Dott.ssa Federica Jackeline Pagani

Dott.ssa Federica Jackeline Pagani Psicologa clinica e psicoterapeuta i. f. Analisi Transazionale.

Aiuto persone con background adottivo a trasformare ferite invisibili in parole possibili 🌱
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E se l’adozione non fosse una storia di salvezza?È una domanda scomoda, ma necessaria.L’adozione può essere amore, cura,...
24/05/2026

E se l’adozione non fosse una storia di salvezza?

È una domanda scomoda, ma necessaria.

L’adozione può essere amore, cura, casa, possibilità di vita.
Ma non cancella ciò che è venuto prima.

Prima dell’adozione non c’è il nulla.
Ci sono esperienze, separazioni, legami interrotti, tracce che possono restare nel tempo.

Quando l’adozione viene raccontata come “salvezza”, la persona adottata può sentire di dover essere grata per sempre.
E può provare colpa se fa domande, se soffre, se cerca le proprie origini, se desidera un legame con la famiglia biologica.

Parlare della complessità dell’adozione non significa togliere valore all’amore ricevuto.
Significa fare spazio anche alla verità emotiva di chi è stato adottato.

Che effetto ti fa la parola “salvezza” quando si parla di adozione?

Dott. Federica Jackeline Pagani

Questo è un punto che viene affrontato anche da ItaliaAdozioni nel loro "Decalogo delle credenze troppo adottate".

Domenica 17 maggio ho partecipato all’incontro di Italia Adozioni per il progetto L’adozione fra i banchi di scuola.È st...
24/05/2026

Domenica 17 maggio ho partecipato all’incontro di Italia Adozioni per il progetto L’adozione fra i banchi di scuola.

È stata un’esperienza davvero molto emozionante.

Vedere bambini, ragazzi e insegnanti lavorare su un tema così delicato mi ha fatto riflettere su quanto sia importante portare l’adozione anche nei luoghi educativi.

Perché l’adozione non riguarda solo chi l’ha vissuta da vicino.

Riguarda il modo in cui impariamo a parlare di origini, legami, appartenenza, famiglie e storie diverse.

E forse il punto è proprio questo: trovare parole che siano delicate, ma vere.
Parole che non semplifichino troppo.
Parole capaci di tenere insieme amore e complessità.
Perchè l'adozione è un processo che dura tutta la vita.

Secondo te, quali parole servono oggi per raccontare l’adozione con cura? Quali sono per te le parole da cui partire?
Ti leggo nei commenti e in privato.

Dott.ssa Federica Jackeline Pagani

ItaliaAdozioni

24/05/2026

Sono una persona con background adottivo e oggi sono mamma biologica.

E forse è per questo che la Festa della Mamma, per me, ha più di una voce.

C’è la madre che mi ha generata.

C’è la mamma che mi ha cresciuta.

E poi ci sono io, che sono diventata mamma.

E questo ha mosso qualcosa di profondo legato alla mia storia adottiva.

Per la prima volta ho visto una somiglianza che non dovevo cercare.

Un volto, uno sguardo, un gesto.

Una continuità che passava anche attraverso di me.

È stato bellissimo.

Ed è stato anche complesso.

Perché la maternità non ha portato solo gioia.

Ha portato anche domande nuove su domande antiche.

Mi ha fatto pensare alla donna che mi ha messa al mondo.

Mi ha fatto guardare con altri occhi la donna che mi ha cresciuta.

Mi ha fatto chiedere che mamma voglio essere io, con la mia storia sulle spalle e tra le mani.

Oggi non voglio scegliere una parte sola.

Posso essere grata e sentire mancanza.

Posso amare e avere domande.

Posso essere mamma e, allo stesso tempo, restare figlia di una storia complessa.

Questa Festa della Mamma la dedico alla complessità.

A chi è stato adottato e vive questa giornata con emozioni miste.

A chi è mamma, ma porta dentro anche la propria storia di figlia.

A chi non riesce a festeggiare in modo leggero.

