Mario Sossi - Psicologia

Mario Sossi -  Psicologia Il percorso della vita a volte ci mette davanti degli ostacoli e delle difficoltà che bloccano o frenano questo processo naturale di crescita.

Dottore in Tecniche Psicologiche
Interventi di abilitazione-riabilitazione per il benessere psicologico
Mindfulness, Tecniche di Rilassamento, Crescita personale
-Prevalle e Brescia- La passione per la psicologia, per tutto ciò che fa parte della mente e dell’animo umano è quello che mi ha spinto e guidato nel percorso per fare quello che credo sia il lavoro più bello del mondo. L’approccio che

mi ha conquistato è quello centrato sulla persona, legato a Carl Rogers, uno psicologo americano, ampiamente considerato come uno dei pensatori più eminenti della psicologia. Rogers è meglio conosciuto per aver sviluppato il metodo di psicoterapia chiamato terapia centrata sulla persona e per essere stato uno dei fondatori della psicologia umanistica. Egli afferma che ogni essere umano ha in sé la capacità di autodeterminazione che consente di perseguire specifici scopi o risultati, le risorse per affrontare e trovare la soluzione ai propri problemi e per compiere la propria realizzazione. Il mio obiettivo è quello di offrire uno spazio accogliente, di accettazione incondizionata e non giudicante nel quale la persona voglia essere ascoltata e accompagnata a fare un pezzetto di strada insieme in un ambiente protetto e sicuro, dove possa entrare in contatto con la sua parte più profonda e unica, con le sue emozioni, alla scoperta o riscoperta dei suoi bisogni più veri, dei suoi desideri e far emergere i suoi punti di forza per poter realizzare i suoi sogni e i suoi obbiettivi. La vera consapevolezza dell’essere umano non è solo intellettuale, affinché avvenga il cambiamento, essa deve diventare incarnata attraverso un’esperienza emozionale correttiva che diventa cura.

05/08/2026

"La trappola della felicità" – Russ Harris
Per molto tempo ho pensato, come molte persone, che il benessere consistesse nel riuscire a eliminare ansia, paura, tristezza o rabbia.
Questo libro mi ha aiutato a cambiare prospettiva.
Uno dei messaggi centrali dell'Acceptance and Commitment Therapy (ACT), su cui si basa il testo, è che il problema non sono le emozioni difficili in sé, ma la lotta continua per cercare di controllarle o farle sparire.
Paradossalmente, più combattiamo contro alcune esperienze interiori, più rischiano di occupare spazio nella nostra vita.
Accettare non significa rassegnarsi. Significa smettere di sprecare energie in una battaglia spesso impossibile e iniziare a investirle in ciò che conta davvero per noi.
È un libro che ha influenzato profondamente il mio modo di lavorare e che continuo a consigliare a chi desidera comprendere meglio il rapporto con i propri pensieri e le proprie emozioni.
📖 Lo conoscevi? Se lo hai letto, raccontami quale idea ti è rimasta più impressa

02/08/2026

📚 Il libro che mi ha insegnato a mettere in discussione i miei pensieri

Le vostre zone erronee di Wayne W. Dyer è stato uno dei primi libri che mi ha fatto riflettere sul fatto che molte sofferenze sono alimentate da schemi mentali automatici: il bisogno di approvazione, il senso di colpa, la paura del giudizio, il rimuginare sul passato o il preoccuparsi continuamente del futuro.

Non è un manuale di psicologia clinica e alcune sue idee oggi meritano di essere lette con spirito critico. Tuttavia, molti dei temi che affronta trovano ancora riscontro in approcci psicologici contemporanei, pur con basi teoriche e scientifiche più solide.

Per me è stato un libro importante perché mi ha insegnato a farmi domande diverse, e spesso il cambiamento inizia proprio da lì.

📖 Lo hai letto? C'è un libro che ha cambiato il tuo modo di vedere te stesso o il mondo? Raccontamelo nei commenti.

01/08/2026
28/07/2026

29/06/2026

Perché non dobbiamo avere paura di sbagliare.
Ce lo suggerisce anche la scienza: sbagliando si impara.
Fin da piccoli apprendiamo a temere l’errore, tanto che per molti l’errore diventa una vera e propria bestia nera, una tortura per cercare di evitare qualsiasi sbaglio e un dramma quando questo succede. Si innescano così il senso di colpa e, spesso, la ruminazione su cosa “avrei dovuto fare” e su cosa “non avrei dovuto fare”, si abbassa l’autostima e si arriva a volte a provare rabbia verso sé stessi.

