Davide Ruffinengo, Osteopata D.O. MROI e Massofisioterapista

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Davide Ruffinengo, Osteopata D.O. MROI e Massofisioterapista Studio di Osteopatia e Massofisioterapia a Bra (CN) Per maggiori informazioni visita il mio sito web: WWW.DAVIDERUFFINENGO.COM

Mi occupo principalmente di problemi strutturali e meccanici di tipo muscolo-scheletrico (cervicalgia, lombalgia, sciatalgia, discopatia, disturbi temporo-mandibolari, dolori articolari e muscolari), a cui possono associarsi alterazioni funzionali di organi e visceri, e del sistema cranio-sacrale (cefalea, vertigini, nausea, nevralgia, disturbi digestivi e ginecologici).

18/06/2026

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04/06/2026

PSOAS contratto e i SINTOMI FISICI dell'ANSIA: lo stress non è solo "nella testa"

Lo stress non è solo "nella testa". Letteralmente si immagazzina nei muscoli, in particolare nei muscoli respiratori e dell'anca. E da lì comincia a generare una serie di sintomi fisici con i quali molte persone convivono costantemente.

Oggi ti racconto perché due muscoli specifici, il diaframma e lo psoas, sono quelli che reagiscono per primi e in modo più intenso allo stress. E poi qual è la differenza tra stress acuto e stress cronico, e perché lavorare su questi muscoli libera spesso anche la mente, oltre al corpo.

🛡️ DIAFRAMMA E PSOAS: I MUSCOLI DELLA CHIUSURA PROTETTIVA

Il meccanismo dello stress è semplice da capire dal punto di vista evolutivo. Quando il cervello percepisce una minaccia, manda al corpo un segnale di allarme che si traduce nell'irrigidimento di una serie di muscoli, perché il corpo si prepara o a combattere o a scappare. Tutti i muscoli del corpo reagiscono un po', ma alcuni reagiscono molto più di altri.

I due principali sono il diaframma e lo psoas. Il diaframma reagisce per primo perché, di fronte a qualcosa di brutto, la prima cosa che facciamo istintivamente è bloccare il respiro. Lo psoas reagisce subito dopo, per due motivi: è il "vicino di casa" del diaframma, collegato dalla stessa fascia, e soprattutto è uno dei principali muscoli di chiusura protettiva del corpo umano.

Ogni volta che ti succede qualcosa di negativo, che hai un problema, che provi un dolore, l'istinto del tuo corpo è quello di chiudersi su se stesso per proteggere gli organi. Quella chiusura è guidata dallo psoas, che tira il busto in avanti e ti porta verso la classica posizione fetale. È un riflesso antico, profondissimo, che condividiamo con tutti i mammiferi.

⚡ STRESS ACUTO E STRESS CRONICO: DUE STORIE DIVERSE

Il punto importante da capire è che questo meccanismo funziona benissimo quando lo stress è acuto, cioè di breve durata. Un pericolo reale, qualcuno che vuole farti del male, una caduta improvvisa, un'esplosione che ti fa istintivamente chiudere a riccio. In quei casi il diaframma e lo psoas si contraggono di colpo, e poi quando il pericolo passa si rilassano altrettanto rapidamente.

Lo stesso meccanismo si attiva però anche per stress che non mettono in pericolo la nostra sopravvivenza, ma che continuano a girarci in testa per giorni o settimane. La PEC dell'Agenzia delle Entrate, un problema sul lavoro, una preoccupazione personale, un litigio non risolto. Per il sistema nervoso autonomo il segnale è esattamente lo stesso, ma stavolta non si spegne più dopo qualche minuto.

Da qui parte la grande differenza. La tensione muscolare che dovrebbe essere "improvvisa, forte, poi mi rilasso" diventa una tensione bassa e costante, sempre presente. I muscoli finiscono per "contenere" il nostro stress emotivo, lo immagazzinano fisicamente nelle loro fibre, e diventano col tempo cronicamente rigidi.

Il risultato sono contratture, rigidità, dolori che condizionano i movimenti, sensazioni di oppressione al petto, mal di schiena di fondo, gambe pesanti. Sono sintomi che molte persone vivono per anni senza riuscire a spiegarseli, perché non li ricondurrebbero mai al loro reale punto di partenza.

👩 LA RAGAZZA CHE LEGGEVA I TERMINI E CONDIZIONI

Mi è capitato anni fa di parlare con una ragazza molto giovane, esteriormente molto solare e sorridente, ma forse la persona più ansiosa in assoluto che io abbia mai conosciuto. Aveva un livello di ansia probabilmente patologico, perché aveva paura di tantissime cose completamente infondate.

Giusto per darti un'idea: era una di quelle persone che leggono per intero tutti i termini e condizioni degli aggiornamenti dei software, perché aveva paura che potesse "succedere qualcosa" che non si sa bene. Non andava al mare con il suo fidanzato, perché aveva paura di perdersi. La sua vita era piena di queste piccole-grandi paure, costanti, che riempivano qualsiasi spazio mentale libero.