A chi ama più di una madre, ne cerca una, ne sente l’assenza, o prova ancora a dare un nome a quello che sente.

Non tutte le storie di maternità iniziano nello stesso modo.

La mia contiene una separazione, un incontro, una crescita, una nascita.

Contiene radici ricevute, radici cercate e radici nuove.

E per te, oggi, che voce ha la parola "mamma"?
Condividi se ti riconosci in queste parole e scrivimi se senti che la tua storia ha bisogno di uno spazio che merita ascolto.

Come psicologa, accompagno persone adottate e famiglie a dare parola a ciò che spesso resta invisibile.

Dott.ssa Federica Jackeline Pagani

24/05/2026

Quando si parla di adozione di bambini molto piccoli, si sente spesso dire che sia “più facile”.

Più facile per i genitori adottivi.
Più facile per il bambino.
Come se, essendo così piccolo, non potesse aver sentito davvero ciò che è accaduto.
Come se l’assenza di ricordi chiari coincidesse con l’assenza di esperienza.

Ma non è così.

In psicologia, questo si può comprendere anche attraverso il concetto di memoria implicita: una forma di memoria precoce che non si conserva come ricordo chiaro, con immagini, parole e una storia da raccontare, ma come traccia nel corpo, nelle emozioni, nelle reazioni automatiche e nel modo di vivere i legami.

Un bambino molto piccolo può non avere una memoria narrativa, cioè non poter ricordare e raccontare ciò che ha vissuto.
Questo, però, non significa che non abbia vissuto una separazione, una rottura, una perdita.

Le esperienze molto precoci possono lasciare tracce profonde anche prima che esistano parole per nominarle.
Tracce nel corpo, nel sistema emotivo, nel modo in cui si cerca vicinanza, si percepisce la distanza, si vive la sicurezza o il rischio di perderla.

Per questo, essere adottati molto piccoli non significa “non ricordare niente”.
Significa, piuttosto, che ciò che è stato vissuto può non essere ricordato in modo chiaro e cosciente, ma può comunque restare dentro.

A volte queste tracce si esprimono nella paura dell’abbandono, nella fatica a fidarsi, nell’iperadattamento, nel bisogno di controllo, in una sensibilità profonda alle rotture del legame.

Riconoscerlo non toglie nulla al valore del legame adottivo.
Non sminuisce l’amore.
Non nega la possibilità di costruire sicurezza.

Aiuta però a uscire da una semplificazione che rischia di fare male:
quella per cui, se l’adozione è avvenuta molto presto, allora sarebbe stato tutto più semplice e meno impattante.

Non avere ricordi chiari non significa non aver vissuto. E non avere parole, all'inizio, non significa non aver sentito.

Se ti va, raccontami nei commenti cosa ne pensi.
E se senti che queste parole possono aiutare qualcuno, condividi questo post.

Dott.ssa Federica Jackeline Pagani


07/04/2026

Una verità che nessuno ti dice sull’adozione:
sentirti dire “sei stat* fortunat*" può suscitare emozioni contrastanti.

A volte quella frase, anche se detta con buone intenzioni, mette da parte tutto il resto:
la perdita,
le domande senza risposta,
la paura di essere lasciati ancora,
la fatica di non sentirsi mai abbastanza,
Il vuoto di non sapere da dove vieni.

E a volte porta con sé anche un altro peso:
se sei quell* “fortunat*”, allora puoi sentirti anche in dovere di essere grat*.
E tutto ciò che non assomiglia alla gratitudine
rischia di trasformarsi in senso di colpa.

Per questo certe storie non hanno bisogno di essere semplificate, ma accolte nel profondo.

Ti è mai capitato di sentirti dire questa frase? Che parte della tua storia senti che lascia fuori?
Raccontamelo nei commenti o se preferisci in privato.

Dott.ssa Federica Jackeline Pagani



26/03/2026

L'adozione continua a vivere nei fili che ci uniscono.

