Dott.ssa Silvia Li Puma

Dott.ssa Silvia Li Puma Psicologa Psicoterapeuta a indirizzo sistemico relazionale. Mi occupo di terapia familiare, di coppia, consulenza pedagogica e sostegno alla genitorialità

10/04/2026
07/04/2026

venerdì 10 aprile h 17:30 CONFERENZA h 20:00 PROIEZIONE DEL FILM THE ROADcon il patrocinio del Sindaco di BolzanopresentazioneCosa è cambiato realmente dopo l’entrata in vigore della riforma 2006 sull’affidamento condiviso?Come viene applicato il principio della bigenitorialità?Separazioni e ...

25/10/2025

La Danimarca ha posto un limite chiaro: niente social sotto i 15 anni.
Una scelta che riapre, ancora una volta, il dibattito sulla protezione dei minori dal mondo digitale e dai suoi rischi.

Non si tratta di essere “contro la tecnologia”, ma di riconoscere una questione di età e maturità. Come non permettiamo a un bambino di guidare un’auto, allo stesso modo non possiamo consegnargli un mondo digitale senza tutele senza limiti.
Ogni cosa a suo tempo: è buon senso, oltre che scienza.

In Italia qualcosa si muove, come il divieto degli smartphone a scuola fino ai 18 anni è un segnale importante, ma le famiglie restano sole. Mamme e papà si trovano a gestire notti insonni, dispositivi sempre accesi, e una pressione sociale che li fa sentire in colpa se provano a mettere un limite.

Il marketing lavora sui sensi di colpa, non sul benessere dei figli.
È tempo che anche le istituzioni diano ai genitori strumenti chiari, legittimi, per dire: “No, non ancora. Ogni cosa a suo tempo.”

Perché i genitori da soli non ce la fanno. E non devono farcela da soli.

18/07/2025

𝐂𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐦𝐢: In un mondo dove tutto è iperconnesso, come cambiano le sfide dell’educazione e dello sviluppo?

Appuntamento a Merano - AutorInnen in Meran ospita il medico e psicoterapeuta 𝐀𝐥𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐏𝐞𝐥𝐥𝐚𝐢, uno degli autori più letti in Italia su temi di genitorialità e adolescenza.

Con il suo stile chiaro e coinvolgente, Pellai ci accompagna in una riflessione urgente e necessaria per chi cresce e chi educa.

Modera: Mauro Sperandio

🕘 20 luglio, ore 21:00
📍 Pavillon des Fleurs, Corso Libertà 39, Merano

🎟️ Ingresso gratuito! Prenotazione su www.eventbrite.it (link in bio) o direttamente presso la Biblioteca Civica di Merano.
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𝐀𝐮𝐟𝐰𝐚𝐜𝐡𝐬𝐞𝐧 𝐳𝐰𝐢𝐬𝐜𝐡𝐞𝐧 𝐖𝐋𝐀𝐍 𝐮𝐧𝐝 𝐖𝐡𝐚𝐭𝐬𝐀𝐩𝐩: Wie verändert die ständige Vernetzung unser Aufwachsen, unsere Beziehungen – und die Rolle der Eltern?

Autorinnen in Meran - Appuntamento a Merano lädt ein zum Abend mit dem Arzt, Psychotherapeuten und Bestsellerautor 𝐀𝐥𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐏𝐞𝐥𝐥𝐚𝐢.

Seine Bücher zur Erziehung und Entwicklung wurden in über 15 Sprachen übersetzt – nun spricht er in Meran über die Herausforderungen und Chancen des Aufwachsens in einer digitalen Welt.

Moderation: Mauro Sperandio

🕘 20. Juli um 21:00 Uhr
📍 Pavillon des Fleurs, Freiheitsstraße 39, Meran

🎟️ Eintritt frei! Kostenlose Tickets über www.eventbrite.it (Link in Bio) oder direkt in der Stadtbibliothek Meran.

