Mentalsportaut Formazione di Vadala' Filippo

Mentalsportaut Formazione di Vadala' Filippo MentalSportAut è un’associazione fondata da Filippo Vadalà che offre formazione, consulenza e risorse pratiche su autismo, ADHD e ABA.

Supporta genitori, educatori e professionisti con corsi online, libri e strategie per favorire benessere e autonomia.

Tuo figlio indica ma non parla? Quel gesto conta davvero.Quando un bambino indica qualcosa che vuole, non sta facendo “p...
03/09/2026

Tuo figlio indica ma non parla? Quel gesto conta davvero.

Quando un bambino indica qualcosa che vuole, non sta facendo “poco”.
Sta già comunicando.

Sta mostrando interesse, intenzionalità e la capacità di coinvolgere un’altra persona per ottenere qualcosa.

È proprio da segnali come questo che possiamo partire per costruire comunicazione sempre più funzionale.

Prima della parola, infatti, ci sono tanti comportamenti che meritano attenzione.

Non sottovalutare quel gesto.
Potrebbe essere uno dei primi veri mattoni della comunicazione.

Filippo Vadalà
Terapista ABA
MentalSportAut – Servizi per l’Autismo

02/09/2026

Ci sono risultati che, visti da fuori, possono sembrare piccoli.

Una lettera mostrata.
Un suono pronunciato.
Un bambino che pensa qualche secondo e poi risponde: “A”.

Per qualcuno potrebbe essere una banalità.

Per Antonio, 9 anni, con un bisogno di supporto molto elevato, non lo è affatto.

Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme, la situazione era molto diversa. Le sue produzioni verbali erano prevalentemente ecolaliche, la collaborazione era difficile, restare seduto e condividere un’attività strutturata richiedeva un lavoro enorme.

I primi giorni sono stati davvero duri.

Non perché Antonio “non volesse imparare”, ma perché prima ancora di chiedergli una prestazione dovevamo costruire tutto ciò che rende possibile l’apprendimento: fiducia, relazione, tolleranza, attenzione condivisa, capacità di restare nell’attività, autoregolazione.

Abbiamo lavorato senza cercare scorciatoie.

Oggi Antonio riesce a stare seduto durante le attività, comincia a riconoscere alcune emozioni, mostra maggiori capacità di autoregolazione e soprattutto riesce a partecipare in maniera completamente diversa rispetto all’inizio del percorso.

Poi è arrivato questo momento.

Gli mostro la lettera A
Pronuncio: “A”.

Antonio guarda.

Non ripete immediatamente in maniera automatica.

Si prende qualche secondo.

Sembra elaborare ciò che gli viene presentato.

E poi risponde:

“A”.

Per la prima volta abbiamo osservato qualcosa di diverso rispetto alle ecolalie che avevano caratterizzato gran parte delle sue produzioni vocali.

È un episodio che naturalmente dovrà essere consolidato, osservato e generalizzato. Un singolo comportamento non permette di trarre conclusioni definitive.

Ma per chi conosce Antonio e sa da dove siamo partiti, quei pochi secondi hanno un peso enorme.

Perché il risultato non è soltanto quella “A”.

Il risultato è tutto ciò che oggi gli permette di arrivare a quella risposta.

È riuscire a fermarsi.
Guardare.
Ascoltare.
Restare nella situazione.
Elaborare uno stimolo.
Collaborare.
Provare a rispondere.

Ed è questo che spesso non si vede quando si osservano soltanto i risultati finali.

Qualcuno, all'inizio, aveva pochissima fiducia nella possibilità che Antonio potesse raggiungere determinati obiettivi.

Io ho sempre preferito un'altra strada: non stabilire prima dove possa arrivare un bambino. Osservarlo, comprenderlo, costruire le condizioni migliori possibili e continuare a lavorare.

Non significa promettere risultati.

Significa non trasformare una diagnosi o una difficoltà presente in una previsione definitiva sul futuro.

Oggi raccogliamo una piccola parte del lavoro fatto.

Ed è stata dura.

Molto più di quanto possa raccontare un video di pochi secondi.

Ma proprio per questo quel suono oggi vale moltissimo.

Non perché Antonio abbia “detto una lettera”.