Era venuta da me per una tendinite dello psoas. Una tendinite, badi bene, in una delle persone più sedentarie che abbia mai conosciuto. Aveva sviluppato un livello di tensione muscolare attorno allo psoas talmente alto, da pura tensione emotiva, che il muscolo era arrivato a sviluppare un'infiammazione cronica del tendine. E lo aveva fatto in assenza completa di sforzo fisico.

È un esempio estremo, e ovviamente la maggior parte delle persone con ansia non arriva a quel livello. Ma è un esempio che mostra in modo chirurgico fino a che punto la tensione emotiva possa trasformarsi in rigidità muscolare concreta, e rimanere lì a farci compagnia per anni nostro malgrado.

🔄 IL COLLEGAMENTO TRA CORPO E MENTE È BIDIREZIONALE

Ed è qui che entra in gioco il pezzo più interessante di tutto il quadro. I collegamenti nel corpo umano non vanno solo dalla mente al corpo, vanno anche dal corpo alla mente. Quando io distendo attivamente quei muscoli che si erano contratti per via di una tensione emotiva, do un messaggio chiaro al cervello: "puoi distendere anche il motivo per cui quella tensione si era formata".

In termini fisiologici, succede che il cervello, ricevendo dai muscoli segnali di rilassamento, abbassa il livello di allerta generale e riduce la produzione degli ormoni dello stress. Non è una metafora new age, è un meccanismo neurofisiologico documentato: muscoli rilassati mandano al cervello segnali di sicurezza, muscoli tesi mandano segnali di allerta.

Per questo un buon lavoro sui muscoli, e in particolare sullo psoas e sul diaframma, è in grado di liberare non solo il corpo, ma anche, e in modo molto concreto, la mente. È una delle ragioni per cui molte persone descrivono una sensazione di lucidità e leggerezza dopo le prime sessioni serie di esercizi mirati su questi muscoli. Una sensazione che va molto oltre il semplice essere "più sciolte".

🧘 L'ESERCIZIO BASE: PSOAS + RESPIRO PROFONDO

L'esercizio classico di partenza è l'allungamento dello psoas con respirazione profonda. Ti metti a terra in posizione di cavalier servente: un ginocchio appoggiato, l'altra gamba avanti con il piede piatto. Spingi la pelvi attivamente in avanti per allungare il muscolo, e accompagni l'allungamento con respiri molto profondi, curando soprattutto l'espirazione lunga e completa.

L'espirazione lunga è il pezzo chiave, perché è il momento in cui il diaframma si rilassa davvero e in cui il sistema nervoso autonomo passa concretamente in modalità "riposo". Da questa combinazione, ripetuta con costanza, lo psoas comincia a sciogliere la tensione accumulata, e con lui anche tutta la parte di sistema nervoso che quella tensione la teneva accesa 💪

Se vuoi lavorare in modo mirato e ordinato su psoas e diaframma, ho creato un protocollo completo nel mio ebook "Riattiva psoas e diaframma", con esercizi base, esercizi avanzati e 12 allenamenti interamente filmati minuto per minuto.

Esattamente il lavoro che serve per liberare la zona dove l'ansia si trasforma in rigidità muscolare.

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27/04/2026

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27/03/2026

IL DIAFRAMMA: IL PILASTRO DELLA RESPIRAZIONE E OLTRE

Il diaframma è spesso descritto semplicemente come il principale muscolo della respirazione, ma ridurlo a questo sarebbe come dire che un direttore d’orchestra serve solo a muovere le mani. In realtà, è una struttura chiave che connette torace e addome, regola la pressione intra-addominale e influisce su molteplici funzioni corporee, dalla postura alla digestione, fino alla gestione dello stress.

Un’armonia di movimento tra torace e addome

Immagina il diaframma come una cupola fibromuscolare che separa il torace dall’addome. La sua contrazione, durante l’inspirazione, abbassa questa cupola e crea un effetto a p***a che permette ai polmoni di espandersi, favorendo l’ingresso dell’aria. Al contrario, nell’espirazione, il diaframma si rilassa e ritorna alla sua posizione di riposo, facilitando l’espulsione dell’aria.

Questo movimento apparentemente semplice è il risultato di un’azione coordinata che coinvolge strutture ossee (le coste, la colonna vertebrale), muscoli accessori della respirazione e un complesso sistema di regolazione neurologica.

Ma c’è un aspetto poco considerato: il respiro è lo specchio della nostra personalità e delle nostre emozioni.

Quando siamo sotto stress, tendiamo a trattenere il respiro o a respirare in modo superficiale e toracico, attivando il sistema nervoso simpatico e aumentando tensioni muscolari. È per questo che molte persone fumano quando sono stressate: non è la sigaretta a rilassare, ma il respiro più profondo che essa induce.

Ogni boccata di fumo costringe il fumatore a una profonda inspirazione ed espirazione lenta, un meccanismo simile a quello delle tecniche di rilassamento. Ma la nicotina, in realtà, non fa altro che peggiorare la tensione nel lungo periodo.

