28/07/2026
Camminavo in montagna con Betti Taglietti , quando abbiamo incontrato lei: un cespuglio di silene vulgaris, generoso e inaspettato.
Non ci abbiamo pensato due volte: ci siamo fermate, abbiamo raccolto quel che serviva, e la sera ne è nato un sugo per gli gnocchi che non dimenticherò facilmente.
È sempre meraviglioso notare come funziona la natura: non chiede permesso, non avvisa e spesso ti stupisce (si perché da me ormai la stagione della raccolta della silene è finita da tempo). Ogni stagione e ogni luogo portano i suoi doni silenziosi e sta a noi accorgercene. Cogliere qualcosa di selvatico e portarlo in tavola è un piccolo gesto che mi fa sentire parte di un ciclo più grande, non solo spettatrice.
E poi c'è un'altra cosa che mi colpisce sempre: dietro ogni pianta selvatica c'è quasi sempre una storia di qualcuno. Chi mi legge e conosce la silene (che da noi chiamiamo virzulì), probabilmente la associa a una nonna, a un padre, a una domenica di tanti anni fa. Sono piante che portano ricordi, che diventano ponti verso persone che non ci sono più ma che restano vive in un sapore, in un gesto, in un piatto preparato come si faceva "una volta".
Per me la sostenibilità è anche questo: imparare a guardare quello che la terra ci offre senza dover sempre coltivare, comprare, produrre. È memoria, è rispetto, è gratitudine. Se poi compaiono pure due arcobaleni è la perfezione 🌈
Non potrei essere più grata di avere avuto la possibilità di condividere questo momento e tanti ricordi con una delle mie persone del cuore.