Domenica mi sono portata via una sensazione precisa:
che tra persone adottate esista spesso un filo silenzioso, ma fortissimo.
Non perché le storie siano uguali.
Non lo sono.
Ma perché certe domande, certe fatiche, certi movimenti interiori
si assomigliano più di quanto a volte riusciamo a dire. Come psicologa, vedo quanto sia importante avere uno spazio
in cui la storia adottiva possa essere pensata davvero.
Come persona adottata, sento anche quanto faccia la differenza
non dover spiegare tutto da capo, non sentirsi “troppo”,
non sentirsi strani per quello che si prova. Io penso che l’adozione non vada minimizzata né patologizzata.
Penso che sia una storia complessa, profonda,
che può lasciare ferite, domande, risorse, ambivalenze. È un processo che dura tutta la vita e in certi momenti più che in altri torna a farsi sentire o inizia a farsi sentire.
E penso che tutto questo meriti spazio.
È anche da questo che nasce il percorso che sto costruendo:
dal desiderio di offrire un luogo in cui quel filo che ci unisce possa diventare parola, comprensione, possibilità.

Se ti va, raccontami nei commenti o in privato che cosa ti ha lasciato questo reel e cosa ne pensi.

A breve nuove informazioni in merito al percorso che sto creando qui sulla mia pagina.

Dott.ssa Federica Jackeline Pagani

Quello che non si dice abbastanza sull’amore incondizionato nell’adozione è che si può essere cresciuti dentro un legame...
21/03/2026

Quello che non si dice abbastanza sull’amore incondizionato nell’adozione è che si può essere cresciuti dentro un legame affettuoso e reale e, allo stesso tempo, aver imparato che l’amore si merita.

Che bisogna essere bravi, non creare problemi, non deludere, non far pesare il proprio dolore.

Che la rabbia può mettere a rischio il legame.

Che certe domande è meglio non farle.

Per questo il punto non è solo:

Mi hanno amat*?

Ma anche:

Mi sono sentit* amat* anche quando ero fragile, arrabbiat*, confus*, pien* di domande?

L’amore incondizionato tiene spazio.

Regge la complessità.

Riconosce le ferite invisibili dell’adozione, dà loro dignità e rende possibile integrarle nella propria storia.

Se ti ritrovi in queste parole, scrivimelo nei commenti o in privato.

Nel link in bio trovi anche il sondaggio che ho creato per dare forma a un percorso dedicato alle persone con background adottivo.

Dott.ssa Federica Jackeline Pagani

Un pensiero per la festa del papà...Al padre di mia figlia, che la cresce con impegno e dedizione, oltre che con immenso...
19/03/2026

Un pensiero per la festa del papà...

Al padre di mia figlia, che la cresce con impegno e dedizione, oltre che con immenso amore.

Al mio papà che mi ha amata dal primo sguardo e che è l'unico che finora ho potuto conoscere.

Al "padre" che ha permesso che io esistessi, quello che non ho mai conosciuto e chissà se un giorno DECIDERÒ io di incontrare. Ma che inevitabilmente fa parte di me in un modo o nell'altro.

Da persona con background adottivo ho riflettuto molto su questa persona della mia vita. In particolare nella mia terapia individuale.

Si pensa spesso alla figura materna, anche cpn le persone adottate che sto conoscendo attraverso il mio progetto. È quasi automatico.

Ma è importante ricordarci che non può non esistere un padre biologico e prima o poi ci si ritrova a farne i conti. Anche lui gioca un ruolo nella nostra vita, a livello inconscio, inconsapevole, come di sottofondo. Lì si possono trovare alcune risposte. È vitale vederlo, parlare di quel pezzo per poter integrare la storia adottiva a 360 gradi.

Lo dico da psicologa, psicoterapeuta e da persona con background adottivo.

Cosa ne pensi? Ci avevi mai riflettuto?
Questo sarà uno dei temi che ho intenzione di affrontare nel percorso che sto creando.

Se sei interessat* contattami.

Dott.ssa Federica Jackeline Pagani

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24040

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