Condivido di nuovo questo pensiero di Pellai, in quanto in questo periodo di gite sono davvero affranta per quanto le sc...
13/05/2025

Condivido di nuovo questo pensiero di Pellai, in quanto in questo periodo di gite sono davvero affranta per quanto le scuole (la maggior parte) non riescono a prendere una posizione sul non uso dello smartphone autorizzandone l’utilizzo con la voce “verrà consentito solo la sera” come se non se ne potesse fare a meno, come concedere una sigaretta o una birra. I genitori, le famiglie sono fragili di fronte a questo tema, talvolta poco consapevoli, ma la scuola deve essere il primo promotore di cambiamento. E non lo sta facendo. Qualche scuola ci sta provando ma troppe, troppe poche, troppi pochi dirigenti affrontano il tema.
E mi chiedo il senso dei progetti sul cyberbullismo quando la carabina in mano glie la mettiamo noi ai nostri ragazzi.

MA DAVVERO E’ SBAGLIATO ATTENDERE I 14 ANNI PRIMA DI AVERE UNO SMARTPHONE? Rispondo a tutti coloro che hanno criticato la nostra petizione al governo
In questi giorni si è molto parlato della petizione - di cui io e Daniele Novara siamo primi firmatari -che chiede al governo di sostenere, per legge, la regolamentazione relativa all’ingresso dello smartphone nella vita dei minori e anche l’età minima necessaria per gestire un profilo social personale. Auspichiamo che lo smartphone venga posseduto non prima dei 14 anni e che non sia possibile avere un profilo social prima dei 16 anni. Le reazioni a questa proposta sono state enormi. Alcuni d’accordo, altri no. Il pensiero divergente è sempre importante, ma ciò che ho notato è che nessuno, quando dichiara la non validità di questa proposta (e spesso anche la non validità di chi l’ha fatta, ma questo è un altro argomento), parla mai di “addiction”. L’intero ambiente online è architettato per uncinare il fruitore a spendere sempre più tempo nell’online. Piattaforme social e di videogaming sono infarcite di artifici finalizzati a stimolare i circuiti dopaminergici dell’utilizzatore, ma questo non viene mai messo al centro delle riflessioni di chi continua a dire che la responsabilità è dei genitori e che bisognerebbe togliere lo smartphone o almeno farne ridurre l'uso agli adulti (cosa che condivido appieno) e non ai minori (cosa che invece non condivido per niente). Le leggi di stato sono spesso state promosse per tutelare soggetti fragili nei confronti di rischi che non sono in grado di gestire. Ci sono leggi che vietano la vendita di tabacco e alcol ai minori, che impediscono ad un minore di accedere ad una sala giochi, che non permettono ad un minore di assumere in autonomia sostanze ad azione psicotropa. Queste leggi sono fatte perché i minori sono particolarmente vulnerabili alla stimolazione dei circuiti dopaminergici e più inclini a sviluppare dipendenza. La dipendenza da smartphone non è la semplice conseguenza di una vita inadeguata e/o di una famiglia fragile. Spesso anche