25/08/2026
Essere un terapista non significa applicare alla lettera ciò che si è studiato e fermarsi lì.
Lo studio è fondamentale. La formazione è indispensabile. Le procedure, i dati, l’osservazione e il confronto con altri professionisti devono sempre guidare il lavoro.
Ma poi davanti a noi non c’è un manuale. C’è un bambino.
E ogni bambino richiede capacità di osservazione, ascolto, flessibilità, comunicazione, creatività, pensiero critico, empatia professionale e problem solving.
Io le chiamo competenze per la vita.
Sono quelle competenze che ti servono quando devi capire perché una strategia non sta funzionando e devi trovarne una alternativa senza perdere di vista l’obiettivo.
Quando devi utilizzare il poco tempo a disposizione per osservare davvero un bambino, comprenderne i bisogni e scegliere da dove partire.
Quando devi spiegare a una famiglia, con parole semplici e concrete, quali progressi sono stati raggiunti e quali saranno i passaggi successivi.
Quando devi costruire un percorso di sviluppo della comunicazione nel quale ogni obiettivo abbia un senso, sia collegato al precedente e prepari quello successivo.
Essere flessibili, però, non significa improvvisare.
Essere creativi non significa inventare interventi senza criterio.
Significa utilizzare le proprie competenze tecniche per trovare soluzioni funzionali, osservare le risposte del bambino, raccogliere informazioni, modificare ciò che non funziona e continuare a cercare la strada più efficace.
E significa anche conoscere i propri limiti.
Per questo considero fondamentale il lavoro condiviso con analisti del comportamento, logopedisti, TNPEE, psicologi e con tutti i professionisti coinvolti nel percorso del bambino.
Nessuno dovrebbe lavorare come se il proprio intervento fosse separato dagli altri.
Il bambino ha bisogno di una direzione comune.
Questo è il mio modo di vivere il lavoro di terapista: continuare a studiare, osservare molto, confrontarmi, cercare soluzioni e non accontentarmi della prima risposta.
Perché alla fine il risultato che conta non è dimostrare quanto conosciamo.
È vedere un bambino acquisire nuove possibilità, comunicare meglio, diventare più autonomo e una famiglia ritrovare, passo dopo passo, maggiore serenità.
Ed è proprio questo che, oggi, continua a rendermi felice del lavoro che faccio e orgoglioso dei risultati raggiunti.
Il titolo dice cosa hai studiato.
Il modo in cui lavori racconta che professionista sei.
Filippo Vadalà
Terapista ABA e Mental Coach
MentalSportAut – Servizi per l’Autismo
📍 Bova Marina
🏠 Percorsi anche a domicilio
💻 Supporto e consulenze anche online
📞 320 631 1958
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Se pensi che questo messaggio possa essere utile a una famiglia o a un professionista, condividilo. Parlare di qualità dell’intervento significa anche diffondere una cultura più consapevole.