Ma perché dietro quella lettera vediamo un bambino che sta imparando progressivamente a partecipare, comprendere, regolarsi e comunicare.

E adesso il lavoro continua.

Con prudenza.
Con metodo.
Con obiettivi concreti.

Ma soprattutto con una convinzione:
per Antonio questo non deve essere considerato un punto di arrivo. Può essere l'inizio di un nuovo percorso di apprendimento, comunicazione e autonomia.

Filippo Vadalà
Terapista ABA | Mental Coach
MentalSportAut – Servizi per l’Autismo

Parlare e comunicare non sono la stessa cosa.Un bambino può pronunciare parole, ripetere frasi, completare canzoncine o ...
02/09/2026

Parlare e comunicare non sono la stessa cosa.

Un bambino può pronunciare parole, ripetere frasi, completare canzoncine o rispondere a domande semplici e, allo stesso tempo, avere ancora difficoltà a usare il linguaggio in modo realmente funzionale.

Perché comunicare non significa soltanto produrre parole.

Significa usare un gesto, un suono, uno sguardo o una parola con uno scopo preciso: chiedere, rifiutare, scegliere, attirare l’attenzione, condividere qualcosa, chiedere aiuto.

Ed è proprio qui che spesso nasce la confusione.

Un genitore può pensare:

“Sa dire tante parole, quindi comunica bene.”

Ma la domanda più utile è un’altra:

“Quando ha bisogno di qualcosa, riesce a farmelo capire spontaneamente?”

Per esempio, un bambino può saper dire “acqua” se glielo chiediamo:

“Come si dice?”

Ma se quando ha sete ci prende per mano e ci porta in cucina, significa che quella parola non è ancora diventata completamente funzionale nella sua comunicazione quotidiana.

Questo non riduce il valore della parola acquisita.

Significa semplicemente che dobbiamo fare un passo in più: trasformare una competenza presente in uno strumento spontaneo di comunicazione.

Per questo, quando osserviamo un bambino, non dobbiamo limitarci a contare quante parole possiede.

Dobbiamo chiederci:

Le usa spontaneamente?
Le usa con persone diverse?
Le usa in contesti diversi?
Le usa per ottenere qualcosa o condividere un bisogno?
Dipende sempre da una domanda o da un suggerimento dell’adulto?

Queste sono informazioni molto più importanti.

Il nostro obiettivo non dovrebbe essere soltanto aumentare il numero delle parole.

Dovrebbe essere aiutare il bambino a scoprire che comunicare funziona.

Che una parola può ottenere attenzione.
Che un gesto può esprimere una scelta.
Che un suono può diventare una richiesta.
Che dire “no” può evitare di dover urlare.
Che chiedere “aiuto” può sostituire la frustrazione.

È questo il passaggio che rende il linguaggio davvero utile nella vita quotidiana.

Prima delle parole viene la funzione.
E prima di chiedere “quanto parla?”, chiediamoci: “quanto riesce a comunicare?”

Filippo Vadalà
Terapista ABA
MentalSportAut – Servizi per l’Autismo

Ripetere una parola non significa ancora saperla usare per comunicare.Quando un bambino riesce a ripetere “acqua” dopo c...
01/09/2026

Ripetere una parola non significa ancora saperla usare per comunicare.

Quando un bambino riesce a ripetere “acqua” dopo che l’adulto dice “acqua”, siamo davanti a una risposta ecoica: una competenza importante, perché ci dice che il bambino può imitare verbalmente un modello.

Ma il passaggio decisivo arriva dopo.

La vera domanda diventa: riuscirà a dire “acqua” anche quando ha sete, senza che qualcuno gli suggerisca prima la parola?
È qui che dobbiamo lavorare sulla trasformazione dell’ecoico in una comunicazione sempre più spontanea e funzionale.
In termini semplici, dobbiamo aiutare il bambino a passare dal:

“Ripeti: acqua”
al:
“Voglio acqua.”

E successivamente a utilizzare quella parola in contesti diversi, con persone diverse e senza dipendere continuamente dal suggerimento dell’adulto.

Questo passaggio non avviene semplicemente facendo ripetere una parola decine di volte.