Ci sono invece studi scientifici che dimostrano in realtà che errare, oltre che a far parte dell’esperienza umana, rappresenta un’opportunità. In uno studio condotto dal Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles è risultato che, quanto la nostra mente rileva un errore, in alcune aree del cervello si attivano dei neuroni il cui scopo è proprio segnalarci l’errore. In questo modo il nostro cervello è molto più attivo di quando non percepisce nessun errore, riconosce che è successo qualcosa di nuovo e lo immagazzina come apprendimento per evitare di sbagliare in futuro.

Un pensiero diffuso in America è: “sbaglia subito, sbaglia in fretta” proprio perché prima comprendiamo cosa è sbagliato e prima possiamo aggiustare il tiro.
La paura di sbagliare rischia di bloccare i nostri desideri, di metterci in uno stato impotenza. In realtà gli errori ci permettono di apprendere qual è la via migliore per raggiungere in nostri scopi e i nostri obbiettivi facendoci comprendere ciò che non funziona e che va modificato.

Se ci pensiamo bene l’errore più grande è proprio quello di non fare nulla per paura di commettere errori.
La paura di sbagliare dipende anche da quel giudice interiore che ci dice che dobbiamo essere perfetti, pronto a fustigarci con severità ad ogni piccolo passo falso. Ma noi possiamo anche imparare ad abbassare la sua voce e imparare invece ad usare la gentilezza con noi stessi, con la consapevolezza che ogni errore ci insegna qualcosa su di noi, fino ad arrivare ad avere gratitudine per gli errori fatti. In fondo noi siamo quello che siamo oggi grazie anche a quelli.

Dalla colpa alla responsabilità: un cambio di prospettivaIl senso di colpa è uno dei sentimenti più pesanti che l'essere...
20/06/2026

Dalla colpa alla responsabilità: un cambio di prospettiva
Il senso di colpa è uno dei sentimenti più pesanti che l'essere umano possa portare con sé. È un peso che schiaccia, che si rivolge verso il passato in modo ossessivo, che ci condanna senza offrirci via d'uscita. La colpa ci dice: hai sbagliato, e questo ti definisce.
Ma cosa succederebbe se cambiassimo semplicemente una parola?
Colpa e responsabilità sembrano sinonimi, eppure abitano spazi emotivi completamente diversi. La colpa è statica: ci inchioda a ciò che è stato, ci fa guardare indietro con vergogna. La responsabilità, invece, è dinamica: riconosce l'errore, ma apre una porta. Ci chiede non chi ha sbagliato, ma cosa possiamo fare adesso.
Quando ci assumiamo la responsabilità di qualcosa, accade qualcosa di sorprendente: ci sentiamo potenti. Non nel senso arrogante del termine, ma nel senso più profondo — ci sentiamo agenti della nostra vita. Se sono io la causa di qualcosa, allora sono anche io che posso cambiarlo, ripararlo, impararne qualcosa.
La colpa ci toglie energia. La responsabilità ce la restituisce.
Questa non è una distinzione banale o un semplice gioco di parole. È un cambiamento di postura interiore. La persona che si sente in colpa tende a difendersi, a giustificarsi, o al contrario ad autoinfliggersi una punizione silenziosa. La persona che si assume la responsabilità può guardare l'altra in faccia, dire "ho sbagliato", e chiedersi concretamente come andare avanti.
C'è anche una dimensione relazionale importante: la colpa spesso separa, isola, fa vergognare. La responsabilità, al contrario, può diventare il primo passo verso la riparazione — di un rapporto, di una situazione, di se stessi.
Forse il vero cambiamento non riguarda le parole, ma la domanda che ci poniamo. Invece di "di chi è la colpa?", chiederci "di cosa sono responsabile?" Spostare l'accento dal giudizio all'azione, dalla condanna alla crescita.
Non si tratta di negare gli errori, né di sfuggire alle conseguenze. Si tratta di scegliere da quale posizione vogliamo affrontarli: in ginocchio sotto il peso della colpa, oppure in piedi, con la consapevolezza di poter fare qualcosa.

Indirizzo

Brescia
25100

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