Un crocevia anatomico: nervi, vasi e organi

Oltre a essere un motore respiratorio, il diaframma ospita importanti strutture che lo attraversano, creando un vero e proprio snodo tra torace e addome. Tre aperture principali permettono il passaggio di elementi fondamentali:

-il forame della vena cava inferiore (T8), che consente alla vena cava di trasportare il sangue deossigenato verso il cuore.

-lo iato esofageo (T10), dove l’esofago attraversa il diaframma accompagnato dai nervi vaghi, strettamente legati alla regolazione della funzione digestiva.

-lo iato aortico (T12), che accoglie l’aorta addominale, il dotto toracico e le vene azigos, consentendo la circolazione del sangue e della linfa tra torace e addome.

La connessione con il sistema nervoso: un regista invisibile

Il diaframma è innervato dal nervo frenico (C3-C5), che fornisce il controllo motorio essenziale per la sua contrazione. Ma non è solo: il nervo vago, il grande regolatore del sistema nervoso parasimpatico, viaggia attraverso lo iato esofageo e stabilisce un collegamento diretto tra respirazione e funzione digestiva.

Ecco perché una respirazione diaframmatica profonda: riduce lo stress, migliora la digestione, favorisce il rilassamento muscolare, stabilizza la colonna vertebrale.

Il diaframma come stabilizzatore posturale

Se pensiamo al diaframma solo come un muscolo respiratorio, ci sfugge una parte fondamentale della sua funzione. Grazie alle sue connessioni con il core, il diaframma lavora in sinergia con:

- i muscoli addominali profondi, come il trasverso dell’addome

-il pavimento pelvico, che si muove in sinergia con il diaframma a ogni ciclo respiratorio

- i muscoli lombari, fondamentali per la stabilità del tronco

- il muscolo ileopsoas, con cui condivide strette connessioni fasciali

Quando il diaframma è rigido o disfunzionale, la sua capacità di gestire la pressione intra-addominale si riduce, portando a dolori lombari, difficoltà di controllo del bacino e un’alterata meccanica respiratoria.

Disfunzioni del diaframma: quando la respirazione si fa difficile

Un diaframma che non si muove in modo ottimale può influenzare molteplici aspetti della salute. Tra le problematiche più comuni associate a una sua disfunzione troviamo le seguenti.

Dolori lombari e instabilità del core, a causa della ridotta capacità di gestione della pressione addominale.

Disturbi digestivi, come reflusso gastroesofageo e gonfiore addominale.

Difficoltà respiratorie e postura alterata, con un eccessivo coinvolgimento della muscolatura accessoria del collo e delle spalle.

Alterazione della regolazione dello stress, poiché il diaframma è coinvolto nella modulazione del sistema nervoso autonomo.

Proprio qui ritorna il legame con il fumo: molti fumatori sviluppano un pattern respiratorio disfunzionale, il diaframma rimane iperattivo e rigido, peggiorando tensioni e dolore muscolare. La respirazione toracica cronica mantiene il corpo in uno stato di allerta costante.

Quindi, per spezzare il legame tra stress e fumo, è fondamentale rieducare il diaframma, ripristinando una respirazione profonda e rilassata.

Ottimizzare la funzione del diaframma: la chiave per un corpo in equilibrio

Allenare il diaframma significa agire su più livelli per migliorare respirazione, postura e benessere generale. Come fare?

Respirazione diaframmatica consapevole: esistono esercizi per ampliare l’onda respiratoria e migliorare l’efficienza del diaframma.

Mobilizzazione del diaframma: con tecniche manuali e miofasciali per ridurre tensioni e rigidità.

Sinergia con il core: integrare il diaframma con gli addominali profondi e il pavimento pelvico per una maggiore stabilità del tronco.

Curiosità: il singhiozzo, un piccolo capriccio del diaframma

Chi non ha mai avuto un attacco di singhiozzo improvviso? Questo fenomeno è causato da una contrazione involontaria e ripetuta del diaframma, spesso dovuta a stimoli irritativi del nervo frenico o del nervo vago. Sebbene fastidioso, è un chiaro esempio di come il diaframma sia strettamente connesso con il sistema nervoso autonomo.

E TU, HAI MAI OSSERVATO IL TUO RESPIRO?

La qualità della tua respirazione può essere il punto di partenza per migliorare postura, performance e benessere generale.

Se vuoi davvero cambiare il tuo modo di respirare, il primo passo è prendere consapevolezza. Osserva il tuo respiro e chiediti: sto davvero usando il mio diaframma nel modo corretto? 💡

Per i curiosi, un articolo dove si esplorano diversi esercizi di stretching diaframmatico!

https://educarefisio.com/2016/07/04/lo-stretching-diaframmatico/

Indirizzo

Via Barbacana 18
Bra
12042

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:30
Martedì 09:00 - 19:30
Mercoledì 09:00 - 19:30
Giovedì 09:00 - 19:30
Venerdì 09:00 - 19:30

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