all’interno di vite adeguate e famiglie competenti le tecnologie ad uso personale dei minori fanno danni enormi. Moltissimi genitori competenti si rendono conto di questo. E chiederei a tutti i genitori di bambini di 9 e 10 anni che hanno dato ai loro figli il loro primo smartphone in età precoce, se la loro vita familiare e lo stile di vita dei loro bambini ha avuto beneficio da tale decisione educativa. Quanti sono oggi i genitori che se avessero saputo cosa sarebbe accaduto nella vita dei loro bambini dopo l’ingresso dello smartphone ad uso personale, rifarebbero la stessa scelta? C’è molta complessità da considerare quando si parla di questo tema. E nessuno ha mai detto che lo smartphone è la causa del malessere in età evolutiva. Ma non ho alcun problema ad affermare su base scientifica che lo smartphone rappresenta un “enorme” – e ribadisco “enorme” – fattore di rischio che contribuisce a determinare i quattro fattori che anche J. Haidt descrive in modo magistrale nel suo bellissimo libro “Generazione Ansiosa” (Rizzoli ed.) e intorno ai quali io e Barbara Tamborini avevamo già fornito ai genitori abbondanti evidenze nel nostro testo “Vietato ai minori di 14 anni” (De Agostini ed.). Quali sono questi quattro fattori? A) Deprivazione di sonno B) Deprivazione sociale C) Frammentazione dell’attenzione e riduzione delle competenze di apprendimento D) Addiction.
I vostri figli hanno manifestato almeno uno di questi quattro fenomeni dopo l’ingresso dello smartphone nelle loro vite? Secondo la narrazione corrente che si oppone alla nostra petizione il problema consisterebbe nel fatto che siete genitori fragili e iperconnessi. Secondo, invece, quanto affermato nella nostra petizione, il problema consiste nel fatto che – anche se siete genitori competenti e attenti ai bisogni educativi dei vostri figli – l’uncinamento dopaminergico prodotto dallo smartphone è così intenso da impedire a vostro figlio di farne buon uso. Perché il tema è proprio questo: non si può consegnare in mano ad un bambino qualcosa che è architettato per renderlo dipendente e dirgli che deve imparare a non esserlo. Da sempre tabacco, alcol, droghe, pornografia e gioco d’azzardo sono regolati da leggi di stato, per ciò che riguarda la fruizione da parte dei minori. Perché non dovrebbe accadere anche con lo smartphone? Ho ricevuto molti insulti, molto discredito professionale in tante affermazioni che ho sentito in questi giorni da molti colleghi. Se ho sbagliato ad avere, già da molti anni, la visione che la crescita di chi non ha compiuto 14 anni dovrebbe essere “smartphone free”, chiederò scusa al mondo. Ad oggi, però, la ricerca disponibile e le evidenze cliniche in età pediatrica, mi dicono di continuare ad avere questa visione e di condividerla con più adulti possibili. Se volete e potete condividete questo messaggio con altri genitori e lunedì partecipate all’evento online di cui trovate informazione nell’immagine abbinata a questo post.