Serve motivazione, serve creare occasioni comunicative, serve diminuire progressivamente gli aiuti e soprattutto serve dare alla parola una funzione.

Se il bambino vuole davvero qualcosa, quello è un momento prezioso per insegnargli che comunicare può essere efficace.

Ed è proprio qui che la figura dei genitori diventa fondamentale.

Non perché mamma e papà debbano trasformarsi nei terapisti del proprio figlio, ma perché sono loro a vivere centinaia di situazioni comunicative che nessuna seduta potrebbe riprodurre completamente.

La colazione.
Il gioco preferito.
Una merenda.
Una passeggiata.
La richiesta di un cartone.
Un oggetto che il bambino non riesce a raggiungere.

Sono tutti momenti nei quali possiamo creare, con naturalezza e senza pressione, una piccola opportunità di comunicazione.

Il professionista può individuare gli obiettivi, insegnare le procedure e monitorare i progressi.

La famiglia permette a quelle competenze di entrare nella vita vera.
Ed è questa collaborazione che considero fondamentale.
Perché una parola pronunciata durante un esercizio è certamente un passo avanti.

Ma quando quella stessa parola viene utilizzata spontaneamente per chiedere, scegliere, rifiutare, attirare l’attenzione o condividere qualcosa, allora stiamo costruendo qualcosa di molto più importante:

comunicazione.
Per questo, quando lavoro sul linguaggio, non mi interessa soltanto quante parole un bambino riesca a ripetere.

Mi interessa capire quanto quelle parole inizino a diventare sue e quanto riesca a utilizzarle per modificare il mondo intorno a sé.

La strada non è:
ripetizione → più ripetizione → ancora ripetizione.

La strada è:
modello → imitazione → riduzione dell’aiuto → utilizzo spontaneo → generalizzazione.

Ed è proprio nel passaggio verso la spontaneità che famiglia ed équipe devono lavorare nella stessa direzione.

Prima della quantità delle parole viene la loro funzione.

Filippo Vadalà
Terapista ABA
MentalSportAut – Servizi per l’Autismo

Mio figlio non mi chiede ciò che vuole. Mi prende per mano e mi porta dove vuole andare. Devo preoccuparmi?Questa è una ...
31/08/2026

Mio figlio non mi chiede ciò che vuole. Mi prende per mano e mi porta dove vuole andare. Devo preoccuparmi?

Questa è una situazione molto comune nei bambini che presentano difficoltà comunicative.

La prima cosa importante da capire è questa: se tuo figlio ti prende per mano, ti porta davanti al frigorifero, indica un oggetto o ti guarda aspettando una risposta, sta già comunicando.

Forse non lo sta facendo ancora attraverso le parole, ma ha trovato una modalità per ottenere qualcosa da te.

Ed è proprio da lì che bisogna partire.

L’errore più frequente è concentrarsi immediatamente sulla parola:

“Dì acqua.”
“Dì biscotto.”
“Dì mamma.”

Ma prima di chiedere una parola dobbiamo osservare come il bambino comunica già, cosa lo motiva, quali richieste riesce a fare e quanto è disposto a coinvolgere l’adulto.

Se ogni volta che mi prende per mano io anticipo immediatamente il suo bisogno, probabilmente non gli sto creando molte occasioni per utilizzare una modalità comunicativa diversa.

Questo non significa impedirgli di ottenere ciò che desidera o metterlo sotto pressione.

Significa creare piccoli momenti di attesa, proporre una scelta, favorire un gesto, uno sguardo, un’indicazione, un suono o una richiesta compatibile con le competenze che possiede in quel momento.

La comunicazione si costruisce per passaggi.

E soprattutto bisogna ricordare una cosa:

non partire dalla parola che ancora manca. Parti dalla comunicazione che tuo figlio sta già utilizzando.

Osservare prima di intervenire permette di costruire obiettivi molto più realistici e funzionali.

Nei prossimi contenuti parleremo proprio di questo: come riconoscere i primi segnali comunicativi e come trasformare semplici situazioni quotidiane in opportunità di apprendimento.

Se tuo figlio comunica prevalentemente prendendoti per mano, indicando o portandoti verso ciò che desidera, raccontami nei commenti quale modalità utilizza più spesso.

