in opinione un fenomeno che la ricerca studia da cinquant'anni. Come psicologhe e psicologi sentiamo la responsabilità di riportare il discorso su quello che gli studi, i dati e l’esperienza clinica hanno già documentato, perché comprendere questo fenomeno fa parte del nostro lavoro di ogni giorno.

La parola ha una storia precisa. La criminologa Diana Russell usa il termine femicide nel 1976, parlando al Tribunale internazionale sui crimini contro le donne, e ne mette a fuoco il significato nel volume del 1992, quando lo definisce come l'uccisione di una donna in quanto donna, cioè per ragioni che hanno a che fare con il genere. Negli stessi anni l'antropologa messicana Marcela Lagarde conia in spagnolo feminicidio, poi reso in italiano con femminicidio, allargando il concetto fino a comprendere le forme di sopraffazione e di violenza che spesso preparano il terreno all'omicidio. Serviva una parola nuova proprio perché "omicidio", termine neutro, finiva per cancellare l'informazione che più conta, e cioè il movente.

Prima ancora delle teorie, sono i numeri a raccontarlo. Nel 2025, secondo il report del Servizio analisi criminale del Ministero dell'Interno, in Italia sono state uccise 97 donne, di cui 85 in ambito familiare o affettivo e 62 per mano del partner o dell'ex. C'è un dato che colpisce più di tutti: mentre gli omicidi complessivi calano fino al minimo degli ultimi dieci anni, gli omicidi di donne dentro la coppia restano fermi, con le stesse 62 vittime sia nel 2024 sia nel 2025, tanto che le donne arrivano a rappresentare la quota più alta mai registrata sul totale delle persone uccise. Gli uomini vengono uccisi in contesti molto diversi e quasi mai da chi dicono di amare, e questa asimmetria si ripete identica anno dopo anno, segno di un fenomeno strutturale che ha una sua grammatica riconoscibile.

Quella grammatica la conosciamo bene, perché è materia clinica prima ancora che statistica. Il femminicidio arriva raramente all'improvviso, dal momento che di solito è l'ultimo gradino di una lunga escalation. Già nel 1979 la psicologa Lenore Walker, nel suo studio sulle donne maltrattate, descriveva il ciclo della violenza, in cui si alternano una fase di accumulo della tensione, l'esplosione vera e propria e una fase di riconciliazione che illude e trattiene la vittima, mentre la spirale a ogni giro si stringe un po' di più. Anni dopo il sociologo Evan Stark ha aggiunto un tassello che ai clinici dice molto, quello del controllo coercitivo, una forma di dominio fatta di svalutazione, isolamento, sorveglianza, controllo del denaro e delle relazioni, capace di non lasciare lividi e di restare per questo invisibile a chi osserva da fuori. È dentro dinamiche come queste, segnate dal possesso e dall'incapacità di accettare un rifiuto o una separazione, che si misura la distanza tra il femminicidio e gli altri omicidi.

Riconoscere questa specificità produce conseguenze molto concrete. Permette di prevenire, perché aiuta a valutare il rischio nei passaggi più pericolosi, a cominciare dalla fine di una relazione. Permette di proteggere chi è in pericolo e di prendere in carico, nei programmi dedicati, gli uomini che usano violenza, con l'obiettivo di interrompere le aggressioni e ridurre il rischio che si ripetano, tenendo sempre al primo posto la sicurezza delle donne. Permette, a chi resta, di dare un nome al proprio dolore e di sentirsi finalmente creduta. Una parola precisa diventa così uno strumento di lavoro, perché dove manca il nome si fatica perfino a vedere il problema.

Su questo terreno la legge 181 del 2025, che ha introdotto nel Codice penale il reato di femminicidio all'articolo 577-bis, ha recepito quanto la comunità scientifica andava dicendo da tempo. Nella stessa direzione si muove l'Unione europea, visto che la direttiva 2024/1385 nomina espressamente sia il femminicidio sia il controllo coercitivo tra le forme della violenza contro le donne. Quelle norme riconoscono un movente specifico, fatto di odio, dominio e possesso esercitati sulla donna in quanto donna e radicati in una cultura precisa, e gli danno un nome perché senza nome non lo si può contrastare. La dignità di ogni vittima resta identica davanti alla legge, e proprio per questo distinguere il movente aiuta a capire e a prevenire.

Come psicologhe e psicologi mettiamo a disposizione le nostre competenze, dai centri antiviolenza alla valutazione del rischio, dal lavoro con le vittime a quello con gli autori, fino alla formazione di chi accoglie le donne nei servizi. La parola femminicidio è il primo di questi strumenti, e rinunciarvi vorrebbe dire tornare a non vedere, come società intera, ciò che con fatica abbiamo imparato a riconoscere.

𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑒𝑠𝑐𝑎 𝑆𝑐ℎ𝑖𝑟 𝑆𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑚𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑃𝑎𝑟𝑖 𝑂𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑁𝑂𝑃, 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑡𝑟𝑖𝑐𝑒

Per approfondire 👇
https://www.psy.it/femminicidio-che-cos-e-perche-si-chiama-cosi/

29/05/2026

Le interazioni con i chatbot di Intelligenza Artificiale possono influenzare il modo in cui percepiamo le relazioni umane?