12/11/2024
Assolutamente d’accordo…ma quanta strada da fare per raggiungere un obiettivo così semplice
13/09/2024

Assolutamente d’accordo…ma quanta strada da fare per raggiungere un obiettivo così semplice

MA DAVVERO E’ SBAGLIATO ATTENDERE I 14 ANNI PRIMA DI AVERE UNO SMARTPHONE? Rispondo a tutti coloro che hanno criticato la nostra petizione al governo
In questi giorni si è molto parlato della petizione - di cui io e Daniele Novara siamo primi firmatari -che chiede al governo di sostenere, per legge, la regolamentazione relativa all’ingresso dello smartphone nella vita dei minori e anche l’età minima necessaria per gestire un profilo social personale. Auspichiamo che lo smartphone venga posseduto non prima dei 14 anni e che non sia possibile avere un profilo social prima dei 16 anni. Le reazioni a questa proposta sono state enormi. Alcuni d’accordo, altri no. Il pensiero divergente è sempre importante, ma ciò che ho notato è che nessuno, quando dichiara la non validità di questa proposta (e spesso anche la non validità di chi l’ha fatta, ma questo è un altro argomento), parla mai di “addiction”. L’intero ambiente online è architettato per uncinare il fruitore a spendere sempre più tempo nell’online. Piattaforme social e di videogaming sono infarcite di artifici finalizzati a stimolare i circuiti dopaminergici dell’utilizzatore, ma questo non viene mai messo al centro delle riflessioni di chi continua a dire che la responsabilità è dei genitori e che bisognerebbe togliere lo smartphone o almeno farne ridurre l'uso agli adulti (cosa che condivido appieno) e non ai minori (cosa che invece non condivido per niente). Le leggi di stato sono spesso state promosse per tutelare soggetti fragili nei confronti di rischi che non sono in grado di gestire. Ci sono leggi che vietano la vendita di tabacco e alcol ai minori, che impediscono ad un minore di accedere ad una sala giochi, che non permettono ad un minore di assumere in autonomia sostanze ad azione psicotropa. Queste leggi sono fatte perché i minori sono particolarmente vulnerabili alla stimolazione dei circuiti dopaminergici e più inclini a sviluppare dipendenza. La dipendenza da smartphone non è la semplice conseguenza di una vita inadeguata e/o di una famiglia fragile. Spesso anche all’interno di vite adeguate e famiglie competenti le tecnologie ad uso personale dei minori fanno danni enormi. Moltissimi genitori competenti si rendono conto di questo. E chiederei a tutti i genitori di bambini di 9 e 10 anni che hanno dato ai loro figli il loro primo smartphone in età precoce, se la loro vita familiare e lo stile di vita dei loro bambini ha avuto beneficio da tale decisione educativa. Quanti sono oggi i genitori che se avessero saputo cosa sarebbe accaduto nella vita dei loro bambini dopo l’ingresso dello smartphone ad uso personale, rifarebbero la stessa scelta? C’è molta complessità da considerare quando si parla di questo tema. E nessuno ha mai detto che lo smartphone è la causa del malessere in età evolutiva. Ma non ho alcun problema ad affermare su base scientifica che lo smartphone rappresenta un “enorme” – e ribadisco “enorme” – fattore di rischio che contribuisce a determinare i quattro fattori che anche J. Haidt descrive in modo magistrale nel suo bellissimo libro “Generazione Ansiosa” (Rizzoli ed.) e intorno ai quali io e Barbara Tamborini avevamo già fornito ai genitori abbondanti evidenze nel nostro testo “Vietato ai minori di 14 anni” (De Agostini ed.). Quali sono questi quattro fattori? A) Deprivazione di sonno B) Deprivazione sociale C) Frammentazione dell’attenzione e riduzione delle competenze di apprendimento D) Addiction.
I vostri figli hanno manifestato almeno uno di questi quattro fenomeni dopo l’ingresso dello smartphone nelle loro vite? Secondo la narrazione corrente che si oppone alla nostra petizione il problema consisterebbe nel fatto che siete genitori fragili e iperconnessi. Secondo, invece, quanto affermato nella nostra petizione, il problema consiste nel fatto che – anche se siete genitori competenti e attenti ai bisogni educativi dei vostri figli – l’uncinamento dopaminergico prodotto dallo smartphone è così intenso da impedire a vostro figlio di farne buon uso. Perché il tema è proprio questo: non si può consegnare in mano ad un bambino qualcosa che è architettato per renderlo dipendente e dirgli che deve imparare a non esserlo. Da sempre tabacco, alcol, droghe, pornografia e gioco d’azzardo sono regolati da leggi di stato, per ciò che riguarda la fruizione da parte dei minori. Perché non dovrebbe accadere anche con lo smartphone? Ho ricevuto molti insulti, molto discredito professionale in tante affermazioni che ho sentito in questi giorni da molti colleghi. Se ho sbagliato ad avere, già da molti anni, la visione che la crescita di chi non ha compiuto 14 anni dovrebbe essere “smartphone free”, chiederò scusa al mondo. Ad oggi, però, la ricerca disponibile e le evidenze cliniche in età pediatrica, mi dicono di continuare ad avere questa visione e di condividerla con più adulti possibili. Se volete e potete condividete questo messaggio con altri genitori e lunedì partecipate all’evento online di cui trovate informazione nell’immagine abbinata a questo post.

Prima della scuola dovrebbero essere i genitori a non dare in mano ai propri figli un cellulare fino ai 16 anni e dare l...
30/08/2024

Prima della scuola dovrebbero essere i genitori a non dare in mano ai propri figli un cellulare fino ai 16 anni e dare loro l’esempio riducendo al minimo l’uso del proprio smartphone.
È da anni ormai che ne conosciamo le conseguenze ma pochi sono i genitori che proteggono i propri figli dai device, sempre più utilizzati come comodi silenziatori.

Dallo stop ai cellulari in classe anche per scopi didattici fino al ritorno al diario cartaceo per riabituare i ragazzi a scrivere. (ANSA)

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