Filippo Vadalà
Terapista ABA | Comunicazione e autonomie
MentalSportAut – Servizi per l’Autismo

Essere un terapista non significa applicare alla lettera ciò che si è studiato e fermarsi lì.Lo studio è fondamentale. L...
25/08/2026

Essere un terapista non significa applicare alla lettera ciò che si è studiato e fermarsi lì.

Lo studio è fondamentale. La formazione è indispensabile. Le procedure, i dati, l’osservazione e il confronto con altri professionisti devono sempre guidare il lavoro.

Ma poi davanti a noi non c’è un manuale. C’è un bambino.

E ogni bambino richiede capacità di osservazione, ascolto, flessibilità, comunicazione, creatività, pensiero critico, empatia professionale e problem solving.

Io le chiamo competenze per la vita.

Sono quelle competenze che ti servono quando devi capire perché una strategia non sta funzionando e devi trovarne una alternativa senza perdere di vista l’obiettivo.

Quando devi utilizzare il poco tempo a disposizione per osservare davvero un bambino, comprenderne i bisogni e scegliere da dove partire.

Quando devi spiegare a una famiglia, con parole semplici e concrete, quali progressi sono stati raggiunti e quali saranno i passaggi successivi.

Quando devi costruire un percorso di sviluppo della comunicazione nel quale ogni obiettivo abbia un senso, sia collegato al precedente e prepari quello successivo.

Essere flessibili, però, non significa improvvisare.

Essere creativi non significa inventare interventi senza criterio.

Significa utilizzare le proprie competenze tecniche per trovare soluzioni funzionali, osservare le risposte del bambino, raccogliere informazioni, modificare ciò che non funziona e continuare a cercare la strada più efficace.

E significa anche conoscere i propri limiti.

Per questo considero fondamentale il lavoro condiviso con analisti del comportamento, logopedisti, TNPEE, psicologi e con tutti i professionisti coinvolti nel percorso del bambino.

Nessuno dovrebbe lavorare come se il proprio intervento fosse separato dagli altri.

Il bambino ha bisogno di una direzione comune.

Questo è il mio modo di vivere il lavoro di terapista: continuare a studiare, osservare molto, confrontarmi, cercare soluzioni e non accontentarmi della prima risposta.

Perché alla fine il risultato che conta non è dimostrare quanto conosciamo.

È vedere un bambino acquisire nuove possibilità, comunicare meglio, diventare più autonomo e una famiglia ritrovare, passo dopo passo, maggiore serenità.

Ed è proprio questo che, oggi, continua a rendermi felice del lavoro che faccio e orgoglioso dei risultati raggiunti.

Il titolo dice cosa hai studiato.
Il modo in cui lavori racconta che professionista sei.

Filippo Vadalà
Terapista ABA e Mental Coach
MentalSportAut – Servizi per l’Autismo

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TRA POCHI GIORNI SI TORNA A SCUOLA. MA SIAMO DAVVERO PREPARATI?Non parlo di quaderni, zaini o materiale scolastico.Parlo...
24/08/2026

TRA POCHI GIORNI SI TORNA A SCUOLA. MA SIAMO DAVVERO PREPARATI?

Non parlo di quaderni, zaini o materiale scolastico.

Parlo di quelle situazioni nelle quali un insegnante guarda un bambino e pensa:

“Adesso cosa faccio?”

Un rifiuto improvviso.
Una richiesta che non riesce ad essere espressa.
Una transizione difficile.
Un comportamento che non comprendiamo.
Una crisi.
Una consegna che non viene seguita.
La difficoltà a entrare nel gruppo.

E dall'altra parte c'è una famiglia che accompagna il proprio bambino a scuola chiedendosi se verrà compreso, ascoltato e realmente accompagnato.

È proprio prima dell'inizio della scuola che possiamo fare qualcosa di importante: prepararci.

Per questo ho costruito nel tempo guide e libri nati dall'esperienza sul campo, dal lavoro con bambini e famiglie e dalle situazioni concrete che ogni giorno possono presentarsi.

Non libri da lasciare su uno scaffale.

Strumenti da consultare quando hai bisogno di capire cosa sta succedendo e quali alternative puoi provare.