Una recente ricerca condotta da Stanford University, in collaborazione con University of Oxford e UK AI Security Institute, ha approfondito il fenomeno della “sycophancy”: la tendenza di alcuni sistemi di IA ad assecondare costantemente l’utente, confermandone opinioni, emozioni e interpretazioni anche quando queste sono illogiche o oggettivamente errate. Dallo studio emerge come il dialogo prolungato con chatbot progettati per validare continuamente l’interlocutore possa modificare le aspettative nei confronti delle relazioni umane, facendo percepire il confronto con gli altri come più faticoso e meno soddisfacente.

Il rischio evidenziato dai ricercatori è che l’interazione con un’IA costantemente validante possa modificare le aspettative verso le relazioni umane, influenzando il modo in cui viviamo il confronto e la complessità delle interazioni sociali.

L'articolo completo 👉🏻 https://www.psy.it/cosa-succede-al-nostro-modo-di-interagire-con-gli-altri-quando-ci-abituiamo-a-dialogare-con-un-chatbot-di-intelligenza-artificiale/

11/05/2026

In questo articolo su Leggo si affronta il tema della depressione post partum, una condizione che in Italia riguarda ogni anno tra le 40.000 e le 50.000 donne e che, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 50% dei casi non viene riconosciuta in tempo.

«Il concetto di maternità felice è una delle trappole psicologiche più insidiose», sottolinea Massimo Aiello, Presidente dell'Ordine degli Psicologi della Calabria. «Si ha l'idea che la mamma debba per forza sorridere e questo rappresenta uno standard errato. Si crea un divario tra la realtà vissuta e l'aspettativa sociale, quasi un'esigenza estetica di essere felici, mentre invece si prova tutt'altro: paura di non essere all'altezza, paura di sbagliare».

Una pressione costante che può trasformarsi in isolamento, senso di inadeguatezza e sofferenza emotiva. «È possibile amare il proprio figlio ma anche, contemporaneamente, detestare la condizione di fatica che si sta vivendo», continua Aiello.

«Parlarne con uno psicologo aiuta a comprendere che questo meccanismo non è una colpa, ma un processo che incide pesantemente sullo stress percepito e sull'umore».

L’articolo mette inoltre in evidenza quanto sia importante sapere che esistono percorsi di supporto accessibili e concreti per chiedere aiuto. «È utile rivolgersi al medico di famiglia per escludere cause organiche, ma l'opzione più diretta è il consultorio. Lì opera un'équipe multidisciplinare, psicologi, ginecologi, ostetriche, che si prende cura non solo della donna, ma della coppia. Chiedere aiuto non è difficile, basta una telefonata».

Centrale anche il tema della prevenzione e del sostegno intorno alla madre già prima della nascita del bambino: «Il corso pre-parto è l'arma più efficace. Serve a sfatare il mito della mamma perfetta e permette ai partner di acquisire la capacità di diventare custodi del benessere della compagna». Un supporto che, secondo Aiello, deve rispettare i bisogni e i confini della donna.

«Bisogna stabilire confini chiari», conclude Aiello. «Non dispensate consigli se non richiesti, non prendete il bambino dalle braccia della mamma se non lo chiede lei. Lo spazio mentale della madre è sacro».

Per approfondire👇
https://www.leggo.it/crescere_insieme/06_maggio_2026_depressione_post_partum_sintomi_durata_cura_psicologo_psichiatra_famiglia-9493576.html

01/05/2026

In occasione del 1° maggio, Festa delle Lavoratrici e dei Lavoratori, celebriamo il valore del lavoro non solo come diritto, ma come dimensione fondamentale della vita delle persone e della comunità.

Il lavoro contribuisce a costruire identità, relazioni e senso di appartenenza. È uno spazio in cui si intrecciano competenze, responsabilità e riconoscimento, elementi essenziali per il benessere psicologico e sociale.

In un tempo in cui il lavoro cambia rapidamente, è sempre più importante promuovere contesti lavorativi sicuri, sostenibili e rispettosi della dignità della persona, capaci di valorizzare le risorse individuali e prevenire ogni forma di disagio.

28/04/2026

L'uso di gas esilarante (protossido d'azoto) è una preoccupante e pericolosa "moda" che si sta diffondendo soprattutto tra gli adolescenti. Chi fosse interessato ad approfondire può seguire il servizio che andrà in onda stasera su Rai 3

Presentazione del nuovo libro di Nardone, sulle varianti del disturbo fobico legato alla guida.
21/04/2026

Presentazione del nuovo libro di Nardone, sulle varianti del disturbo fobico legato alla guida.

Lunedì 27 aprile, alle ore 20:30, terrò una conferenza gratuita e aperta a tutti, in diretta sulle mie pagine Facebook, Instagram e LinkedIn, per presentare il mio nuovo libro dal titolo: “Panico al volante. Superare la paura per guidare sicuri", edito da Ponte alle Grazie.

Il libro sarà disponibile in tutte le librerie e nei migliori digital store a partire dal 24 aprile, e può essere preordinato qui: https://tinyurl.com/3apa8sf3

Vi aspetto!


11/04/2026

08/04/2026

Indirizzo

Via Marconi 51
Bologna
40122

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 19:45
Martedì 08:30 - 15:30
Mercoledì 08:30 - 19:45
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:30 - 20:00
Sabato 09:00 - 13:00

Telefono

+393382718876

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