Comunicazione.
C.A.A.
Autonomie.
Comportamento.
Relazione.
Strategie educative.

E da settembre MentalSportAut apre anche nuovi percorsi online dedicati a insegnanti e famiglie, perché alcune situazioni non hanno bisogno soltanto di essere lette: hanno bisogno di essere raccontate, analizzate e comprese insieme.

Uno spazio nel quale confrontarsi senza paura di essere giudicati e nel quale trasformare:

“Non so cosa fare”

in

“Adesso so da dove iniziare.”

Non possiamo promettere una scuola senza difficoltà.

Possiamo però arrivarci più preparati, più consapevoli e con strumenti migliori.

SETTEMBRE CONSAPEVOLE

Prepararsi prima di dover rincorrere i problemi.

📚 https://mentalsportautserviziperlautismo.com/libri
💻 Percorsi online https://mentalsportautserviziperlautismo.com/ascoltami

Manuali operativi, guide pratiche e schede didattiche nate dalla nostra esperienza clinica per supportare famiglie, educatori e professionisti.

💖UNA DIAGNOSI PUÒ CAMBIARE IL MODO IN CUI UNA FAMIGLIA GUARDA AL FUTURO. IL PROBLEMA È CHE SPESSO, SUBITO DOPO, NESSUNO ...
24/08/2026

💖UNA DIAGNOSI PUÒ CAMBIARE IL MODO IN CUI UNA FAMIGLIA GUARDA AL FUTURO. IL PROBLEMA È CHE SPESSO, SUBITO DOPO, NESSUNO SPIEGA DAVVERO COME AFFRONTARE LA QUOTIDIANITÀ.

Arrivano paure, dubbi, giudizi esterni, difficoltà nella gestione dei comportamenti, problemi a scuola, tensioni familiari e una domanda molto concreta:

“Da dove comincio?”

Da questa esigenza nasce ASCOLTAMI.

Uno spazio online rivolto alle famiglie che hanno bisogno di fermarsi, raccontare ciò che stanno vivendo e trasformare una situazione percepita come ingestibile in un percorso più chiaro e sostenibile.

Durante il primo incontro lavoriamo soprattutto su tre aspetti:

1. Diagnosi e pregiudizio
Comprendere cosa significa realmente la diagnosi, evitare che diventi un’etichetta e individuare subito le priorità su cui concentrarsi.

2. Difficoltà quotidiane
Comunicazione, comportamenti, autonomie, scuola, routine e situazioni che oggi generano maggiore preoccupazione. Analizziamo il problema e individuiamo strategie concrete da cui partire.

3. Equilibrio familiare e relazioni
Evitare che le difficoltà del momento finiscano per compromettere la coppia, i rapporti familiari, le amicizie e la partecipazione sociale.

Non propongo soluzioni standard.

Partiamo da ciò che sta accadendo nella vostra famiglia, individuiamo il problema principale e costruiamo insieme un percorso realistico.

La prima call online di 60 minuti è gratuita.

Serve a capire cosa state vivendo, quali sono oggi le difficoltà più importanti e quale potrebbe essere il primo passo utile.

ASCOLTAMI🥰

Dal problema alla direzione. Dalla confusione a un percorso concreto.

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Filippo Vadalà
Terapista ABA | Mental Coach | Autore e Formatore

La Libreria MentalSportAut nasce dall’esperienza sul campo, dal confronto quotidiano con bambini, famiglie e professioni...
23/08/2026

La Libreria MentalSportAut nasce dall’esperienza sul campo, dal confronto quotidiano con bambini, famiglie e professionisti e dalla volontà di trasformare la conoscenza in strumenti realmente utili.

Non una semplice raccolta di libri, ma uno spazio dedicato a autismo, comunicazione, autonomie, C.A.A., educazione e crescita, con contenuti concreti, accessibili e costruiti per accompagnare chi ogni giorno cerca risposte, strategie e nuove possibilità.

Conoscere meglio per intervenire meglio. Comprendere di più per costruire opportunità reali.
👉

Manuali operativi, guide pratiche e schede didattiche nate dalla nostra esperienza clinica per supportare famiglie, educatori e professionisti.

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Via Forli'
Bova Marina
89035

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